LA GIUNTA RAGGI È SORDA E IRRESPONSABILE: 23 OTTOBRE CONFERENZA STAMPA DAVANTI ALL’OCCUPAZIONE DI VIALE DEL POLICLINICO

LA GIUNTA RAGGI È SORDA E IRRESPONSABILE: 23 OTTOBRE CONFERENZA STAMPA DAVANTI ALL’OCCUPAZIONE DI VIALE DEL POLICLINICO

Stampa                Email

Le immagini e le parole che abbiamo visto e ascoltato dentro l’aula consiliare del Palazzo Senatorio hanno chiarito in maniera inequivocabile il disprezzo e la distanza tra chi governa la città e chi vive un’emergenza abitativa senza soluzioni.

 

L’arroganza e la violenza con cui i consiglieri pentastellati si sono scagliati contro la delegazione dei movimenti per l’abitare presenti in aula, dopo aver rifiutato la richiesta d’incontro con i capigruppo e la possibilità di prendere parola durante il consiglio straordinario di martedì 17 ottobre, la dice lunga di come il confronto sia lontano e come le ragioni rappresentate da chi una casa non ce l’ha non siano comprese dalla maggioranza capitolina.

 

Eppure la composizione vasta di chi sostiene la necessità di misure urgenti per fronteggiare sfratti, sgomberi e pignoramenti, nonché per affrontare una graduatoria con quasi quindicimila famiglie in attesa e risolvere con una soluzione vera la presenza ancora numerosa nei centri di assistenza abitativa temporanea (CAAT), dovrebbe condurre la sindaca e la sua giunta ad una maggiore attenzione. E non risolvere con furore ideologico una questione che rischia ogni giorno di più di trasformarsi in un problema di ordine pubblico.

 

Sembra quasi che ciò che è avvenuto a piazza Indipendenza sia già dimenticato e le famiglie accampate nel porticato della basilica dei XII apostoli non rappresentino un problema da affrontare urgentemente, con l’inverno alle porte. Anche gli articoli di giornale che insistono quasi quotidianamente su diverse occupazioni abitative non sembrano destare preoccupazioni tanto nella Giunta quanto nella Maggioranza di Virginia Raggi.

 

La visita della commissione stabili pericolanti presso le occupazioni di viale del Policlinico e di via Carlo Felice, con le possibili accelerazioni verso nuovi sgomberi, poteva e doveva essere affrontata con maggiore serietà utilizzando anche il consiglio straordinario e istruendo un percorso dove tutti i soggetti interessati potevano concorrere a soluzioni non cruente. Invece si è scelta la contrapposizione e la sfida.

 

Quindi non percepiamo solo sordità da parte dell’amministrazione capitolina ma anche una notevole dose di irresponsabilità e di incapacità di proporre soluzioni che non siano la guerra tra poveri e il rilancio del mercato immobiliare. Irresponsabilità che poi si cercherà, con un capovolgimento della realtà, di scaricare sui movimenti per l’abitare come è già stato fatto per piazza Indipendenza e via Quintavalle a Cinecittà.

 

Riteniamo giunto il momento che l’intera città prenda coscienza di questo e si mobiliti per impedire che questioni primarie come il diritto alla casa siano affrontate solo con sgomberi e rappresaglie, con minacce e intimidazioni, sempre in difesa della piccola e grande proprietà come è avvenuto con l’ultima delibera che esprime la disponibilità del Comune a sobbarcarsi canoni a prezzo di mercato per chi offrirà alloggi in affitto da mettere a disposizione di chi accetterà il bonus comunale. Non basta stigmatizzare l’operato della sindaca e della sua maggioranza, non è sufficiente solo resistere e barricarsi, ma è arrivato il momento di rilanciare un percorso di lotta ampio, capace di reclamare con decisione un’inversione di rotta nei confronti di chi governa questa città.

 

Lunedì 23 ottobre ore 12 conferenza stampa

 

davanti allo stabile occupato di viale del Policlinico 137

DALL’ASSEMBLEA DELL’8 OTTOBRE A PIAZZA ESQUILINO: #16D MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

DALL’ASSEMBLEA DELL’8 OTTOBRE A PIAZZA ESQUILINO: #16D MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

Stampa                Email

Domenica 8 ottobre numerose realtà di movimento provenienti da tutta Italia si sono incontrate in piazza dell’Esquilino a Roma per un’assemblea nazionale nata dall’esigenza di discutere e mettere in connessione quanto sta accadendo nei territori sui temi della sicurezza e della guerra contro i poveri.

 

Questioni che nel laboratorio repressivo romano hanno avuto una precipitazione nell’estate di sgomberi e arresti contro chi ha resistito alla brutalità di politiche incentrate sulla legalità e il decoro, portate avanti dal governo e sostenute dall’amministrazione capitolina a 5 stelle.

 

Un’assemblea che, a pochi passi dal ministero dell’interno, ha denunciato l’imposizione della zona rossa di Piazza Indipendenza vietata tassativamente a ogni manifestazione pubblica per il suo valore simbolico e politico come luogo di resistenza e disvelamento della violenza della gestione securitaria e autoritaria dei territori sui corpi di migranti e dei poveri.

 

Durante il confronto, che ha visto numerosi interventi da diverse città, è emersa la necessità di costruire un percorso comune in grado di invertire una rotta che vede la cancellazione sistematica dei diritti e di fermare chi sta alimentando la guerra tra e contro i poveri, rincorrendo i contenuti della destra più becera e xenofoba, tagliando risorse destinate al sociale e frenando di fronte a provvedimenti di buon senso (per quanto temperati) come lo ius soli.

 

Tutti gli interventi hanno accolto e rilanciato l’appello degli ex abitanti di via Curtatone e di via Quintavalle alla costruzione di una mobilitazione nazionale per dicembre a Roma, che riesca a coagulare gli sforzi fatti nei territori per iniziare ad articolare un percorso comune che parli le lingue delle lotte e dei diritti contro la retorica della sicurezza urbana e del degrado.

 

Dalle battaglie territoriali contro l’articolo 5 e gli sgomberi, passando per i percorsi solidali con chi sfida le frontiere e i confini da Ventimiglia alla Sicilia, l’assemblea è stata chiara nell’individuare i responsabili politici della gestione autoritaria delle questioni sociali, assumendo la data di dicembre come punto di partenza di un percorso nazionale in grado di contrastare la gestione del potere e delle risorse urbane, dalle colate di cemento ai business articolati sui corpi delle varie “emergenze”.

 

Vista la pluralità delle poste in gioco, l’assemblea ha ripetutamente sottolineato la necessità di non dare per scontata alcuna facile alchimia o sommatoria, al fine di costruire una mobilitazione genuinamente sociale intorno ai temi della casa, del reddito e della giustizia sociale, in grado di accogliere le istanze provenienti dai diversi percorsi di lotta e articolata tramite passaggi da immaginare e costruire collettivamente.

 

Infine, la recrudescenza degli strumenti repressivi e delle misure di prevenzione (come l’estensione della sorveglianza speciale proposta per Paolo e Luca, e che ha visto le realtà romane mobilitarsi il 9 ottobre sotto il tribunale di piazzale Clodio) ha chiarito come la guerra ai poveri e alla libertà di movimento si intrecci ineluttabilmente con la repressione della libertà di dissenso e dell’agibilità politica degli attivisti e delle attiviste bollati come socialmente pericolosi.

 

L’assemblea si è chiusa assumendo la data del 21 ottobre a Napoli contro il G7 dei ministri dell’interno, che si terrà a Ischia, come punto di partenza e rilancio di un percorso il più possibile condiviso e tutto da costruire, verso un autunno e una primavera che si annunciano ad alta intensità di conflitto.

 

Dopo un confronto con le reti di movimento proseguito oltre l’assemblea dell’8 ottobre, la data della mobilitazione nazionale, inizialmente individuata per il 2, è stata decisa per sabato 16 dicembre.

 

Movimento per il diritto all’abitare romano- Assemblea dei rifugiati sgomberati da via Curtatone

NOTA STAMPA DEI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE IN MERITO ALLA MANIFESTAZIONE ED ALL’INCONTRO DI OGGI CON LA REGIONE LAZIO

NOTA STAMPA DEI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE IN MERITO ALLA MANIFESTAZIONE ED ALL’INCONTRO DI OGGI CON LA REGIONE LAZIO

Questa mattina i Movimenti per il Diritto all”Abitare hanno manifestato sotto alle finestre della Giunta Regionale del Lazio, per reclamare oltre allo stop agli sgomberi degli immobili occupati per necessità da tante persone senza alternativa, insieme al blocco degli sfratti e dei pignoramenti, sollecitando soprattutto l’immediata attuazione del Piano Regionale per l’Emergenza Abitativa nella Capitale.

 

Intorno alle ore 14,00 una delegazione delle famiglie in lotta per la casa, fra cui una rappresentanza delle famiglie che da circa un mese sono accampate presso la chiesa del 12 Apostoli davanti alla prefettura di Roma e a due passi dal Campidoglio, sono stai ricevuti dall’Assessore alla Casa Refrigeri insieme ai rappresentanti della segreteria del presidente Zingaretti.

Nell’incontro l’Assessore Refrigeri ha illustrato il contenuto dell’incontro tenuto pochi giorni fa con l’amministrazione capitolina, ribadendo – su sollecitazione dei movimenti – che la Regione Lazio ha intenzione di dare attuazione nel più breve tempo possibile al piano regionale per l’emergenza abitativa, senza cambiamenti di prospettiva. Secondo le parole dell’Assessore Refrigeri, si attende che Roma Capitale formuli le sue integrazioni alla convenzione già approvata dalla Regione Lazio e che si adoperi per approvarla e sottoscriverla. A questo punto, le tante famiglie che da anni attendono invano da anni nelle graduatorie comunali, come nei residence gestiti da Roma Capitale e nelle occupazioni inserite da tempo nel programma regionale, aspettano soltanto che la giunta guidata da Virginia Raggi si accinga sul serio a compiere questo importante passo.

Nel frattempo le famiglie accampate presso la chiesa dei 12 Apostoli, hanno annunciato che nei prossimi giorni consegneranno di persona all’assessore Baldassarre, in forma pubblica, il censimento dei nuclei familiari, con la speranza che questo gesto permetta di passare dalle operazioni mediatiche e di facciata, alla proposta di soluzioni serie, dignitose e durature.

