LE FAMIGLIE ACCAMPATE IN PIAZZA SS APOSTOLI DA OLTRE 5 MESI: PRESI IN GIRO DA ZINGARETTI

LE FAMIGLIE ACCAMPATE IN PIAZZA SS APOSTOLI DA OLTRE 5 MESI: PRESI IN GIRO DA ZINGARETTI

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Doveva essere un incontro importante se non decisivo quello fissato per ieri sera alle 18.00 dalla Regione Lazio,

nei locali dell’assessorato alle politiche abitative. La regione aveva, infatti, poco prima di natale annunciato di aver reperito un immobile da destinare alle famiglie sgomberate da via quintavalle ad agosto ed ancora, da oltre 5 mesi accampate presso la chiesa dei ss apostoli fra il campidoglio e la prefettura.

Solo pochi giorni ancora di resistenza e l’agonia delle tante persone e dei tantissimi bambini e bambine costretti a vivere nelle tende, senza un bagno, ora per giunta esposti al freddo e alle intemperie invernali, sarebbe finita: una soluzione anche se temporanea in attesa di situazioni alloggiative più adeguate e durature, sarebbe arrivata: un tetto sulla testa, per tutte le famiglie e per tutta la famiglia, per restare uniti in un momento di grande difficoltà, per ripendere la scuola

e cominciare a riorganizzare una vita degna di questo nome. Ieri sera alle 18.00,invece, dopo aver trascorso tutto il periodo delle festività ancora presso la chiesa dei ss apostoli, dopo diversi rinvii, dopo aver atteso il ritorno dalle vacanze dei bravi assessori della giunta Zingaretti, arriva la beffa: ad attendere la delegazione di movimenti e delle famiglie soltanto il capo segreteria dell’assessore alla casa “la regione si limita a mettere a disposizione una porzione di un suo immobile al comune, se mai il comune volesse utilizzarlo ed utilizzarlo per le famiglie accampate a ss apostoli, la regione non farà nient’altro”.

 

Queste, nella sostanza, le sincere parole pronunciate del capo segreteria di Refrigeri, Pino Candido, l’unico a metterci la faccia dopo che l’assessore alla casa ha deciso elegantemente di spiccare il volo e di dileguarsi insieme ai suoi colleghi visini e sartore che avevano lavorato in sinergia sulla faccenda.

Quasi incredule le famiglie di SS apostoli di fronte ad un tale comportamento della regione, quasi avevano creduto che esistessero ancora delle istituzioni e dei politici in grado – quantomeno – di non disprezzare i poveri, prima le lacrime, poi ad asciugarle rapidamente la rabbia:

abbiamo resistito e lottato fino ad ora, ora lo faremo più forte, non possiamo accettare questo schiaffo in faccia alla povertà e ai poveri,  essere persino, deliberatamente, presi in giro da chi rappresenta una istituzione importante e si candida persino a governarla di nuovo,

VERGOGNA, VERGOGNA VERGOGNA, MILLE VOLTE VERGOGNA!! QUESTO NON POSSIAMO ACCETTARLO !!

Del resto, poi piano piano ragionando insieme arrivano le analisi, questo è il comportamento che in questi anni ha sempre avuto la regione, fa un atto, ma non lo mette in pratica. Rimanda la palla sistematicamente di la – al comune – per fare campagna elettorale sulla pelle nostra, come ha fatto in questi anni con il piano straordinario per l’emergenza abitativa e con lo stesso progetto di recupero del san michele, sempre in procinto di essere firmato e messo in movimento, sempre li li per partire, per finire tutto sempre, in una bolla di sapone, in una gigantesca presa in giro, ai danni dei più poveri, di soffre lotta e aspetta da anni.

Ma ora abbiamo deciso di dire basta:

Martedì 16 Gennaio 2018 dalle ore 14,30 MANIFESTEREMO SOTTO ALLA REGIONE LAZIO IN VIA ROSA RAIMONDI GARIBALDI

E NON CE NE ANDREMO SENZA SOLUZIONI VERE.

NON PERMETTEREMO AL GOVERNATORE ZINGARETTI DI PRENDERSI ANCORA GIOCO DI NOI, ORA, SUBITO:

CASA, DIRITTI, DIGNITA’!

16 DICEMBRE: UNA MAREA UMANA SI PREPARA A INONDARE ROMA AL GRIDO DI CASA, REDDITO, DIGNITÀ!

16 DICEMBRE: UNA MAREA UMANA SI PREPARA A INONDARE ROMA AL GRIDO DI CASA, REDDITO, DIGNITÀ!

 

 

ROMA, A VIA RIPETTA LA POLIZIA AGGREDISCE ANCORA GLI SGOMBERATI DI PIAZZA INDIPENDENZA E CINECITTÀ

ROMA, A VIA RIPETTA LA POLIZIA AGGREDISCE ANCORA GLI SGOMBERATI DI PIAZZA INDIPENDENZA E CINECITTÀ

Ancora un intervento della Polizia contro chi lotta per il diritto all’abitare a Roma. Attivisti trascinati via durante un’assemblea di fronte ad uno degli stabili inutilizzati della città.

