Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

Comunicati

Ciao Lorenzo la lotta per la casa ti saluta

Ieri pomeriggio è arrivata la notizia che il compagno Lorenzo Bargellini ci ha lasciati nella sua Firenze. 59 anni di lotta con la mitezza di sempre e nell'odio fermo contro ogni ingiustizia.

 
 
A Lorenzo, chi ha compagni non muore mai
 
Tutti i compagni e le compagne dell'area antagonista lo ricordano. Dai compagni e le compagne di Firenze riportiamo questo saluto.

Lorenzo ci ha lasciati. Perdiamo un compagno come pochi. Firenze perde un pezzo di storia. Una storia di parte che Lorenzo ha vissuto in tutti questi anni sulle barricate, sempre schierato dalla parte giusta, dalla parte degli ultimi. Dalla militanza rivoluzionaria negli '70 alle tante lotte per il diritto alla casa... sono migliaia le persone che hanno avuto la fortuna di conoscere il suo coraggio, la sua testardaggine, la sua straordinaria umanità.

Lorenzo non si è mai fermato, neanche nei momenti e negli anni più difficili. Una vita intera dedicata a tenere alta la bandiera di un riscatto possibile, da conquistare sul campo. E l'insegnamento più importante che ci lascia è proprio questo: contro l'ingiustizia di questo mondo non bastano le belle parole, e lui non si è mai accontentato di "chiacchierare". Per lui non è mai stato il momento sbagliato per lottare. Il suo ricordo e il suo insegnamento sono beni preziosi di cui fare tutti tesoro. Fino all'ultimo respiro ha fatto di tutto perché il fuoco delle lotte non si spegnesse. E non si spegnerà.

In ogni picchetto,
in ogni occupazione
dietro ad ogni barricata,
resistendo alle cariche della polizia,
continuando a sfidare questo mondo,
Lorenzo continuerà ad essere con noi in prima fila.

Stai tranquillo, non è finita qui...
Hasta la victoria companero!

Aspettando chiarezza sul giorno dei funerali, ci prepariamo a dare a Lorenzo il saluto che si merita nelle strade e nelle piazze di Santa Croce, luoghi vissuti da Lorenzo tra mille scontri e battaglie...

 

I compagni e le compagne della lotta per la casa e dei collettivi autonomi

 

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Ciao Lorenzo, ci mancherai tanto!

 

ciao-lorenzoHai voglia a dire che lo avrebbe detto anche Lorenzo: la lotta continua. Parole scontate ma non semplici da trasformare in azioni compiute e sicuramente difficili da realizzare senza la sua disarmante semplicità a cui ci aveva abituato nei numerosi momenti di confronto con al centro il diritto alla casa, anzi all’abitare come oramai siamo usi declinare un percorso con una storia davvero enorme. Come non vivere male una sottrazione di questo tipo, un’assenza che si farà maledettamente sentire? Come reagire sapendo che un pezzo rilevante di memoria storica e di irriducibilità politica lo abbiamo perso?

La cosa che maggiormente abbiamo imparato da Lorenzo però è ciò che ci consentirà di andare avanti con decisione: l’indipendenza di giudizio e di movimento. La capacità di compiere scelte difficili dentro un’autonomia di percorsi e di pratiche del conflitto. Un’insofferenza alle gabbie ideologiche e alle affermazioni scontate. Il provare a comprendere ciò che ci accade intorno e nello stesso tempo sorprendere con azioni che lasciano il segno, che allargano spazi, che rovesciano il mondo. Che ci consentono di camminare sulla testa dei re.

Non ci consola tutto questo però. Perché non lo vedremo più sparire nel bel mezzo di una riunione anche importante per tifare Fiorentina e tornare con l’umore un pochino cambiato dal risultato. Non potremo più provare a convincerlo con interminabili telefonate di spostarsi da Firenze per un incontro nazionale e sentirsi rispondere “ci provo”. Soprattutto ci mancherà il tono della sua voce, che a volte sembrava accarezzarti, ma che sapeva indurirsi per far sentire le ragioni delle nostre lotte.

