Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

Comunicati

Tanto sferragliare di truppe… Non serve a niente!

Il governo sta mobilitando un gran numero di uomini e mezzi, stanziando diverse centinaia di milioni e assumendo personale in divisa. Tutto questo in nome del Giubileo della Misericordia voluto da Papa Francesco. Oltre ai finanziamenti e al rafforzamento delle misure di sicurezza, si fa esplicita pressione su sindacati, associazioni e movimenti affinché si riducano o cancellino manifestazioni, assemblee, scioperi. Un vorticoso agitarsi a pochi giorni dall’apertura della Porta Santa prevista per l’otto dicembre prossimo.

Nel dispiegarsi delle prossime ore, anche la strage di Parigi verrà utilizzata per rafforzare nella città il convincimento che in nome della propria incolumità si può anche rinunciare a qualcosa di importante come l’espressione del dissenso o la contestazione verso la mancanza di risposte concrete ad una situazione di disagio sociale in crescita costante. Accontentarsi di una caritatevole attenzione della chiesa e non chiedere altro, soprattutto non disturbare la traballante diarchia che deve gestire la capitale fino alle elezioni primaverili, questo sembra essere il messaggio.

Questo rumore di sciabole intorno ai luoghi sensibili è stato rotto venerdì dagli studenti e dal sindacalismo conflittuale della scuola e sabato con l’acampada della dignità di piazza Esquilino. Un appuntamento questo, mantenuto anche dopo ciò che era accaduto in Francia, senza paura e con grande determinazione, per affermare la necessità che non sarà il silenzio a cambiare la situazione ma solo la voce forte e chiara delle lotte sociali. In piena sintonia con la mobilitazione contro Acea in corso nelle stesse ore, dopo il distacco subito dallo spazio delle Cagne Sciolte, la comunità meticcia e precaria delle occupazioni abitative e della resistenza agli sfratti si è radunata a ridosso della Basilica di Santa Maria Maggiore, luogo dove secondo il prefetto Gabrielli non si potranno svolgere manifestazioni, e a pochi metri dal ministero dell’Interno. Intorno un inquietante spiegamento di forze e idranti puntati sui manifestanti.

Mentre il sagrato della chiesa era controllato con i mitra spianati, l’immagine che si ricavava non era quella di un dispositivo a protezione dei romani e dei turisti in circolazione, ma contro i manifestanti in piazza percepiti come nemico da controllare e minacciare. In questo senso veniva esplicitato un messaggio che probabilmente verrà anche reso più chiaro nei prossimi giorni. La città deve poter proseguire il suo itinerario di affari e speculazioni che accompagneranno il Giubileo e dovrà arrivare fino alle elezioni senza subire disturbi. Quindi il problema non sono gli attentati ma coloro che non consentono il tranquillo svolgimento del grande evento. Il loro tornare spesso su come è andata con Expo a Milano la dice lunga su come vogliano che vada a Roma.

Bene abbiamo fatto quindi ad irrompere sulla scena del Giubileo con l’occupazione di Castel Sant’Angelo, a pochi metri da San Pietro e nella stessa ora dell’Angelus domenicale. L’iniziativa ha respinto al mittente la lettera alla città di papa Francesco e ha ribadito l’urgenza di misure e risorse concrete, utili ad affrontare non il benessere dell’anima ma a restaurare i diritti primari. Stanziare milioni di euro nella legge di stabilità per pacificare Roma potrà sembrare una buona idea a Renzi ed Alfano, usando strumentalmente il sangue di Parigi, ma non convince buona parte degli abitanti della capitale. Soprattutto non convince quella città di sotto che nelle stesse ore manifestava a Tiburtino III contro il fascio-leghismo e il degrado delle periferie. Il segnale lanciato con la lettera alla città di sotto che i movimenti hanno letto dagli spalti di Castel Sant’Angelo non può essere travisato e non può rimanere inascoltato. La distanza tra chi soffre la crisi e non riesce a vivere con dignità, stretto nella morsa delle morosità e degli sfratti, e chi vuole imporre manu militari il “Grande Evento” del Giubileo è enorme. Questa distanza si manifesterà con tutta la sua forza nei prossimi giorni dentro nuove pratiche di riappropriazione e nelle lotte e nelle resistenze nei territori, nelle scuole, nei posti di lavoro e nell’università.