Ci sono dei fermi.

Roma, a Via Ripetta la Polizia aggredisce ancora gli sgomberati di Piazza Indipendenza e Cinecittà

 

A Roma continuano le mobilitazioni dopo gli sgomberi degli stabili occupati da centinaia di famiglie a Via Quintavalle e a Via Curtatone. Dalle 15 a Via Ripetta gli sgomberati avevano lanciato un’assemblea di fronte a uno degli immobili inutilizzati di questa città per chiedere un cambio delle politiche sociali portate avanti in questa città. La Polizia si è mostrata fin da subito aggressiva, colpendo con calci e pugni diverse persone e portando via le tende montate durante la mobilitazione. Intorno alle 18 la Polizia è poi nuovamente intervenuta contro gli attivisti che dei movimenti per il diritto all’abitare. Il presidio si era seduto di fronte al cordone di polizia per resistere allo sgombero della via. Molti sono stati trascinati via e malmentati. Ci sono stati diversi fermi. Il presidio si è spostato a Piazza del Popolo e chiede la liberazione dei fermati.

Ancora una volta la questione abitativa viene derubricata come un problema di ordine pubblico. Anche oggi l’amministrazione comunale e il governo si sono dimostrati del tutto incapaci nel trovare soluzioni accetabili e dignitosi, lasciando i migranti e gli italiani sgomberati senza alternative. L’unica risposta sono i manganelli e i caschi della Questura, dimostrando come in questa città le priorità siano gli interessi dei palazzinari e degli speculatori-

 

Questo il comunicato stampa dei movimenti per il diritto all’abitare che lanciava la mobilitazione di oggi:

 

L’URGENZA DI USARE GLI STABILI VUOTI NON PUO’ ESSERE ANCORA RINVIATA: OGGI ORE 15 ASSEMBLEA IN VIA RIPETTA

 

La persecuzione quotidiana nei confronti dei nuclei sgomberati dallo stabile di via Curtatone e l’assenza di soluzioni alloggiative definitive anche per le famiglie allontanate con la forza dal palazzo di via Quintavalle a Cinecittà, ora accampate da quasi un mese nel sagrato della chiesa dei XII Apostoli, ci spinge ad un’azione dimostrativa presso uno degli edifici sottratti alla mafia in via di Ripetta.

 

Anche la scarsa disponibilità dell’amministrazione comunale ad affrontare con la dovuta serietà le richieste fatte dal movimento per il diritto all’abitare, dalle associazioni e dagli stessi rifugiati, non sta facendo fare passi avanti alla situazione. Il voler insistere sul circuito dell’accoglienza quando la necessità rappresentata è quella di avere un alloggio, di non accettare la separazione dei nuclei familiari e di non ripetere un percorso già fallito, sta assumendo toni paradossali. Come il fatto di indicare come soggetti strumentalizzati coloro che con grande dignità hanno resistito a sgomberi forzosi senza soluzioni e hanno avanzato proposte di assoluto buon senso.

 

Indicare a parole, come si fa da tempo, caserme, stabili sottratti alla criminalità e alloggi sfitti, senza mettere in campo un percorso serio non dettato dall’emergenza e sostenuto dalle risorse stanziate dalla Regione Lazio, sta diventando inquietante e privo di una reale volontà verso soluzioni definitive. Sul piatto alla fine rimane solo la linea della fermezza e lo scudo rappresentato da coloro che in graduatoria aspettano un alloggio popolare, come se non fossero le stesse persone che occupano per necessità stanche di un attesa decennale.

 

L’assemblea che proponiamo di fronte ad uno degli stabili che potrebbero essere usati per dare una risposta alle persone sgomberate e accampate in diversi luoghi della città, rappresenta la prosecuzione della mobilitazione che da giorni vede impegnati uomini e donne di questa città che non sono disponibili ad accettare soluzioni repressive che gettano persone in mezzo alla strada, nonché l’apertura di una campagna di segnalazione di ciò che potrebbe essere messo a disposizione subito per affrontare le emergenze prodotte da sgomberi senza soluzioni.

 

Invitiamo tutta la città oggi giovedì 7 settembre alle ore 15 in via di Ripetta (angolo via Canova)!

#stopsgomberi #oralecase

 

Movimento per il diritto all’abitare

LA POLIZIA AL POSTO DEI DIRITTI. LA REGIONE LAZIO DA CHE PARTE STA? 15/1 SCENDIAMO IN PIAZZA:

LA POLIZIA AL POSTO DEI DIRITTI. LA REGIONE LAZIO DA CHE PARTE STA? 15/1 SCENDIAMO IN PIAZZA: ROVESCIAMO IL GIUBILEO DELLA PAURA!

