Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

Mobilitazioni

10 febbraio assemblea al presidio di piazza Madonna di Loreto

#lefamostecase 
 
Siamo al terzo giorno di presidio a pochi passi dal Campidoglio e dalla Prefettura, al centro della città, su quella via dei Fori Imperiali che il sindaco Marino fece un fiore all’occhiello di una giunta finita molto male. Vediamo passare frotte di turisti che incuriositi da striscioni e tende si fermano a parlare e a fotografare, stupiti di scoprire che nella capitale c’è un’emergenza abitativa così forte da spingere le persone senza casa ad accamparsi a due passi da piazza Venezia e dal Colosseo. Un’emergenza che sembra sfuggire a chi questa città la amministra, presi come sono da guerre intestine e/o peggio ancora intenzionati a rendere felice ancora una volta quel mondo di sopra e quel mondo di mezzo che hanno prosperato sulle emergenze sociali.
La nostra mobilitazione vuole mettere davanti agli occhi di tutta Roma, sia chi ha votato il movimento 5 stelle e ha contribuito all’elezione della sindaca Raggi, sia chi alle urne non c’è proprio andato/a, una realtà molto amara, fatta di sgomberi e sfratti, di licenziamenti e pignoramenti, di lavoro precario e disoccupazione, di welfare distrutto e di tutele cancellate. Per non parlare di un territorio cementificato a dismisura dove si dovrebbero far atterrare nuovi metri cubi e consumare nuovo suolo come sollecitano i Parnasi di oggi e gli Scarpellini di ieri.
Le uniche risposte finora sono arrivate dalla Questura e dalla Prefettura che sembrano avere la delega alle emergenze e alle tensioni sociali, con la Procura di Roma pronta a far da sponda. È notizia di queste ore che dopo lo sgombero di Colle Monfortani, gli arresti e le scarcerazioni dei giorni successivi, il pubblico ministero, non avendo digerito le decisioni del tribunale che ha rimesso in libertà le persone recluse, ha presentato appello contro alcune di loro chiedendo il mantenimento delle misure.
In questo quadro c’è chi prova ad alimentare una guerra tra poveri con mobilitazioni e parole che fanno ribrezzo. Come chi giocando sporco sul disagio abitativo chiede casa per i romani scagliandosi contro migranti e occupazioni, come se la responsabilità dell’attuale situazione fosse da ricercare verso il basso invece che contro chi governa e ha governato questa città. Rutelli, Veltroni, Alemanno e Marino per il passato, Raggi per il presente. Un gioco troppo facile e troppo sporco per essere tollerato dal movimento per il diritto all’abitare, deciso a non lasciare neanche un centimetro di territorio al razzismo e al fascismo.
Per questo proponiamo che venerdì 10 febbraio alle ore 17 ci si incontri in tante e tanti al presidio di piazza Madonna di Loreto e che insieme si costruisca una manifestazione per giovedì 16 febbraio in concomitanza con l’incontro previsto in via Capitan Bavastro tra i movimenti, la Regione e il Comune.
Movimento per il diritto all'abitare

#28G corteo: La città di sotto cerca casa!

La città di sotto è antirazzista e lotta contro sfratti e sgomberi. Basta case vuote e gente senza casa!