Non chiedeteci niente perché non concederemo nulla. È chiaro che tutto ciò che si è mosso, dalle dimissioni/decadenza di Marino all’arrivo del commissario Tronca, da Mafia Capitale alla gestione Gabrielli, è stato solo un abile movimento per lasciare tutto com’era o, peggio ancora, per produrre un nuovo giro di vite in senso antipopolare ed autoritario. Sembra quasi un piccolo colpo di stato finalizzato a pacificare definitivamente una città indisponibile ad essere normalizzata. Ma siccome siamo ancora nella stessa emergenza e nella stessa crisi… Ora la partita va giocata!

Movimenti per il diritto all’abitare

 

 

ASSEMBLEA PUBBLICA - LA CITTA’ DI SOTTO NON HA GOVERNI E SINDACI AMICI


Venerdì 6 Novembre 2015
Ore 17,00
Università La Sapienza
ASSEMBLEA PUBBLICA

Manca un mese e mezzo all'apertura della porta santa che inaugurerà il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco. La Roma che si prepara a ricevere milioni di pellegrini e a rimanere per un anno intero sotto i riflettori del mondo, è una metropoli agitata e nervosa, ribollente di problemi ed emergenze, scossa da guerre di potere.

Già da qualche mese, infatti, la capitale è stata commissariata de facto dal governo attraverso la figura del super-prefetto Gabrielli. Un uomo forte al comando a cui il governo centrale ha affidato le redini del governo cittadino, allo scopo di ripulire le strade dalle sue contraddizioni più visibili, normalizzare la città, placare insofferenze e conflitti: un giro di vite già ampiamente esplicitato attraverso la restrizione del diritto a manifestare, gli sgomberi delle occupazioni, la precettazione dei lavoratori dei servizi fino alla definizione di provvedimenti disciplinari e di licenziamenti, la militarizzazione della città. Ora con la probabile caduta del sindaco – Marino permettendo – si profila un ulteriore passaggio con il commissariamento diretto della città. Il cerchio, dunque, potrebbe chiudersi con un pool di funzionari dello stato ed in particolare del ministero dell’interno alla guida della capitale e persino, forse, dei suoi stessi municipi.

Il risultato dell’incapacità da parte di un sindaco Marziano di dare risposte, di amministrare una realtà così complessa? Certamente, anche, ma non solo…

E’ oramai evidente come lo shock prodotto da Mafia Capitale ed ora dal commissariamento della città non rappresentano una semplice parentesi temporanea, ma piuttosto il segno di una nuova fase e di un nuovo modello che si afferma sulla capitale.

Un modello in cui lo strapotere degli apparati di polizia e magistratura diviene l’emblema di un governo che ha scelto di rivolgere le sue attenzioni solo al paese solvibile, definendo radicalmente da che parte stare: da parte degli interessi forti dei grandi potentati economici, dell’impresa e del mercato.

Il risultato è che una fetta enorme e crescente di popolazione non solvibile, che vive di precarietà, di stenti, di impossibilità di arrivare alla fine del mese e di condurre una vita piena e degna, viene completamente esclusa, additata oltretutto come un nemico da controllare e da reprimere.

Proprio in relazione a queste scelte, vediamo le grandi questioni sociali essere affrontate sempre più esclusivamente in termini di ordine pubblico: l’esecuzione manu militari di sfratti e sgomberi; l'attacco ai diritti, anche quelli acquisiti; le periferie sempre più abbandonate a scapito di un centro – vetrina. E’ in questo contesto che vediamo avanzare dietro ai “disservizi” l’idea ed il progetto della privatizzazione delle aziende pubbliche (AMA e ATAC oltre alla già quotata ACEA); che vediamo scalpitare, dietro i fidati uomini del premier Renzi nella capitale, gli interessi voraci di vecchi e nuovi potentati pronti a mettere a valore e a sfruttare – come prima e più di prima – territori, risorse, vite.

