Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

Per sempre al vostro fianco contro chi devasta e saccheggia le nostre vite

terremoto-appartamento

Lettera aperta alle popolazioni di Marche, Lazio e Abruzzo colpite dal terremoto scritta con le lacrime agli occhi dai loro fratelli e sorelle senza casa di Roma

Con gli occhi pieni di lacrime e il cuore in gola. Da quando quella maledetta scossa è caduta sui vostri paesi qui a Roma, nelle case occupate da chi, schiacciato da precarietà e sfruttamento, non ha mai rinunciato a lottare per una vita dignitosa, donne e uomini, vecchi e bambini sono usciti dalle loro stanze per incontrarsi, stare insieme, parlare. Sulla bocca di tutti e tutte loro, parole mormorate appena nel tentativo di esprimere un dolore immenso. Nell’anima di ognuno, il peso di un fardello enorme e un solo desiderio: fare arrivare ad Amatrice, ad Accumoli, ad Arquata e ovunque, in questo momento, si stia piangendo per i propri morti, un segno tangibile della nostra solidarietà, della nostra partecipazione al vostro lutto e del nostro rispetto. Molti compagni e compagne, in questi giorni, attraverso le Brigate di Solidarietà, si sono organizzati per fare arrivare nelle zone colpite dal sisma denaro e aiuti materiali. E in tutte le assemblee delle case occupate a scopo abitativo a Roma, nei prossimi giorni, si seguirà ciò che accade nel centro Italia per continuare a offrire il nostro completo sostegno. Perché siamo convinti che ognuno di noi debba dare qualcosa affinché nessuno sia costretto a cedere tutto. E ogni singolo euro che riusciremo a strappare alla nostra stessa indigenza per offrire sollievo a chi – nostro fratello e nostra sorella nel dramma di una perdita tanto enorme – vive sulla propria pelle momenti di così intensa difficoltà, contribuirà al riscatto di tutte e di tutti. Noi stessi, per definire la condizione che viviamo, usiamo spesso il termine di «terremotati». E ci riferiamo, con questo termine, a quel terremoto sociale chiamato spesso dai giornalisti con il termine «crisi». Nella realtà dei fatti, le storie silenziose di centinaia di migliaia di famiglie, in tutta Italia, a cui la riorganizzazione voluta da speculatori e banche ha tolto prima il lavoro, reddito, servizi e poi la casa. È stato così che tantissimi e tantissime di noi sono stati costretti a passare molte notti in strada, accampati in qualche panchina nei parchi pubblici o rifugiati alla buona in macchine non più in grado di marciare. Ma se è vero che non esiste notte tanto lunga da impedire al sole di risorgere, per noi questo sole ha iniziato a rischiarare una condizione insostenibile quando, tutti insieme, ci siamo organizzati per occupare immobili in disuso. Ci sono oltre trecentomila case vuote a Roma. Riteniamo lo stato e le amministrazioni colpevoli di lasciarle vuote anziché consegnarle a chi ne bisogno per favorire la loro vendita ai grandi gruppi bancari, o ai famigerati palazzinari, gli stessi che hanno costruito con i soldi pubblici la scuola di Amatrice, crollata come un castello di sabbia nel corso del terremoto, a testimoniare come, per chi specula sui nostri territori, la nostra vita e quella dei nostri figli vale meno di zero: sono disposti ad ucciderci tutti pur di realizzare i propri profitti!

La solidarietà, ne siamo convinti, non può essere soltanto una parola. Per questo esprimiamo la nostra volontà non solo di continuare ad aiutare le popolazioni terremotate e sfollate, ma lottare insieme affinché, nel più breve tempo possibile, vengano ricostruite le città ed i paesi colpiti. Affermiamo questo perché, purtroppo, l’esperienza ci ha insegnato a non credere a nulla di quanto lo Stato, incarnato da nugoli di politici bravi solo a parlare per racimolare voti e a incassare laute prebende a nostre spese, ha promesso in questi anni.

Il governo ha promesso che farà ripartire immediatamente le scuole. Ma come può mantenere una simile promessa chi, sulle scuole pubbliche, si è abbattuto con la stessa furia di un terremoto, lasciando i luoghi che frequentano i nostri figli privi delle più elementari norme di sicurezza e costringendo i genitori a intervenire persino per comprare la carta igienica?

Il governo ha promesso che ripristinerà strade e ospedali. Ma come può mantenere una simile promessa chi, in questi anni, ha decretato la chiusura degli ospedali dei piccoli centri, ha cancellato tutte le infrastrutture, come i treni regionali, caratterizzati da un’utenza popolare, e, in ultima analisi, ha aumentato le tasse a danno delle fasce più deboli della popolazione, finendo per trasformare il diritto alla salute in un lusso?

