Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

Mobilitazioni

Sgombero a Via Prenestina 1391

Le dichiarazioni ufficiali della Questura di Roma sostengono l’urgenza dello sgombero effettuato questa mattina con un enorme spiegamento di forze, motivandola con le segnalazioni della direzione del complesso religioso di proprietà dei Padri Monfortani che da tempo reclama ciò che è avvenuto oggi.

Parlare di urgenza con quello che è accaduto e sta ancora accadendo a pochi chilometri da Roma ci sembra quanto meno fuori luogo e decisamente infelice. Spingere poi intere famiglie in mezzo alla strada, con le temperature che ci sono in questi giorni, appare quanto meno in contrasto sia con la funzione religiosa di cui si fregiano i Missionari Monfortani che con quello degli organi dello Stato preposti alla tutela del disagio laddove esso si manifesti. Soprattutto di fronte ai numerosi minori che dopo aver subito il trauma dello sgombero, ora si ritrovano anche con i loro genitori reclusi per aver difeso il loro diritto ad avere un tetto sulla testa.

I reati contestati appaiono subito pretestuosi, eccessivi e funzionali a mascherare un’operazione- in cui anche i vigili del fuoco non hanno fatto mancare il loro prezioso contributo- di ordine pubblico contro il disagio sociale organizzato nella lotta per la casa. Dipingere coloro che hanno occupato per necessità uno stabile vuoto da oltre dieci anni come spacciatori e ladri, è la consueta modalità per screditare un movimento di lotta e famiglie coraggiose che invece di attendere anni in graduatoria per un alloggio che non arriva mai hanno deciso di lottare e di recuperare dignità e reddito riusando stabili vuoti o abbandonati.

Oggi però tutto non è andato come la Questura e la Prefettura si aspettavano. Dopo aver fatto saltare il tavolo previsto per il 19 gennaio tra i movimenti, il Comune, la Regione e l’Ater, troppo ingombrante il giorno prima dello sgombero organizzato per oggi e aver ignorato la mobilitazione svoltasi nel tardo pomeriggio in piazza Ss. Apostoli, chi ha deciso l’operazione di sgombero pensava di aver fatto tutto nel migliore dei modi. Hanno sottovalutato però la resistenza degli uomini e delle donne di via Prenestina 1391 e la spinta solidale arrivata da via Tiburtina, dove un centinaio di solidali dopo aver difeso un’anziana donna da uno sgombero, hanno bloccato l’incrocio tra la via Tiburtina e San Basilio, in solidarietà con le famiglie resistenti di Colle Monfortani.

La reazione giudiziaria contro la giusta difesa dell’occupazione è stata molto pesante con 16 arresti e 40 denunce. Domani 21 gennaio ci sarà il processo per direttissima con accuse durissime e infamanti, sostenute da perquisizioni fatte nello stabile vuoto e senza testimoni.

Imbarazzante invece il comunicato dello studio legale Dikaios con sede in piazza del Popolo che cura gli interessi del gruppo religioso dei Missionari Monfortani. Fanno riferimento alla morte di Ali a Firenze ed evocano un rischio di crollo della struttura occupata legato alle scosse di terremoto di questi giorni. Insomma lo sgombero è stato fatto per il bene e la salute delle famiglie occupanti stesse. Si parla di diverse centinaia di abitanti, quando oggi si è potuto vedere chiaramente i numeri reali e il tipo di soggetti che da un anno abitano nell’edificio occupato. Per cui ci tocca credere che quella che abbiamo visto stamattina è stata un’azione misericordiosa e attenta soprattutto alla salute dei bambini e delle bambine. Possibilmente da sottrarre ai loro sciagurati genitori come da minacce ricevute nel caso le madri non avessero firmato per la soluzione in casa famiglia, separate dal proprio compagno o coniuge.

Su questo un ulteriore falsità. La questura sostiene di avere affidato 17 minori alle cure della sala sociale. In realtà neanche le minacce sono servite a spaventare le donne che hanno anche dovuto subire questa pressione violenta, tutte hanno rifiutato la separazione del nucleo e la casa famiglia.

Ora proseguono la lotta e il loro intero nucleo familiare è stato accolto negli spazi comuni di un’altra occupazione sulla Prenestina.

Quella di oggi quindi ha tutte le caratteristiche di una dichiarazione di guerra e l’intera città deve trarre le dovute conseguenze.