Sabato 28 gennaio 2017

ore 15 corteo da Piazza Vittorio

  •  Per non assistere in silenzio a sfratti e sgomberi. O a scene come a San Basilio o Montecucco, dove la destra xenofoba in cerca di voti soffia sul fuoco che alimenta un’inaccettabile guerra tra poveri. Quella stessa destra che sabato prossimo manifesterà verso palazzo Chigi con parole d’ordine come “prima gli italiani” e “rafforzare la difesa dei confini dall’invasione straniera”.
  • Per non far sparire le 70 famiglie sgomberate venerdì 20 gennaio a Colle Monfortani da un ingente e spropositato spiegamento di forze dell’ordine.
  • Per non tollerare l’eccessiva e brutale reazione repressiva nei confronti di chi ha provato a resistere allo sgombero e di chi, in solidarietà con le famiglie messe in strada sulla Prenestina e dopo aver difeso un’anziana signora dallo sfratto dall’alloggio popolare dove vive da anni, ha manifestato sulla via Tiburtina con rabbia e determinazione.
  • Per chiedere una soluzione definitiva per chi vive negli alloggi popolari e viene minacciato di sgombero perché considerato senza titolo, pur avendo i requisiti stabiliti dalla legge per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica.
  • Per dare una prospettiva a coloro che vivono nei residence e rischiano di finire in strada per la scellerata gestione dei bonus e la scandalosa relazione che sembra non finire mai tra i proprietari degli stabili e l’amministrazione comunale.
  • Per la chiusura dei campi Rom e l’avvio di un piano non basato sulla gestione dell’emergenza ma sulla individuazione di strumenti e soluzioni abitative valide.
  • Per non accettare supinamente lo scandalo delle truffe, degli sgomberi e dei pignoramenti nei piani di zona, dove decine di acquirenti rischiano di essere cacciati dalle abitazioni dove vivono dopo essersi caricati sulle spalle la spesa di un mutuo.
  • Per impedire che le questioni sociali e i diritti si trasformino sempre più in una mera gestione dell’ordine pubblico e in un controllo sempre più stretto sul disagio e sulla povertà, con il rischio che in città invece di ripristinare un welfare di prossimità prevalga una svolta securitaria tesa più alla sorveglianza del malessere che alla sua soluzione.
  • Per non lasciare le periferie romane nelle mani di una facile propaganda razzista, dove il nemico non è chi ci toglie i diritti e rende sempre più precaria la nostra vita, ma chi parla una lingua diversa o ha il colore differente della pelle. Le divisioni e le tensioni prodotte da slogan violenti di stampo fascista non appartengono alle lotte e alla storia di questa città.

L’emergenza abitativa dilagante e l’assoluta mancanza di una programmazione sostenuta da risorse serie dimostrano come il tema casa non sia tra le priorità dell’amministrazione comunale, e infatti non esiste ancora una delega specifica in materia.

Un lassismo che genera anche un eccessivo potere dei funzionari del dipartimento politiche abitative che stanno interpretando il loro compito in modo burocratico, quasi poliziesco.

Nemmeno il promesso superamento della cosiddetta delibera Tronca di attuazione della Delibera regionale sull’emergenza abitativa è ancora avvenuto e questo determina una stagnazione e un mancato utilizzo di uno strumento importante e con risorse certe appostate sopra.

Con forza e determinazione costringiamo le amministrazioni regionali e comunali ad un confronto con la città che sia produttivo. Con risorse certe e una programmazione delle politiche abitative adeguata all’emergenza attuale. Per una vera discontinuità con il passato e per liberarsi dal ricatto dei costruttori. Per riusare il costruito pubblico e privato. Per fermare l’arrivo di nuovo cemento inutile.

LA CITTA’ DI SOTTO CERCA CASA

Sgombero a Via Prenestina 1391

Le dichiarazioni ufficiali della Questura di Roma sostengono l’urgenza dello sgombero effettuato questa mattina con un enorme spiegamento di forze, motivandola con le segnalazioni della direzione del complesso religioso di proprietà dei Padri Monfortani che da tempo reclama ciò che è avvenuto oggi.

Parlare di urgenza con quello che è accaduto e sta ancora accadendo a pochi chilometri da Roma ci sembra quanto meno fuori luogo e decisamente infelice. Spingere poi intere famiglie in mezzo alla strada, con le temperature che ci sono in questi giorni, appare quanto meno in contrasto sia con la funzione religiosa di cui si fregiano i Missionari Monfortani che con quello degli organi dello Stato preposti alla tutela del disagio laddove esso si manifesti. Soprattutto di fronte ai numerosi minori che dopo aver subito il trauma dello sgombero, ora si ritrovano anche con i loro genitori reclusi per aver difeso il loro diritto ad avere un tetto sulla testa.

