Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

Lettera dalle famiglie di Santi Apostoli dopo sette mesi di vita sotto il porticato di una chiesa

 
 
Eccoci qua,
siamo i “Santi Apostoli”, circa trenta famiglie vittime di una situazione politica che ci ha portato a vivere per sette mesi sotto il porticato di una casa: i “migranti”, così ci hanno chiamato. Cosa che non abbiamo mai capito perché nessuno di noi è mai uscito dal pianeta Terra!
Prima di raccontarvi la nostra esperienza, pensiamo sia giusto aprirvi gli occhi su ciò che sta realmente accadendo nel nostro paese, l’Italia. E sì, diciamo “nostro” perché anche se veniamo respinti e denigrati ogni giorno dallo stato italiano, qui mangiamo e qui dormiamo, qui abbiamo concepito, cresciuto e istruito i nostri figli, qui lavoriamo, qui spendiamo e qui soffriamo.
In Italia la popolazione è arrivata al punto di non potersi permettere di pagare un affitto, e non parliamo di singole persone ma di interi nuclei famigliari, sfrattati per i mancati pagamenti.
Gli affitti sono troppo alti, combaciano ormai con i nostri stipendi. Un nucleo composto da madre, padre e figlio (uno!) è costretto a dover fare più di un lavoro a testa solo per mantenere le spese affittuarie, luce, acqua, gas, oltre alle spese alimentari e quelle necessarie ai bisogni primari.
I lavori non sono più sicuri. Un anno lavori, l’anno dopo ti ritrovi a riconsegnare curriculum o a fare chiamate, neanche fossi appena uscito da scuola!
Alcuni rimangono vittime di questo sistema di schiavitù, altri decidono di opporsi e di lottare, portati all’estremo dopo aver perso ripetutamente il lavoro e visto il proprio compagno o la propria compagna ammazzarsi solo per le spese affittuarie.
Abbiamo deciso, quindi, di occupare cinque anni fa, di passare nell’“illegalità” perché in questo paese l’emergenza abitativa non esiste, non viene gestita, non viene considerata. E se vivi un disagio economico o abitativo è colpa tua, lì rimani e lì rimarrai.
Se vivi un disagio economico o abitativo, ti ribelli ed esteriormente non sei “italiano” vieni emarginato, denigrato, utilizzato  per alimentare odio tra poveri, descritto a chi vive il tuo stesso disagio come un occupante illegale, ladro, disonesto, anche se combatti per i diritti di tutti e a che a tutti vengono negati.
Nessuno racconta mai chi siamo realmente e quale disagio globale rappresentiamo. Forse se fossimo stati tutti “italiani” ci avreste visto in modo diverso, magari ci avreste appoggiati. Invece, giudicati solo in base all’estetica, per voi e i numerosi giornalisti che venivano a vederci a Santissimi Apostoli eravamo solo “migranti”. Poi mi chiedo che migrante sei quando sei nato qui o cammini sul suolo italiano da più di trent’anni!
Una volta sgomberati da palazzo di Cinecittà che avevamo occupato, ovviamente per i “migranti” non c’era alcuna soluzione alternativa (per chi occupa, quindi per chi prova a gestirsi e ad aiutarsi da solo non c’è alcuna soluzione, non va data alcuna soluzione, soprattutto abitativa), non ci rimaneva altro che farci sentire. Abbiamo presidiato quindi il portico di una chiesa, la chiesa dei Santissimi Apostoli.
Tanti sono stati i giornalisti venuti a intervistare questi “migranti”, nessuna risposta è però arrivata dalle istituzioni o dallo Stato.
Era il 10 agosto 2017 la prima notte che abbiamo dormito lì, sopra pezzi di cartone. Anziani, donne, bambini, adolescenti… tutti.
Passa il primo mese… 10 settembre 2017: arrivano coperte, materassi, tende. È pieno di giornalisti ma non c’è alcuna considerazione da parte delle istituzioni.
10 ottobre 2017, terzo mese.
Ormai viviamo lì, usiamo il bagno della chiesa (hanno solo acqua fredda) in base ai loro orari. Ogni mattina i nostri compagni, sempre presenti, ci portano the caldo e caffè, pranzo e cena dalle altre occupazioni. Alcuni volontari, incuriositi, ci portano giochi per i bambini, quaderni e penne (è già cominciata la scuola per i nostri figli), vestiti, coperte, ecc.
10 novembre 2017.
Sono passati quattro mesi. Abbiamo ottenuto un tavolo con l’assessora Baldassarre, che non viene minimamente toccata dall’argomento e che propone solo alle famiglie di dividersi per qualche periodo spostandosi in qualche casa-famiglia, senza alcuna garanzia o eventuale soluzione al termine di questo periodo ma separando comunque i nuclei famigliari.
Che fare con gli anziani o i single?
Chissenefrega!
Intanto comincia a fare freddo. Lavatrici sotto i portici delle chiese non si trovano e lavarsi i vestiti ogni giorno con l’acqua fredda sta diventando pesante (come dicevamo prima usavamo il bagno della chiesa in base ai loro orari). Durante la notte diventa scomodo uscire dalla chiesa per andare a fare i propri bisogni tra le macchine… e non sempre ti dice bene!