In una situazione, quindi, in cui i termini del conflitto sono determinati e chiari, occorre capire insieme cosa fare, come organizzarsi.

In mezzo a tutto questo, dobbiamo comprendere infatti se siamo in grado di ritrovarci per immaginare qualcosa di diverso dalla semplice sommatoria di identità e soggetti precostituiti, per metterci veramente in gioco: fare delle nostre spurie e difficili periferie il nostro campo di battaglia, partire dai bisogni nella ricerca di nuove pratiche e nuovi strumenti di lotta e riappropriazione; coinvolgere i territori della nostra città scavando nelle sue contraddizioni, disponibili a cambiare noi stessi nella sperimentazione, costruendo nuovi processi attivazione dal basso e di autorganizzazione.

Un tratto di strada è li davanti a noi che ci aspetta: è un giubileo gestito come “occasione” al servizio di potenti interessi; un giubileo che corrisponderà per parte ad una campagna elettorale dove la contesa che avrà per oggetto la città di Roma sarà complessa, dura, scossa dalle campagne e dal lavorio delle destre: sia quelle che guardano alla maggioranza silenziosa e alla costruzione di un blocco dell’ordine, sia quelle più apertamente razziste che proveranno a dividere ancora di più il tessuto già frastagliato delle periferie, alimentando odio contro i migranti per raccogliere malumori e voti, accanto ad una idea di sicurezza che si trasforma in puro e semplice egoismo sociale da difendere ed affermare a mano armata.

Lo sgombero e la resistenza dell’ex Telecom di Bologna ed i fatti di Porta Pia qui a Roma, del resto dimostrano che lo scontro POVERI CONTRO POTENTI è oramai è aperto. Si tratta di capire, fuori e contro qualsiasi strumentalità politico – elettorale, come proseguire e rilanciare.

Muoviamoci! Per irrompere a gamba tesa in questo Giubileo della Misericordia formale. Per non divenire semplice “posta in gioco” di una contesa sul presente e sul futuro di Roma, fra interessi che nulla hanno a che fare con i nostri bisogni e con i veri problemi della città. Interessi che oltretutto, ammiccando ai poveri, considerano il disagio sociale come una vera e propria fonte di lucro e di profitto per pochi. Per questo dobbiamo riproporre con forza la nostra contesa e la nostra sfida: per rovesciare il paradigma della povertà e scagliarlo con decisione contro il governo Renzi e i suoi sodali.

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I bisogni di tanti contro gli interessi di pochi

Manovra espansiva, la definisce il Sole 24 Ore, con il presidente di Confindustria Squinzi che plaude al coraggio di Renzi. La Legge di Stabilità varata dal Consiglio dei ministri e illustrata dal premier insieme al ministro Padoan tra frizzi e lazzi, con il consueto corollario di twitt, slide e hashtag è stata servita e inviata alla commissione dell’Unione Europea che dovrà verificarla.

La conferenza stampa di presentazione del provvedimento più significativo per la gestione economica del paese è sembrata più una performance da illusionista che un vero e proprio rendiconto delle intenzioni dell’esecutivo. Le illusioni, fornite a piene mani, sono la parte rilevante della manovra, mentre la sostanza si è concentrata verso il cosiddetto paese solvibile. Semplificando potremmo dire che ai poveri arrivano delle elemosine e al paese che sta bene, per ora, si riserva un trattamento di favore, confidando in un ritorno elettorale e in un sostegno duraturo. I 27 miliardi della Legge di Stabilità sanciscono, ancora una volta ed ancora di più, un aumento delle diseguaglianze e una scelta di campo ideologicamente e materialmente classista. Si escludono da ogni possibile attenzione milioni di persone che vengono giudicate improduttive, inutili ed elettoralmente perse. Il premier si erge esplicitamente a capo di una vera e propria fazione disposta anche “allo scontro fisico” pur di mantenere le proprie rendite di posizione, accrescere profitti e patrimoni, mentre una fascia sociale rilevante diventa sempre più fragile e distante.