Siamo cresciuti tanto negli ultimi tempi e lo abbiamo fatto insieme. Roma e Firenze hanno dato un contributo non indifferente per far emergere il tema del diritto alla casa e dargli una rinnovata dignità. Quante riunioni a via Aldini, vicino allo stadio, con “Abitare nella crisi”. Quante decisioni importanti prese collettivamente. Quanta follia nei nostri gesti e nella pretesa di riappropriazione diretta, nella gestione della barricata e della trattativa, nello scontro a viso aperto con chi prova a sbarrarci il cammino. I vecchi e nuovi poveri, generazioni intrecciate in un punto di vista non malleabile, antagonista e sorridente. Capace di sfidare i potenti a mani nude e con le aste delle nostre bandiere. Mai cortigiani.

Proveremo a continuare così. Senza dimenticare per un solo momento il tuo viso e i tuoi lunghi capelli, le tue canottiere, la tua borsa a tracolla, trasandato e umile nella presenza, quanto potente nello sguardo e nei gesti quando serviva, nelle strade e nei palazzi occupati. Continueremo ad essere meticci e in movimento, senza riguardo per la politica politicante e dentro una semplicità di linguaggi proveremo a prenderci ciò che ci spetta, a spinta come sempre.

Ma ci mancherai, stanne certo.

Movimento per il diritto all’abitare -Roma

 

 

Amministratori socialmente pericolosi

Quando un movimento si siede di fronte alla controparte e inizia un confronto ci si può aspettare rigidità, concessioni minime o passaggi dilatori che consentano di stare più comodi dentro trattative difficili. Quello che non si crede possa accadere è quanto succede oramai da mesi con l’amministrazione capitolina. E ancora 2 giorni fa si è potuto toccare con mano l’insipienza e il dilettantismo di assessori che dovrebbero affrontare temi decisivi per la città. Parliamo dell’ineffabile Mazzillo e della poco solerte Baldassarre, due personaggi completamente avvitati su stessi e incapaci di vedere quello che accade a Roma a proposito di welfare ed emergenza abitativa. Alle prese con tecnicismi e funzionari invadenti e arroganti, l’intera giunta continua a rinviare l’assegnazione di una delega specifica alla casa, facendo oramai pensare ad una scelta strategica più che a una difficoltà a reperire una figura capace e preparata.

Questo modo di governare sta portando la questione abitativa sulla soglia della deflagrazione, e ancora una volta il 17 maggio questo rischio si è palesato vistosamente. Sia Mazzillo che Baldassarre non sanno di cosa stiamo parlando, oppure lo sanno così bene da non volersene occupare. Però ora si trovano con 40 milioni di euro in mano, devoluti dalla Regione Lazio in fretta e senza alcun protocollo comune che chiarisse come devono essere spesi, senza sapere che fare e quali sono le priorità verso le quali muoversi. Anzi con la delibera n. 50 della gestione commissariale Tronca/Vaccaro -che ancora non è stata superata da un nuovo provvedimento capace di gestire le risorse provenienti dalla delibera regionale sull’emergenza abitativa senza tradire lo spirito di uno strumento innovativo strappato da mesi di lotte del movimento per il diritto all’abitare- si alimenta la guerra tra poveri e si da la stura ad un risentimento ideologico contro famiglie colpevoli di essersi organizzate ed aver occupato stabili abbandonati per risolvere la loro condizione di senza casa.

Ci sembra di poter dire che la nostra città tra poco tempo assisterà ad uno stillicidio di sgomberi, sfratti e pignoramenti come non si sono mai visti. Purtroppo questo dato sembra essere un problema solo per la questura e la prefettura, che sul tavolo provinciale per l’ordine e la sicurezza stanno allestendo uno scenario che renderà la nostra estate decisamente calda. I tempi urgenti e incalzanti dettati anche dalla legge sulla sicurezza urbana, che dedica un intero articolo alla gestione degli sgomberi, non sembrano inquietare più di tanto gli assessori competenti, così come la sindaca ancora non ha preso in considerazione la deroga all’utilizzo del famigerato articolo 5 della legge Lupi, contenuta nello stesso articolo 11 del provvedimento Minniti. Sembra che i poveri stiano quasi sulle scatole a chi governa la capitale e per questo si guarda più al soggetto solvibile che a chi ha bisogno di tutele sociali in assenza di reddito o con reddito precario. Le fragilità di cui spesso parla la Baldassarre non sono queste purtroppo.