I reati contestati appaiono subito pretestuosi, eccessivi e funzionali a mascherare un’operazione- in cui anche i vigili del fuoco non hanno fatto mancare il loro prezioso contributo- di ordine pubblico contro il disagio sociale organizzato nella lotta per la casa. Dipingere coloro che hanno occupato per necessità uno stabile vuoto da oltre dieci anni come spacciatori e ladri, è la consueta modalità per screditare un movimento di lotta e famiglie coraggiose che invece di attendere anni in graduatoria per un alloggio che non arriva mai hanno deciso di lottare e di recuperare dignità e reddito riusando stabili vuoti o abbandonati.

Oggi però tutto non è andato come la Questura e la Prefettura si aspettavano. Dopo aver fatto saltare il tavolo previsto per il 19 gennaio tra i movimenti, il Comune, la Regione e l’Ater, troppo ingombrante il giorno prima dello sgombero organizzato per oggi e aver ignorato la mobilitazione svoltasi nel tardo pomeriggio in piazza Ss. Apostoli, chi ha deciso l’operazione di sgombero pensava di aver fatto tutto nel migliore dei modi. Hanno sottovalutato però la resistenza degli uomini e delle donne di via Prenestina 1391 e la spinta solidale arrivata da via Tiburtina, dove un centinaio di solidali dopo aver difeso un’anziana donna da uno sgombero, hanno bloccato l’incrocio tra la via Tiburtina e San Basilio, in solidarietà con le famiglie resistenti di Colle Monfortani.

La reazione giudiziaria contro la giusta difesa dell’occupazione è stata molto pesante con 16 arresti e 40 denunce. Domani 21 gennaio ci sarà il processo per direttissima con accuse durissime e infamanti, sostenute da perquisizioni fatte nello stabile vuoto e senza testimoni.

Imbarazzante invece il comunicato dello studio legale Dikaios con sede in piazza del Popolo che cura gli interessi del gruppo religioso dei Missionari Monfortani. Fanno riferimento alla morte di Ali a Firenze ed evocano un rischio di crollo della struttura occupata legato alle scosse di terremoto di questi giorni. Insomma lo sgombero è stato fatto per il bene e la salute delle famiglie occupanti stesse. Si parla di diverse centinaia di abitanti, quando oggi si è potuto vedere chiaramente i numeri reali e il tipo di soggetti che da un anno abitano nell’edificio occupato. Per cui ci tocca credere che quella che abbiamo visto stamattina è stata un’azione misericordiosa e attenta soprattutto alla salute dei bambini e delle bambine. Possibilmente da sottrarre ai loro sciagurati genitori come da minacce ricevute nel caso le madri non avessero firmato per la soluzione in casa famiglia, separate dal proprio compagno o coniuge.

Su questo un ulteriore falsità. La questura sostiene di avere affidato 17 minori alle cure della sala sociale. In realtà neanche le minacce sono servite a spaventare le donne che hanno anche dovuto subire questa pressione violenta, tutte hanno rifiutato la separazione del nucleo e la casa famiglia.

Ora proseguono la lotta e il loro intero nucleo familiare è stato accolto negli spazi comuni di un’altra occupazione sulla Prenestina.

Quella di oggi quindi ha tutte le caratteristiche di una dichiarazione di guerra e l’intera città deve trarre le dovute conseguenze.

Domani saremo a piazzale Clodio dalle ore 9 per sostenere tutti e tutte gli arrestati e chiederne l’immediata liberazione.

Lanciamo un corteo cittadino per sabato 28 gennaio per il diritto alla casa, contro sfratti, e sgomberi, per il superamento della delibera Tronca e l’attuazione della delibera regionale sull’emergenza abitativa.