A dispetto dei drammatici dati pubblicati recentemente da «l’Espresso», in questa città non sembra che la questione casa abbia l’attenzione che merita. Non c’è stato un blocco degli sfratti neppure nel periodo delle feste natalizie- nonostante l’8 dicembre sia iniziato il Giubileo della cosiddetta misericordia- e sono proseguite le operazioni di polizia, le intimidazioni e le minacce nei confronti di occupa stabili per necessità. Nei tavoli di confronto con la prefettura, la regione e il comune si è registrato un vero e proprio dietrofront rispetto alle aperture manifestate nel mese di settembre: dalla graduale soluzione per i nuclei familiari in emergenza attraverso il piano straordinario regionale, si è tornati all’idea di trattare come problemi di ordine pubblico le emergenze sociali, con sgomberi e nuove tensioni che si profilano all’orizzonte. Per questo Mercoledì 5 Gennaio, come Movimenti per il Diritto all’Abitare di Roma abbiamo deciso di dare una scossa alla situazione, alzando in faccia alla prefettura la protesta.

 

Prendendo l’iniziativa proprio davanti a Palazzo Valentini, abbiamo voluto richiamare l’attenzione sul problema quotidiano ed esplosivo della casa. Abbiamo voluto guardare negli occhi l’uomo forte del governo nella gestione della capitale, il prefetto Gabrielli, per comprendere le ragioni del suo repentino e radicale dietrofront rispetto agli impegni presi solo poche settimane fa. Del resto il tema della casa e dell’emergenza abitativa non può essere certamente affrontato con l’affannata e opaca gestione dell’emergenza come si è fatto negli ultimi anni con le declinazioni rischiose mostrateci dall’inchiesta “mafia capitale”. Oggi è necessaria una discontinuità reale, non fittizia come ci appare in questo momento, con un percorso serio e strutturale. Proprio il percorso a cui si richiamava lo stesso Prefetto, con parole che oggi sembrano svanite nel nulla.

 

La risposta che i movimenti hanno ricevuto è quella che si ripete da parecchio tempo e a darla ha provveduto la questura con fermi e cariche di polizia. Quindi la casa è una questione di ordine pubblico? Gli attivisti e le attiviste, gli abitanti delle occupazioni, chi resiste agli sfratti, agli sgomberi e ai pignoramenti sono i nemici di questa città? L’illegalità che va debellata? Sono i poveri il problema di Roma? C’è una distanza insopportabile tra le parole spese per celebrare il Giubileo e la vita di quotidiana nella capitale, fra queste e i comportamenti effettivi delle istituzioni.

 

È chiaro, le responsabilità non sono solo della Prefettura, del commissario Tronca o del sub commissario all’emergenza abitativa Vaccaro, o dei dipartimenti comunali alle politiche abitative. La Regione Lazio continua a trascurare la questione casa, tiene colpevolmente chiusa nel cassetto da oltre due anni una delibera che potrebbe segnare una forte discontinuità con il passato. Ci sono soldi e un impianto che affronta la situazione senza nascondersi la realtà rappresentata dalle occupazioni, dai residence e da una graduatoria che di nuovo conta decine di migliaia di famiglie richiedenti un alloggio popolare e in vana attesa.

 

Si continua a proporre bonus per affitti che creeranno nuove morosità e a programmare la vendita del patrimonio alloggiativo pubblico, anche con il coinvolgimento della Invimit Sgr, pensando quindi a una cancellazione definitiva della casa popolare come strumento di welfare. Anche i provvedimenti del governo procedono verso la casa di proprietà come orizzonte generale e aggrediscono coloro che per necessità occupano o resistono agli sfratti, agli sgomberi e ai pignoramenti, negando residenze, acqua e luce. Si guarda quindi a chi può e si abbandona chi non ce la fa.

 

I movimenti per il diritto all’abitare intendono portare sul tavolo del governatore Zingaretti queste questioni. Una manifestazione raggiungerà la sede della giunta regionale venerdì 15 gennaio per sostenere la necessità di risposte sollecite, con l’immediata attuazione del Piano Straordinario per l’Emergenza Abitativa.

 

L’occasione è preziosa per chiamare in piazza tutta la città, aggregando le energie di chi intende opporsi alla pericolosa svolta repressiva imboccata dal governo Renzi e per manifestare con decisione la propria avversità a un sistema fondato sulla miseria e sulla precarietà economica ed esistenziale: SCENDIAMO TUTT* IN PIAZZA!

 

VENERDì 15 GENNAIO ORE 15

 

METRO B GARBATELLA

 

CORTEO FINO ALLA REGIONE LAZIO

LIBERTÀ DI MOVIMENTO PER LA PIAZZA METICCIA #18D MOVIMENTI A PIAZZALE ESQUILINO

LIBERTÀ DI MOVIMENTO PER LA PIAZZA METICCIA #18D MOVIMENTI A PIAZZALE ESQUILINO

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Dettagli

Creato Martedì, 17 Dicembre 2013 18:43

Mercoledì 18 dicembre i movimenti sociali romani si muoveranno in corteo da piazzale Esquilino alle ore 16.30 per raggiungere l’occupazione dei richiedenti asilo di piazza Indipendenza, spazio liberato il 12 ottobre, una settimana prima della sollevazione del #19O. Il tentativo di relegare la mobilitazione ad una condizione statica e blindata è stato respinto.