 

Movimenti per il Diritto all’Abitare Roma,

 

CONTINUA LA PERSECUZIONE AI DANNI DI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE

CONTINUA LA PERSECUZIONE AI DANNI DI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE


Continua la persecuzione ai danni di movimenti per il diritto all’abitare: DIGOS e magistratura cercano in tutti i modi di portare in carcere Paolo e Luca.
Dopo gli arresti di febbraio, insieme ad altri 15 compagni, dopo i mesi di obbligo quotidiano di firma, dopo il plateale arresto di Paolo durante una conferenza stampa a Montecitorio ed il ritorno di Luca e Paolo ai domiciliari, DIGOS e magistrati non ne hanno ancora abbastanza.
Quest’oggi hanno prelevato i due compagni dalle loro case per portarli a via Genova, per comunicargli che le loro case (occupate) non erano idonee alla loro permanenza agli arresti domiciliari, minacciando pertanto di trasferirli in carcere.
Le motivazioni, ovviamente, erano del tutto pretestuose. Tanto più che, nel caso di Luca, la casa era la stessa giudicata idonea solo pochi mesi fa, dagli stessi magistrati. Alla fine i due sono stati scortati presso le abitazioni di alcuni compagni che si sono resi disponibili ad ospitarli.

Il comportamento delle forze della repressione, completamente al di fuori di qualunque consuetudine procedurale, rende manifesto l’intento persecutorio contro i movimenti per il diritto all’abitare, che evidentemente devono aver creato più di qualche grattacapo ai piani alti del nostro paese.
Esso si affianca, in un attacco a tutto campo, agli sgomberi, alle manganellate, alle leggi “ad hoc” (articolo 5 del decreto Lupi), alle campagne diffamatorie sulla stampa, ormai unanime nel criminalizzare un movimento vivace e conflittuale così come nel cantare le lodi del trionfante Renzi.
E se, in altre epoche storiche, al bastone della repressione si accompagnava la carota di qualche misura palliativa volta a smorzare le contraddizioni sociali, oggi il governo punta a soffocare brutalmente il conflitto, mentre tira dritto sulla strada del “rubare ai poveri per dare ai ricchi”.
Proprio per questo gli arresti e le persecuzioni ai danni di compagni e compagne non sortiranno gli effetti desiderati da chi li mette in atto: è impossibile reprimere con questi mezzi i movimenti sociali che, come i movimenti di lotta per la casa, rappresentano la risposta collettiva ai bisogni negati e l’unica speranza possibile per settori sociali sempre più numerosi di un miglioramento delle proprie condizioni di vita.

LUCA E PAOLO LIBERI

Movimenti per il diritto all’abitare

CHI SIAMO

CHI SIAMO

Stampa                Email

Il Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa è il primo movimento autorganizzato sul diritto alla casa che nasce a Roma.

 

SAN BASILIO

san basilio lotta per la casaÈ il 1988, e in centinaia occupano le case di San Basilio, quartiere estremamente degradato alla periferia nord est della capitale: 350 alloggi di edilizia residenziale pubblica, già terminati senza che vi sia alcuna graduatoria di assegnazione. Alla lista di lotta si uniscono centinaia di senza casa e, accanto a settori operai e marginali della periferia, si ritrovano anche le nuove generazioni del quartiere, in cui è ancora viva la memoria delle lotte degli anni ’70.

 

Alla fine degli anni ’80 ricominciare le battaglie sui diritti negati rappresenta un’enorme scommessa per la città, ma la lotta per il diritto alla casa è ormai nel DNA di Roma e questo consente al movimento, nel suo complesso, di allargare la lotta in tutto il territorio.

 

Alla fine del 1988 sono più di 2.000 gli alloggi occupati, non solo in città ma anche nella provincia, da Ciampino a Marino. Inizia in questo modo la battaglia per la sanatoria che vede le due realtà esistenti allora, il Coordinamento e il Comitato per la casa, trovare un’unità di intenti che li porterà a vincere una dura lotta che si caratterizza per le frequenti occupazioni sia del Comune di Roma, sia della Regione Lazio.1 Nel frattempo, il movimento cerca nuove strade per aumentare la quota di patrimonio pubblico.

 

VIGNE NUOVE E I RESIDENCE

Nel 1989, con il tre volte Ministro della Repubblica Franco Carraro, del Partito Socialista Italiano, eletto sindaco di Roma, vengono occupati, a Vigne Nuove, oltre 110 alloggi destinati alle forze dell’ordine.

 

L’occupazione, pur in mancanza di acqua ed energia elettrica che viene prodotta tramite un generatore, resiste per oltre un anno, fino all’intervento massiccio dei futuri assegnatari che circondano, blindano ed isolano l’intera zona. Barricati sui terrazzi dei palazzi in centinaia, si contratta con il Comune di Roma che, alla fine, accetta di dare a tutti gli occupanti almeno l’assistenza alloggiativa.

striscione vigne nuove non si arrende

 

Sempre nel 1989 si consolidano le lotte che coinvolgono il Coordinamento e i Residence comunali, dove sono alloggiati oltre 2.000 nuclei in condizioni inumane e inaccettabili.

 

Comincia la lotta per il diritto alla casa, attraverso la rivendicazione di nuove acquisizioni di alloggi per tutti gli aventi diritto.

 

L’amministrazione comunale capisce di non potersi sottrarre al confronto quando, nella stessa mattinata, il blocco, per ore, di cinque arterie principali della città, provoca la paralisi totale della mobilità.

 

Nonostante le cariche della Polizia al blocco sull’autostrada Roma-Fiumicino, si apre finalmente un confronto serio che porterà, ovviamente non subito, a prevedere il diritto alla casa popolare anche per coloro che vivono già in assistenza alloggiativa.

 

 

MONDIALI DI CALCIO E TENDOPOLI

Nel 1990 il Movimento lancia la campagna contro i Mondiali di calcio, bloccando vari cantieri sino ad arrivare all’Olimpico. Lo scopo di questa campagna è di coagulare tutti i settori sociali intorno al Movimento, per consentire alla Roma città dei diritti negati, di esprimersi contro le speculazioni legate ai grandi cantieri. Sempre nel 1990, le realtà di lotta per la casa cominciano le occupazioni di interi blocchi delle case degli Enti. Avvengono sgomberi a ripetizione, a volte anche violenti, e comincia la stagione delle tendopoli che durano mesi e mesi, mentre contemporaneamente si lancia la proposta dell’autorecupero degli stabili comunali abbandonati, come una delle possibili soluzioni alla mancanza endemica di alloggi a canone popolare.2

 

L’AUTORECUPERO E LE DELIBERE SULL’EMERGENZA ABITATIVA

Dal 1990 al 1996 si occupano nella città decine e decine di strutture abbandonate, si richiedono fondi per nuovi acquisti e si porta avanti la battaglia sull’autorecupero.

Nel 1996 viene finalmente ratificata la Delibera che sblocca le politiche dell’abitare a Roma e che assegna, sui piani di zona e sui nuovi acquisti, il 66% degli alloggi all’emergenza abitativa e all’assistenza alloggiativa.

 

Nel frattempo nascono i primi due progetti di autorecupero, via Isidoro del Lungo e Via Rigola. Ma questi provvedimenti, unici sul territorio nazionale, già non bastano più nel momento in cui cominciano ad essere operativi. Roma è cresciuta vertiginosamente in questi anni, e con la città anche il suo corpo sociale si è moltiplicato, trasformato, stratificato. Ci si trova di fronte a centinaia, migliaia di persone che richiedono una casa popolare.

 

LA FEDERIMMOBILIARE A OSTIA, INIZIA LA LOTTA DEI MIGRANTI

federimmobiliare ostia occupataNel settembre del 1993, con Rutelli sindaco, nasce l’occupazione della FederImmobiliare ad Ostia: tre grandi palazzoni frutto della speculazione e abbandonati da oltre dieci anni. E’ la prima occupazione in cui vi è una forte presenza di migranti (circa il 40% degli occupanti è di 19 nazionalità diverse, su un totale di 220 nuclei familiari) e, soprattutto, segna la nascita di un laboratorio sociale di convivenza interculturale unico, in una situazione in cui il diritto alla casa per i migranti, in questo paese, non esiste affatto. Non erano previsti, infatti, alloggi popolari per i migranti residenti se non nel dispositivo della “reciprocità”, cioè veniva prevista la possibilità di dare alloggi solo a quei cittadini provenienti da Paesi nei quali era contemplata l’assegnazione di un alloggio di casa popolare agli italiani.

 

Un diritto tarato, dunque, su una composizione sociale lontana da quella dei flussi migratori reali, che da subito arrivano in Italia da paesi martoriati dalla guerra, impoveriti dalle politiche internazionali, da guerre e faide intestine, dalle dittature. Questa esperienza, da un lato, rompe il meccanismo che fino ad allora aveva governato la lotta per il diritto alla casa e che vedeva separate la componente migrante e quella italiana nelle lotte, mentre dall’altro anticipa nei fatti le trasformazioni reali che stava vivendo la città di Roma.

 

Dopo il 1996 il Coordinamento lancia la battaglia per il riconoscimento dello “stato di emergenza” nella città di Roma e da quel momento inizia una nuova dura fase di lotta che porta, nel settembre 1999, alla prima ratifica del “Protocollo sull’emergenza abitativa” che a Roma prevede 170 miliardi di vecchie lire per gli acquisti di nuove case popolari e in più i finanziamenti per altri sei progetti di autorecupero ed altri interventi in alcune periferie romane. I tempi di approvazione e di attuazione sono però infiniti e l’emergenza cresce.

 

QUARTICCIOLO

Nel ’98 viene occupato l’ex-Commissariato di via Ostuni, nel quartiere popolare del Quarticciolo, nel 2000 uno stabile abbandonato non lontano, in via Serafini, a Cinecittà.

 

2000 stop agli sfrattiE’ l’anno del Giubileo e i prezzi degli affitti subiscono un’impennata mostruosa, con aumenti oltre il 50% rispetto agli anni precedenti e, da quel momento in poi, questa resterà la media romana per l’affitto di un appartamento.

 

 

RUTELLI E IL PROTOCOLLO SULL’EMERGENZA ABITATIVA

Nel gennaio 2001, prima dello scioglimento della Consiliatura Rutelli, che passerà alla storia orale dei baretti di Roma come “l’amico dei preti e dei palazzinari”, quello che ha privatizzato Roma, il Movimento occupa ancora la Sala del Consiglio Comunale.

 

Il giorno dopo viene approvato in modo definitivo il Protocollo sull’emergenza abitativa. La sera stessa viene occupato l’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Lazio e finalmente si ha la ratifica conclusiva del provvedimento.

