Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

POVERTA’ INVISIBILE A RAGGI - Lettera Aperta alla Città

Da giorni, circa 100 famiglie, decine di bambini, sono senza corrente elettrica in un palazzo occupato a Cinecittà in via Quintavalle, dove vivono da oltre 4 anni in situazione di emergenza abitativa. Un palazzo di proprietà del Monte dei Paschi di Siena che ha prodotto il distacco della corrente ed ora cerca di operare quello dell’acqua, perché il consumo da parte delle famiglie senzacasa avrebbe prodotto – a loro detta - gravi conseguenze finanziarie per la banca. Una situazione che grazie alla pronta mobilitazione delle famiglie è stata posta subito all’attenzione del Comune di Roma: con il presidente dell’ VII Municipio Monica Lozzi e l’assessore alla casa Andrea Mazzillo che si sono però schierati con gli interessi “inviolabili” della proprietà e si sono dichiarati indisponibili a mettere in campo soluzioni, nonostante in casi analoghi a Roma come in altre città, nessun sindaco fosse mai arrivato al punto di abbandonare e a se stessi, uomini, donne e bambini in una così grave situazione.

Eppure parliamo dello stesso Monte dei Paschi di Siena al centro di scandali finanziari per la sua spericolata gestione delle risorse a favore di politici e di imprenditori amici; di una banca salvata dopo tutto questo grazie ai soldi dei cittadini e delle cittadine che, ancora una volta hanno pagato il prezzo dell’affarismo e della mala – politica. E parliamo dello stesso movimento cinque stelle che in merito al salvataggio di Monte dei Paschi gridava allo “scandalo a spese dei cittadini”, cavalcando una commissione di inchiesta che “ha accertato gravi responsabilità della politica nel gestire risorse e patrimonio della fondazione” …e …”forti intrecci di poteri forti non democraticamente rappresentativi che hanno causato danni economici ai risparmiatori e al sistema bancario” (fonte blog movimento 5 stelle).

Ma a quanto pare anche per il movimento 5 stelle quando si passa dall’opposizione al governo la musica cambia radicalmente e le promesse elettorali diventano lontani ricordi. Infatti il sindaco Virginia Raggi è sempre di più vicino ad una piccola parte di cittadini “importanti” e sempre più lontana dalla città che soffre e che non ce la fa ad arrivare alla fine del mese.

Nella città si susseguono vergognose operazioni di polizia ai danni di senzacasa, migranti e rifugiati con le quali si tenta – inutilmente – di nascondere la polvere della povertà sotto il tappeto. Si taglia il welfare quello ufficiale si attaccano allo stesso tempo le esperienze di autorganizzazione ed autogestione presenti sul territorio, che per tanto tempo hanno rappresentato un vero e proprio polmone sociale per la città.

Giorno dopo giorno l’immagine concreta che nella città si afferma del primo cittadino, è quella di una figura che cerca di coprire il proprio immobilismo al governo, attraverso un delirio securitario di stampo sempre più apertamente razzista. Alimentare una guerra fra poveri per “gestire in qualche modo la situazione”, innalzare la bandiera della legalità – quella contro i poveri e le esperienze sociali – fino a calpestare ogni idea e forma di giustizia sociale.

Con tutta probabilità queste sono le “ragioni” vere che spingono Roma Capitale a non firmare la convenzione con la Regione Lazio per rendere attuativo il Piano Straordinario per l’Emergenza Abitativa, lasciando nel cassetto 30 milioni di euro da spendere subito e poi altri 120 milioni di euro per una città affamata di case popolari e di risposte a sfratti, pignoramenti ed emergenze. “Ragioni” che fanno si che il sindaco ignori la situazione di migliaia di persone che non hanno la possibilità di fissare una residenza e quindi di avere accesso a servizi primari ed essenziali, di ricevere le cure di un pediatra e di iscrivere a scuola i bambini.

Non sappiamo fino a quale punto il sindaco Raggi voglia spingersi, spegnendo la luce dei diritti sociali e dei diritti umani, circondando e ricoprendo di muri una città che un tempo era aperta. Sappiamo che non ci possiamo e non ci dobbiamo arrendere, perché in gioco c’è la sopravvivenza e la dignità non solo degli abitanti di via Quintavalle a Cinecittà, ma di una grande fetta degli abitanti di Roma, che sono stanchi di pagare e di aspettare.

Allora non lasciamo soli gli abitanti di via Quintavalle, non lasciamoci rinchiudere nell’invisibilità e nella rassegnazione! lottiamo per i nostri diritti e per i diritti di tutti, per una città diversa e più giusta, costi quel che costi!

 

Movimento per il Diritto all’Abitare

 

 

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