 

La determinazione a voler manifestare in questa importante giornata globale di lotta per i diritti dei migranti e dei rifugiati ha portato ad un doppio risultato. Il primo riguarda l’agibilità dei manifestanti dentro un corteo inizialmente vietato, e la seconda l’incontro che il prefetto Pecoraro ha fissato per giovedì 19 in mattinata con i movimenti.

 

Le realtà che stanno promuovendo la manifestazione del 18 dicembre hanno deciso così di mantenere inalterato il luogo dell’appuntamento, piazzale Esquilino e di attraversare successivamente le zone di piazza Vittorio, San Lorenzo, la città universitaria, per concludere il corteo in piazza Indipendenza con un’assemblea che prepari l’incontro del giorno successivo con la prefettura.

 

Data la concomitanza con le iniziative promosse dai cosiddetti “forconi” con la presenza della destra neofascista all’interno, il corteo sarà auto tutelato da un servizio d’ordine che garantirà i manifestanti da qualunque provocazione xenofoba e razzista. La città meticcia che riempirà le strade romane di migliaia di uomini e donne prosegue il cammino iniziato con le imponenti mobilitazioni di ottobre, in direzione opposta e contraria ad un modello di sviluppo caratterizzato da esclusione e controllo sociale.

 

Le lotte contro austerity e precarietà non hanno frontiere!

 

Movimenti per l’abitare e reti antirazziste

VERSO LA SOLLEVAZIONE, TANTE NUOVE OCCUPAZIONI A ROMA

VERSO LA SOLLEVAZIONE, TANTE NUOVE OCCUPAZIONI A ROMA

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Verso l’assedio e la sollevazione generale del #19ottobre #19O questa mattina a Roma i movimenti per il diritto all’abitare e,insieme al Coordinamento, anche la comunità dei rifugiati e delle rifugiate eritrei hanno realizzato molteplici occupazioni di palazzi abbandonati in varie zone della città.

 

Una delle principali in Piazza Indipendenza (zona Stazione Termini) è stata realizzata dalla comunità dei rifugiati/e dall’Eritrea, in una zona dove questa comunità è stata sempre presente a Roma.

 

Altre occupazioni sono state realizzate per il momento (altre se ne potrebbero aggiungere…) ci sono state cariche della Polizia all’occupazione degli ex uffici Inpdap di Via S. Croce in Gerusalemme che sono però ancora occupati.

 

Un parziale elenco delle occupazioni di questa mattina:

 

 

 

Via Curtatone, 3 (Piazza Indipendenza)

 

Via Quintavalle (Cinecittà 2)

 

Via Santa Croce in Gerusalemme, 59

 

Via Tiburtina, 1099

 

Via Tiburtina, 1226

 

Via Tiburtina, 1250

 

ecc. IN PROGRESS

 

 

 

 

 

Occupazione piazza Indipendenza

 

 

 

piazza indipendenza cinecitta via quintavalle

RIGENERAZIONE CONTRO RENDITA

RIGENERAZIONE CONTRO RENDITA

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L’esperienza di PORTO FLUVIALE nasce il 2 Giugno del 2003, quando centinaia di famiglie in situazione di emergenza abitativa occupano gli ex magazzini dell’areonautica militare da tempo abbandonati al degrado.

 

Da allora ad oggi un fiume di vita ha attraversato ed animato questo spazio con decine di bambini nati e cresciuti nell’intreccio di culture diverse, in uno spirito di condivisione. Molte cose sono anche cambiate: oltre 70 alloggi sono stati autonomamente autorecuperati, grazie all’impegno degli occupanti lo stabile di porto fluviale è stato trasferito come bene dallo stato al Comune di Roma, ma soprattutto è divenuto un presidio di aggregazione socialità e cultura prezioso e conosciuto nella città e nel mondo, non solo per la meravigliosa opera di street art di BLU, ma anche per le tantissime attività e reti presenti: dalla Circofficina, alla ciclofficina, al laboratorio di arte orafa, alla sartoria autogestita, alla sala da the, ai corsi di lingue. In un quartiere trasformato dalla speculazione in un “non luogo” del divertimento di mercato, Porto Fluviale è divenuto un prezioso luogo di incontro e di condivisione per gli abitanti del quartiere, si è affermato come esempio di rigenerazione dal basso in una città sempre più affamata di diritti come di relazioni sociali. Ma se questo è chiaro a tutt@ gli abitanti della città, non è chiaro al sindaco Raggi, che ignora l’esperienza di Porto Fluviale e con cecità porta avanti la “linea della legalità” , quella a senso unico contro i poveri e la città di sotto e mentre paventa altri sgomberi dopo i disastri di Cinecittà e Piazza Indipendenza, spalanca la porta agli speculatori con la colata di cemento ed il regalo di piazza dei Navigatori. E’ ora di dire basta e di determinare un percorso che porti al recupero ed alla valorizzazione dell’esperienza di Porto Fluviale, come di tutte le esperienze di rigenerazione dal basso cresciute, come fiori nel deserto all’ombra del ”eterno” cemento di questa città.

 

Per queste ragioni invitiamo tutti e tutte il 6 aprile a ragionare in una assemblea pubblica di come praticare insieme il diritto all’abitare e il diritto alla città.

