Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

Mobilitazioni

Venerdì 29 aprile - Assemblea pubblica all'occupazione di Piazza Indipendenza

Locandina Assemblea p.za Indipendenza 29 Aprile 2016

La forza delle lotte sociali per rompere gabbie e frontiere:

RIPRENDIAMOCI I DIRITTI NEGATI


Da alcuni mesi il palazzo occupato di via Curtatone – piazza Indipendenza è oggetto di una campagna politico-mediatica tesa a criminalizzare, con le costanti sollecitazioni da Fratelli d'Italia al ministro Alfano, le diverse centinaia di persone che da ottobre 2013 vi hanno trovato rifugio.
Il palazzo in questione, di proprietà FIMIT srl, ospita infatti moltissimi rifugiati e titolari di protezione umanitaria, finiti per strada con la fine dell'“emergenza Nord Africa”, espulsi da un sistema di accoglienza inadeguato e costruito sulla florida e corrotta economia dell'emergenza. La stessa emergenza in cui si è gestita la città con l'aggravarsi della crisi.
Gli abitanti di via Curtatone, alle prese con un sistema che espelle ed esclude invece di accogliere chi fugge dalla guerra e dalla fame, non hanno fatto niente di diverso dal percorso intrapreso da migliaia di uomini e donne, italiani e non a Roma. La necessità di un alloggio e di una dignità da riconquistare ha spinto molte persone ad occupare stabili vuoti e inutilizzati.
Intanto, mentre l'Europa finge di indignarsi di fronte alle immagini dei morti nel Mediterraneo, i governi continuano a militarizzare i confini, a istituire centri di detenzione, a espellere chi fugge dalla guerra che loro stessi scatenano come nel caso dell'imminente intervento militare in Libia, dove dopo i bombardamenti di qualche anno fa, la destabilizzazione del paese e di recente un patetico teatrino con l'insediamento di un governo fantoccio, i governi europei, Renzi in testa hanno annunciato l'intervento militare con la benedizione di Obama.
Se guardiamo ai risultati elettorali di questi giorni in paesi vicini al nostro ci tremano i polsi. Il populismo nostrano starà sicuramente puntando sull'emulazione di questi dati e spinge a fondo sulla pancia delle periferie e sul disagio esistente. Riuscire a raccogliere consensi con la parola d'ordine “prima gli italiani” è l'obiettivo che si sono posti e questo produce un inasprimento dei rapporti con la popolazione migrante che vive nella nostra città. Le comunità meticce delle occupazioni sono perciò nello stesso tempo obiettivo da colpire ed anticorpo di queste manifestazioni xenofobe e fasciste. L'appello che rivolgiamo alla Roma città aperta è pressante e urgente, per non consentire che le esperienze sociali frutto di una miscela di bisogni e desideri vengano criminalizzate e attaccate.
Le occupazioni abitative hanno liberato moltissimi migranti dal ricatto delle residenze fittizie e dal mercato degli affitti a peso d'oro per avere la possibilità di rinnovare il permesso di soggiorno, così come hanno sottratto dalla morsa della morosità dell'affitto e dello sfratto tanti italiani. Nello stesso modo tantissimi giovani con lavoro precario, studenti lavoratori e disoccupati hanno potuto scegliere di vivere la propria vita indipendente fuori dalla casa dei propri genitori.
Queste storie di vita sono anche un movimento di lotta che è stato in grado di strappare risultati importanti. Risultati che ora si vogliono ridurre nella migliore delle ipotesi ad una sorta di sgomberi soffici, nella peggiore nell'intervento deciso ed autoritario della forza pubblica. La delibera comunale approvata illegittimamente dal commissario Tronca si propone di stabilire la cornice attuativa di questo percorso securitario e violento.
Siamo alla vigilia di momenti inquietanti per questa città, dove le parole partecipazione, democrazia e confronto sono diventati arnesi da buttare. Assistiamo ad una gara a chi si blinda di più, esattamente come è accaduto in Austria al Brennero, e questo può accadere, oltre che alle nostre frontiere, nel corpo delle nostre città.
Rilanciamo un fronte di lotta meticcio che rivendica le pratiche di riappropriazione e di riuso della città e lanciamo per il mese di maggio una campagna di resistenza e di mobilitazione permanente per la libertà di movimento, la cancellazione della delibera Tronca e del vergognoso art 5 di Lupi, per una moratoria giubilare di sfratti e sgomberi.