 

E’ una vittoria storica perché finalmente non si ricorre al patrimonio pubblico già esistente, ma vengono destinati fondi importanti per nuovi acquisti di patrimonio e per l’avvio di progetti di autorecupero. Tra gli alloggi da acquistare, nella Delibera sono indicati anche quelli dell’INPDAP al Tintoretto, perché nel frattempo il Governo nazionale decide di promuovere un piano di vendita del patrimonio immobiliare degli Enti pubblici per fare cassa. Su queste case si scatena però una campagna di puro stampo razzista, gestita dalle forze del centrodestra. Quelle del centrosinistra, invece, esclusa Rifondazione Comunista, si defilano, finché non viene approvato un comma, nella legge sulle cartolarizzazioni, che impedisce agli Enti locali di acquistare alloggi degli Enti Pubblici.

 

OCCUPAZIONE DI VIA BRUNO PELIZZI, CASALBERTONE, CINEMA IMPERO E CINODROMO

piazza di spagnaE’ il 2001 e Walter Veltroni viene eletto sindaco di Roma. Intanto l’emergenza, che nei fatti ancora aspetta di essere sanata, è ormai esplosa.

 

Le tende, le baracche, la gente che dorme nelle automobili, tra i ruderi, sulle sponde del Tevere e dell’Aniene, italiani e migranti, non si contano più. I freddi e parziali dati dicono oltre 20.000 senza tetto, a cui si aggiungono i figli e figlie della liberalizzazione del mercato del lavoro, famiglie e singles che diventano o nascono precari, che si trovano a non poter più pagare affitti o mutui diventati altissimi a causa della liberalizzazione selvaggia del mercato, scoppiata con l’abolizione dell’equo canone nel ’92.3

 

Al Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa si uniscono altre migliaia di persone e nascono nuovi Movimenti di lotta, come Action (già DAC) e il Comitato di Lotta per la Casa.

 

Nel 2002 la situazione in città è diventata insostenibile e per il Coordinamento parte un nuovo, massiccio, ciclo di occupazioni. Si prendono palazzi vuoti come in via Bruno Pellizzi, scuole abbandonate come quella di Casalbertone, un ex-cinema, l’Impero, a Torpignattara e anche un ex-cinodromo, a Viale Marconi, sede oggi del Laboratorio del precariato metropolitano Acrobax Project.4

 

PORTO FLUVIALE E TENDOPOLI

Il 2 giugno 2003 è la volta dell’occupazione dell’ ex-caserma del Porto Fluviale a via Ostiense, 150 nuclei familiari di italiani, maghrebini, sudamericani. Occupazioni che hanno portato alla riappropriazione di un diritto basilare da parte di centinaia e centinaia di persone tra studenti, famiglie, precari, migranti. E poi ancora, la tendopoli che, per oltre un mese, ha presidiato per la seconda volta le case del Tintoretto ancora vuote dopo anni, divenute per il Movimento il simbolo della speculazione e della lotta contro le cartolarizzazioni.5 Proprio grazie a questa battaglia si è aperta di nuovo, a livello nazionale, la possibilità per gli Enti locali di acquistare il patrimonio degli Enti Pubblici a prezzo agevolato. Ancora una volta si richiede con picchetti e tendopoli sotto al Comune, l’acquisizione di nuovo patrimonio pubblico e di nuove case popolari da assegnare alle migliaia di richiedenti con requisiti, in attesa nelle liste comunali, e alle persone che, nell’emergenza, hanno occupato stabili vuoti e abbandonati della città. Ancora una volta l’obiettivo della lotta per la casa è ottenere, oltre l’attuazione del protocollo precedente, una nuova Delibera che sblocchi davvero la situazione di emergenza abitativa della metropoli romana.

 

Porto fluviale

 

Arriviamo al 2004 si sta ancora concludendo l’assegnazione degli alloggi previsti dal protocollo sull’emergenza abitativa del 2001 (ci sono voluti 3 anni!) e stanno per partire i primi tre progetti di autorecupero previsti. I tempi della Politica locale e nazionale sono, nei fatti, inconciliabili con le emergenze della città, mentre gli effetti del sistema della privatizzazione e svendita del patrimonio pubblico degli Enti, le cartolarizzazioni, continuano a creare nuove esclusioni e nuovi esodi dei romani fuori dalla capitale, in periferia quando va bene, altrimenti in provincia. In questa metropoli si generano vere e proprie sacche di povertà e precarietà sempre più abissali e sempre più visibili. Gli sfratti per morosità e finita locazione a Roma sono quantificati in circa 15.000. Il Comune rilancia le politiche di assistenza alloggiativa e quei “residence” che già avevano dimostrato di essere delle carceri enormi e invivibili, autentiche ferite nella città e nelle vite di chi li abita, costruite per regalare ai privati e ai soliti palazzinari soldi pubblici, nell’ordine di migliaia di euro al mese. Nei fatti, alle richieste del movimento e al dramma sociale di migliaia di persone si contrappongono, ancora, l’assenza di concrete politiche nazionali sull’abitare e i ritardi dell’Amministrazione comunale.

 

A questo si aggiungono le pressanti richieste di sgomberi da parte della Prefettura, che gravano come macigni sulle vite delle persone sotto sfratto esecutivo, sulle occupazioni e sui movimenti di lotta per la casa. Come lo sgombero di due palazzine vuote nel comprensorio dell’ex-manicomio del S.Maria della Pietà, occupate nel 2004 e subito blindate dalla Polizia e dai Carabinieri in tenuta antisommossa. Sgomberate dopo ore e ore di trattative che, grazie alla determinazione degli occupanti e del movimento, hanno garantito comunque il diritto all’assistenza alloggiativa a centinaia di persone. O come il tentato sgombero di Viale Castrense, quando centinaia di persone erano pronte e determinate a resistere il più possibile dai tetti, dai balconi, dal giardino del palazzo, spingendo le Forze dell’Ordine a desistere dallo sgombero. In questo caso il Comune di Roma ha poi affittato, dal privato, l’immobile che tuttora è abitato dagli stessi occupanti aventi diritto. Ma nessun tentativo di repressione è riuscito in tutti questi anni a fermare le migliaia di persone che si sono autorganizzate intorno ad un bisogno ed hanno vinto nella rivendicazione del diritto alla casa. Anche gli sfratti, bloccati o rimandati dai picchetti antisfratto organizzati dai movimenti, sono decine.

 

OCCUPAZIONE IPAB A VIA DEL CASALE DE MERODE A TOR MARANCIA

VolturnoSiamo al 2005. L’emergenza e la lotta non si arrestano: parte l’occupazione di via Campo Farnia a Cinecittà e nel novembre la tendopoli e poi l’occupazione di due stabili vuoti da anni e ristrutturati con soldi pubblici del Giubileo 2000, dell’ex-ipab S.Michele a Tor Marancia, gestiti dalla Regione Lazio. L’occupazione di questi palazzi, e il dossier di denuncia, prodotto dal Coordinamento e dagli occupanti, ha contribuito in maniera determinante a rompere il velo di omertà che gravava sui traffici e le tangenti con cui la giunta Storace aveva impoverito le casse della sanità Regionale. La truffa del S.Michele, infatti, è un tassello fondamentale nella vicenda delle tangenti della ASL RmC, salita alla cronaca come “scandalo di Lady ASL”.6

 

E poi ancora le innumerevoli iniziative sotto al Campidoglio e le tendopoli sotto la Regione Lazio, le manifestazioni sotto ai Ministeri per il blocco degli sfratti e le occupazioni degli Assessorati responsabili del Patrimonio e delle politiche abitative.

 

Dal 15 al 19 febbraio 2005, una delegazione delle Nazioni Unite è in Italia per verificare il rispetto, da parte del nostro governo, del diritto alla casa, sancito dall’articolo 11 del “Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali”, sottoscritto dal nostro paese nel 1966, e ratificato con la legge 881 del 25 ottobre 1977. Per quattro giorni, questa delegazione internazionale ha incontrato gli amministratori locali, le associazioni di inquilini, i comitati di migranti e di rifugiati politici, i movimenti di lotta per la casa. Sotto osservazione le migliaia di sfratti, gli affitti inaccessibili, la vendita del patrimonio degli enti, le discriminazioni nei confronti dei cittadini migranti. Insomma, una vera e propria emergenza sociale. Mercoledì 16 è stata la giornata delle iniziative dei movimenti di lotta per la casa. Nella mattina e nel primo pomeriggio, la delegazione ONU ha fatto tappa in diverse occupazioni di casa e ha incontrato gli inquilini di complessi edilizi sotto sfratto o in odore di cartolarizzazione. Nel pomeriggio, un corteo di alcune migliaia di persone ha attraversato il centro. Studenti, precari, migranti fino in piazza del Campidoglio. “Alla delegazione dell’Onu – si legge in un comunicato del Coordinamento – abbiamo ricordato che, in questi anni, sono state le nostre lotte, dai picchetti anti-sfratto alle occupazioni, a “salvaguardare” concretamente un diritto riconosciuto dai trattati internazionali, ma violato dai singoli governi”.

 

Dopo anni di mobilitazioni dei movimenti di lotta per la casa, il Comune ratifica la delibera 110/05, la “Deliberazione programmatica sulle politiche abitative e sull’emergenza abitativa nell’area comunale romana”, che finalmente sblocca fondi e risorse per un piano di edilizia pubblica, convenzionata e sovvenzionata, dando parziale risposta ai bisogni della città di Roma e dei suoi abitanti. Una goccia nel mare, ma comunque un passo fondamentale. La delibera prevede che ogni municipio abbia una “casa dello sfrattato” che garantisca, in caso di necessità, il passaggio da casa in casa; prevede cambi di destinazione d’uso, la costruzione di interi lotti di case popolari, la costruzione nelle zone 167, l’acquisizione da parte del Comune di case degli Enti pubblici non ancora cartolarizzate, oltre all’elargizione di contributi all’affitto e a proposte di canone solidale.

 

coordinamento cittadino lotta per la casaNel 2006, Walter Veltroni è riconfermato sindaco di Roma, mentre la realtà della città è ancora drammatica. Il fantasma dello sgombero e degli sfratti percorre le strade del centro e della periferia, gli affitti continuano ad essere inaccessibili, l’emergenza abitativa nella metropoli romana continua la sua lenta deflagrazione. Continua lo strapotere dei privati, dei costruttori e dei palazzinari, che in pochi decenni hanno sfigurato la città. Il cemento diffuso in maniera capillare continua ad impedire all’acqua di raggiungere il suo luogo naturale mentre continuano a ripetere che l’acqua è un bene a rischio e va privatizzata. Continuano a costruire case e a tenere migliaia di appartamenti vuoti per tenere alti gli affitti: case senza gente, gente senza case. Perché in fondo il mercato libero è questo, bilanciare ad arte domanda e offerta per fare profitti e non importa quanto ciò pesi sulla vita di milioni di persone. Si continuano a chiudere gli occhi sulla gente derubata da piccoli e grandi speculatori edilizi, che vive in doppia, in tripla, in quadrupla, che si affitta un cuscino a 300 euro. Si continua a non voler vedere che la gente si stipa a dozzine nelle case e poi si butta giù dalle finestre per sfuggire al fuoco, come la bengalese Mary Begun e suo figlio Hasib, 10 anni, morti nell’incendio di Piazza Vittorio il 13 gennaio 20077.