Il Matteo nazionale” ha speso parole di fuoco per sottolineare l’inaccettabile condizione di milioni di bambini e bambine, per poi comportarsi come quel distinto signore che uscendo dalla chiesa lascia cadere una piccola moneta nel piattino di chi chiede un obolo. Il PD di Renzi risponde così alla domanda di Orfini di qualche tempo fa sul cuore sociale di questo partito. Una risposta drammaticamente inequivocabile di chi sta dalla parte benestante e può solo escogitare bonus per le povertà, mantenendo inalterato lo stato d’emergenza permanente che tanto piace alla rendita di questo paese.

In nome di una rinnovata fiducia e verso l’incentivazione di nuovi consumi, si determina l’idea di una ripartenza fortemente classista con tagli alla sanità e vistosi regali alla proprietà, al mercato e alle imprese. Dopo aver riformato violentemente le regole sul lavoro e sul welfare, con questa manovra si tira una riga definitiva sulle vite di un numero impressionante di persone, milioni di famiglie e di single che a parole si dice di voler tutelare, nei fatti vengono cancellate/i. Oltretutto quando questi uomini e queste donne si organizzano vengono repressi, limitati nei diritti, zittiti con arroganza e protervia. Anche la libera espressione del dissenso viene fortemente controllata e depotenziata.

Si interviene sulla tassazione per la prima casa e non solo, favorendo soltanto chi ha già garanzie e dimenticando coloro che un alloggio non hanno potuto acquistarlo e spesso nemmeno affittarlo, come capita a milioni di precari con redditiincostanti e insufficienti. In assenza di politiche abitative pubbliche e di fronte al fallimento del cosiddetto “piano casa” dell’ex ministro Lupi, sodale di prima grandezza del governo Renzi, ci si sarebbe aspettato ben altro. Si parla di intervento sulle case popolari dimenticando volutamente che già 500 milioni erano da appostare sul “piano” di cui sopra, pretestuosamente denominato provvedimento atto a limitare l’emergenza abitativa, per la manutenzione e la riqualificazione degli alloggi pubblici. Cosa mai avvenuta. Cosa si è concretizzato di quel piano? Le risorse destinate al solito grande evento “succhiasangue e devastacittà” di Expo 2015 e l’applicazione dell’odioso articolo 5. Con la Legge di Stabilità 2016 si percorre quindi sempre la stessa strada, guerra ai poveri e briciole per l’emergenza, sgravi fiscali e risorse per gli abbienti e per l’impresa.

È chiaro anche l’intento propagandistico dei soldi per il Giubileo all’indomani delle dimissioni del sindaco Marino. Un grande evento è sempre un affare e il fatto che cada mentre si deve preparare una campagna elettorale non è una cosa da gestire malamente. Quindi le risorse fino a ieri negate irrompono spettacolarmente – salvifiche – nella capitale, rappresentando in un certo senso –una dote – del governo verso l’election day della prossima primavera.

Roma come Torino, Bologna, Milano e Napoli andranno infatti alle elezioni a maggio prossimo. Questa Legge di Stabilità ha dentro di se anche questa necessità, raccontare al paese solvibile che la coalizione di governo non ha interesse alcuno nel modificare le condizioni di vita di chi ha superato più o meno indenne la bufera della crisi, oppure ne è uscito persino arricchito. Per fare questo l’ostilità verso gli insolventi deve diventare maggiormente visibile e palpabile. Bisogna eliminare ogni percezione di attenzione, al massimo si può coltivare l’istituto della pietà, foraggiando un terzo settore complice e corrotto o prevedendo minime risorse da destinare a bonus insignificanti, insufficienti e provvisori, oltretutto immaginati come strumenti di controllo e ricatto sulle persone.

Come ribaltare questo stato di cose? Come sfidare questo neoliberismo che regala 6 dei 27 miliardi della manovra ai ricchi mettendo tutto comunque al servizio del mercato e dell’impresa? Come rispondere a politiche economiche così faziose e insopportabili per milioni di persone? L’indebolimento generalizzato delle tutele, dei salari, della riproduzione sociale, dei diritti, è il prezzo da pagare per uscire dalla crisi? Davvero questa barca non si può rovesciare perché altrimenti moriremmo tutti e quindi puntare alla riduzione del danno, ad una ipotesi di sopravvivenza, rimane la sola via praticabile in attesa di cose rosse o coalizioni possibili? Noi non ne siamo affatto convinti.