Domani saremo a piazzale Clodio dalle ore 9 per sostenere tutti e tutte gli arrestati e chiederne l’immediata liberazione.

Lanciamo un corteo cittadino per sabato 28 gennaio per il diritto alla casa, contro sfratti, e sgomberi, per il superamento della delibera Tronca e l’attuazione della delibera regionale sull’emergenza abitativa.

Movimento per il diritto all’abitare

 

 

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Resistenza allo sgombero di Colle Monfortani: liber* tutt* le/gli arrestat*

photo5771384303278729293 Si è concluso con la decisione del giudice del Tribunale di Roma di liberare i/le 15 occupanti di Colle Monfortani arrestat* ieri durante lo sgombero delle palazzine in via Prenestina 1391 il processo per direttissima che si è svolto questa mattina a piazzale Clodio.

Il tribunale ha rigettato la richiesta del PM, che aveva chiesto il carcere per 3 imputat* e l’obbligo quotidiano di firma per tutti gli altri. Cadute le accuse di incendio doloso e detenzione di involucro incendiario, restano in piedi la resistenza pluriaggravata e le lesioni a pubblico ufficiale, capi di imputazione per i quali si andrà a processo il 14 giugno.

Se il tentativo di punire con forza chi si oppone alla violenta guerra scatenata contro i poveri da istituzioni barbare e incapaci di trovare soluzioni al disagio, se non in termini di criminalizzazione e ordine pubblico, ha quindi subito un ridimensionamento con la decisione del Tribunale di Roma di questa mattina, aspettiamo di vedere le prossime mosse della Questura che sta utilizzando tutto il vuoto lasciato da un’amministrazione comunale colpevolmente silente e da una Regione non conseguente nemmeno con le proprie scelte.

La prova di forza del capo della polizia Gabrielli, conseguente lui si con le parole pronunciate la settimana scorsa, non lascia scampo alla necessità per chi si organizza di non fare un passo indietro mentre gli viene tolto tutto per salvare il Monte dei Paschi di Siena. La grande capacità di resistenza sia sulla Prenestina che sulla Tiburtina lo dimostrano.

La capacità dei movimenti di non mollare di un millimetro nelle richieste chiare, portate avanti con anni di mobilitazioni e la maturità nell’individuare l’unica alternativa a Mafia Capitale in un piano di intervento regionale straordinario strappato con le lotte, in grado di destinare risorse già disponibili per reperire alloggi già costruiti, viene così svilita dentro una dimensione di pericolosità sociale, dove la resistenza di donne e uomini che provano a difendere il tetto che sono riusciti a mettersi sulla testa, dentro uno spazio come quello dei Padri Monfortani destinato a progetti speculativi noti a tutti in quel quartiere, viene raccontata come operazione in difesa della legalità, mentre in realtà è un attacco pesante alla povertà.

Con l’accanimento violento nei confronti di madri che sono state minacciate e che hanno resistito con coraggio, difendendo la propria dignità e quella dei loro figli.

Mentre scriviamo siamo in corteo con i/le licenziati Almaviva e attendiamo di riabbracciare i nostri fratelli e le nostre sorelle che verranno liberat* dopo il prelievo forzoso del DNA.

Alla violenza di un sistema che prova a metterci gli uni contro gli altri per isolarci e farci vivere nella paura, rispondiamo con il calore di migliaia di corpi meticci in movimento, che lottano per difendere la propria dignità, che nessuna miserabile azione dall’alto potrà fermare.

Costruiamo per sabato 28 gennaio un grande corteo cittadino per il diritto alla casa, contro sfratti, e sgomberi, per il superamento della delibera Tronca e l’attuazione della delibera regionale sull’emergenza abitativa.

Movimento per il diritto all’abitare 

 

 

Appello: Libertà di pensiero, libertà di dissenso

Libertà di pensiero, libertà di dissenso

 
 