 

PORTA PIA E POLICLINICO

Nuove occupazioni del Coordinamento e dei movimenti di lotta continuano a portare avanti la lotta per un bisogno che dovrebbe essere garantito per tutti. Le ultime in ordine temporale sono quella di Porta Pia nella primavera 2007, un palazzo vuoto di proprietà dell’INPDAP,8 e quella di tre palazzine abbandonate di proprietà del Policlinico di Roma, in cui centinaia di persone in emergenza abitativa stanno costruendo, dal basso, una soluzione al proprio disagio.

 

Il 2008 e’ l’anno del delirio securitario. Il clima di paura che si respira nelle grandi città, Milano e Roma in testa, rende l’aria pesante. Veltroni si candida alla guida del neonato PD e vengono indette nuove elezioni. Prima della chiusura anticipata della consiliatura di Veltroni, i Movimenti scendono ancora in Piazza del Campidoglio, per vigilare sulla votazione del Piano Regolatore Generale di Roma. Alla richiesta di quel presidio, composto da migliaia di persone, di lasciar entrare in Consiglio una delegazione di cittadini per assistere alla votazione degli emendamenti, la Polizia e la Politica rispondono con le cariche e la blindatura della piazza. Diversi manifestanti rimangono feriti dalle manganellate. Con il nuovo PRG, il Comune di Roma prevede di costruire nei prossimi dieci anni 70 milioni di metri cubi di cemento su un territorio di 15 mila ettari. “Per dare un’idea: 1700 nuovi palazzi di 8 piani” (Report del 4/5/08). Una nuova città più grande di Napoli costituirà la nuova cintura periferica di Roma e sarà edificata dai soliti noti: Caltagirone, Toti, Mezzaroma, Ligresti.9 La destra di Alemanno vince le elezioni a sindaco di Roma, al Governo la coalizione di centro destra di Berlusconi, Bossi e Fini guida il paese.

 

Il Movimento di lotta per la casa continua le sue battaglie per il diritto all’abitare, insieme a tutti quei Comitati e a quei cittadini che non hanno mai smesso di sognare e praticare una città diversa, una vita diversa.

 

Contro chi ha fomentato e continua a fomentare l’individualismo, l’allarme sociale, l’incertezza, il bisogno paranoico di sicurezza, contro chi sistematicamente ci ripete a ogni passo il motto del progresso: fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene. Rispondiamo che il problema non è la caduta, è l’atterraggio.

 

VOLTURNO

Il 16 ottobre si occupa il Volturno storico Cinema/Teatro nei pressi della Stazione Termini ormai in stato di degrado per via di vari fallimenti della proprietà. Si restituisce alla città un bene comune e questo luogo sarà per anni, fino allo sgombero del 2014, un punto di riferimento per le assemblee cittadine e per gli sportelli per il diritto all’abitare.

 

LAURENTINA E POLICLINICO

Negli ultimi anni sono numerose le liste di lotta per la casa che hanno realizzato il diritto ad avere un tetto sulla testa tramite l’occupazione di stabili abbandonati trasformati in case.

A partire dal 2009 dall’occupazione di uno stabile abbandonato dal COTRAL nel quartiere Giuliano-Dalamata a Via dei Radiotelegrafisti occupato dopo lo sgombero in via Rivoltella, in zona Monteverde. E a fine 2009 un’altra lista trova stabilità nell’occupazione di Viale del Policlinico.

Nel settembre del 2009 parte il contrattacco dello stato con lo sgombero i primo settembre degli sabili del policlinico in Via Regina Elena e poi con l’arresto di alcuni compagni e compagne della occupazione 8 marzo alla Magliana, accusati di vari reati che poi cadranno per la maggior parte durante la fase iniziale del processo

 

Successivamente nel 2010 insieme a gruppi di giovani studenti e precari si occupa Generazione P un cinema dismesso nel quartiere del Pigneto.

Una generazione di studenti e precari che sta riprendendo la parola e che trova una grande espressione di forza il 14 dicembre con un grande corteo che non accetta i divieti polizieschi di fronte all’ennesimo scempio del governo Berlusconi e si scontra a lungo con la polizia a Piazza del Popolo.

 

LA RUSTICA

Nel 2011 si costruisce l’esperienza di Roma Bene Comune un cartello di forze che riesce ad incidere sulla amministrazione Alemanno e a farsi sentire fino all’importante giornata dello sciopero generale cittadino di settembre. A giugno nel frattempo si era occupato appunto insieme a tutta RBC il deposito ATAC di San Paolo che verrà poi sgomberato alla fine di ottobre per tornare all’abbandono e al degrado.

Nello stesso anno riprendono i tentativi di occupazione da parte della lista di lotta del Coordinamento. Si tenta l’occupazione di uno stabile delle Ferrovie sulla Cassia dove la polizia interviene minacciando uno sgombero violento. La lista non demorde e dopo una lunga tendopoli sotto l’assessorato alla casa che strappa la delibera 124 del 13/4/2011 che riconosce lo status di emergenza abitativa alle occupazioni di Laurentina, Policlinico, Generazione P e Porta Pia si torna di nuovo ad occupare.

Il luogo è uno stabile di proprietà pubblica abbandonato da anni e praticamente smantellato nella zona de La Rustica. centinaia di nuovi occupanti sostenuti anche dal lavoro degli occupanti delle vecchie occupazioni sono al lavoro per mesi per ricostruire impianti elettrici ed idraulici, finestre e pareti e da maggio ad agosto iniziano ad abitare centinaia i nuclei familiari in questo grande stabile che torna a vivere.

La giornata più importante del 2011 è però forse quella del 15 ottobre quando un enorme corteo di centinaia di migliaia di persone attraversa Roma con determinazione e rabbia. Molti sono gli attacchi ai simboli dello sfruttamento durante il percorso, ma il corteo viene poi caricato con idranti e blindati in Piazza San Giovanni e ciò fa esplodere la rivolta. Gli scontri, che coinvolgono migliaia di persone, durano fino a tarda sera con numerosi arresti anche nei mesi successivi. E’ una ennesima esplosione di rabbia di un soggetto sociale sempre più precario ed emarginato.

 

torrevecchia occupataUn’altra lista inizia subito a formarsi, l’emergenza è forte e gia all’inizio del 2012 si prova ad occupare di nuovo prima alla Montagnola dove alla fine di una giornata sotto la neve e a fronte dell’intervento ormai imminente della celere gli occupanti escono dal palazzo e poi di nuovo uno sgombero alla tendopoli in presidio a Via Boglione altro monumento all’abbandono e allo spreco. Si cerca di distribuire le famiglie sgomberate in qualche altra occupazione e soprattutto si parte con un piano di auto-ristrutturazione dell’ala più malridotta dello stabile de La Rustica. Dopo una dura estate di lavori comuni autogestiti altre decine di famiglie riescono ad avere un tetto sula testa.

 

TSUNAMI

Di fronte alla stretta repressiva i movimenti di lotta per la casa romani decidono una alleanza tattica e il 6 dicembre 2012 danno vita al primo Tsunami, un’ondata di occupazioni che travolge comune e questura che non riescono, come in precedenza avevano fatto, ad ogni pccupazione con uno sgombero. Vengono occupati in città diversi stabili in particolare il Coordinamento occupa una clinica dismessa a Via di Torrevecchia e delle palazzine di appartamenti invenduti a Ponte di Nona sulla Via Prenestina, nei giorni successivi la polizia sgombera Ponte di Nona dopo aver forzato le barricate degli occupanti ma nulla può contro la determinazione mostrata anche a Torrevecchia dove desiste dall’intraprendere lo sgombero.

Il successo di questo tentativo riempie le liste di occupazioni, la città spinge per riprendersi il diritto alla casa e il 6 aprile 2013 parte il secondo Tsunami per il Coordinamento questa volta due grandi nuove occupazioni a Via del Caravaggio in zona Montagnola, dove arrivano i blindati ma poi fanno marcia indietro di fronte al numero ed alla determinazione degli occupanti e a Via Sambuci sulla Tiburtina. In quello Tsunami va a segno anche l’importante occupazione di Via Musa (a piazza Galeno) si chiamerà Degage ed è un’occupazione abitativa fatta perlopiù da giovani, studenti, precari, fuorisede ecc. che si riconoscono sulle tematiche della riappropriazione, qui e ora, della lotta per la casa e iniziano a costruire il loro importante contributo.

19 ottobreL’offensiva dei movimenti continua impattando anche con la repressione come con lo sgombero a Tor Tre Teste e le successive cariche sotto al Campidoglio. Il 28 giugno 2013 altra ondata di occupazioni in città, in parte contrastate dalla polizia ma alla fine restano ai senza casa diversi stabili. Per il Coordinamento è il giorno dell’occupazione del palazzo di Via Mattia Battistini (ex uffici esercito) abbandonato ed inutilizzato da tempo. Dopo l’estate passata anche in Val di Susa ad elaborare una giornata che portasse alla luce la grande spinta delle lotte dal basso in Italia si riprende l’iniziativa con un’altra ondata di occupazioni il 12 ottobre 2013 da S. Croce in Gerusalemme a diverse sulla Via Tiburtina. Il Coordinamento occupa a Cinecittà in Via Quintavalle degli uffici sfitti nel complesso di Cinecittà2, ma è anche la giornata in cui i rifugiati eritrei dopo l’ennesima tragedia di Lampedusa prendono l’iniziativa ed occupano un edificio in centro a Piazza Indipendenza.

 

Si arriva così su questa grande spinta alla manifestazione nazionale del 19 ottobre 2013 #19O. La manifestazione del 19 ottobre giungerà al culmine di una settimana di mobilitazioni, dentro e fuori il paese: il 12 ottobre, con una giornata di lotta a difesa dei territori, contro le privatizzazione dei servizi pubblici e la distruzione dei beni comuni e mobilitazioni diffuse per il diritto all’abitare; il 15, con azione dislocate nelle città per uno sciopero sociale indetto dall’agenda dei movimenti trans-nazionali; il 18 con una manifestazione congiunta dei sindacati di base e conflittuali. Per arrivare alla grande manifestazione che parrte da San Giovanni e per diversi giorni si accampa sotto al Ministero delle Infrastrutture a Porta Pia.