La dichiarazione di guerra del premier è palese, così come è evidente che le numerose effervescenze sociali disseminate nel paese non hanno valore di contrasto da contrapporre, se non a livello locale. Pensare di percorrere ancora una volta ipotesi elettorali perdenti e comunque di governo della crisi significa non percepire il disagio dei poveri e lasciare questa pancia dolente nelle mani della destra fascio-leghista. Bisogna provare invece a scagliare la povertà sulla scena come oggetto contundente e ricompositivo, immaginando che l’apertura del Giubileo della Misericordia diventi lo spazio della rabbia e della dignità degli esclusi, della classe sociale che si vuole relegare nell’oblio e nella sfera delle elemosine. Pensare che sia una tornata elettorale primaverile a restituire la dignità che vorrebbero toglierci è illusorio e perdente: benvenuti negli Stati Uniti, dove chi vota rappresenta meno del cinquanta per cento della popolazione e decide per tutti, poveri compresi. A New York come a Ferguson.

La divaricazione degli interessi, dei bisogni, dei desideri è troppo forte per non esplicitarla, per non viverla come possibilità di trasformazione e liberazione. Prima i poveri, non è uno slogan. È un affermazione di appartenenza!

Movimenti per il diritto all’abitare

E ADESSO LE CASE - La determinazione dei movimenti è più forte delle minacce di sgombero

Il tavolo interistituzionale che si è tenuto ieri 12 ottobre in Prefettura ha visto la partecipazione degli assessori alla casa di Comune e Regione, Danese e Refrigeri e dei movimenti per il diritto all’abitare romani. La convocazione del Prefetto Gabrielli e la sua presenza all’incontro, nonostante la situazione decisamente complicata in città derivata dalle dimissioni del sindaco Marino, conferma l’urgenza della questione abitativa a Roma e afferma, per ora, la necessità che le problematiche sociali non possono essere oggetto di ordine pubblico.

Il confronto serio, strappato dalla determinazione con cui i movimenti hanno reagito alle minacce di sgombero dei giorni scorsi e dalle barricate erette dalle occupazioni, ha come base di ripartenza l’unico strumento credibile oggi sul piatto: la delibera regionale del gennaio 2014 con i suoi 197 milioni di euro destinati all’emergenza alloggiativa. Delibera conquistata con decine di mobilitazioni e occupazioni tra il 2012 e il 2013. Le risorse esistenti e finora non utilizzate finalmente sembrano in dirittura d’arrivo. L’intenzione manifestata dal Prefetto e sostenuta con decisione dall’assessore regionale, tiepidamente da quello comunale, che chi vive in emergenza dentro i residence, chi vive nelle occupazioni e chi è in graduatoria per un alloggio popolare deve vedersi assegnati gli alloggi che saranno realizzati con la delibera regionale, è l’importante risultato raggiunto dalla volontà dei movimenti di non mollare la presa.
Passare dalle intenzioni ai fatti sarà oggetto di un tavolo tecnico che a giorni verrà convocato dal Prefetto e che avrà il compito di affrontare le criticità e le soluzioni possibili. La situazione di un Comune commissariato non consente di sapere chi sederà per questo ente interessato al tavolo previsto, ma la delibera regionale appare viva e vegeta e potrà fare il suo corso. Quindi in teoria non ci sono ostacoli di sorta per avviare un percorso virtuoso. Abbiamo però assistito per mesi ad un balletto vergognoso intorno all'unico strumento credibile per affrontare l'emergenza abitativa, un gioco sporco finalizzato al depotenziamento della delibera stessa, alla sottrazione delle risorse esistenti, al mantenimento di una situazione di emergenza, probabilmente per gestire interessi clientelari e mafiosi in perfetta continuità con il sistema “mafia capitale”.

