Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

Comunicati

La giunta Raggi è sorda e irresponsabile: 23 ottobre conferenza stampa davanti all'occupazione di viale del Policlinico

Le immagini e le parole che abbiamo visto e ascoltato dentro l’aula consiliare del Palazzo Senatorio hanno chiarito in maniera inequivocabile il disprezzo e la distanza tra chi governa la città e chi vive un’emergenza abitativa senza soluzioni.

L’arroganza e la violenza con cui i consiglieri pentastellati si sono scagliati contro la delegazione dei movimenti per l’abitare presenti in aula, dopo aver rifiutato la richiesta d’incontro con i capigruppo e la possibilità di prendere parola durante il consiglio straordinario di martedì 17 ottobre, la dice lunga di come il confronto sia lontano e come le ragioni rappresentate da chi una casa non ce l’ha non siano comprese dalla maggioranza capitolina.

Eppure la composizione vasta di chi sostiene la necessità di misure urgenti per fronteggiare sfratti, sgomberi e pignoramenti, nonché per affrontare una graduatoria con quasi quindicimila famiglie in attesa e risolvere con una soluzione vera la presenza ancora numerosa nei centri di assistenza abitativa temporanea (CAAT), dovrebbe condurre la sindaca e la sua giunta ad una maggiore attenzione. E non risolvere con furore ideologico una questione che rischia ogni giorno di più di trasformarsi in un problema di ordine pubblico.

Sembra quasi che ciò che è avvenuto a piazza Indipendenza sia già dimenticato e le famiglie accampate nel porticato della basilica dei XII apostoli non rappresentino un problema da affrontare urgentemente, con l’inverno alle porte. Anche gli articoli di giornale che insistono quasi quotidianamente su diverse occupazioni abitative non sembrano destare preoccupazioni tanto nella Giunta quanto nella Maggioranza di Virginia Raggi.

La visita della commissione stabili pericolanti presso le occupazioni di viale del Policlinico e di via Carlo Felice, con le possibili accelerazioni verso nuovi sgomberi, poteva e doveva essere affrontata con maggiore serietà utilizzando anche il consiglio straordinario e istruendo un percorso dove tutti i soggetti interessati potevano concorrere a soluzioni non cruente. Invece si è scelta la contrapposizione e la sfida.

Quindi non percepiamo solo sordità da parte dell’amministrazione capitolina ma anche una notevole dose di irresponsabilità e di incapacità di proporre soluzioni che non siano la guerra tra poveri e il rilancio del mercato immobiliare. Irresponsabilità che poi si cercherà, con un capovolgimento della realtà, di scaricare sui movimenti per l’abitare come è già stato fatto per piazza Indipendenza e via Quintavalle a Cinecittà.

Riteniamo giunto il momento che l’intera città prenda coscienza di questo e si mobiliti per impedire che questioni primarie come il diritto alla casa siano affrontate solo con sgomberi e rappresaglie, con minacce e intimidazioni, sempre in difesa della piccola e grande proprietà come è avvenuto con l’ultima delibera che esprime la disponibilità del Comune a sobbarcarsi canoni a prezzo di mercato per chi offrirà alloggi in affitto da mettere a disposizione di chi accetterà il bonus comunale. Non basta stigmatizzare l’operato della sindaca e della sua maggioranza, non è sufficiente solo resistere e barricarsi, ma è arrivato il momento di rilanciare un percorso di lotta ampio, capace di reclamare con decisione un’inversione di rotta nei confronti di chi governa questa città.

Lunedì 23 ottobre ore 12 conferenza stampa

davanti allo stabile occupato di viale del Policlinico 137

 

#stopsgomberi #oralecase

 

Movimento per il diritto all’abitare

Dall’assemblea dell’8 ottobre a piazza Esquilino: #16D manifestazione nazionale a Roma

 Domenica 8 ottobre numerose realtà di movimento provenienti da tutta Italia si sono incontrate in piazza dell’Esquilino a Roma per un’assemblea nazionale nata dall’esigenza di discutere e mettere in connessione quanto sta accadendo nei territori sui temi della sicurezza e della guerra contro i poveri.