 

foto Mess

 

A questa manifestazione segue un incontro con Sindaco Marino e il Ministro delle Infrastrutture Lupi (che si dimetterà nel 2015 a causa di uno scandalo di corruzione al Ministero) del tutto insoddisfacente anzi lo stato sta preparando un disegno di legge per fermare il movimento delle occupazioni.

 

Si arriva al 31 ottobre per quella data viene convocata, sotto la spinta della manifestazione del 19 ottobre dal governo Letta la conferenza Stato Regioni sulle Politiche Abitative, al corteo dei senza casa viene impedito di arrivare sotto la conferenza e ci sono scontri a Via del Tritone che finiscono con lanci di lacrimogeni e successivamente diverse denunce e arresti.

Vengono messi ai domiciliari tanti dei compagni più attivi dei movimenti per il diritto all’abitare.

 

31 ottobreCon l’avvento del governo Renzi la risposta repressiva al movimento della lotta per la casa è evidentissima. Il governo approva il cosiddetto Piano Casa al cui interno ci sono diversi articoli pesantissimi. L’articolo 3 auspica e favorisce la vendita delle case popolari, l’articolo 5 vieta a chi occupa una casa di allacciare utenze, ma anche di ottenere la “residenza” necessaria per i minimi diritti civili e di cittadinanza. Inizia un rinnovato ciclo di dure lotte prima contro l’approvazione di questo decreto e poi in tutte le anagrafi delle maggiori città italiane per abolire queste leggi. Forte è anche a mobilitazione per la liberazione dei compagni che sconteranno più di sei mesi agli arresti domiciliari.

 

Il 7 aprile 2014 si tenta un’ultima ondata di occupazioni, ma il clima repressivo si è fatto ormai pesante e lo stato vede gli occupanti come una seria e tangibile minaccia. In mattinata partono varie occupazioni. Il Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa occupa un grosso palazzo abbandonato da almeno 6 anni con circa 500 nuclei familiari senza casa. L’occupazione è alla Montagnola in Via Baldassare Castiglione, 59. Palazzo che era già stato occupato un paio di anni prima sotto la neve. Questa volta l’occupazione tiene, ma solo per una decina di giorni. I movimenti degli studenti e precari tentano l’occupazione di due nuovi posti in zona Università La Sapienza in Via Cesalpino e in zona Roma 3 (Ostiense) in Via del Commercio. Queste due occupazioni vengono entrambe sgomberate con violenza dalla polizia che carica a Via del Commercio e che assalta l’edificio occupato in Via Cesalpino provocando due feriti, poi arrestati e rilasciati e dopo un lungo assedio procedendo all’identificazione dei compagni e delle compagne resistenti.

 

Nel frattempo non si fermano le lotte contro l’austerity e contro il piano casa si arriva alla manifestazione nazionale del 12 aprile che parte da Porta Pia per andare sotto gli altri Ministeri, ci sono pesanti cariche della polizia a Piazza Barberini nei pressi del Ministero del Lavoro e diversi feriti.

 

Il 16 aprile arriva lo sgombero anche a Montagnola, gli occupanti accorsi a dare una mano a quelli barricati si scontrano con la celere che sta effettuando lo sgombero. Diversi attivisti/e delle case occupate rimangono feriti o contusi, ma la determinazione non manca e con le famiglie poi sgomberate ci si accampa nel VIII Municipio sbattendo in faccia alle istituzioni che l’emergenza abitativa non si può risolvere come una questione di ordine pubblico. L’accampamento nel municipio viene tolto solo il 23 aprile quando viene occupata dagli sgomberati di Montagnola una scuola abbandonata da anni in Via di Tor Carbone e stavolta l’occupazione regge.

 

A luglio viene sgomberato e poi devastato al suo interno per renderlo inutilizzabile il Teatro Volturno ci sono diverse manifestazioni in città fino alle cariche sulla stessa Via Volturno il 24 luglio 2014. I mesi successivi sono caratterizzati da fitte e continue iniziative in città ma un po’ in tutta italia per l’abolizione dell’art. 5 del piano casa di Renzi e Lupi e contro gli sfratti e gli sgomberi sempre più frequenti.

Fronte del Porto

Fronte del Porto

Sala da te del Porto Fluviale

 

Apre Fronte Del Porto una sala da the ma anche un luogo in cui imparare e proporre.

 

Uno spazio aperto per incontrarsi pensato per scambiare conoscenze e mettere in movimento le idee.

Si potrà non solo bere un the, gustare specialità, odori e suoni dai tre continenti ma anche imparare e

proporre.

Nei prossimi mesi verranno attivati corsi di : cucina internazionale, lingua, geografia.

Sono attivi una piccola biblioteca e un quaderno delle idee.

Verranno organizzate proiezioni, presentazioni di libri,letture di fiabe per bambini e tanto altro.

 

L’idea è che questa sala da the diventi un luogo di incontro in cui conoscersi . Uno spazio aperto da

condividere con il quartiere e con chi voglia partecipare, organizzare e proporre attività culturali o scambiare

conoscenze.

 

Siamo aperti dal Mercoledì al Sabato,

dalle 17.00 alle 21.00

 

per informazioni sui corsi e attività e per proporne altri:

frontedelportofluviale@gmail.com, facebook.com/frontedelportofluviale

 

Il Porto Fluviale

 

A Roma tra i tanti edifici pubblici dismessi e abbandonati a se ci sono 15 caserme del ministero della difesa,

anzi 14. Una di queste, infatti, è l’ex direzione magazzini del commissariato, via del Porto Fluviale 12. Con la

delibera n°8 del 28/29 ottobre 2010, “Piano delle alienazioni e valorizzazioni degli immobili militari della città

di Roma”, il Comune di Roma da il via all’ennesima (s)vendita di un patrimonio pubblico di grande valore.

Anche la caserma di via del Porto Fluviale è inclusa in questo ambizioso progetto.

Questa però non è in abbandono.

Il Porto Fluviale è un’occupazione abitativa del coordinamento cittadino di lotta per la casa.

Dal 6 giugno 2003 abitano, in quest’ex magazzino dell’aeronautica militare, circa 100 famiglie, provenienti da

tre continenti.

 

Foto di Gaetano Crivaro, Margherita Pisano

VOCI PER ROMA CITTA’ APERTA a Piazza SS. Apostoli

VOCI PER ROMA CITTA’ APERTA a Piazza SS. Apostoli

PostDateIconMartedì 27 Marzo 2012 12:48

GIOVEDÌ 29 MARZO DALLE ORE 16

IN PIAZZA \SS. APOSTOLI  LA METROPOLI DEI DIRITTI NEGATI SI NARRA E PRENDE PAROLA

 

Da alcune settimane a Roma sembra essere calata una preoccupante coltre poliziesca e securitaria. Il pestaggio e gli arresti sotto il CIPE, lo sgombero della tendopoli di via Marcello Boglione, il tentativo di sgombero dell’occupazione di via Casal Boccone, lo sgombero prima della palazzina poi della tendopoli di via Campobasso al Pigneto sono soltanto la punta di un gigantesco iceberg fatto di divieti alla libertà di espressione e manifestazione del dissenso, di controllo e militarizzazione del territorio. Proprio nel momento in cui la prolungata e forte crisi economica imporrebbe la predisposizione di adeguate misure di carattere sociale ed un radicale ripensamento del modello di sviluppo della nostra città, si cerca, sempre più spesso “manu militari” di nascondere le contraddizioni ed i problemi sociali sotto il tappeto, reprimendo e chiudendo gli spazi di agibilità civile e democratica.

 

Rispondere a ciò che sta accadendo non è compito soltanto delle realtà più direttamente colpite; è compito di tutti e tutte noi. Non solo per solidarietà, ma perché la posta in gioco è molto più alta alta e riguarda chiunque vive ed attraversa questa città meticcia ed aperta che mai si è fatta ridurre e mai si farà ridurre al freddo del silenzio. Per questo Giovedì prossimo sulla piazza del Campidoglio, intendiamo dare vita ad una nuova giornata di libertà di parola, di microfono aperto attraverso cui raccontare le nostre storie di precarietà e quotidiana lotta per un presente ed un futuro diverso.

 

Chiediamo a rappresentanti delle istituzioni, associazioni, comitati e movimenti, singoli cittadini, di affiancare le loro voci a le nostre per intrecciare far emergere la trama ed il racconto di un’altra città presente e possibile.

 

ABITANTI DELL’EX TENDOPOLI DELLO SPRECO DI VIA BOGLIONE, DELL’OCCUPAZIONE DI CASAL BOCCONE, DELLE OCCUPAZIONI E DELLE REALTÀ DEI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE

Share/Save/Bookmark

 

IL RACKET DELLE OCCUPAZIONI? ERA UNA BUFALA…

PostDateIconLunedì 26 Marzo 2012 16:49

occupazione 8 marzo Tutti ricorderanno gli spettacolari arresti avvenuti nel quartiere della Magliana il 14 settembre del 2009, quando centinaia di carabinieri guidati dal generale Tomasone in persona fecero irruzione nella ex scuola “8 marzo”, portando via alcuni occupanti ed attivisti.

 

Le accuse erano pesantissime: associazione per delinquere, estorsione, possesso di armi da guerra, furto, lesioni e così via.

Quegli arresti, avvenuti nel pieno di una campagna stampa che vedeva su alcune testate titoli cubitali circa il “Racket delle occupazioni” sono costati agli/alle arrestati/e mesi di detenzione e in alcuni casi la perdita del posto di lavoro.

Esponenti politici del calibro di Fabrizio Santori, Sveva Belviso e lo stesso sindaco Alemanno si sono scomodati per rilasciare infuocate dichiarazioni contro i pericolosi criminali che trovavano rifugio all’interno delle numerose occupazioni abitative della nostra città.

 

Questa mattina il GUP Balestrieri si è espresso per il non luogo a procedere in merito ai reati di associazione per delinquere, estorsione, possesso di armi da guerra, furto, perché i fatti contestati non sussistono.

 

Si afferma finalmente, anche in sede giudiziaria, quello che abbiamo sempre gridato nelle piazze ed affermato in ogni luogo ed occasione: i movimenti per il diritto all’abitare sono movimenti di persone che decidono di sottrarre le proprie vite alla speculazione che determina affitti e mutui sempre più folli ed irraggiungibili; che si autorganizzano per rivendicare risposte concrete per l’emergenza abitativa e il diritto ad una abitazione dignitosa per tutti e tutte.

I criminali vanno cercati altrove.

 

Sappiamo che nessuno ci chiederà scusa per il fango che è stato gettato su tutti e tutte noi, ma almeno auspichiamo che le forze dell’ordine, insieme a certi giornalisti ed esponenti politici sempre pronti a criminalizzare chi lotta per i propri diritti, in futuro, impieghino meglio il loro tempo.