Alimentare tensione sociale dovrebbe essere compito di un movimento che si batte per i diritti primari e il conflitto dovrebbe essere animato da chi oggi soffre la crisi, invece le parti si stanno invertendo. Il governo si scaglia contro la parte più debole del paese, in esponenziale crescita, con leggi securitarie orientate al controllo e alla compressione sociale con il beneplacito esplicito dei sindaci, salvo alcune timide obiezioni. Un’aggressione pesante e intimidatoria agita anche dalla giunta Raggi attraverso l’uso del daspo contro chi protesta in aula e domani anche per le strade. Probabilmente si arriverà ad impedire l’accesso nei “palazzi” anche per una semplice trattativa, come ci ha fatto intendere ancora l’assessore Mazzillo, sottolineando la pericolosità del movimento e la grande presenza di polizia durante l’incontro. Un messaggio chiaro ai naviganti e agli attivisti che entrano a palazzo senatorio, dove tra poco verrà introdotta la perquisizione prima di entrare.

Questi amministratori diventano così portatori di tensione piuttosto che di soluzioni e percepiscono il movimento per la casa come nemico piuttosto che come ricchezza e probabilmente stanno ragionando su come annientarlo. Proseguendo con il buono casa e l’attenzione verso la proprietà piuttosto che verso chi un affitto o un mutuo non se lo può permettere.

Per questo è stata importante la ricomposizione che si è prodotta in piazza di fronte alla controparte e la presenza di più istanze consegna nelle nostre mani responsabilità e forza da usare con intelligenza, con urgenza e lucidità. La centralità della lotta per la casa e la sua forte connotazione di classe, arricchita dalla componente migrante, può fare la differenza in questo difficile momento e, mentre si ricolloca visibilmente nel contesto cittadino, può essere un valido contributo nella lotta contro i decreti Minitti/ Orlando su immigrazione e sicurezza urbana. Ripartiamo quindi dalla necessità più stringente per arrivare alla spinta sociale più generale, come sempre!

Movimento per il diritto all’abitare

Trasformiamo il NO sociale in lotta, rovesciamo il presente! 14/15 genn incontriamoci a Roma

Quasi 20 milioni di NO, soprattutto contro il governo Renzi, impressi nelle urne sono già stati cancellati. Il nuovo Governo non è altro che un grossolano copia/incolla del precedente e con lo stesso spirito subordinato alle lobby e agli interessi che si sono raccolti negli ultimi anni attorno alla presunta rottamazione renzianaL’acrobazia “gentile” che ha designato come premier di transizione un garante della continuità ha consegnato al paese e al mondo una immagine ancor più pesante di una elite sempre più barricata nella sua torre d’avorio, lontana anni luce dai sentimenti e dalle voci di chi è escluso. In questo quadro, dopo la mobilitazione del 27 Novembre a Roma, è necessario per noi e per la nostra composizione sociale comprendere come proseguire il cammino intrapreso.

Bisognerà tenere conto del risultato di una manifestazione che ha provato e in buona parte è riuscita a riunire movimenti e lotte diverse.Dal sud al nord del paese esistono frammenti di lotte e pratiche sociali che nella giornata del voto hanno espresso una dura opposizione ai provvedimenti che hanno cancellato diritti e welfare. Lo hanno fatto nell’urna e fuori dai seggi elettorali, comprese le migliaia di migranti organizzati nelle lotte per la casa, per il lavoro, per la libertà di movimento.