Con noi per l’occasione:

– Giorgio de Finis, antropologo e curatore del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia

– Roberto De Angelis, antropologo e docente di Sociologia Urbana presso l’Università La Sapienza

 

 

LETTERA DALLE FAMIGLIE DI SANTI APOSTOLI DOPO SETTE MESI DI VITA SOTTO IL PORTICATO DI UNA CHIESA

LETTERA DALLE FAMIGLIE DI SANTI APOSTOLI DOPO SETTE MESI DI VITA SOTTO IL PORTICATO DI UNA CHIESA

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Eccoci qua,

siamo i “Santi Apostoli”, circa trenta famiglie vittime di una situazione politica che ci ha portato a vivere per sette mesi sotto il porticato di una casa: i “migranti”, così ci hanno chiamato. Cosa che non abbiamo mai capito perché nessuno di noi è mai uscito dal pianeta Terra!

Prima di raccontarvi la nostra esperienza, pensiamo sia giusto aprirvi gli occhi su ciò che sta realmente accadendo nel nostro paese, l’Italia. E sì, diciamo “nostro” perché anche se veniamo respinti e denigrati ogni giorno dallo stato italiano, qui mangiamo e qui dormiamo, qui abbiamo concepito, cresciuto e istruito i nostri figli, qui lavoriamo, qui spendiamo e qui soffriamo.

In Italia la popolazione è arrivata al punto di non potersi permettere di pagare un affitto, e non parliamo di singole persone ma di interi nuclei famigliari, sfrattati per i mancati pagamenti.

Gli affitti sono troppo alti, combaciano ormai con i nostri stipendi. Un nucleo composto da madre, padre e figlio (uno!) è costretto a dover fare più di un lavoro a testa solo per mantenere le spese affittuarie, luce, acqua, gas, oltre alle spese alimentari e quelle necessarie ai bisogni primari.

I lavori non sono più sicuri. Un anno lavori, l’anno dopo ti ritrovi a riconsegnare curriculum o a fare chiamate, neanche fossi appena uscito da scuola!

Alcuni rimangono vittime di questo sistema di schiavitù, altri decidono di opporsi e di lottare, portati all’estremo dopo aver perso ripetutamente il lavoro e visto il proprio compagno o la propria compagna ammazzarsi solo per le spese affittuarie.

Abbiamo deciso, quindi, di occupare cinque anni fa, di passare nell’“illegalità” perché in questo paese l’emergenza abitativa non esiste, non viene gestita, non viene considerata. E se vivi un disagio economico o abitativo è colpa tua, lì rimani e lì rimarrai.

Se vivi un disagio economico o abitativo, ti ribelli ed esteriormente non sei “italiano” vieni emarginato, denigrato, utilizzato  per alimentare odio tra poveri, descritto a chi vive il tuo stesso disagio come un occupante illegale, ladro, disonesto, anche se combatti per i diritti di tutti e a che a tutti vengono negati.

Nessuno racconta mai chi siamo realmente e quale disagio globale rappresentiamo. Forse se fossimo stati tutti “italiani” ci avreste visto in modo diverso, magari ci avreste appoggiati. Invece, giudicati solo in base all’estetica, per voi e i numerosi giornalisti che venivano a vederci a Santissimi Apostoli eravamo solo “migranti”. Poi mi chiedo che migrante sei quando sei nato qui o cammini sul suolo italiano da più di trent’anni!

Una volta sgomberati da palazzo di Cinecittà che avevamo occupato, ovviamente per i “migranti” non c’era alcuna soluzione alternativa (per chi occupa, quindi per chi prova a gestirsi e ad aiutarsi da solo non c’è alcuna soluzione, non va data alcuna soluzione, soprattutto abitativa), non ci rimaneva altro che farci sentire. Abbiamo presidiato quindi il portico di una chiesa, la chiesa dei Santissimi Apostoli.

Tanti sono stati i giornalisti venuti a intervistare questi “migranti”, nessuna risposta è però arrivata dalle istituzioni o dallo Stato.

Era il 10 agosto 2017 la prima notte che abbiamo dormito lì, sopra pezzi di cartone. Anziani, donne, bambini, adolescenti… tutti.

Passa il primo mese… 10 settembre 2017: arrivano coperte, materassi, tende. È pieno di giornalisti ma non c’è alcuna considerazione da parte delle istituzioni.

10 ottobre 2017, terzo mese.

Ormai viviamo lì, usiamo il bagno della chiesa (hanno solo acqua fredda) in base ai loro orari. Ogni mattina i nostri compagni, sempre presenti, ci portano the caldo e caffè, pranzo e cena dalle altre occupazioni. Alcuni volontari, incuriositi, ci portano giochi per i bambini, quaderni e penne (è già cominciata la scuola per i nostri figli), vestiti, coperte, ecc.

10 novembre 2017.

Sono passati quattro mesi. Abbiamo ottenuto un tavolo con l’assessora Baldassarre, che non viene minimamente toccata dall’argomento e che propone solo alle famiglie di dividersi per qualche periodo spostandosi in qualche casa-famiglia, senza alcuna garanzia o eventuale soluzione al termine di questo periodo ma separando comunque i nuclei famigliari.