 

Movimenti per il Diritto all’Abitare

Share/Save/Bookmark

 

Assemblea autoriduzioni trasporto pubblico

PostDateIconLunedì 19 Marzo 2012 06:47

 

Vi invitiamo a partecipare il giorno 20 marzo a un’assemblea pubblica alle ore 17,30 in via Volturno 37.

 

busAbbiamo scelto di organizzare un’assemblea pubblica perché crediamo che sia l’unico spazio in cui si possano prendere decisioni orizzontali e affrontare problematiche diverse che ci riguardano direttamente, ma di cui ancora troppo poco si parla. Nelle assemblee tutt* parlano, ognuno porta la sua proposta e insieme si decide cosa fare.

 

Da quando abbiamo deciso di occuparci del trasporto pubblico (con tutto quello che ruota intorno alla questione) ci siamo prefissati l’obiettivo di costruire dei comitati territoriali nei vari quartieri di Roma, di modo che ogni realtà si autorganizzasse a seconda delle problematiche che vive quotidianamente.

 

Perché il trasporto pubblico? Innanzitutto perché spostarsi liberamente è un diritto di tutt* e anche una necessità; perché un servizio pubblico dev’essere accessibile anche a chi non lavora, a chi non ha uno stipendio, a chi non riesce a pagare il biglietto, a chi vive in periferia.

 

Perché hanno trasformato le nostre città in fabbriche di morte; perché visti dall’alto viviamo immersi in una nube nera di inquinamento che ci avvelena giorno dopo giorno, come tante formichine schiavizzate dai ritmi della giornata. Branchi di persone che entrano nelle metro come se fossero in carri bestiame per andare a fare lavori che ti tolgono la voglia di vivere e fanno sfogare la nostra sofferenza su chi non ha colpe.

 

Un trasporto pubblico e gratuito che non inquini e funzioni è possibile, basterebbe indirizzare la produzione nella direzione giusta, riconvertire la produzione della Fiat che grazie a Marchionne ora produce macchine che si nutrono di veleno nero e lavoro sfruttato, e non servono più a nessuno.

 

Perché in Italia si è sempre puntato sulla macchina e non sul treno, sul tram o sul filobus? Perché a Roma esistono solo due linee di metropolitana, chiuse di notte e che coprono solo una piccola parte del territorio? Perché dobbiamo pagare per un servizio scadente, per stare schiacciati nei mezzi, per aspettare anche mezz’ora alla fermata? Perché i ciclisti continuano a morire nelle strade quando in altri paesi esistono addirittura le autostrade per biciclette?

 

Noi vogliamo che la scienza e la tecnica siano a disposizione dell’uomo e non del profitto, che la città che si adegui ai suoi abitanti e non il contrario.

L’aumento del biglietto di 50 centesimi può sembrare un niente in confronto all’aumento della benzina, un niente in confronto alle tante morti di incidenti stradali, ai morti delle guerre per il petrolio, alle tante malattie respiratorie causate dall’inquinamento, ma il filo rosso che collega tutto deve farci capire che è ora di ribellarsi e costruire la città che vogliamo riprendendoci quello che non ci hanno mai dato. La mobilità, la salute, la libertà da uno stile di vita opprimente e alienante, sono tutti diritti che ci appartengono.

 

Vivere in maniera diversa è possibile! Le alternative si decidono e costruiscono insieme, lo sviluppo tecnologico e la ricchezza di questo paese permetterebbero a tutt* di vivere dignitosamente.

 

Assemblea per le autoriduzioni La Sapienza – Porta Pia – Policlinico

 

20 marzo  assemblea pubblica alle ore 17,30 al Cinema-Teatro Occupato Volturno in via Volturno 37 (Termini)

 

 

 

 

Share/Save/Bookmark

 

SIAMO TUTTI NO TAV – SIAMO TUTTI SENZA CASA

PostDateIconDomenica 11 Marzo 2012 23:12

 

Venerdì 9 Marzo circa 200 precari dei movimenti per il diritto all’abitare hanno messo in atto una protesta pacifica occupando l’androne ed il tratto di strada antistante il CIPE (comitato interministeriale per la programmazione economica), che proprio quel giorno approvava ulteriori finanziamenti a compensazione per la TAV.

 

1 km di TAV = 1000 case popolari questo era lo slogan della manifestazione con la quale si voleva affermare non solo il principio della solidarietà con i valsusini, ma che la lotta NO TAV, per quello che rappresenta è anche la lotta per i nostri  bi–sogni e per i nostri diritti.

 

 

Leggi tutto…

 

 

Conferenza stampa davanti al CIPE

PostDateIconLunedì 12 Marzo 2012 15:02

 

 

 

Leggi tutto…

 

 

Comunicato del Movimento NO TAV sui gravi fatti di Roma

PostDateIconDomenica 11 Marzo 2012 11:07

fermiamo i violenti Tutta l’Italia e’ la Valle di Susa, la Valle di Susa e’ tutta lItalia: lo testimoniano la determinazione e la composizione stessa delle lotte sociali che nascono e crescono su tutto il territorio nazionale ed oltre; lo dimostra anche la repressione con cui il potere del capitale cerca di fermare queste lotte.

 

Questa mattina a Roma l’opposizione al Tav e alle grandi opere inutili si e’ saldata con la mobilitazione del movimento romano per il diritto all’abitazione attraverso un’iniziativa che si e’ tenuta, di fronte agli uffici del CIPE, Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica, il quale proprio oggi doveva stanziare i 20 milioni per le compensazioni per la TAV richieste dal Presidente della Regione Piemonte Cota.

 

I manifestanti intendevano cosi’ protestare contro l’uso di denaro pubblico in opere, come la TAV Torino-Lione, inutili, faraoniche ed osteggiate dalle popolazioni locali, mentre in tutta Italia l’emergenza abitativa e’ pesantissima, vengono tagliati servizi essenziali, non si finanzia il diritto al reddito e al lavoro.

 

Come in Valle di Susa, contro i manifestanti si e’ scatenata una dura repressione. Le persone sono state aggredite dalle forze dell’ordine. Le manganellate hanno causato numerosi feriti.

 

Uno dei feriti, Paolo Di Vetta, militante storico del movimento sindacale di base ed esponente del comitato NoDebito, ricoverato in ospedale, e’ stato prelevato dalle forze di polizia dal pronto soccorso ed arrestato insieme ad altri militanti.

 

Il movimento NoTav esprime la massima vicinanza e la più totale solidarieta’ a tutti i compagni arrestati.

E’ più che mai necessario portare avanti, con determinazione, la lotta comune.

L’arroganza del potere e’ il segno piu’ evidente della nostra forza e della sua debolezza.

 

Il Movimento NoTav

 

COMUNICATO MOVIMENTO NO TAV SUI GRAVI FATTI DI ROMA

 

 

Share/Save/Bookmark

 

Processo agli arrestati e presidio a Piazzale Clodio

PostDateIconSabato 10 Marzo 2012 22:41

Al termine di un’udienza durata 10 ore, la giudice ha convalidato gli arresti delle 4 persone arrestate ieri (9 marzo) durante l’iniziativa No TAV organizzata presso la sede del CIPE dai movimenti per il diritto all’abitare.

 

Paolo è stato messo agli arresti domiciliari, mentre Edwin, Pietro e Omar sono stati rimessi in libertà.

 

Nel frattempo una partecipata assemblea si è riunita al Volturno Occupato per discutere il da farsi in merito al grave attacco subito in questi giorni dai movimenti di lotta per la casa con arresti e sgomberi.

 

Lunedì alle ore 12 si terrà una conferenza stampa presso la sede del CIPE, in via della Mercede 9.

 

E’ stato lanciato per sabato pomeriggio un grande corteo per le vie del centro cittadino.

 

Altre iniziative si terranno durante tutta la settimana.

 

A seguire alcune foto del presidio che ha accompagnato le 10 ore dell’udienza che aspettava e pretendeva i compagni liberi

 

presidio a piazzale clodio

 

foto presidio a piazzale clodio

 

seguono comunicati

 

Leggi tutto…

 

 

QUANDO LE LOTTE SI UNISCONO FANNO PAURA

PostDateIconVenerdì 09 Marzo 2012 22:07

LIBERI SUBITO I COMPAGNI ARRESTATI

 

Oggi alle 11:30 i movimenti di lotta per la casa hanno occupato la sede del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica).

Iniziativa organizzata perché in questa sede vengono definiti gli stanziamenti di fondi per il TAV in Val di Susa.

Le 400 persone che hanno dato vita all’iniziativa sono state più volte caricate dalla Polizia ed infine spinte fuori dal palazzo di via della Mercede, 9.

Alla legittima richiesta di poter proseguire la protesta con un corteo, 35 persone compagni e compagne sono state identificate e fermate ed un compagno è rimasto a terra ferito dalle violente cariche. I fermi che poi sono risultati arresti e  sono 4.

 

Contemporaneamente il presidio tendopoli che stava realizzando il Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa presso i palazzi abbandonati di proprietà del demanio pubblico in Via Boglione, 63 (nella periferia Sud di Roma) è stato sgomberato in relazione a detta delle stesse forze dell’ordine all’occupazione del CIPE in via Mercede.Nel corso dello sgombero di questo presidio di protesta operato dal reparto mobile della Guardia di Finanza sono state identificate tutte le famiglie presenti al presidio.

 

Di tutte queste persone due donne sono state portate al Commissariato Preneste perché in quel momento prive di documenti.

 

Nel pomeriggio l’occupazione di via Casal Boccone del Blocco Precario Metropolitano viene assalita dalla polizia.L’atteggiamento è violento ma grazie alla determinazione dei e delle occupanti lo sgombero non avviene.

 

Oggi a Roma si è espresso l’atteggiamento aggressivo e repressivo che questo comune insieme a questo governo stanno avendo nei confronti di chiunque alzi una voce di dissenso e autodeterminazione in questo paese.

 

Ancora una volta danno prova della loro “democrazia” : quella che occupa militarmente i territori nella Val di Susa , che uccide nei CIE e nelle carceri e da sentenze spropositate a chi si è difeso il 15 ottobre dai caroselli della polizia e che sgombera centinaia di famiglie sotto la neve.

 

Le realtà sociali non si fermano. Scendono in piazza per la libertà di movimento chiamando alle mobilitazioni di solidarietà e complicità a partire da domani mattina

 

 

 

ORE 9.00 PRESIDIO SOTTO IL TRIBUNALE A PIAZZALE CLODIO

 

ORE 10.00 PRESIDIO DAVANTI AL CARCERE DI VELLETRI

 

ORE 15.00 ASSEMBLEA PUBBLICA AL VOLTURNO OCCUPATO

 

 

 

 

 

 

Share/Save/Bookmark

 

Liberi subito i 4 compagni arrestati

PostDateIconVenerdì 09 Marzo 2012 16:30

 

 

Liberi subito i 4 compagni arrestati

 

Oggi alle 11:30 i movimenti di lotta per la casa hanno occupato la sede del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica).