Questioni che nel laboratorio repressivo romano hanno avuto una precipitazione nell’estate di sgomberi e arresti contro chi ha resistito alla brutalità di politiche incentrate sulla legalità e il decoro, portate avanti dal governo e sostenute dall’amministrazione capitolina a 5 stelle.

Un’assemblea che, a pochi passi dal ministero dell’interno, ha denunciato l’imposizione della zona rossa di Piazza Indipendenza vietata tassativamente a ogni manifestazione pubblica per il suo valore simbolico e politico come luogo di resistenza e disvelamento della violenza della gestione securitaria e autoritaria dei territori sui corpi di migranti e dei poveri.

Durante il confronto, che ha visto numerosi interventi da diverse città, è emersa la necessità di costruire un percorso comune in grado di invertire una rotta che vede la cancellazione sistematica dei diritti e di fermare chi sta alimentando la guerra tra e contro i poveri, rincorrendo i contenuti della destra più becera e xenofoba, tagliando risorse destinate al sociale e frenando di fronte a provvedimenti di buon senso (per quanto temperati) come lo ius soli.

Tutti gli interventi hanno accolto e rilanciato l’appello degli ex abitanti di via Curtatone e di via Quintavalle alla costruzione di una mobilitazione nazionale per dicembre a Roma, che riesca a coagulare gli sforzi fatti nei territori per iniziare ad articolare un percorso comune che parli le lingue delle lotte e dei diritti contro la retorica della sicurezza urbana e del degrado.

Dalle battaglie territoriali contro l’articolo 5 e gli sgomberi, passando per i percorsi solidali con chi sfida le frontiere e i confini da Ventimiglia alla Sicilia, l’assemblea è stata chiara nell’individuare i responsabili politici della gestione autoritaria delle questioni sociali, assumendo la data di dicembre come punto di partenza di un percorso nazionale in grado di contrastare la gestione del potere e delle risorse urbane, dalle colate di cemento ai business articolati sui corpi delle varie “emergenze”.

Vista la pluralità delle poste in gioco, l’assemblea ha ripetutamente sottolineato la necessità di non dare per scontata alcuna facile alchimia o sommatoria, al fine di costruire una mobilitazione genuinamente sociale intorno ai temi della casa, del reddito e della giustizia sociale, in grado di accogliere le istanze provenienti dai diversi percorsi di lotta e articolata tramite passaggi da immaginare e costruire collettivamente.

Infine, la recrudescenza degli strumenti repressivi e delle misure di prevenzione (come l’estensione della sorveglianza speciale proposta per Paolo e Luca, e che ha visto le realtà romane mobilitarsi il 9 ottobre sotto il tribunale di piazzale Clodio) ha chiarito come la guerra ai poveri e alla libertà di movimento si intrecci ineluttabilmente con la repressione della libertà di dissenso e dell’agibilità politica degli attivisti e delle attiviste bollati come socialmente pericolosi.

L’assemblea si è chiusa assumendo la data del 21 ottobre a Napoli contro il G7 dei ministri dell’interno, che si terrà a Ischia, come punto di partenza e rilancio di un percorso il più possibile condiviso e tutto da costruire, verso un autunno e una primavera che si annunciano ad alta intensità di conflitto.

Dopo un confronto con le reti di movimento proseguito oltre l’assemblea dell’8 ottobre, la data della mobilitazione nazionale, inizialmente individuata per il 2, è stata decisa per sabato 16 dicembre. 

Movimento per il diritto all’abitare romano- Assemblea dei rifugiati sgomberati da via Curtatone

La città messa in sicurezza

È accaduto di nuovo e accadrà ancora probabilmente. A Roma ci sono luoghi “off limits” per manifestazioni ed assemblee, anzi assembramenti. E non sono zone a ridosso dei cosiddetti palazzi del potere, ma spazi pubblici che hanno assunto un forte valore simbolico. Parliamo di piazza Indipendenza, teatro un mese fa di un violento sgombero contro rifugiati inermi che dormivano nelle aiuole dopo essere stati sgomberati qualche giorno prima dal palazzo di via Curtatone, proprietà Idea Fimit.