Cominci a metterti le bottiglie d’acqua vuote da parte o una bacinella (accanto a una boccetta d’alcool per neutralizzare gli odori), qualcuno usa il vasino dei propri bambini.
Già, i bambini.
Nessuno ha pensato ai figli dei “migranti” nati in Italia.
Nonostante la situazione portavamo ogni giorno i nostri figli a scuola. I più grandi, quelli intorno ai 12/13 anni, cresciuti tutti insieme come fratelli, andavano a scuola insieme e tornavano verso le 14e45 per mangiare il pranzo che gli avevamo lasciato, ormai freddo (perché sotto i portici non si trovano le lavatrici ma neppure le cucine!), giocavano un po’ sul marciapiede e poi si mettevano a fare i compiti, finché c’era luce.
Ogni giorno ci svegliavamo tutti alle 6, 6e30, l’ora in cui ci portavano te, latte e caffè caldo. Poi tutti a fare la fila per il bagno della chiesa e a prepararci per un’altra giornata sotto il porticato.
10 dicembre 2017, quinto mese.
Inutile dire che ormai siamo diventati l’“attrazione” del posto, non in modo positivo ovviamente.
A parte i volontari, sempre disponibili a portarci coperte, vestiti, giocattoli e qualche pasto caldo, non eravamo ben visti dai fedeli che entravano a visitare la Basilica e venivamo guardati con aria schifata, con disapprovazione e paura. Già, paura. Che paura la povertà, che paura la realtà!
Ci additavano come “la rovina dell’Italia” e non come i “rovinati dall’Italia”… perché, come dicevamo prima, se sei vittima di un disagio sociale è solo colpa tua.
Intanto si fa avanti la Regione Lazio. Sembra interessata al nostro caso, al “caso dei migranti”.
Fissiamo un tavolo, poi rimandato alla fine del dicembre 2017.
Tramite la Regione, veniamo a conoscenza di un palazzo che potrebbe ospitare Santi Apostoli, il famoso palazzo di via Ventura, in zona Pineta Sacchetti: un palazzo della Regione in uso, però, al Comune.
Vi ricordiamo che il Comune non ha alcuna intenzione di trattare con gli occupanti, per loro chi occupa per via di un disagio sociale, economico, non ha diritto ad alcuna abitazione né soluzione, temporanea o meno che sia.
La notizia però incuriosisce, teniamo una conferenza stampa a piazza Venezia, sotto Spelacchio, che per il momento sembra il solo e vero problema della città di Roma.
Fissiamo un altro tavolo con la Regione Lazio per il mese di gennaio e Santi Apostoli passa anche il Natale sotto il porticato.
Inutile ricordare il freddo, i bisogni nei nostri bagni improvvisati e i nostri figli, ancora lì.
10 gennaio 2018. È arrivato l’anno nuovo ed è arrivato il sesto mese.
Sei mesi, sei lunghissimi mesi, sei mesi sotto gli occhi indignati della gente che ci fissava, sei mesi a pieno contatto con i piccioni, di giorno, e i topi attratti dal cibo, di notte. Sei mesi fotografati dai turisti e dai giornalisti in cerca di notizie.
Per le istituzioni, però, il pensiero non è mai cambiato.
La Regione comincia a darci delle date di scadenza che riguardano il palazzo destinato a noi. Ci dicono che si tratta di “emergenza freddo” ma che ci importa, viviamo per strada: “emergenza freddo” o “temporanea” urge che qualcuno si renda conto di questa situazione!
È assurdo che degli esseri umani (basta con la storia dei “migranti”) vengano abbandonati coscientemente sotto il porticato di una chiesa. Lasciati lì a marcire perché considerati inferiori dalla mentalità di questo paese e “illegali” per essersi ribellati e essersi aiutati da soli. Illegale, invece, non era il descriversi al popolo come invasori e considerarci criminali, pur sapendo che questo problema – la casa – riguarda migliaia di italiani, a cui comunque non viene data alcuna soluzione, esattamente come a noi.
Dalla Regione, comunque, ci comunicano che al palazzo occorrono alcune modifiche ma che l’ultima parola sarà il Comune ad averla e il comune detta le sue condizioni: parla di “fragilità”… peccato non si rendano conto che ad essere fragili siano i loro cervelli.
10 febbraio 2018, settimo mese.
La tiritera tra la Regione e il Comune va avanti ormai da troppo tempo.
La Regione sembra appoggiarci ma se il Comune non glielo consente possiamo anche morire sotto quel porticato.
Nel corso di un ultimo tavolo ci chiedono altri venti giorni di tempo e di aspettare dopo le elezioni… sarebbe compromettente per loro “aiutare” dei “migranti”.
Chissà come sarebbe andata se ci avessero visti come persone o se fossimo stati tutti “esteticamente” italiani.
A nessuno è interessato delle nostre vite, della salute dei nostri anziani e dei nostri figli.
Per la Regione è stata più importante la scadenza elettorale.
Per il Comune non siamo degni di essere considerati.
Per la Raggi non esistiamo neanche.
 
 
 
Le famiglie di Santi Apostoli

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