Iniziativa organizzata perché in questa sede vengono definiti gli stanziamenti di fondi per il TAV in Val di Susa.

 

Le 400 persone che hanno dato vita all’iniziativa sono state più volte caricate dalla Polizia ed infine spinte fuori dal palazzo di via della Mercede, 9.

 

Alla legittima richiesta di poter proseguire la protesta con un corteo, 35 persone compagni e compagne sono state identificate e fermate ed un compagno è rimasto a terra ferito dalle violente cariche. Poi successivamente arrestato.

 

Un primo bilancio parla di 4 manifestanti arrestati.

LE LOTTE NON SI ARRESTANO MA LA REPRESSIONE COLPISCE ANCORA

LE LOTTE NON SI ARRESTANO MA LA REPRESSIONE COLPISCE ANCORA

Mentre il governo Monti procede nella ferrea applicazione delle sue misure volte a rendere noi lavoratori e lavoratrici sempre più precari e sempre più poveri, finalmente anche in Italia le piazze iniziano a scaldarsi, soprattutto grazie agli studenti.

 

E mentre sono, per una volta, sotto i riflettori le violenze della polizia nelle piazze, arrivano, puntualissimi, provvedimenti delle autorità giudiziarie volti a colpire chi le lotte sociali non ha mai smesso di portarle avanti.

 

Questa mattina, prima dell’alba, gli agenti della DIGOS si sono presentati in forze a bussare alle porte di due occupazioni abitative del Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa, per eseguire nuove perquisizioni e notificare altri provvedimenti cautelari.

 

Apprendiamo dai giornali che lo stesso genere di operazioni, di cui non conosciamo ancora i dettagli, sono in corso anche in altre città d’Italia, con lo scopo dichiarato di punire i presunti colpevoli della manifestazione del 15 ottobre 2011 a Roma.

 

Si tratta evidentemente dell’ennesimo tentativo di dissuadere, con la repressione, chi ha voglia di lottare, dopo le abnormi sentenze per i/le compagni/e finiti in carcere per le giornate di Genova del luglio 2001.

 

Noi sappiamo invece che, con una politica economica come quella perseguita dal governo Monti, le lotte sociali non possono che crescere ed inasprirsi, a dispetto di qualunque misura repressiva.

 

Sappiamo anche chi sono i responsabili di efferate violenze in piazza: i numerosi corpi di polizia di questo paese e i loro mandanti, impegnati a depredare il Paese restandosene comodamente seduti in Parlamento.

Chi Siamo

Chi Siamo

Il Coordinamento Cittadino di lotta per la casa è il primo movimento autorganizzato sul diritto alla casa che nasce a Roma.

 

È il 1988, e in centinaia occupano le case di San Basilio, quartiere estremamente degradato alla periferia nord est della capitale: 350 alloggi di edilizia residenziale pubblica, già terminati senza che vi sia alcuna graduatoria di assegnazione. Alla lista di lotta si uniscono centinaia di senza casa e, accanto a settori operai e marginali della periferia, si ritrovano anche le nuove generazioni del quartiere, in cui è ancora viva la memoria delle lotte degli anni ’70. Alla fine degli anni ’80 ricominciare le battaglie sui diritti negati rappresenta un’enorme scommessa per la città, ma la lotta per il diritto alla casa è ormai nel DNA di Roma e questo consente al movimento, nel suo complesso, di allargare la lotta in tutto il territorio. Alla fine del 1988 sono più di 2.000 gli alloggi occupati, non solo in città ma anche nella provincia, da Ciampino a Marino. Inizia in questo modo la battaglia per la sanatoria che vede le due realtà esistenti allora, il Coordinamento e il Comitato per la casa, trovare un’unità di intenti che li porterà a vincere una dura lotta che si caratterizza per le frequenti occupazioni sia del Comune di Roma, sia della Regione Lazio.1 Nel frattempo, il movimento cerca nuove strade per aumentare la quota di patrimonio pubblico.

 

Nel 1989, con il tre volte Ministro della Repubblica Franco Carraio, del Partito Socialista Italiano, eletto sindaco di Roma, vengono occupati, a Vigne Nuove, oltre 110 alloggi destinati alle forze dell’ordine. L’occupazione, pur in mancanza di acqua ed energia elettrica che viene prodotta tramite un generatore, resiste per oltre un anno, fino all’intervento massiccio dei futuri assegnatari che circondano, blindano ed isolano l’intera zona. Barricati sui terrazzi dei palazzi in centinaia, si contratta con il Comune di Roma che, alla fine, accetta di dare a tutti gli occupanti almeno l’assistenza alloggiativa. Sempre nel 1989 si consolidano le lotte che coinvolgono il Coordinamento e i Residence comunali, dove sono alloggiati oltre 2.000 nuclei in condizioni inumane e inaccettabili. Comincia la lotta per il diritto alla casa, attraverso la rivendicazione di nuove acquisizioni di alloggi per tutti gli aventi diritto. L’amministrazione comunale capisce di non potersi sottrarre al confronto quando, nella stessa mattinata, il blocco, per ore, di cinque arterie principali della città, provoca la paralisi totale della mobilità. Nonostante le cariche della Polizia al blocco sull’autostrada Roma-Fiumicino, si apre finalmente un confronto serio che porterà, ovviamente non subito, a prevedere il diritto alla casa popolare anche per coloro che vivono già in assistenza alloggiativa.

 

Nel 1990 il Movimento lancia la campagna contro i Mondiali di calcio, bloccando vari cantieri sino ad arrivare all’Olimpico. Lo scopo di questa campagna è di coagulare tutti i settori sociali intorno al Movimento, per consentire alla Roma città dei diritti negati, di esprimersi contro le speculazioni legate ai grandi cantieri. Sempre nel 1990, le realtà di lotta per la casa cominciano le occupazioni di interi blocchi delle case degli Enti. Avvengono sgomberi a ripetizione, a volte anche violenti, e comincia la stagione delle tendopoli che durano mesi e mesi, mentre contemporaneamente si lancia la proposta dell’autorecupero degli stabili comunali abbandonati, come una delle possibili soluzioni alla mancanza endemica di alloggi a canone popolare.2

 

Dal 1990 al 1996 si occupano nella città decine e decine di strutture abbandonate, si richiedono fondi per nuovi acquisti e si porta avanti la battaglia sull’autorecupero. Nel 1996 viene finalmente ratificata la Delibera che sblocca le politiche dell’abitare a Roma e che assegna, sui piani di zona e sui nuovi acquisti, il 66% degli alloggi all’emergenza abitativa e all’assistenza alloggiativa. Nel frattempo nascono i primi due progetti di autorecupero, via Isidoro del Lungo e Via Rigola. Ma questi provvedimenti, unici sul territorio nazionale, già non bastano più nel momento in cui cominciano ad essere operativi. Roma è cresciuta vertiginosamente in questi anni, e con la città anche il suo corpo sociale si è moltiplicato, trasformato, stratificato. Ci si trova di fronte a centinaia, migliaia di persone che richiedono una casa popolare.

 

Nel settembre del 1993, con Rutelli sindaco, nasce l’occupazione della FederImmobiliare ad Ostia: tre grandi palazzoni frutto della speculazione e abbandonati da oltre dieci anni. E’ la prima occupazione in cui vi è una forte presenza di migranti (circa il 40% degli occupanti è di 19 nazionalità diverse, su un totale di 220 nuclei familiari) e, soprattutto, segna la nascita di un laboratorio sociale di convivenza interculturale unico, in una situazione in cui il diritto alla casa per i migranti, in questo paese, non esiste affatto. Non erano previsti, infatti, alloggi popolari per i migranti residenti se non nel dispositivo della “reciprocità”, cioè veniva prevista la possibilità di dare alloggi solo a quei cittadini provenienti da Paesi nei quali era contemplata l’assegnazione di un alloggio di casa popolare agli italiani.

 

Un diritto tarato, dunque, su una composizione sociale lontana da quella dei flussi migratori reali, che da subito arrivano in Italia da paesi martoriati dalla guerra, impoveriti dalle politiche internazionali, da guerre e faide intestine, dalle dittature. Questa esperienza, da un lato, rompe il meccanismo che fino ad allora aveva governato la lotta per il diritto alla casa e che vedeva separate la componente migrante e quella italiana nelle lotte, mentre dall’altro anticipa nei fatti le trasformazioni reali che stava vivendo la città di Roma.

 

Dopo il 1996 il Coordinamento lancia la battaglia per il riconoscimento dello “stato di emergenza” nella città di Roma e da quel momento inizia una nuova dura fase di lotta che porta, nel settembre 1999, alla prima ratifica del “Protocollo sull’emergenza abitativa” che a Roma prevede 170 miliardi di vecchie lire per gli acquisti di nuove case popolari e in più i finanziamenti per altri sei progetti di autorecupero ed altri interventi in alcune periferie romane. I tempi di approvazione e di attuazione sono però infiniti e l’emergenza cresce.

 

Nel ’98 viene occupato l’ex-Commissariato di via Ostuni, nel quartiere popolare del Quarticciolo, nel 2000 uno stabile abbandonato non lontano, in via Serafini, a Cinecittà. E’ l’anno del Giubileo e i prezzi degli affitti subiscono un’impennata mostruosa, con aumenti oltre il 50% rispetto agli anni precedenti e, da quel momento in poi, questa resterà la media romana per l’affitto di un appartamento.

 

Nel gennaio 2001, prima dello scioglimento della Consiliatura Rutelli, che passerà alla storia orale dei baretti di Roma come “l’amico dei preti e dei palazzinari”, quello che ha privatizzato Roma “con le strisce blu per fare un favore alla moglie”, il Movimento occupa ancora la Sala del Consiglio Comunale. Il giorno dopo viene approvato in modo definitivo il Protocollo sull’emergenza abitativa. La sera stessa viene occupato l’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Lazio e finalmente si ha la ratifica conclusiva del provvedimento. E’ una vittoria storica perché finalmente non si ricorre al patrimonio pubblico già esistente, ma vengono destinati fondi importanti per nuovi acquisti di patrimonio e per l’avvio di progetti di autorecupero. Tra gli alloggi da acquistare, nella Delibera sono indicati anche quelli dell’INPDAP al Tintoretto, perché nel frattempo il Governo nazionale decide di promuovere un piano di vendita del patrimonio immobiliare degli Enti pubblici per fare cassa. Su queste case si scatena però una campagna di puro stampo razzista, gestita dalle forze del centrodestra. Quelle del centrosinistra, invece, esclusa Rifondazione Comunista, si defilano, finché non viene approvato un comma, nella legge sulle cartolarizzazioni, che impedisce agli Enti locali di acquistare alloggi degli Enti Pubblici.