Il governo, infine, ha promesso che ricostruirà i meravigliosi borghi del centro Italia. Noi, però, ricordiamo bene quanto accaduto all’Aquila. C’eravamo anche noi, nelle strade di Roma, quando una delegazione di quella cittadina, arrivata per esprimere il suo sacrosanto dissenso rispetto a come veniva trattata la città abruzzese, è stata accolta con i lacrimogeni e i manganelli della polizia: e quante teste spaccate ci sono state quel giorno! Quanto sangue è stato fatto versare a chi, come noi, aveva perso la casa e, come voi, aveva perso la casa e tanti parenti e amici carissimi.

Ora, per quale motivo le cose dovrebbero prendere una piega diversa?

Il governo ha promesso che restituirà casa a chi l’ha persa. Ma come può mantenere una simile promessa chi sta lasciando senza casa un numero enorme di persone in tutta Italia: anziani, disoccupati, disabili e tantissimi bambini e bambine?

Il governo ha promesso che farà di tutto per garantire ai bambini un veloce ritorno alla “normalità”. Ma come può mantenere una simile promessa chi, con l’articolo 5 della legge Renzi-Lupi, ha negato persino il diritto alla residenza ai bambini e alle bambine che vivono nelle case occupate, impedendo loro persino di iscriversi a scuola!

Ora i nostri bambini e le nostre bambine, ugualmente frastornati dall’accaduto, vogliono essere vicini ai fratellini e alle sorelline terremotati e lo stanno facendo alla loro maniera, con disegni, pensieri e piccole poesie che pensiamo, magari, di affiggere sui muri romani, per trasmettervi la nostra totale empatia, la nostra incondizionata partecipazione al vostro lutto.

Certamente, quello che ci domandiamo è: ma questi signori e signore del governo, perennemente abbronzati, non provano almeno un po’ di vergogna o un briciolo di umanissima pietà?

I fatti dicono di no. I fatti dicono che un ministro come Delrio sta già ragionando nei termini del “volano economico” che i lavori del terremoto potrebbero offrire, perché questo è per loro la tragedia: soltanto una nuova grande opera, come se il disastro amatriciano fosse l’Expo di Milano o l’Alta Velocità in Val di Susa; nient’altro che un’occasione di business per imprese tutte uguali a quella che ha costruito la scuola di Amatrice.

Per questo siamo convinti che la responsabilità dei morti provocati dal terremoto, come dalle alluvioni che sistematicamente flagellano l’Italia o dalle stragi come quella dello scontro tra i treni in Puglia, prima che alla natura o ad errori umani, sia da attribuire a questa politica e a questa economia criminale, capace di mettere il proprio interesse davanti a qualunque cosa. Tanto i morti saranno sempre e comunque i nostri, della gente comune, dei lavoratori, degli studenti, dei precari e dei disoccupati; mentre ai vari signori del mattone e ai politici compiacenti andranno i frutti della vergognosa capacità con la quale sono in grado di provocare disastri per ottenere profitti.

Sappiamo che per invertire la rotta, per fare in modo che paesi come Amatrice, Arquata o Accumuli tornino dove erano e come erano, per realizzare compiutamente il diritto alla casa per tutte e tutti, per fermare la devastazione e il saccheggio dei nostri territori, occorre un cambiamento enorme in grado di rovesciare e di ricostruire un altro presente. Occorre sottrarre ai palazzinari e alle banche il controllo dei nostri destini, organizzarsi in gruppi di intervento territoriale per vigilare su ciò di cui c’è reale necessità e per garantire che nessuno resti indietro o che si ritrovi seppellito sotto le macerie di una scuola che crolla, travolto dall’indigenza in caso di perdita del lavoro, privato dei propri diritti quando non si riesce a far fronte alle difficoltà. Queste difficoltà, infatti, sono spesso più grandi di noi se dobbiamo affrontarle individualmente, ma quando chi perde casa si organizza, quando chi perde il lavoro si organizza, quando chi subisce l’inquinamento o la devastazione del proprio territorio si organizza, ecco che queste stesse difficoltà diventano più piccole e gli stessi politici, gli stessi banchieri e gli stessi palazzinari tornano a essere ciò che sono: tigri di carta.

Noi, occupanti di Roma, siamo al vostro fianco oggi, per porgere il nostro braccio alle vostre lacrime, e lo saremo domani e sempre, per mettere i nostri corpi a disposizione della lotta che avanzerà la sacrosanta pretesa di una ricostruzione a regola d’arte, per strappare l’unica di sicurezza di cui abbiamo veramente bisogno. Gli sciacalli che già ridono, come hanno riso all’Aquila, di fronte al dolore, sono i nostri primi nemici: insieme possiamo affrontarli e sconfiggerli per sempre.

E la nostra vittoria più bella sarà, naturalmente, il sorriso dei nostri bambini e delle nostre bambine.

Con tutto il nostro amore, la nostra solidarietà e il nostro sostegno per un immediato riscatto.

Movimenti per il Diritto all’Abitare di Roma

- Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua navigazione. Per saperne di più e capire anche come non utilizzarli vedi le informazioni nella nostra Cookie policy.

Accetto i cookies da questo sito.

EU Cookie Directive Module Information