Nel rilanciare percorsi e strategie vanno anche tenute presenti le difficoltà legate ad un contesto politico complesso, che ha portato nel NO espresso al mischiarsi di interessi e pulsioni diverse, persino contrapposte. Dal NO “dei piccoli padroni traditi”, fino a quello delle periferie e di quei larghi strati di popolazione che hanno perso o stanno perdendo tutto, che fanno fatica o non ce la fanno già ad arrivare alla fine del mese. Dal NO di chi reclama diritti e migliori condizioni di vita per tutti e tutte fino al NO espresso da chi, incapace di prendersela con i veri responsabili, se la prende con chi soffre allo stesso modo e probabilmente ancora di più: in particolare migranti e asilanti colpevoli di scappare da guerre e persecuzioni, di superare spesso a rischio della propria vita barriere e confini per conquistare una esistenza migliore, accusati di essere portati sul palmo della mano da istituzioni che invece non fanno altro che rinchiudere, ricattare, moltiplicare le forme del controllo e appesantire la misura dello sfruttamento dentro e fuori dal lavoro.

Ora di fronte alla sfacciataggine del nuovo premier Gentiloni che spudoratamente dichiara di voler rimare in carica fino a quando ci sarà la fiducia in parlamento, di fronte al disinteresse e al disprezzo nei confronti dell’opinione e del volere espresso nella cabina elettorale e nelle piazze, il malcontento e la rabbia non potranno che crescere.

Ma come evitare che il rifiuto espresso anche con la distanza dalle urne, con il non voto finisca per gonfiare le vele di una assurda guerra fra poveri, funzionale alle dinamiche di comando? Come far pesare e rendere efficace il NO sociale nella realtà tutti i giorni? Come trasformarlo in un cambiamento reale che imponga quantomeno una nuova stagione di diritti, redistribuzione della ricchezza, avanzamento delle condizioni di vita delle classi subalterne e meno abbienti, se non di radicale trasformazione dell’esistente? Esistono gambe solide su dove poggiare una ripartenza credibile e capace di reggere l’urto che necessariamente si dovrà produrre?

Per comporre insieme i tasselli del mosaico di questa articolata situazione, per poterla interpretare il più possibile all’attacco, cogliendo i rischi ed allo stesso tempo gli ampi spazi della realtà politica e sociale in cui ci troviamo, sentiamo la necessità di proporre un nuovo incontro della rete Abitare nella Crisi a Roma articolato in due giorni di discussione. Un momento significativo che riprenda il filo delle lotte per il diritto all’abitare nel tentativo di comprendere quale deve essere il loro ruolo in questo specifico periodo, collegandole soprattutto alle altre lotte territoriali e sul lavoro. Una discussione da articolare e sviluppare dentro la prospettiva di uno sviluppo autonomo dei movimenti e soprattutto nel protagonismo reale di chi sta pagando da anni e sempre più sulla propria pelle il prezzo del neoliberismo. Un incontro, dunque, che metta al centro le lotte stesse, la necessità che queste si incontrino non solo nelle grandi occasioni, ma sempre più nel tessuto vivo delle nostre città, dei quartieri, dei luoghi di produzione, alimentando la combinazione e la giusta miscela in grado di spostare i rapporti di forza, di allargare e generalizzare il conflitto. Per queste ragioni facciamo appello ed invitiamo a partecipare alla discussione non solo chi lotta per il diritto alla casa e all’abitare, ma tutti e tutte i protagonisti delle lotte sul lavoro, nelle scuole e nelle università, nei territori, nelle città e nelle campagne. Un momento di confronto che sappia anche affrontare le dinamiche repressive contro il disagio sociale che si organizza e che viene colpito in quanto controparte attiva e che sappia respingerle con decisione anche allargando il consenso intorno ai nostri percorsi, così come è accaduto in occasione della scadenza referendaria.

Ci vediamo il 14/15 Gennaio a Roma!