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un inasprimento dei provvedimenti repressivi nei confronti di attivisti dei movimenti sociali e sindacali, dalle lotte per la casa a quelle contro il Tav e le grandi opere, dai migranti agli studenti, dai lavoratori, ai tifosi. L'accanimento contro l'opposizione sociale non risparmia nemmeno il mondo della ricerca, che viene perseguita all'interno della più generale criminalizzazione di quella parte di società che chiede protagonismo politico, al punto di provare a imbavagliare persino la narrazione stessa dei conflitti sociali.
Oltre a un crescente ricorso alle misure cautelari, si moltiplicano le misure di sicurezza e di prevenzione di ottocentesca e mussoliniana memoria - dai fogli di via agli obblighi di dimora, dagli avvisi orali emessi in numero elevato dai questori di diverse città come primo passo verso la sorveglianza speciale, alla sperimentazione del Daspo di piazza- dentro una trasformazione del diritto penale che punta a neutralizzare chi rivendica diritti e migliori condizioni di vita, facendosi spesso portatore di un sistema di valori contrapposto e alternativo a quello dominante.
Un contesto pericoloso nel quale non prolifica soltanto la produzione di nuove norme penali, ma a questo si affianca l’utilizzo di disposizioni amministrative e misure di polizia volte ad acuire il controllo e a limitare la libertà di movimento nei confronti di soggetti giudicati non per un presunto reato, ma per il loro stile e comportamento di vita, arbitrariamente bollati come socialmente pericolosi.
Un contesto in cui la commistione tra apparati giudiziari e di pubblica sicurezza, dentro un sistema che utilizza un diverso peso per giudicare quello che avviene nelle piazze, conduce a giustificare ex ante l'operato delle forze dell’ordine. Una situazione in cui sempre con maggiore foga viene aggredita anche la sfera dei diritti sociali, civili e politici con provvedimenti come l'art5 della “Legge Lupi” che impedisce di ottenere una residenza a coloro che occupano immobili per necessità.
Dentro la nuova fase di governo fortemente repressiva, dunque, l'ordine pubblico diviene pericolosamente categoria politica, e viene impiegato come dispositivo volto al contenimento e al silenziamento al contempo del disagio e del dissenso sociale. In assenza di risposte alla grave crisi economica e all'impoverimento diffuso che ha generato, si consegna nelle mani degli apparati di sicurezza la doppia funzione di polizia e di soggetto politico senza poterne mettere in discussione l’operato, in un contesto in cui in nome della legalità, attraverso una ventennale decretazione d'urgenza in tema di sicurezza e ordine pubblico, si è arrivati a prefigurare una vera e propria guerra contro un nemico interno di volta in volta da individuare e mettere nel mirino, come accade da tempo in Val di Susa.
Una presunta legalità, a senso unico, rivolta tutta contro chi dissente - e non può fare altro che violarla per difendere legittimamente diritti e libertà - e che punisce arbitrariamente, persino sulla base di sospetti, con il doppio obiettivo di isolare gli oppositori e di intimidire i movimenti, per provare a svuotare le piazze e zittire il dissenso.
L'accanimento nei confronti di soggetti irriducibili delle lotte, come Nicoletta Dosio, sottoposta ad un arresto che continua a rifiutare e a violare, o come Paolo Di Vetta e Luca Fagiano, sottoposti al regime di sorveglianza speciale, vanno fermati e respinti con forza non solo da chi in prima persona porta avanti le lotte contro la devastazione dei territori e per i diritti sociali, ma da tutti e tutte in nome di valori fondamentali come la libertà di pensiero e di dissenso. Valori conquistati con la resistenza, che ora vanno difesi collettivamente con coraggio in quanto confine ed argine verso qualsiasi nuova forma di totalitarismo e autoritarismo.
 
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Il Movimento per il diritto all'abitare occupa l'ex Fiera di Roma: contro la speculazione attiviamo la custodia sociale!

 

photo768631595471054948Centinaia di persone hanno invaso l’area dell’ex Fiera di Roma, sulla Cristoforo Colombo, luogo simbolo del degrado e del malaffare, per presidiare un bene comune e riaprire la campagna per il diritto all’abitare, alla residenza e per la libertà di movimento. Attivando la custodia sociale di un bene comune, chiediamo all’amministrazione comunale, e all’assessore all’Urbanistica in particolare, di confrontarci apertamente e di avviare un processo virtuoso nella rigenerazione cittadina e nel riuso di stabili e aree abbandonate o inutilizzate.

Custodia sociale e rigenerazione urbana. Assessore Berdini batti un colpo!