Movimento per il diritto all’abitare

 

 

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Resistenza allo sgombero di Colle Monfortani: liber* tutt* le/gli arrestat*

photo5771384303278729293 Si è concluso con la decisione del giudice del Tribunale di Roma di liberare i/le 15 occupanti di Colle Monfortani arrestat* ieri durante lo sgombero delle palazzine in via Prenestina 1391 il processo per direttissima che si è svolto questa mattina a piazzale Clodio.

Il tribunale ha rigettato la richiesta del PM, che aveva chiesto il carcere per 3 imputat* e l’obbligo quotidiano di firma per tutti gli altri. Cadute le accuse di incendio doloso e detenzione di involucro incendiario, restano in piedi la resistenza pluriaggravata e le lesioni a pubblico ufficiale, capi di imputazione per i quali si andrà a processo il 14 giugno.

Se il tentativo di punire con forza chi si oppone alla violenta guerra scatenata contro i poveri da istituzioni barbare e incapaci di trovare soluzioni al disagio, se non in termini di criminalizzazione e ordine pubblico, ha quindi subito un ridimensionamento con la decisione del Tribunale di Roma di questa mattina, aspettiamo di vedere le prossime mosse della Questura che sta utilizzando tutto il vuoto lasciato da un’amministrazione comunale colpevolmente silente e da una Regione non conseguente nemmeno con le proprie scelte.

La prova di forza del capo della polizia Gabrielli, conseguente lui si con le parole pronunciate la settimana scorsa, non lascia scampo alla necessità per chi si organizza di non fare un passo indietro mentre gli viene tolto tutto per salvare il Monte dei Paschi di Siena. La grande capacità di resistenza sia sulla Prenestina che sulla Tiburtina lo dimostrano.

La capacità dei movimenti di non mollare di un millimetro nelle richieste chiare, portate avanti con anni di mobilitazioni e la maturità nell’individuare l’unica alternativa a Mafia Capitale in un piano di intervento regionale straordinario strappato con le lotte, in grado di destinare risorse già disponibili per reperire alloggi già costruiti, viene così svilita dentro una dimensione di pericolosità sociale, dove la resistenza di donne e uomini che provano a difendere il tetto che sono riusciti a mettersi sulla testa, dentro uno spazio come quello dei Padri Monfortani destinato a progetti speculativi noti a tutti in quel quartiere, viene raccontata come operazione in difesa della legalità, mentre in realtà è un attacco pesante alla povertà.

Con l’accanimento violento nei confronti di madri che sono state minacciate e che hanno resistito con coraggio, difendendo la propria dignità e quella dei loro figli.

Mentre scriviamo siamo in corteo con i/le licenziati Almaviva e attendiamo di riabbracciare i nostri fratelli e le nostre sorelle che verranno liberat* dopo il prelievo forzoso del DNA.

Alla violenza di un sistema che prova a metterci gli uni contro gli altri per isolarci e farci vivere nella paura, rispondiamo con il calore di migliaia di corpi meticci in movimento, che lottano per difendere la propria dignità, che nessuna miserabile azione dall’alto potrà fermare.

Costruiamo per sabato 28 gennaio un grande corteo cittadino per il diritto alla casa, contro sfratti, e sgomberi, per il superamento della delibera Tronca e l’attuazione della delibera regionale sull’emergenza abitativa.

Movimento per il diritto all’abitare 

 

 

Appello: Libertà di pensiero, libertà di dissenso

Libertà di pensiero, libertà di dissenso

 
 