Abitare nella crisi

 

 

VERITA' E RESPONSABILITA' SUI FATTI DI MAGLIANA


Lettera alla città

Cosa è realmente successo Sabato 5 Novembre 2016 a Magliana? Molte sono le bugie raccontate sia da diversi giornali, sia alimentate ad arte nel passaparola di quartiere. Occorre rompere questa scia per comprendere le responsabilità di quanto accaduto e riprendere il cammino. Da settimane infatti il quartiere è oggetto di iniziative da parte di diversi gruppi dell'estrema destra romana che soffiano sul fuoco del razzismo, come se questo fosse la soluzione per migliorare le condizioni di vita di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, o come se fosse la soluzione per costruire un quartiere migliore. In realtà la destra tratta Magliana come il proprio giardino di casa, per i loro scopi politici, elettorali, affaristici.
In questa situazione non si poteva certo rimanere indifferenti all'ennesima provocazione di una manifestazione annunciata dai nazi–fascisti di Forza Nuova per Sabato 5 Novembre. Così all'appuntamento di questo gruppuscolo di provocatori se ne è contrapposto un altro, degli/delle antifascisti/e, degli/delle antirazzisti/e, di chi lotta quotidianamente per cambiare questa città e questo paese.
La Questura a parole vieta entrambe le manifestazioni. A parole, perché in realtà permette a Forza Nuova tranquillamente di sfilare, mentre intima alla manifestazione antifascista di non muoversi. Troppa la rabbia per questo affronto, la manifestazione antifascista pretende di potersi muovere. Si accende la contrapposizione con le forze di polizia, il quartiere diviene campo di contesa, ci rimette. La polizia carica ripetutamente gli antifascisti, mette in pratica dei veri e propri rastrellamenti - anche nei negozi - per poter portare via giovanissimi e generosissimi ragazzi e ragazze accorsi per lo sdegno: bilancio oltre 30 fermati, 9 arresti, 40 denunce, da una sola parte. Proprio mentre la polizia si accaniva contro compagni e compagne, un gruppo di fascisti accompagnati da alcuni volti noti avvicinatisi di recente a CasaPound, faceva irruzione nei locali del Centro Sociale. Dopo un tempo lunghissimo in cui queste persone hanno agito indisturbate sotto lo sguardo delle forze dell'ordine, la polizia prendeva possesso del Centro Sociale mettendo i sigilli del sequestro preventivo. Una tela ben organizzata, dentro la quale involontariamente siamo caduti. Questura e fascisti insieme per cercare di allontanare dal quartiere chi lotta a testa alta per un presente diverso. Già alcuni anni fa un'inchiesta dei Carabinieri sostenuta dai fascisti di Alemanno, La Russa e Gramazio allora al governo della città e del paese, tentò di annullare la possibilità di lottare a Magliana con gli arresti di alcuni compagni e una compagna del CSOA Macchia Rossa. Tale montatura è stata sostanzialmente smontata nelle aule del Tribunale ma l'occupazione dell'ex scuola 8 marzo da quel giorno è ridotta a terra di nessuno, fra degrado e sopraffazione. Il Centro Sociale Macchia Rossa esiste a Magliana da oltre 40 anni, dal 1973. Anni in cui si è lottato per un quartiere migliore, soprattutto con il Comitato di Lotta per la Casa, contro gli sfratti e per il diritto all'abitare. Anni in cui si sono attivate una ciclofficina, una palestra popolare. Anni in cui si è lottato per ottenere l'ufficio postale e in tempi più recenti per difendere il consultorio familiare. Non si tratta certo di un luogo estraneo o nemico del quartiere. A chi da fastidio allora il Centro Sociale Macchia Rossa? Forse a chi vuole mettere le mani sul quartiere per scopi elettorali? A chi per molti anni ha fatto bei soldi nella compravendita delle case occupate? A chi vuole gestire la dismissione del patrimonio immobiliare dell'INPS? Ci prendiamo le nostre responsabilità per il fatto che la nostra testardaggine ha contribuito a far vivere al nostro quartiere un brutto, bruttissimo pomeriggio. Ma non siamo disposti a fare un passo indietro rispetto all'arroganza di chi vuole speculare su Magliana e sulle nostre vite. Il quartiere non è come viene presentato, lo sappiamo in tanti e in tante. Amiamo Magliana, amiamo questa città e per questo non rinunciamo a volerla cambiare, senza prendercela con chi sta peggio di noi, ma prendendo di petto chi succhia il sangue di chi ha già dato tutto ed ora può solo riconquistare ciò che gli spetta di diritto: case popolari, scuole e strutture sanitarie efficienti, verde pubblico, spazi e servizi, diritti e vita.