È chiaro che i movimenti non sederanno al tavolo considerandolo risolutivo. Non è una goccia nel deserto che elimina la siccità. A partire dal fallimentare cosiddetto “piano casa” nazionale del 2014, fino ad arrivare al “piano delle elemosine” per i bambini poveri, non c’è traccia di politiche abitative pubbliche degne di queste nome e di welfare di prossimità all’altezza della crisi dilagante. A fronte di un disagio sociale crescente si continua a far cadere briciole dal tavolo sotto forma di bonus misericordiosi, sarà che è l’anno del Giubileo. La delibera regionale del Lazio è un segnale in controtendenza, affronta l’emergenza con risorse vere e le destina ad alloggi e non a residence o contenitori del disagio, utili solo a foraggiare un terzo settore complice e corrotto. Oltretutto punta sul costruito e sulla rigenerazione urbana, evitando nuovo consumo di suolo e nuove cementificazioni.
Questo percorso avrà molti nemici. A partire da coloro che ritengono che le case disponibili vanno date “prima agli italiani”. Aver fatto invece questa battaglia con una composizione fortemente meticcia e aver affermato il diritto alla casa e alla residenza per ogni singolo abitante di questa città, aldilà della sua provenienza geografica, ottenendo il riconoscimento di questo diritto dentro un atto della pubblica amministrazione, rende ancora più grande il valore di questa lotta.

Ora il percorso prosegue. Nei prossimi giorni non ci troverete seduti ad un tavolo a contrattare alloggi come amministratori di condominio, ma saremo di nuovo nelle strade a difendere chi è sotto sfratto (nell'incontro di ieri abbiamo ribadito la necessità di una moratoria generalizzata), e nel centro della città per chiedere la cancellazione del piano casa e dell’odioso articolo 5. Lo faremo con i bambini e le bambine di decine di occupazioni romane e non solo, nella settimana di mobilitazione nazionale lanciata dalla rete Abitare nella crisi. L'appuntamento è venerdì 16 ottobre, a palazzo Chigi, alle ore 16, per dire a Renzi che non se lo può cavare con qualche soldo elargito verso bambini poveri. Ci vuole qualcosa di più serio che un partito delle elemosine per dare le risposte necessarie a milioni di persone impoverite da una lunga crisi di sistema.

Degage non è solo un palazzo

Non è stato un bel risveglio. Fin dalle prime luci dell’alba vedere quelle facce tirate dalla prepotenza di una vita, è quanto di più brutto ci si possa augurare. Abbiamo incontrato i ladri in casa, nei corridoi, nelle stanze a frugare tra i nostri vestiti con le loro mani sporche. I ladri quelli che rubano, non perché hanno fame, ma per difendere e arricchire chi si ingrassa con i nostri soldi, quelli della collettività che sta negli anfratti delle vie, nelle scuole che si sgretolano, nelle università che si svuotano, ma anche negli spazi e nelle case occupate dove costruiamo quotidianamente quella comunità differente che vorremmo riprodurre.

Lo sgombero dello studentato Degage è una provocazione per noi e per tutta la città. Non è solo un palazzo fatto di cemento e mattoni, è un’idea a cui abbiamo dato vita. Un’esperienza che, senza contorni definiti, ha voluto allontanare ricette politiche e facili retoriche per sperimentare come e perché vivere insieme e rendere una comunità riproducibile al di fuori di sè. Riproducibile nelle modalità di approccio alla realtà e non perché come monolite dovrebbe dispiegarsi sempre uguale a se stessa. Chi è passato a sentire le nostre chiacchiere e chi si è trovato a vivere con noi le lotte, sa che nessuno di noi è uguale all’altro e spesso questo ci fa discutere, che tutto tra di noi può succedere e che l’imprevedibilità spesso c’ha salvato, che anche chi ci odia può trovare sempre una mano tesa e che però è molto facile farci incazzare, ma soprattutto sa che abbiamo tanto ancora da dimostrare e da creare. Pensiamo di poter riprodurre quello che siamo perché siamo capaci di plasmare le nostre convinzioni con umiltà, ogni volta che ci imbattiamo nelle contraddizioni di questa realtà e nei diseredati che se le vivono. E sappiamo che spesso la forza propulsiva, la convinzione, la voglia di libertà arriva proprio da lì, come le possibili forme di autorganizzazione. Siamo cresciuti durante l’onda, il 14 dicembre, il 15 ottobre, in val di Susa e nelle periferie della città e del paese. Dalle prime abbiamo appreso la potenza e i limiti della politica di movimento, dalla seconda la rabbia del vivere quotidiano.