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un inasprimento dei provvedimenti repressivi nei confronti di attivisti dei movimenti sociali e sindacali, dalle lotte per la casa a quelle contro il Tav e le grandi opere, dai migranti agli studenti, dai lavoratori, ai tifosi. L'accanimento contro l'opposizione sociale non risparmia nemmeno il mondo della ricerca, che viene perseguita all'interno della più generale criminalizzazione di quella parte di società che chiede protagonismo politico, al punto di provare a imbavagliare persino la narrazione stessa dei conflitti sociali.
Oltre a un crescente ricorso alle misure cautelari, si moltiplicano le misure di sicurezza e di prevenzione di ottocentesca e mussoliniana memoria - dai fogli di via agli obblighi di dimora, dagli avvisi orali emessi in numero elevato dai questori di diverse città come primo passo verso la sorveglianza speciale, alla sperimentazione del Daspo di piazza- dentro una trasformazione del diritto penale che punta a neutralizzare chi rivendica diritti e migliori condizioni di vita, facendosi spesso portatore di un sistema di valori contrapposto e alternativo a quello dominante.
Un contesto pericoloso nel quale non prolifica soltanto la produzione di nuove norme penali, ma a questo si affianca l’utilizzo di disposizioni amministrative e misure di polizia volte ad acuire il controllo e a limitare la libertà di movimento nei confronti di soggetti giudicati non per un presunto reato, ma per il loro stile e comportamento di vita, arbitrariamente bollati come socialmente pericolosi.
Un contesto in cui la commistione tra apparati giudiziari e di pubblica sicurezza, dentro un sistema che utilizza un diverso peso per giudicare quello che avviene nelle piazze, conduce a giustificare ex ante l'operato delle forze dell’ordine. Una situazione in cui sempre con maggiore foga viene aggredita anche la sfera dei diritti sociali, civili e politici con provvedimenti come l'art5 della “Legge Lupi” che impedisce di ottenere una residenza a coloro che occupano immobili per necessità.
Dentro la nuova fase di governo fortemente repressiva, dunque, l'ordine pubblico diviene pericolosamente categoria politica, e viene impiegato come dispositivo volto al contenimento e al silenziamento al contempo del disagio e del dissenso sociale. In assenza di risposte alla grave crisi economica e all'impoverimento diffuso che ha generato, si consegna nelle mani degli apparati di sicurezza la doppia funzione di polizia e di soggetto politico senza poterne mettere in discussione l’operato, in un contesto in cui in nome della legalità, attraverso una ventennale decretazione d'urgenza in tema di sicurezza e ordine pubblico, si è arrivati a prefigurare una vera e propria guerra contro un nemico interno di volta in volta da individuare e mettere nel mirino, come accade da tempo in Val di Susa.
Una presunta legalità, a senso unico, rivolta tutta contro chi dissente - e non può fare altro che violarla per difendere legittimamente diritti e libertà - e che punisce arbitrariamente, persino sulla base di sospetti, con il doppio obiettivo di isolare gli oppositori e di intimidire i movimenti, per provare a svuotare le piazze e zittire il dissenso.
L'accanimento nei confronti di soggetti irriducibili delle lotte, come Nicoletta Dosio, sottoposta ad un arresto che continua a rifiutare e a violare, o come Paolo Di Vetta e Luca Fagiano, sottoposti al regime di sorveglianza speciale, vanno fermati e respinti con forza non solo da chi in prima persona porta avanti le lotte contro la devastazione dei territori e per i diritti sociali, ma da tutti e tutte in nome di valori fondamentali come la libertà di pensiero e di dissenso. Valori conquistati con la resistenza, che ora vanno difesi collettivamente con coraggio in quanto confine ed argine verso qualsiasi nuova forma di totalitarismo e autoritarismo.
 
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Il Movimento per il diritto all'abitare occupa l'ex Fiera di Roma: contro la speculazione attiviamo la custodia sociale!

 

photo768631595471054948Centinaia di persone hanno invaso l’area dell’ex Fiera di Roma, sulla Cristoforo Colombo, luogo simbolo del degrado e del malaffare, per presidiare un bene comune e riaprire la campagna per il diritto all’abitare, alla residenza e per la libertà di movimento. Attivando la custodia sociale di un bene comune, chiediamo all’amministrazione comunale, e all’assessore all’Urbanistica in particolare, di confrontarci apertamente e di avviare un processo virtuoso nella rigenerazione cittadina e nel riuso di stabili e aree abbandonate o inutilizzate.

Custodia sociale e rigenerazione urbana. Assessore Berdini batti un colpo!

