Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

CASO PER CASO, CASA PER CASA: 1 DICEMBRE PRESIDIO IN VIA RAMAZZINI

Lo scorso martedì, come donne occupanti delle case siamo ritornate al Dipartimento delle politiche sociali del Comune di Roma per parlare con l’assessora Baldassarre ed esprimere il nostro assoluto dissenso verso le scelte dell'amministrazione comunale in materia di politiche abitative.
Eravamo in tante anche questa volta, insieme nonostante le differenze di condizioni di vita, di origine sociale e culturale, di aspirazioni e tutte poco disposte a considerarci fragili e illegali.
Abbiamo contestato l'approccio per niente discontinuo che questa amministrazione sta mettendo in campo, tutto finalizzato al mantenimento del meccanismo dell'emergenza con grave sperpero di risorse pubbliche, e rappresentato con forza il nostro rifiuto di un'assistenza che infantilizza le donne chiedendo che si mettano in atto politiche abitative strutturali in grado di dare la casa popolare a tutte le aventi diritto.
Abbiamo rappresentato la necessità di un blocco degli sgomberi e degli sfratti e chiesto la cancellazione immediata della determinazione dirigenziale del 23 ottobre che indice una procedura negoziata per il reperimento di strutture di accoglienza temporanea, come le baracche Ikea della Croce Rossa già disponibili in via Ramazzini.
Abbiamo chiesto all'assessora di assumersi le proprie responsabilità e di smettere di spostare l'attenzione dalle questioni concrete, come sta accadendo in questi giorni con la campagna strumentale sugli “scrocconi”: una minoranza esigua all’interno del panorama delle occupazioni abitative Ater. Abbiamo chiesto di smettere di fomentare la guerra tra poveri attraverso gli sgomberi coatti delle case dell’Ater, considerando che spesso coloro che occupano sono in lista e aspettano lo scorrimento delle graduatorie. Abbiamo denunciato la violenza istituzionale sulle donne, rappresentata al tavolo di confronto da due giovani mamme sgomberate da via Quintavalle che vivono da mesi a Santi Apostoli e che lottano per un alloggio dignitoso rifiutando le (non)soluzioni temporanee.
Nonostante il tono colloquiale e disposto all’ascolto di situazioni e istanze che le istituzioni ignorano, rimaniamo basite di fronte al livello poco politico del confronto, tutto schiacciato sui problemi burocratici, le procedure e le regole da rispettare. Ci è stato risposto che bisogna valutare caso per caso per poter dare delle soluzioni ai singoli e alle famiglie e che l'amministrazione sta lavorando su tre livelli: l’accoglienza (con la determinazione dirigenziale), l’assistenza alloggiativa (Sassat) e le politiche abitative, con la mappatura del patrimonio pubblico e dei beni confiscati alle mafie. Ma alla domanda su cosa farà l'amministrazione per dare casa agli sgomberati di Cinecittà e su come si comporterà di fronte a eventuali altri sgomberi la risposta rimane la stessa: in sintesi, nulla se non la presa in carico individuale da parte dei servizi sociali.
Pensiamo che caso per caso, casa per casa andremo a prenderci ciò che ci spetta agli sportelli municipali, all’assessorato, agli uffici territoriali di competenza finchè non sarà comprensibile a questa giunta che per superare la logica dell’emergenza è necessario prevedere le case per tutte e tutti coloro che ne hanno diritto. Caso per caso e casa per casa intaseremo gli uffici con quelle che loro definiscono “fragilità”, rifiutando di essere colpevolizzate perché senza casa, senza reddito, senza possibilità di usufruire di servizi adeguati e gratuiti per i nostri figli. Caso per caso e casa per casa vogliamo reddito e welfare perché non vogliamo più lavorare gratuitamente per questo paese, per compensare a quei servizi di cura e assistenza che lo stato non vuole elargire. Reddito e welfare che ci spetta perché attraverso il nostro lavoro riproduttivo gratuito teniamo in piedi la struttura economica e sociale di questo paese. Quello stesso lavoro non pagato attraverso il quale è possibile sostenere il regime del lavoro gratuito diffuso, quello dei nostri figli nelle scuole, imposto dall’alternanza scuola- lavoro, nelle università fatto di stage e tirocini, quello dei nostri compagni e amici precario e non tutelato, quello di noi stesse sottopagato e sottoposto al disciplinamento tramite molestie.
Ridurre la complessità delle donne che combattono contro la violenza istituzionale e di genere a procedure, regole e tempi burocratici non ci può bastare. La strada è lunga e cammineremo insieme.
Intanto, mentre ieri mattina è stata inviata un’istanza di autotutela alla sindaca Virginia Raggi e alla direttrice del dipartimento politiche sociali Michela Micheli contro la determinazione dirigenziale sui moduli prefabbricati, rilanciamo il presidio del 1 dicembre in via Ramazzini dove il Movimento per il diritto all’abitare si mobiliterà a partire dalle ore 12.
Nelle baracche andateci voi!
#oralecase


Donne e occupanti del movimento per il diritto all’abitare

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