Tutto questo non può essere cancellato attraverso un semplice sgombero, è folle che qualcuno l’abbia pensato e l’assemblea di ieri al  3serrande occupato ne è una dimostrazione che c’ha dato tanta forza. In tanti e tante hanno raggiunto l’assemblea e hanno partecipato al corteo. Siamo sicuri di aver raccolto quel poco che abbiamo seminato e anche che tutto questo non è sufficente per invertire la rotta di chi ci ha dichiarato guerra. In un contesto cittadino ormai a dir poco ridicolo, in cui la democrazia è diventata spartizione organizzata di risorse e poteri tra re, valvassori e valvassini, le forze di polizia optano per colpire e zittire chi potrebbe risultare un problema o semplicemente un esempio concreto di come vivere senza essere schiavi dell’affitto, del contratto a chiamata, della disoccupazione, delle bollette sempre troppo care.

Il sistema Mafia Capitale della città riempie le tasche di palazzinari, capi di cooperative più o meno grandi (prima legate all’estrema destra come alla sinistra e ora alle associazioni di Comunione e Liberazione amiche di Renzi), di politici, banchieri e amministratori vari ma è anche un sistema di controllo, di schiavitù. Chi ha fame, chi vuole una vita differente dipende da questa gente, da quella che ha in mano i soldi e li può distribuire e quale più grande potere può esserci se non quello di poter disporre della vita di migliaia di persone? Quale?

L’autorganizzazione, la riappropriazione, la resistenza nei territori è la possibilità attraverso la lotta di rompere quell’anello di schiavitù che ci lega a questo sistema.

Lo sgombero di uno studentato, di uno spazio sociale, di un’occupazione abitativa rappresenta l’aggiunta di nuovi anelli alla catena e questo non possiamo permetterlo. Ieri con il corteo che ha sfilato per le strade della città abbiamo solo annunciato che se “ci levate dalle case, ci troverete nelle strade” e abbiamo tutta l’intenzione di farlo! Invitiamo tutta la città a unirsi a noi, a spezzare la catena degli sgomberi, a spezzare la catena del potere sopra di noi. Siamo il mondo di sotto e ci riprenderemo tutto.

 

Dopo l'infame sgombero di Martedì mattina continuiamo a rispondere a
questo attacco a chi si organizza per riprendersi ciò che gli spetta!

 VENERDÌ 28 AGOSTO
 dalle 18-⁠Piazza dell’Immacolata (S.Lorenzo)
 APERITIVO, BRACIOLATA e INFOPOINT Degage
 a seguire proiezione doc “Degage si Barrica!”

 LUNEDÌ 31 AGOSTO
 ore 17-⁠TreSerrandeOccupato (Città Universitaria)
 ASSEMBLEA PUBBLICA verso il corteo del 4 Settembre

 MARTEDÌ 1 SETTEMBRE
 La Palestra Antifascita di Degage nelle strade...

 VENERDÌ 4 SETTEMBRE
 ore 18-⁠Piazzale Tiburtino (S.Lorenzo)
 Corteo Cittadino
 Questa non è la fine ma solo un nuovo inizio...

a breve maggiori info

evento fb: https://www.facebook.com/events/435109313355294/
Comunicati sgombero Degage: https://casaxtutti.wordpress.com/2015/08/26/sgombero-dello-studentato-occupato-degage/
https://casaxtutti.wordpress.com/2015/08/27/degage-non-e-solo-un-palazzo/
Azione sede della Casa della Trasparenza di Parnasi:
https://casaxtutti.wordpress.com/2015/08/27/degage-occupa-la-sede-della-casa-della-trasparenza-di-parnasi/

 

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