Tempi difficili per la nostra città. Con migliaia di persone alle prese quotidianamente con il difficile tentativo di mettere insieme il pranzo con la cena, pagare un affitto o un mutuo, vestirsi, curarsi e mandare i figli a scuola o all’università. L’amministrazione comunale non ha dato ancora segni visibili di rendersi conto di quanto accade nelle periferie e nelle case degli abitanti capitolini. La sindaca ci appare concentrata su nodi politici legati ad equilibri di potere più che ad affrontare la situazione come sarebbe necessario: mettendo al primo posto i bisogni e i diritti degli uomini e delle donne che vivono a Roma, i desideri e i sogni dei bambini e delle bambine.

Sono molti i nodi da sciogliere e l’emergenza abitativa è tra questi. I numeri sono impressionanti e spesso trovano spazio sulle pagine dei giornali. I dati del ministero dell’interno su sfratti per morosità incolpevole e mutui non pagati sono a più zeri. Eppure il lavoro va a rilento e spesso è proprio il dipartimento politiche abitative del Comune di Roma a ostacolare le soluzioni possibili. Anche se gli ultimi passaggi con gli assessori Baldassarre e Mazzillo fanno intravadere spazi di manovra interessanti.

Eppure sono migliaia i metri quadri e i relativi metri cubi abbandonati, non utilizzati, da riusare. Su questi spazi la rendita immobiliare e la lobby dei costruttori ha le consuete mire: valorizzare e speculare, cementificare e fare profitti. Non bastano le migliaia di appartamenti vuoti che nessuno potrà mai affittare o comprare.

È arrivato il momento che la nuova giunta comunale, i municipi, insieme alla regione Lazio mettano in moto una strategia di recupero dei relitti urbani e di rigenerazione volta alle necessità della città. Anche destinandoli all’emergenza abitativa.

L’iniziativa di oggi si inquadra in questo disegno e la proposta avanzata da centinaia di famiglie senza casa di essere custodi sociali di questo spazio nasce dalla necessità di reclamare veri segnali di discontinuità con il passato, dove l’emergenza è diventata sinonimo e paravento di “mafia capitale”.

Quest’area e gli stabili che vi insistono sono oggetto di un dibattito stucchevole e senza costrutto. Si parla di tagli di cubature e di danno nei confronti di Investimenti Spa, la realtà che gestisce Fiera di Roma, e che ha già prodotto devastanti iniziative nel territorio. Tutto questo avviene a pochi metri dalla mega costruzione largamente inutilizzata che ospita Confcommercio, altro attore negativo nel municipio VIII , e a un paio di chilometri dalle Torri, un tempo sede del ministero delle Finanze, ora ribattezzate la Beirut dell’Eur, con costruzioni demolite nei loro interni da quasi dieci anni e mai ristrutturate. A nulla vale l’inaugurazione della Nuvola di Fuksas, altra operazione costosa e probabilmente inutile per le sorti di questo quadrante di Roma.

Occorre dare agli abitanti di questa città che reclamano il diritto alla casa sulla base delle proprie condizioni di reddito le risposte che meritano. La graduatoria per una casa popolare si sta nuovamente ingrossando, i residence sono ancora in attesa di trovare una soluzione, la delibera regionale sull’emergenza abitativa giace immobile e le occupazioni indicate dalla delibera n. 50 del commissario Tronca rischiano lo sgombero. Per non parlare dei dieci sfratti al giorno che vengono eseguiti senza soluzione alcuna per chi finisce in strada.

Da questo luogo simbolo del degrado e del malaffare intendiamo riaprire la nostra campagna per l’abitare, per il diritto di residenza, per la libertà di movimento. Chiediamo all’assessore Berdini di confrontarci apertamente e di avviare un processo virtuoso nella rigenerazione cittadina e nel riuso di stabili e aree abbandonate o inutilizzate. Intanto rimaniamo come custodi sociali di questo luogo che consideriamo un bene comune.

Movimento per il diritto all’abitare

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