Tempi difficili per la nostra città. Con migliaia di persone alle prese quotidianamente con il difficile tentativo di mettere insieme il pranzo con la cena, pagare un affitto o un mutuo, vestirsi, curarsi e mandare i figli a scuola o all’università. L’amministrazione comunale non ha dato ancora segni visibili di rendersi conto di quanto accade nelle periferie e nelle case degli abitanti capitolini. La sindaca ci appare concentrata su nodi politici legati ad equilibri di potere più che ad affrontare la situazione come sarebbe necessario: mettendo al primo posto i bisogni e i diritti degli uomini e delle donne che vivono a Roma, i desideri e i sogni dei bambini e delle bambine.

Sono molti i nodi da sciogliere e l’emergenza abitativa è tra questi. I numeri sono impressionanti e spesso trovano spazio sulle pagine dei giornali. I dati del ministero dell’interno su sfratti per morosità incolpevole e mutui non pagati sono a più zeri. Eppure il lavoro va a rilento e spesso è proprio il dipartimento politiche abitative del Comune di Roma a ostacolare le soluzioni possibili. Anche se gli ultimi passaggi con gli assessori Baldassarre e Mazzillo fanno intravadere spazi di manovra interessanti.

Eppure sono migliaia i metri quadri e i relativi metri cubi abbandonati, non utilizzati, da riusare. Su questi spazi la rendita immobiliare e la lobby dei costruttori ha le consuete mire: valorizzare e speculare, cementificare e fare profitti. Non bastano le migliaia di appartamenti vuoti che nessuno potrà mai affittare o comprare.

È arrivato il momento che la nuova giunta comunale, i municipi, insieme alla regione Lazio mettano in moto una strategia di recupero dei relitti urbani e di rigenerazione volta alle necessità della città. Anche destinandoli all’emergenza abitativa.

L’iniziativa di oggi si inquadra in questo disegno e la proposta avanzata da centinaia di famiglie senza casa di essere custodi sociali di questo spazio nasce dalla necessità di reclamare veri segnali di discontinuità con il passato, dove l’emergenza è diventata sinonimo e paravento di “mafia capitale”.

Quest’area e gli stabili che vi insistono sono oggetto di un dibattito stucchevole e senza costrutto. Si parla di tagli di cubature e di danno nei confronti di Investimenti Spa, la realtà che gestisce Fiera di Roma, e che ha già prodotto devastanti iniziative nel territorio. Tutto questo avviene a pochi metri dalla mega costruzione largamente inutilizzata che ospita Confcommercio, altro attore negativo nel municipio VIII , e a un paio di chilometri dalle Torri, un tempo sede del ministero delle Finanze, ora ribattezzate la Beirut dell’Eur, con costruzioni demolite nei loro interni da quasi dieci anni e mai ristrutturate. A nulla vale l’inaugurazione della Nuvola di Fuksas, altra operazione costosa e probabilmente inutile per le sorti di questo quadrante di Roma.

Occorre dare agli abitanti di questa città che reclamano il diritto alla casa sulla base delle proprie condizioni di reddito le risposte che meritano. La graduatoria per una casa popolare si sta nuovamente ingrossando, i residence sono ancora in attesa di trovare una soluzione, la delibera regionale sull’emergenza abitativa giace immobile e le occupazioni indicate dalla delibera n. 50 del commissario Tronca rischiano lo sgombero. Per non parlare dei dieci sfratti al giorno che vengono eseguiti senza soluzione alcuna per chi finisce in strada.

Da questo luogo simbolo del degrado e del malaffare intendiamo riaprire la nostra campagna per l’abitare, per il diritto di residenza, per la libertà di movimento. Chiediamo all’assessore Berdini di confrontarci apertamente e di avviare un processo virtuoso nella rigenerazione cittadina e nel riuso di stabili e aree abbandonate o inutilizzate. Intanto rimaniamo come custodi sociali di questo luogo che consideriamo un bene comune.

Movimento per il diritto all’abitare

Roma sprofonda nell’emergenza casa ma dalla sindaca nessuna risposta: 21 ottobre tutt* in Campidoglio!

manifesto

Qualche giorno fa l’annuncio del Sindaco Virginia Raggi: Roma rinuncia alla candidatura alle Olimpiadi del 2024. Non sappiamo quanto questa scelta sia farina del suo sacco o del “Direttorio 5 Stelle” preoccupato di difendere, dopo le promesse elettorali, la faccia e soprattutto la sfida nazionale al governo renziano. In entrambi i casi si tratta di una scelta che salutiamo positivamente, perché rompe la logica dei grandi eventi e delle grandi opere, dei soldi rovesciati a pioggia nelle tasche dei privati, del ricatto/miraggio dei posti di lavoro, dei territori massacrati e depredati, nel caso delle olimpiadi di un meraviglioso evento sportivo trasformato in un business che oltretutto, invece di unire, avrebbe finito per accrescere le diseguaglianze.