Che fare con gli anziani o i single?

Chissenefrega!

Intanto comincia a fare freddo. Lavatrici sotto i portici delle chiese non si trovano e lavarsi i vestiti ogni giorno con l’acqua fredda sta diventando pesante (come dicevamo prima usavamo il bagno della chiesa in base ai loro orari). Durante la notte diventa scomodo uscire dalla chiesa per andare a fare i propri bisogni tra le macchine… e non sempre ti dice bene!

Cominci a metterti le bottiglie d’acqua vuote da parte o una bacinella (accanto a una boccetta d’alcool per neutralizzare gli odori), qualcuno usa il vasino dei propri bambini.

Già, i bambini.

Nessuno ha pensato ai figli dei “migranti” nati in Italia.

Nonostante la situazione portavamo ogni giorno i nostri figli a scuola. I più grandi, quelli intorno ai 12/13 anni, cresciuti tutti insieme come fratelli, andavano a scuola insieme e tornavano verso le 14e45 per mangiare il pranzo che gli avevamo lasciato, ormai freddo (perché sotto i portici non si trovano le lavatrici ma neppure le cucine!), giocavano un po’ sul marciapiede e poi si mettevano a fare i compiti, finché c’era luce.

Ogni giorno ci svegliavamo tutti alle 6, 6e30, l’ora in cui ci portavano te, latte e caffè caldo. Poi tutti a fare la fila per il bagno della chiesa e a prepararci per un’altra giornata sotto il porticato.

10 dicembre 2017, quinto mese.

Inutile dire che ormai siamo diventati l’“attrazione” del posto, non in modo positivo ovviamente.

A parte i volontari, sempre disponibili a portarci coperte, vestiti, giocattoli e qualche pasto caldo, non eravamo ben visti dai fedeli che entravano a visitare la Basilica e venivamo guardati con aria schifata, con disapprovazione e paura. Già, paura. Che paura la povertà, che paura la realtà!

Ci additavano come “la rovina dell’Italia” e non come i “rovinati dall’Italia”… perché, come dicevamo prima, se sei vittima di un disagio sociale è solo colpa tua.

Intanto si fa avanti la Regione Lazio. Sembra interessata al nostro caso, al “caso dei migranti”.

Fissiamo un tavolo, poi rimandato alla fine del dicembre 2017.

Tramite la Regione, veniamo a conoscenza di un palazzo che potrebbe ospitare Santi Apostoli, il famoso palazzo di via Ventura, in zona Pineta Sacchetti: un palazzo della Regione in uso, però, al Comune.

Vi ricordiamo che il Comune non ha alcuna intenzione di trattare con gli occupanti, per loro chi occupa per via di un disagio sociale, economico, non ha diritto ad alcuna abitazione né soluzione, temporanea o meno che sia.

La notizia però incuriosisce, teniamo una conferenza stampa a piazza Venezia, sotto Spelacchio, che per il momento sembra il solo e vero problema della città di Roma.

Fissiamo un altro tavolo con la Regione Lazio per il mese di gennaio e Santi Apostoli passa anche il Natale sotto il porticato.

Inutile ricordare il freddo, i bisogni nei nostri bagni improvvisati e i nostri figli, ancora lì.

10 gennaio 2018. È arrivato l’anno nuovo ed è arrivato il sesto mese.

Sei mesi, sei lunghissimi mesi, sei mesi sotto gli occhi indignati della gente che ci fissava, sei mesi a pieno contatto con i piccioni, di giorno, e i topi attratti dal cibo, di notte. Sei mesi fotografati dai turisti e dai giornalisti in cerca di notizie.

Per le istituzioni, però, il pensiero non è mai cambiato.

La Regione comincia a darci delle date di scadenza che riguardano il palazzo destinato a noi. Ci dicono che si tratta di “emergenza freddo” ma che ci importa, viviamo per strada: “emergenza freddo” o “temporanea” urge che qualcuno si renda conto di questa situazione!

È assurdo che degli esseri umani (basta con la storia dei “migranti”) vengano abbandonati coscientemente sotto il porticato di una chiesa. Lasciati lì a marcire perché considerati inferiori dalla mentalità di questo paese e “illegali” per essersi ribellati e essersi aiutati da soli. Illegale, invece, non era il descriversi al popolo come invasori e considerarci criminali, pur sapendo che questo problema – la casa – riguarda migliaia di italiani, a cui comunque non viene data alcuna soluzione, esattamente come a noi.

Dalla Regione, comunque, ci comunicano che al palazzo occorrono alcune modifiche ma che l’ultima parola sarà il Comune ad averla e il comune detta le sue condizioni: parla di “fragilità”… peccato non si rendano conto che ad essere fragili siano i loro cervelli.

10 febbraio 2018, settimo mese.

La tiritera tra la Regione e il Comune va avanti ormai da troppo tempo.

La Regione sembra appoggiarci ma se il Comune non glielo consente possiamo anche morire sotto quel porticato.

Nel corso di un ultimo tavolo ci chiedono altri venti giorni di tempo e di aspettare dopo le elezioni… sarebbe compromettente per loro “aiutare” dei “migranti”.