Questo stabile fu occupato alcuni giorni dopo la tragedia consumatasi nel Mediterraneo con centinaia di morti annegati nel tentativo di raggiungere le coste italiane. Una risposta autodeterminata di uomini e donne ad un sistema dell’accoglienza che genera disastri, blocca vite e umilia esistenze. I rifugiati con un atto deciso il 15 ottobre 2013 sottraggono alla rendita uno spazio che sarà in grado negli anni successivi, tra mille difficoltà, di garantire un tetto sulla testa di molte persone. Percorso interrotto ad agosto da una spettacolare prova di forza del ministero dell’Interno, con la complicità colpevole dell’amministrazione capitolina e della questura di Roma. Ora le centinaia di persone che prima vivevano con dignità nell’edificio occupato sono disperse in giro per la città, data la clamorosa inadeguatezza delle soluzioni messe in campo dalle autorità competenti.

Stessa sorte quella dei nuclei sgomberati da uno stabile occupato a via Quintavalle a Cinecittà. Stessa procedura e stessi effetti. Persone sbattute per la strada e proposte indecenti di sistemazioni provvisorie in casa famiglia o centri di accoglienza. Da più di un mese, bambini e bambine, uomini e donne, giovani e anziani, sono accampati nel sagrato della chiesa dei XII apostoli. Più di 60 nuclei familiari già dimenticati dalla giunta capitolina, nonostante siano a ridosso della Prefettura e ci siano state forti pressioni da parte della diocesi romana.

A distanza di più di un mese, il movimento per il diritto all’abitare romano e l’assemblea dei rifugiati sgomberati da via Curtatone ha lanciato un appello per un’assemblea nazionale per domenica 8 ottobre alle ore 11, da tenersi a piazza Indipendenza. Una proposta questa accolta con favore da diverse reti nazionali e realtà sociali impegnate sul fronte della lotta per la casa e nella difesa dei diritti dei migranti, nonché strutture del sindacalismo di base e associazioni impegnate nella lotta contro la povertà, per il diritto allo studio e alla salute, per la libertà di movimento.

La questura di Roma ha opposto divieto per l’utilizzo di piazza Indipendenza, affermando in maniera risoluta che in quel luogo mai più si potrà tenere una manifestazione pubblica. Una zona rossa permanente insomma. Come se il forte impatto mediatico legato alle vicende di una gestione fuori controllo dell’ordine pubblico e la resistenza evidenziata da immagini e filmati, possa essere cancellata da un muro, da un recinto, da una disposizione ministeriale che rende una piazza romana un luogo non attraversabile dal dissenso e dalle lotte.

Dopo un’estenuante trattativa l’assemblea si terrà alle ore 13 di domenica 8 in piazza dell’Esquilino, a ridosso del ministero dell’Interno. Mandante delle leggi securitarie sui flussi migratori e sulla sicurezza urbana, nonché  delle direttive funzionali alla gestione degli sgomberi e al controllo delle città.

Saranno molte le città presenti e le realtà che interverranno. Con l’idea di condividere un percorso comune di un’ampia mobilitazione contro la svolta securitaria imposta dai vari governi che si sono succeduti fino a Gentiloni. Per invertire una rotta che vede una cancellazione sistematica dei diritti e per fermare chi sta alimentando la guerra tra e contro i poveri, tagliando risorse destinate al sociale e frenando di fronte a provvedimenti di buon senso come lo ius soli. Dall’articolo 5 dell’ex ministro Lupi contro chi occupa per necessità alle misure sulla sicurezza urbana, il passo è stato davvero deciso e va fermato senza se e senza ma. Se la coperta è troppo corta non è accettabile che diventi normale e sostenibile il fatto che un mondo di esclusi riceva qualche briciola e molte manganellate, che prevalga il benessere di chi ha qualcosa a discapito di chi non ha più niente, degli italiani contro i migranti, dei vecchi contro i giovani, di chi ce la può fare contro chi deve soccombere.

Insieme possiamo guardare negli occhi chi vuole escludere milioni di persone da una vita dignitosa e garantita da diritti certi. Possiamo tornare a decidere e a prenderci quello che ci spetta. Con coraggio e determinazione ripartendo dal grido della resistenza meticcia di piazza Indipendenza.

