Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa

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PIANO CASA, NIERI

PIANO CASA, NIERI (SEL): «NON AFFRONTA EMERGENZA ABITATIVA
 
PIANO CASA, NIERI (SEL): «NON AFFRONTA EMERGENZA ABITATIVA» (OMNIROMA) Roma, 09 nov - «Siamo alle prese con un piano casa che si occupa di tutto tranne che di emergenza abitativa. Un piano che darà vita a una speculazione e a una devastazione ambientale incredibile. Un piano sul quale, questa mattina, la maggioranza ha dovuto incassare una decisa contestazione delle associazioni ambientaliste, di quelle per il diritto alla casa e dei movimenti, compresi quelli riconducibili alla sfera culturale della destra». Lo è quanto dichiara, in una nota, Luigi Nieri, capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà nel Consiglio regionale del Lazio. «È evidente che si tratta di un piano che non risponde alle esigenze della cittadinanza e del territorio. Si continua così ad alimentare un mercato fuori controllo che colpisce ed esclude dal tessuto cittadino le fasce sociali più deboli della città - continua - Abbiamo presentato una proposta di legge per il diritto all'abitare che rovescia radicalmente gli obiettivi prefissati da questo piano e che intende fornire risposte concrete sul tema dell'emergenza abitativa. Chiederemo che venga discussa, analizzata e votata in Commissione, contestualmente a quella approvata dalla Giunta». nov 10

 

Fronte del Porto. Fluviale

Fronte del Porto Fluviale

La città è un bene comune e non permetteremo che pezzo dopo pezzo venga privatizzata e svenduta ai palazzinari senza riguardo per i diritti di chi la abita. Da anni è in atto un processo di convincimento di massa che vuol farci credere nella bontà delle privatizzazioni e nella loro capacità di risolvere tutti i mali che affliggono le nostre vite. I servizi pubblici vengono smantellati pezzo dopo pezzo e le stesse amministrazioni pubbliche operano ormai più come broker in una borsa che come rappresentanti di interessi collettivi. Dai grandi eventi alle grandi opere le nostre città sono diventate merce di scambio per attirare i grandi capitali finanziari ritenuti indispensabili per far fronte alla crisi economica dentro un modello di sviluppo che invece non fa altro che aumentare le distanze tra i pochi superricchi e tanti che sempre più faticano ad arrivare alla fine del mese. E così questa ricetta ha portato Roma ad avere l’82% di contratti precari tra le nuove assunzioni, un aumento del 300% degli affitti negli ultimi 10 anni, l’esternalizzazione dei servizi sanitari e sociali con un aumento della spesa sociale che oggi ci porta a buchi di bilancio clamorosi tanto al Comune quanto alla Regione. E chi paga? A pagare sono sempre i cittadini, con redditi incerti ed insufficienti, sfrattati dalle loro case perché impossibilitati a pagare, costretti a pagare ogni servizio e diritto negato dagli asili ai doposcuola, dai trasporti alla sanità. Paghiamo inoltre ogni volta che perdiamo un pezzo di patrimonio pubblico in favore di privati che dopo aver speculato per anni oggi chiedono di poter continuare a fare affari su una città martoriata dal cemento, dal traffico, dall’insicurezza sociale diffusa. Imperterrite le amministrazioni vanno avanti nel loro progetto folle di una città vetrina capace di ospitare grandi eventi ma non i cittadini che la vivono quotidianamente.

Da pochi giorni, e nonostante tre calorose manifestazioni di piazza, è stata approvata dal Consiglio comunale la delibera sulla vendita del patrimonio demaniale delle caserme. Ministero della difesa e Comune di Roma si divideranno il bottino di circa 3 miliardi di euro che dovrebbe derivare dalla vendita di 15 immobili di gran pregio e soprattutto dal cambio di destinazione d’uso che permetterà di trasformarli in alberghi e case di lusso, uffici e centri commerciali senza riguardo per le esigenze dei territori e dei loro abitanti. Alemanno potrà così avere quei 600 milioni di euro che non è riuscito a strappare al governo di Bossi e Tremonti come finanziamenti a Roma capitale ma in cambio Roma salderà i debiti del ministero della guerra che ingoia ogni anno decine di miliardi di euro e che neppure in tempi di crisi e di tagli indiscriminati rinuncia ad investimenti inutili come i 125 milioni di euro per il nuovo cacciabombardiere F35 cui hanno rinunciato.

Roma pagherà con l’apertura di nuovi inutili e dannosi centri commerciali (siamo la capitale europea con il numero più alto), con la costruzione di nuovi uffici dagli affitti improponibili per le piccole partite iva sempre più diffuse nel mercato del lavoro capitolino, con la creazione di nuove case dai prezzi inaccessibili laddove sono già 250.000 le case sfitte a Roma.

Vendendo le caserme rinunciamo ad un’opportunità storica di recupero del patrimonio esistente, rinunciamo alla possibilità di realizzare con poca spesa abitazioni a prezzi popolari nel cuore della città anziché nelle periferie dormitorio, rinunciamo alla possibilità di aprire nuovi asili nido e scuole materne in un momento in cui le donne si ritirano dal mondo del lavoro perché mal retribuite e prive di servizi di sostegno alla genitorialità laddove invece si parla tanto di famiglia.

La ex caserma di via del porto fluviale ospita inoltre da 7 anni oltre 100 nuclei familiari che negli anni l’hanno trasformata con grande fatica e impegno in quella che oggi possono chiamare casa. 7 anni di radicamento su un territorio, 7 anni e tante storie che si vorrebbero cancellare in un sol colpo in nome di un finto progresso.

Per tutto questo occupanti di casa, movimenti per il diritto all’abitare insieme a comitati di quartiere e associazioni invitano tutti i cittadini interessati ad aprire un percorso di confronto e mobilitazione per una città bene comune in cui siano centrali gli spazi e i servizi pubblici, il diritto alla casa e alla mobilità, la scuola e la sanità, il verde e l’agroromano tramite il riuso del patrimonio immobiliare esistente e lo stop al consumo di nuovo suolo.

Contrastare oggi la vendita delle caserme significa combattere la vecchia e logora logica del cemento con cui pretendono di risolvere la crisi per riaffermare la sovranità dei territori sull’arroganza della rendita, la centralità dei diritti su quella dei profitti.

 

 

Filmfest, la protesta

Filmfest, la protesta di Action
irrompe sul red carpet

Il movimento che chiede il diritto alla casa e all'occupazione ha manifestato davanti ai cancelli dell'Auditorium. In tutto 100 persone hanno chiesto salari dignitosi e garanzie occupazionali. Poco prima una quindicina di manifestanti erano riusciti a salire sul palco della Sala Petrassi durante i titoli di coda del Film 'Crisi di classe'

Più di 100 rappresentanti di  Action, il movimento che chiede il diritto alla casa e all'occupazione, hanno manifestato davanti ai cancelli dell'Auditorium questo pomeriggio. La polizia antisommossa è intervenuta chiudendo i cancelli  del Parco della Musica, mentre il vasto gruppo di giovani scandiva  slogan per salari dignitosi, garanzie occupazionali e diritto all'abitazione. Terminata la protesta i cancelli sono stati in seguito riaperti intorno alle 18.14. Sul red carpet del Festival di Roma la situazione è ritornata alla normalità.


Poco prima una quindicina di persone era riuscita a salire sul palco della Sala Petrassi durante i titoli di coda del Film 'Crisi di classe' sul problema del lavoro e della precarietà mostrando i cartelli con la scritta "La mia vita non e' un film".

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