MAGLIANA LIBERA - LIBERI TUTTI LIBERE TUTTE
C.S.O.A. Macchia Rossa
Movimento per il diritto all'abitare 

Siamo tutti Paolo e Luca

Il Tribunale di Roma ha deciso di applicare 1 anno di sorveglianza speciale a Paolo e Luca.

Respinta invece la richiesta per Michele.

Vogliamo#tutteliberi subito!

Siamo tutt* socialmente pericolos*!

Le lotte non si arrestano! #iostoconchiresiste


 

Nel tardo pomeriggio di ieri è arrivata la notizia che il Tribunale di Roma ha deciso di applicare la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno di 1 anno nei confronti di Luca, respingendo la stessa richiesta per uno studente.

Paolo non ha ancora ricevuto alcuna notifica, ma nel provvedimento emesso nei confronti di Luca si fa riferimento anche a lui: a entrambi viene attribuita un'indole violenta da cui desumere la loro personale pericolosità, essendo dediti alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sicurezza o la tranquillità pubblica.

Le misure di prevenzione limitano fortemente la libertà personale, prescindono dal presupposto della commissione di un fatto di reato e rappresentano uno strumento, nei fatti sanzionatorio, di contrasto del disagio sociale e del dissenso politico.

In Val di Susa, come a Roma, Pisa, Torino, Bologna e in tante città abbiamo assistito negli ultimi anni a un utilizzo tutto politico degli istituti di prevenzione, dentro uno sviluppo del diritto penale - un diritto "del nemico" evidentemente utile a combattere la guerra contro i poveri in corso - che punisce le soggettività, i comportamenti e gli stili di vita invece che i reati specifici. Cercando in questo modo anche di scoraggiare il conflitto e svuotare le piazze.

Come Movimento per il Diritto all'Abitare rispediamo al mittente una sentenza tutta politica che punisce Paolo e Luca per la loro capacità di gettare sempre il cuore oltre l'ostacolo e di spendersi generosamente insieme a chi combatte un sistema che prevede tante case senza gente affinché ci sia sempre più gente senza casa.

In questi anni è stato conquistato tanto, la dignità prima di tutto. Quella dignità che hanno provato a toglierci quando ci hanno sfrattati e buttati in mezzo a una strada, quando ci siamo ribellati ai centri di accoglienza, ai residence e al sistema dei campi combattendo contro un apparato che giudichiamo indegno e corrotto da molto tempo prima che esplodesse l'inchiesta della magistratura su Mafia capitale.

Abbiamo, in questi anni, lottato contro un governo che ha varato misure come il Piano casa, che invece di occuparsi di chi vive in emergenza abitativa ha provveduto a elargire finanziamenti per Expo, a distruggere quel poco che resta di edilizia residenziale pubblica e a punire con l'art5 chi ha trovato una soluzione occupando uno spazio vuoto.

Abbiamo strappato un risultato importante con la regione Lazio, che ha votato una legge e stanziato fondi per un piano di emergenza di recupero di abitazioni dal patrimonio pubblico e privato già disponibile.

Abbiamo difeso decine di persone dagli sfratti e fatto centinaia di manifestazioni. D'altra parte non conosciamo alcun altro modo per farci sentire quando davanti alle ingiustizie sociali palesi l'arroganza del potere e il suo apparato vorrebbero imporci di rimanere zitti.

Il tentativo di togliere la voce ai nostri compagni di lotta impedendogli di andare in piazza non fa altro che rafforzare la nostra determinazione nel continuare a lottare per i nostri diritti, contro chi chiude gli spazi di dissenso e di libertà.

 

A fianco dei nostri compagni e di Nicoletta e dei No Tav che stanno violando le imposizioni del Tribunale di Torino

#iostoconchoiresiste #CeChiDiceNo

 

Movimento per il Diritto all'Abitare

 


 

 

 

 

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