Chissà come sarebbe andata se ci avessero visti come persone o se fossimo stati tutti “esteticamente” italiani.

A nessuno è interessato delle nostre vite, della salute dei nostri anziani e dei nostri figli.

Per la Regione è stata più importante la scadenza elettorale.

Per il Comune non siamo degni di essere considerati.

Per la Raggi non esistiamo neanche.

BENE ..MA NON ANCORA BENISSIMO: ORA NON BISOGNA MOLLARE!

BENE ..MA NON ANCORA BENISSIMO: ORA NON BISOGNA MOLLARE!

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Evitando la narrazione della riuscita manifestazione di sabato 16 dicembre, vogliamo entrare subito nel merito ed esprimere tutta la nostra fermezza nel proseguire un percorso che ci può portare lontano. Non sarà un ragionamento di “bandiera” quello che vogliamo fare, bensì comprendere fino in fondo le opportunità che ci offre il processo che ha innescato la mobilitazione meticcia dello scorso fine settimana. Intanto una questione davanti alle altre, il protagonismo delle lotte e di una composizione sociale dove i migranti sono in prima fila è stato il valore indiscutibile che si è immediatamente posto in evidenza. La volontà di stare insieme fuori e oltre le dinamiche di appartenenza si è vista ancora in forma latente, ma si è vista. E questo è un indizio sul quale avviare subito una riflessione seria. Capire quindi se si prosegue in questa direzione o si produce una conta che punta a riportare il fiume, che non è ancora in piena, dentro alvei più rassicuranti.

 

Noi siamo per l’esondazione ed è per questo che non intendiamo mollare. La guerra ai poveri azionata dal ministro Minniti va fermata, ribaltata e sconfitta. Temiamo che ancora una volta, di fronte ad una pur timida insorgenza sociale sia la scure aggressiva l’unica risposta della controparte, come accadde con l’infame articolo 5 del ministro Lupi, una vera e propria dichiarazione di guerra ai movimenti per il diritto all’abitare in concerto con le misure giudiziarie contro l’attivismo sociale messe in campo da diverse procure. Anche questa volta misureremo il governo e ci dovremo fare i conti.

 

Proseguire senza la consapevolezza di un percorso complesso davanti a noi sarebbe la cosa più sciocca che possiamo fare. Pensare che il debole vento favorevole azionato con il corteo di sabato 16 dicembre da solo sia in grado di gonfiare le vele, sarebbe altrettanto suicida. Ritenere però che la forza sta nei differenti volti delle lotte non è sbagliato. Ma non può essere agito solo sul piano della declamazione di maniera, di un immaginario affascinante ma non concretamente praticabile. Deve essere modello instancabile del lavoro nei territori e “unire le lotte” deve trasformarsi da slogan consunto e maltrattato, in azione sociale politicamente  meticcia.

 

Non crediamo utile la concorrenza come stimolo tra diversi, pensiamo invece necessario un confronto dentro le pratiche e l’agire sociale quotidiano, così da sviluppare energia in una quantità necessaria per innescare processi a catena di deflagrazione sociale contro la cancellazione dei diritti e l’innalzamento di barriere, confini, zone rosse. Senza perdere la capacità vertenziale di ogni singola lotta e la materialità dei risultati che vanno raggiunti.

 

Dobbiamo capire inoltre come i “diritti senza confini” si conquistano sulla spinta di un movimento che passo dopo passo comprende la sua forza e la muove verso un orizzonte che passi dalla resistenza all’offensiva. Questo vale per le lotte dell’abitare, dove la riappropriazione come pratica sta subendo una legislazione autoritaria funzionale ad una gestione duramente intelligente degli sgomberi e delle nuove occupazioni, come vale per il comparto della logistica, per i braccianti, per chi vive negli Sprar o nei Cas, per chi lavora in nero e cammina in clandestinità, per chi subisce il ricatto del lavoro precario e della disoccupazione. Questi mondi sono talmente connessi che un semplice corto circuito tra loro può innescare un movimento tellurico notevole, e questo può avvenire sia in termini positivi che negativi. Perché la guerra tra poveri è lì che agita i propri artigli velenosi. Gli ultimi contro i penultimi, gli italiani contro i migranti, i giovani contro gli anziani, gli uomini contro le donne.

 

Questo enorme disagio sociale in qualche modo sabato si è visto. La piccolissima punta di iceberg che non può sovvertire la realtà e nessun apprendista stregone può accreditarsi come guida di questo popolo, ma che ha dentro di se il portato di una mina vagante, più o meno organizzata, che si sta cominciando a muovere, anche in forma disordinata come è avvenuto durante il corteo, ma con la determinazione di chi con dignità da vendere ha alzato la testa e sta guardando negli occhi i propri schiavisti.

 

Allora se davvero pensiamo “a ognuno il suo” questo è il momento di fare la differenza. Sabato non ci siamo sommati ma ci siamo mischiati, vogliamo continuare a farlo per marciare decisi e con una testa meticcia verso la rottura dei confini nazionali, dei recinti etnici e della schiavitù del lavoro.