VENERDI’ 29 APRILE ORE 18,00
ASSEMBLEA PUBBLICA
PRESSO L’OCCUPAZIONE DI PIAZZA INDIPENDENZA
(ingresso via Curtatone)

Movimenti per il diritto all'abitare

16 aprile da Piramide al Campidoglio

Sabato 16 aprile dalle 14:30 partenza del corteo della lotta per la casa da Piramide al Campidoglio

 

Una delibera non fa primavera. Verso il corteo del 14 aprile #oralecase

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Che cos’è l’emergenza abitativa? Da diversi anni queste due parole in sequenza dimostrano l’assoluta inerzia che ha contraddistinto le politiche alloggiative nel nostro paese. Si sono succeduti governi di diversi colori, compreso il governo Prodi con quell’estremista di Ferrero ministro competente per il tema casa. Anno dopo anno abbiamo assistito ad un deliberato annientamento dell’edilizia residenziale pubblica, ad un aumento esponenziale degli sfratti per morosità, al fallimento della politica del bonus per gli affitti, vantaggioso per i proprietari e devastante per gli inquilini, alla fine dell’idea “tutti proprietari” travolta dall’impossibilità di onorare mutui pesanti e con famiglie destinate al pignoramento dell’immobile e dello stipendio. Dunque le risposte date non sono insufficienti o inadeguate, ma hanno percorso un itinerario dettato dalla rendita e dall’interesse proprietario piuttosto che dalle necessità di una popolazione alle prese con una crisi economica strutturale. Andavano garantiti i diritti primari invece che l’economia legata alla speculazione fondiaria e alla finanziarizzazione immobiliare.

Strategicamente i movimenti per il diritto all’abitare hanno puntato sul nodo di questa emergenza e hanno avuto ragione. La crisi ha letteralmente messo a nudo l’assenza di un welfare abitativo e soprattutto ha smascherato coloro che hanno puntato sul cemento. Sono centinaia di migliaia gli alloggi costruiti e altrettanti restano vuoti perché nessuno si può permettere l’acquisto. Anzi stanno tornando alle banche gli alloggi di chi non sostiene il peso del mutuo acceso e si ritrova con un appartamento pignorato, spesso anche con un valore di mercato inferiore a quello dell’acquisto. Il danno, la beffa e poi la strada. Stessa sorte a chi crolla sotto il gravame dell’affitto (che a Napoli non a caso chiamano “pesone”, termine dal suono decisamente azzeccato) e fa i conti con l’ufficiale giudiziario e la forza pubblica. Per questo l’idea che la riappropriazione e la sottrazione di cubature alla rendita e alla vendita del patrimonio pubblico fosse una strada da perseguire con decisione ha convinto tante realtà territoriali e ha avuto riscontri di massa rilevanti. Purtroppo ha prodotto però anche contromosse di natura legislativa e repressiva molto serie. Con strumenti aggressivi come l’articolo 5 del cosiddetto “piano casa” dell’ex ministro Lupi e reiterate iniziative coercitive della magistratura e delle questure, si è provato ad arginare una crescente e conflittuale iniziativa di larghi settori sociali disponibili alla lotta. Anche i “servizi” si sono occupati della materia, leggendo una sempre più evidente capacità dei movimenti per l’abitare di entrare in forte sintonia con un disagio sociale crescente.