Ora però, se la rinuncia alla candidatura olimpica non si inserisce nella mera logica dell’annuncio ma rappresenta una scelta sostanziale, al centro delle preoccupazioni del Sindaco e della sua giunta dovrebbero esserci i problemi quotidiani della città e fra questi, indubbiamente, il tema caldo e cruciale della casa. Ad essere preoccupati però ad oggi sono solo decine e decine di migliaia di abitanti della capitale che non riescono a pagare mutui ed affitti da capogiro, che vivono in situazioni di coabitazione forzata, in campi o in alloggi di fortuna, che attendono l’arrivo dell’ufficiale giudiziario per lo sfratto, che resistono occupando o semplicemente aspettano invano in graduatoria la consegna di un alloggio che non arriva mai.
 
 
Chiunque vive una delle mille facce del problema della casa, a Roma, non può che essere seriamente preoccupato: dopo 4 mesi la giunta capitolina è decisamente immobile, se non incline a sostenere le logiche del profitto come lascia intendere l’idea di affittare alberghi e strutture private per far fronte all’emergenza. Vecchie logiche che pensavamo passate e sepolte con Mafia Capitale e che invece riemergono in una situazione paradossale in cui non esiste neppure un assessore alla casa.
Del resto Roma è attraversata tutti i giorni da un vero e proprio terremoto sociale con una media di 10 sfratti al giorno che vengono eseguiti per lo più senza che dalle istituzioni vengano proposte o costruite per le persone e le famiglie sfrattate soluzioni alternative. La scelta, folle, sembra essere quella di lasciare che il problema della casa venga affrontato e gestito da questura e prefettura come se non riguardasse i compiti e gli impegni di chi è stato eletto ed ora governa.
 
 
L’unico strumento sul piatto per affrontare il “problema casa” sembra essere il Piano Regionale per l’Emergenza Abitativa, con circa 200 mln di euro per Roma per le graduatorie, per gli abitanti dei residence e per le occupazioni. Ma questa risorsa, seppur insufficiente per affrontare un problema oramai di grandi dimensioni, è anch’essa bloccata dal Comune di Roma.
Rimane infatti tutt’ora in vigore la Delibera n. 50 del 2016 firmata dal commissario Tronca, che di fatto blocca l’attuazione di quella regionale, rovesciando per lo più il paradigma: l’emergenza abitativa non viene affrontata come questione sociale, ma come problema di ordine pubblico, con gli sgomberi e non con le case.
A Roma grazie alle disumane misure messe in campo dal governo Renzi attraverso l’allora ministro Lupi, già a centinaia di persone non viene riconosciuta la residenza nello stabile dove di fatto vivono. Tantissime persone dopo anni di sacrifici in Italia rischiano di perdere il permesso di soggiorno e soprattutto tantissimi bambini e bambine hanno difficoltà nell’accesso alla scuola ed alle cure mediche. Questa vergogna va fermata. Come va fermato il massacro sociale con soluzioni e misure sociali adeguate. La condizione di chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese, dopo anni di precarizzazione del lavoro, di tagli ed austerity, non può essere certo affrontata con la polizia: è folle pensare che i manganelli e la politica della paura possano cancellare le persone ed i loro bisogni.
 
 
Per questo Venerdì 21 Ottobre manifesteremo per le strade di Roma nella stessa giornata in cui tanti e tante lavoratori e lavoratrici incroceranno le braccia contro il governo Renzi e le sue politiche. Contribuiremo a generalizzare la protesta e la mobilitazione per costruire un autunno ed un percorso di riscatto contro lo sfruttamento e le ingiustizie.
Arriveremo in Campidoglio per chiedere alla giunta Raggi di occuparsi con urgenza dei problemi e delle emergenze della città di sotto, per misurare e capire se il Sindaco c’è e da che parte sta.
 

Movimenti per il diritto all’abitare 

15/9 La lotta per il diritto all'abitare suona la sveglia a Roma!