Roma, 6 ottobre 2017  

NOTA STAMPA DEI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL'ABITARE IN MERITO ALLA MANIFESTAZIONE ED ALL'INCONTRO DI OGGI CON LA REGIONE LAZIO

 Questa mattina i Movimenti per il Diritto all''Abitare hanno manifestato sotto alle finestre della Giunta Regionale del Lazio, per reclamare oltre allo stop agli sgomberi degli immobili occupati per necessità da tante persone senza alternativa, insieme al blocco degli sfratti e dei pignoramenti, sollecitando soprattutto l'immediata attuazione del Piano Regionale per l'Emergenza Abitativa nella Capitale.

 

Intorno alle ore 14,00 una delegazione delle famiglie in lotta per la casa, fra cui una rappresentanza delle famiglie che da circa un mese sono accampate presso la chiesa del 12 Apostoli davanti alla prefettura di Roma e a due passi dal Campidoglio, sono stai ricevuti dall'Assessore alla Casa Refrigeri insieme ai rappresentanti della segreteria del presidente Zingaretti.

Nell'incontro l'Assessore Refrigeri ha illustrato il contenuto dell'incontro tenuto pochi giorni fa con l'amministrazione capitolina, ribadendo – su sollecitazione dei movimenti – che la Regione Lazio ha intenzione di dare attuazione nel più breve tempo possibile al piano regionale per l'emergenza abitativa, senza cambiamenti di prospettiva. Secondo le parole dell'Assessore Refrigeri, si attende che Roma Capitale formuli le sue integrazioni alla convenzione già approvata dalla Regione Lazio e che si adoperi per approvarla e sottoscriverla. A questo punto, le tante famiglie che da anni attendono invano da anni nelle graduatorie comunali, come nei residence gestiti da Roma Capitale e nelle occupazioni inserite da tempo nel programma regionale, aspettano soltanto che la giunta guidata da Virginia Raggi si accinga sul serio a compiere questo importante passo.

Nel frattempo le famiglie accampate presso la chiesa dei 12 Apostoli, hanno annunciato che nei prossimi giorni consegneranno di persona all'assessore Baldassarre, in forma pubblica, il censimento dei nuclei familiari, con la speranza che questo gesto permetta di passare dalle operazioni mediatiche e di facciata, alla proposta di soluzioni serie, dignitose e durature.

 

Movimenti per il Diritto all'Abitare Roma,

 

11 Settembre 2017

2 arresti a piazza Ss. Apostoli: la vendetta contro chi dice no

Sabato 19 agosto è stato un altro giorno macchiato da sgomberi e repressione a Roma. Mentre l'ennesima operazione di polizia determinava lo sgombero forzoso dello stabile occupato di piazza Indipendenza, sotto il portico di Ss. Apostoli si svolgeva la giornata dedicata ai bambini e alle bambine sgomberati il 10 agosto dallo stabile di via Quintavalle 88. La visibilità delle famiglie abbandonate senza risposte al centro di Roma, e le iniziative che hanno tenuto vivo questo luogo, devono aver provocato fastidio e nervosismo nelle forze dell'ordine.

Nel primo pomeriggio, diversi funzionari di Digos e polizia hanno ripetuto diverse provocazioni contro il presidio,minacciando a breve di sgomberarlo ed intimando di rimuovere le piscine in cui i bambini e le bambine stavano giocando. Un pretesto a cui è seguita una vera e propria aggressione a calci e pugni a danni di chi stava difendendo il presidio, e culminata con l'arresto di due occupanti.

Le accuse sono ancora una volta di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. In una città che in modo cinico e spietato persegue la politica della legalità a colpi di sgomberi e prevaricazioni contro i poveri, l'esercizio della solidarietà e il rifiuto di nascondere la povertà sotto il tappeto sono oggetto di rappresaglia e repressione.

Chiediamo la liberazione degli arrestati e che si interrompa al più presto questa politica irresponsabile che crea solo allarme sociale sotto il paravento del ripristino della legalità, senza alcuna parvenza di giustizia sociale.


Movimento per il diritto all'abitare

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