In questo clima la battaglia per la “delibera regionale per l’emergenza abitativa del Lazio” ha assunto un valore dirimente. Il suo impianto d’indirizzo è quanto di più avanzato oggi si può proporre per riaffermare il diritto alla casa, mortificato da anni di regalìe e prebende per la rendita. Sulla base di questa impostazione i movimenti romani hanno tentato di strappare un passaggio attuativo conforme all’indirizzo originario, ma il poco coraggio di una giunta timorosa e le pressioni della Prefettura e del commissario straordinario per Roma hanno generato un dispositivo destinato ad aumentare le tensioni sociali invece che affrontarle e risolverle.

La decisione di destinare 197 milioni e i relativi alloggi all’emergenza rappresentata da chi vive nelle occupazioni e nei centri di assistenza alloggiativa temporanea, oltre a chi attende in graduatoria da anni, rimane una straordinaria realtà che si è potuta avverare solo grazie alla testardaggine dei movimenti, che per arrivare a questo hanno pagato anche un alto prezzo in termini di denunce e misure cautelari. È chiaro che il tentativo di sabotarla, già iniziato dai sindacati confederali e dall’Unione Inquilini, troverà forti sostenitori nelle stanze del dipartimento politiche abitative del comune di Roma e nelle Prefettura di Roma. La logica che questo strumento venga utilizzato per una sorta di resa dei conti con le occupazioni è già trapelata e si sta consolidando. Sempre più numerose le intimidazioni negli spazi abitativi occupati e le operazioni di identificazione che si stanno tramutando in centinaia di denunce, con la sensazione sempre più palpabile che tutto quello che ci siamo presi ce lo vogliono girare contro. Abbiamo generato un conflitto che come un boomerang può colpirci malamente ed è per questo che non si può arretrare o pensare di conservare ciò che abbiamo.

La partita che la controparte intende giocare è dura. La rigenerazione della rendita passa attraverso la sconfitta dei movimenti e lo svilimento della delibera come strumento positivo è uno degli obiettivi perseguiti. L’assegnazione degli alloggi popolari alle occupazioni e alla loro composizione meticcia appare come una resa incondizionata, insopportabile dal punto di vista del possibile allargamento delle pratiche di riappropriazione, giustificate dal risultato raggiunto. In più i movimenti possono dialogare con chi da anni ha atteso un alloggio fermo in graduatoria e che oggi grazie alla lotta delle occupazioni vedrà la sua posizione avvantaggiarsi. Per questo il sindacalismo complice, che tanta parte ha avuto nella distruzione del welfare abitativo, strepita e urla.

Dentro uno scenario nazionale più volte evidenziato dalle realtà territoriali in lotta e ultimamente anche supervisionato da media locali e nazionali, la delibera regionale è un sasso nello stagno, non sarà un macigno ma è in grado di generare onde importanti. Sicuramente in controtendenza con politiche che hanno ridotto al 3% il patrimonio di case popolari disponibili, molte delle quali chiuse (soprattutto a Milano) o in vendita, che hanno lasciato via libera alla speculazione con il risultato di almeno 1 milione di alloggi privati costruiti e in costruzione che verosimilmente rimarranno vuoti, che hanno spinto migliaia di persone ad indebitarsi con un mutuo che oggi non si riesce più a pagare e con affitti troppo alti che stanno generando morosità e sfratti a non finire.

La controtendenza è chiara. Ci sono risorse per realizzare, acquistare o recuperare alloggi. Si valorizza l’uso del costruito piuttosto che nuove cementificazioni. Si individuano i soggetti colpiti dall’emergenza e non si fa distinzione tra autoctoni e migranti. Si afferma il diritto alla residenza anche per chi ha occupato per necessità.

Per questo siamo sotto attacco questa primavera che inizia. Dobbiamo raccogliere le forze consapevoli di quello che ci stiamo giocando sia a livello locale che generale, fare passi indietro e far prevalere l’istinto di conservazione piuttosto che la spinta ad andare avanti potrebbe forse lasciarci qualche briciola in mano, ma ci toglierebbe respiro e spazio. Non possiamo accettare dinamiche in sottrazione e per questo la partita la giochiamo adesso. Ancora una volta sfidiamo il presente e ci vediamo in città!

Movimenti per il diritto all’abitare

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