10 Municipi Occupati – Invasa la festa dell’Unità!

La notizia di Abd Elsalam, ucciso in modo orribile mentre lottava in difesa dei suoi diritti, ha incrociato una giornata di mobilitazione preparata con cura dai movimenti romani. La necessità di irrompere dentro un panorama capitolino avvitato attorno agli scontri di potere interni al mondo grillino, si era manifestata già nelle strade di San Basilio qualche giorno fa ed è partendo da lì, da quel partecipato momento che ci si è mossi per produrre le occupazioni dei Municipi a maggioranza 5 stelle e l’invasione della festa dell’Unità organizzata dal Pd nel quartiere di Pietralata.

Le lotte per il diritto all’abitare e per la libertà di movimento si sono intrecciate così con gli avvenimenti che riguardavano la logistica e la mobilitazione dei comitati di Bagnoli in conferenza stampa prima e in assemblea poi. Percorsi che hanno volti simili, che frequentano e abitano gli stessi luoghi, che si possono mischiare e scomporsi continuamente. Una produzione di energia interessante e decisiva che si sta accumulando e che presto o tardi è destinata ad esplodere.

L’arrivo delle centinaia di bambini e bambine, di uomini e donne all’interno della Festa dell’Unità ha sorpreso i presenti e scompigliato i piani degli organizzatori. Il dibattito sulla povertà che doveva svolgersi tra tre signore del PD, è stato cassato, fra imbarazzi e tensioni, grazie all’impatto prodotto proprio dai soggetti di cui si doveva trattare. Il palco in questo caso è stato occupato dai poveri e sono loro che hanno espresso il punto di vista più rilevante, così a Livia Turco, Ileana Piazzoni e Francesca Danese non è rimasto altro che invocare un “confronto civile”.

Difficile davvero immaginare un confronto di questa natura, data l’inciviltà palese del governo Renzi soprattutto verso la povertà, la precarietà, i territori. Quindi davanti ai nefasti provvedimenti renziani la distanza appare incolmabile e il confronto impossibile, per questo incassiamo solo balbettii e promesse che non verranno mantenute.

Non sappiamo se dai municipi e dalla sindaca Raggi arriverà qualcosa di diverso. Certo i primi segnali sono sconfortanti e la discontinuità promessa non l’abbiamo vista. Continuano ad essere raggi che non scaldano e non è certo interessante fare a gara tra chi l’aveva detto e chi ci aveva sperato. Entrare nei municipi è stato un po’ come accendere dei riflettori sugli organi di prossimità, misurare rapporti di forza e intenzioni, premere sui territori per invadere il centro. Ancora energia da liberare e soprattutto da non consegnare nelle mani della demagogia xenofoba e qualunquista dentro periferie dove in molti viviamo quotidianamente un disagio crescente, che viene sempre più affrontato attraverso meccanismi di controllo e ricatto.

Al termine di una lunga giornata che a Piacenza è continuata anche nella notte, la decisione di scrivere queste righe ci è sembrata opportuna. L’autunno che arriva non sembra tranquillo, per tanti motivi, e crediamo che in molti si stanno innervosendo. Un poco di rabbia trapela nelle contestazioni a Renzi e nelle mobilitazioni territoriali, nelle lotte sindacali e nelle iniziative di movimento. L’energia si accumula e sembra complicato ingabbiarla dentro contenitori come il movimento 5 stelle o esperienze locali di altro tipo. È una spinta che non considera i governi come amici e che marca una larga distanza dalle dinamiche elettorali. Per questo non ne conosciamo l’autentica forza e dove/quando essa si manifesterà, dove farà danni. Sarà un “social not” da incubo per chi è alla ricerca del consenso tra briciole e spiccioli di democrazia, una possibilità di rivolta che muove da tempo piccoli passi e che sta facendo affacciare sulla scena gli ultimi, quelli brutti sporchi e cattivi che si gettano sotto i Tir, che occupano le case, che non vogliono pagare la sanità, l’acqua e la luce, che non sopportano i confini, che vogliono muoversi liberamente, che non tollerano le grandi opere. Qualcuno li racconta come i “nemici della città” e della convivenza civile, ma alla fine con tutto ciò ci si dovrà fare i conti. E questo è successo ai presidenti di municipio e alle relatrici della festa dell’unità. Chiedere per favore di scambiare due parole, non potendo fuggire.
Verso l’autunno fra distanze da mantenere ed energie da liberare! 

Movimenti per il diritto all’abitare

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