CASO PER CASO, CASA PER CASA: 1 DICEMBRE PRESIDIO IN VIA RAMAZZINI

CASO PER CASO, CASA PER CASA: 1 DICEMBRE PRESIDIO IN VIA RAMAZZINI

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Lo scorso martedì, come donne occupanti delle case siamo ritornate al Dipartimento delle politiche sociali del Comune di Roma per parlare con l’assessora Baldassarre ed esprimere il nostro assoluto dissenso verso le scelte dell’amministrazione comunale in materia di politiche abitative.

Eravamo in tante anche questa volta, insieme nonostante le differenze di condizioni di vita, di origine sociale e culturale, di aspirazioni e tutte poco disposte a considerarci fragili e illegali.

Abbiamo contestato l’approccio per niente discontinuo che questa amministrazione sta mettendo in campo, tutto finalizzato al mantenimento del meccanismo dell’emergenza con grave sperpero di risorse pubbliche, e rappresentato con forza il nostro rifiuto di un’assistenza che infantilizza le donne chiedendo che si mettano in atto politiche abitative strutturali in grado di dare la casa popolare a tutte le aventi diritto.

Abbiamo rappresentato la necessità di un blocco degli sgomberi e degli sfratti e chiesto la cancellazione immediata della determinazione dirigenziale del 23 ottobre che indice una procedura negoziata per il reperimento di strutture di accoglienza temporanea, come le baracche Ikea della Croce Rossa già disponibili in via Ramazzini.

Abbiamo chiesto all’assessora di assumersi le proprie responsabilità e di smettere di spostare l’attenzione dalle questioni concrete, come sta accadendo in questi giorni con la campagna strumentale sugli “scrocconi”: una minoranza esigua all’interno del panorama delle occupazioni abitative Ater. Abbiamo chiesto di smettere di fomentare la guerra tra poveri attraverso gli sgomberi coatti delle case dell’Ater, considerando che spesso coloro che occupano sono in lista e aspettano lo scorrimento delle graduatorie. Abbiamo denunciato la violenza istituzionale sulle donne, rappresentata al tavolo di confronto da due giovani mamme sgomberate da via Quintavalle che vivono da mesi a Santi Apostoli e che lottano per un alloggio dignitoso rifiutando le (non)soluzioni temporanee.

Nonostante il tono colloquiale e disposto all’ascolto di situazioni e istanze che le istituzioni ignorano, rimaniamo basite di fronte al livello poco politico del confronto, tutto schiacciato sui problemi burocratici, le procedure e le regole da rispettare. Ci è stato risposto che bisogna valutare caso per caso per poter dare delle soluzioni ai singoli e alle famiglie e che l’amministrazione sta lavorando su tre livelli: l’accoglienza (con la determinazione dirigenziale), l’assistenza alloggiativa (Sassat) e le politiche abitative, con la mappatura del patrimonio pubblico e dei beni confiscati alle mafie. Ma alla domanda su cosa farà l’amministrazione per dare casa agli sgomberati di Cinecittà e su come si comporterà di fronte a eventuali altri sgomberi la risposta rimane la stessa: in sintesi, nulla se non la presa in carico individuale da parte dei servizi sociali.

Pensiamo che caso per caso, casa per casa andremo a prenderci ciò che ci spetta agli sportelli municipali, all’assessorato, agli uffici territoriali di competenza finchè non sarà comprensibile a questa giunta che per superare la logica dell’emergenza è necessario prevedere le case per tutte e tutti coloro che ne hanno diritto. Caso per caso e casa per casa intaseremo gli uffici con quelle che loro definiscono “fragilità”, rifiutando di essere colpevolizzate perché senza casa, senza reddito, senza possibilità di usufruire di servizi adeguati e gratuiti per i nostri figli. Caso per caso e casa per casa vogliamo reddito e welfare perché non vogliamo più lavorare gratuitamente per questo paese, per compensare a quei servizi di cura e assistenza che lo stato non vuole elargire. Reddito e welfare che ci spetta perché attraverso il nostro lavoro riproduttivo gratuito teniamo in piedi la struttura economica e sociale di questo paese. Quello stesso lavoro non pagato attraverso il quale è possibile sostenere il regime del lavoro gratuito diffuso, quello dei nostri figli nelle scuole, imposto dall’alternanza scuola- lavoro, nelle università fatto di stage e tirocini, quello dei nostri compagni e amici precario e non tutelato, quello di noi stesse sottopagato e sottoposto al disciplinamento tramite molestie.

Ridurre la complessità delle donne che combattono contro la violenza istituzionale e di genere a procedure, regole e tempi burocratici non ci può bastare. La strada è lunga e cammineremo insieme.

Intanto, mentre ieri mattina è stata inviata un’istanza di autotutela alla sindaca Virginia Raggi e alla direttrice del dipartimento politiche sociali Michela Micheli contro la determinazione dirigenziale sui moduli prefabbricati, rilanciamo il presidio del 1 dicembre in via Ramazzini dove il Movimento per il diritto all’abitare si mobiliterà a partire dalle ore 12.

Nelle baracche andateci voi!