 

E’ il 2001 e Walter Veltroni viene eletto sindaco di Roma. Intanto l’emergenza, che nei fatti ancora aspetta di essere sanata, è ormai esplosa. Le tende, le baracche, la gente che dorme nelle automobili, tra i ruderi, sulle sponde del Tevere e dell’Aniene, italiani e migranti, non si contano più. I freddi e parziali dati dicono oltre 20.000 senza tetto, a cui si aggiungono i figli e figlie della liberalizzazione del mercato del lavoro, famiglie e singles che diventano o nascono precari, che si trovano a non poter più pagare affitti o mutui diventati altissimi a causa della liberalizzazione selvaggia del mercato, scoppiata con l’abolizione dell’equo canone nel ’92.3 Al Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa si uniscono altre migliaia di persone e nascono nuovi Movimenti di lotta, come Action (già DAC) e il Comitato di Lotta per la Casa.

 

Nel 2002 la situazione in città è diventata insostenibile e per il Coordinamento parte un nuovo, massiccio, ciclo di occupazioni. Si prendono palazzi vuoti come in via Bruno Pellizzi, scuole abbandonate come quella di Casalbertone, un ex-cinema, l’Impero, a Torpignattara e anche un ex-cinodromo, a Viale Marconi, sede oggi del Laboratorio del precariato metropolitano Acrobax Project.4

 

Il 2 giugno 2003 è la volta dell’occupazione dell’ ex-caserma del Porto Fluviale a via Ostiense, 150 nuclei familiari di italiani, maghrebini, sudamericani. Occupazioni che hanno portato alla riappropriazione di un diritto basilare da parte di centinaia e centinaia di persone tra studenti, famiglie, precari, migranti. E poi ancora, la tendopoli che, per oltre un mese, ha presidiato per la seconda volta le case del Tintoretto ancora vuote dopo anni, divenute per il Movimento il simbolo della speculazione e della lotta contro le cartolarizzazioni.5 Proprio grazie a questa battaglia si è aperta di nuovo, a livello nazionale, la possibilità per gli Enti locali di acquistare il patrimonio degli Enti Pubblici a prezzo agevolato. Ancora una volta si richiede con picchetti e tendopoli sotto al Comune, l’acquisizione di nuovo patrimonio pubblico e di nuove case popolari da assegnare alle migliaia di richiedenti con requisiti, in attesa nelle liste comunali, e alle persone che, nell’emergenza, hanno occupato stabili vuoti e abbandonati della città. Ancora una volta l’obiettivo della lotta per la casa è ottenere, oltre l’attuazione del protocollo precedente, una nuova Delibera che sblocchi davvero la situazione di emergenza abitativa della metropoli romana.

 

Arriviamo alla storia dei nostri giorni: nel 2004 si sta ancora concludendo l’assegnazione degli alloggi previsti dal protocollo sull’emergenza abitativa del 2001 (ci sono voluti 3 anni!) e stanno per partire i primi tre progetti di autorecupero previsti. I tempi della Politica locale e nazionale sono, nei fatti, inconciliabili con le emergenze della città, mentre gli effetti del sistema della privatizzazione e svendita del patrimonio pubblico degli Enti, le cartolarizzazioni, continuano a creare nuove esclusioni e nuovi esodi dei romani fuori dalla capitale, in periferia quando va bene, altrimenti in provincia. In questa metropoli si generano vere e proprie sacche di povertà e precarietà sempre più abissali e sempre più visibili. Gli sfratti per morosità e finita locazione a Roma sono quantificati in circa 15.000. Il Comune rilancia le politiche di assistenza alloggiativa e quei “residence” che già avevano dimostrato di essere delle carceri enormi e invivibili, autentiche ferite nella città e nelle vite di chi li abita, costruite per regalare ai privati e ai soliti palazzinari soldi pubblici, nell’ordine di migliaia di euro al mese. Nei fatti, alle richieste del movimento e al dramma sociale di migliaia di persone si contrappongono, ancora, l’assenza di concrete politiche nazionali sull’abitare e i ritardi dell’Amministrazione comunale.

 

A questo si aggiungono le pressanti richieste di sgomberi da parte della Prefettura, che gravano come macigni sulle vite delle persone sotto sfratto esecutivo, sulle occupazioni e sui movimenti di lotta per la casa. Come lo sgombero di due palazzine vuote nel comprensorio dell’ex-manicomio del S.Maria della Pietà, occupate nel 2004 e subito blindate dalla Polizia e dai Carabinieri in tenuta antisommossa. Sgomberate dopo ore e ore di trattative che, grazie alla determinazione degli occupanti e del movimento, hanno garantito comunque il diritto all’assistenza alloggiativa a centinaia di persone. O come il tentato sgombero di Viale Castrense, quando centinaia di persone erano pronte e determinate a resistere il più possibile dai tetti, dai balconi, dal giardino del palazzo, spingendo le Forze dell’Ordine a desistere dallo sgombero. In questo caso il Comune di Roma ha poi affittato, dal privato, l’immobile che tuttora è abitato dagli stessi occupanti aventi diritto. Ma nessun tentativo di repressione è riuscito in tutti questi anni a fermare le migliaia di persone che si sono autorganizzate intorno ad un bisogno ed hanno vinto nella rivendicazione del diritto alla casa. Anche gli sfratti, bloccati o rimandati dai picchetti antisfratto organizzati dai movimenti, sono decine.

 

Siamo al 2005. L’emergenza e la lotta non si arrestano: parte l’occupazione di via Campo Farnia a Cinecittà e nel novembre la tendopoli e poi l’occupazione di due stabili vuoti da anni e ristrutturati con soldi pubblici del Giubileo 2000, dell’ex-ipab S.Michele a Tormarancia, gestiti dalla Regione Lazio. L’occupazione di questi palazzi, e il dossier di denuncia, prodotto dal Coordinamento e dagli occupanti, ha contribuito in maniera determinante a rompere il velo di omertà che gravava sui traffici e le tangenti con cui la giunta Storace aveva impoverito le casse della sanità Regionale. La truffa del S.Michele, infatti, è un tassello fondamentale nella vicenda delle tangenti della ASL RmC, salita alla cronaca come “scandalo di Lady ASL”.6

 

E poi ancora le innumerevoli iniziative sotto al Campidoglio e le tendopoli sotto la Regione Lazio, le manifestazioni sotto ai Ministeri per il blocco degli sfratti e le occupazioni degli Assessorati responsabili del Patrimonio e delle politiche abitative.

 

Dal 15 al 19 febbraio 2005, una delegazione delle Nazioni Unite è in Italia per verificare il rispetto, da parte del nostro governo, del diritto alla casa, sancito dall’articolo 11 del “Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali”, sottoscritto dal nostro paese nel 1966, e ratificato con la legge 881 del 25 ottobre 1977. Per quattro giorni, questa delegazione internazionale ha incontrato gli amministratori locali, le associazioni di inquilini, i comitati di migranti e di rifugiati politici, i movimenti di lotta per la casa. Sotto osservazione le migliaia di sfratti, gli affitti inaccessibili, la vendita del patrimonio degli enti, le discriminazioni nei confronti dei cittadini migranti. Insomma, una vera e propria emergenza sociale. Mercoledì 16 è stata la giornata delle iniziative dei movimenti di lotta per la casa. Nella mattina e nel primo pomeriggio, la delegazione ONU ha fatto tappa in diverse occupazioni di casa e ha incontrato gli inquilini di complessi edilizi sotto sfratto o in odore di cartolarizzazione. Nel pomeriggio, un corteo di alcune migliaia di persone ha attraversato il centro. Studenti, precari, migranti fino in piazza del Campidoglio. “Alla delegazione dell’Onu – si legge in un comunicato del Coordinamento – abbiamo ricordato che, in questi anni, sono state le nostre lotte, dai picchetti anti-sfratto alle occupazioni, a “salvaguardare” concretamente un diritto riconosciuto dai trattati internazionali, ma violato dai singoli governi”.

 

Dopo anni di mobilitazioni dei movimenti di lotta per la casa, il Comune ratifica la delibera 110/05, la “Deliberazione programmatica sulle politiche abitative e sull’emergenza abitativa nell’area comunale romana”, che finalmente sblocca fondi e risorse per un piano di edilizia pubblica, convenzionata e sovvenzionata, dando parziale risposta ai bisogni della città di Roma e dei suoi abitanti. Una goccia nel mare, ma comunque un passo fondamentale. La delibera prevede che ogni municipio abbia una “casa dello sfrattato” che garantisca, in caso di necessità, il passaggio da casa in casa; prevede cambi di destinazione d’uso, la costruzione di interi lotti di case popolari, la costruzione nelle zone 167, l’acquisizione da parte del Comune di case degli Enti pubblici non ancora cartolarizzate, oltre all’elargizione di contributi all’affitto e a proposte di canone solidale.

 

Nel 2006, Walter Veltroni è riconfermato sindaco di Roma, mentre la realtà della città è ancora drammatica. Il fantasma dello sgombero e degli sfratti percorre le strade del centro e della periferia, gli affitti continuano ad essere inaccessibili, l’emergenza abitativa nella metropoli romana continua la sua lenta deflagrazione. Continua lo strapotere dei privati, dei costruttori e dei palazzinari, che in pochi decenni hanno sfigurato la città. Il cemento diffuso in maniera capillare continua ad impedire all’acqua di raggiungere il suo luogo naturale mentre continuano a ripetere che l’acqua è un bene a rischio e va privatizzata. Continuano a costruire case e a tenere migliaia di appartamenti vuoti per tenere alti gli affitti: case senza gente, gente senza case. Perché in fondo il mercato libero è questo, bilanciare ad arte domanda e offerta per fare profitti e non importa quanto ciò pesi sulla vita di milioni di persone. Si continuano a chiudere gli occhi sulla gente derubata da piccoli e grandi speculatori edilizi, che vive in doppia, in tripla, in quadrupla, che si affitta un cuscino a 300 euro. Si continua a non voler vedere che la gente si stipa a dozzine nelle case e poi si butta giù dalle finestre per sfuggire al fuoco, come la bengalese Mary Begun e suo figlio Hasib, 10 anni, morti nell’incendio di Piazza Vittorio il 13 gennaio 20077.

 

Nuove occupazioni del Coordinamento e dei movimenti di lotta continuano a portare avanti la lotta per un bisogno che dovrebbe essere garantito per tutti. Le ultime in ordine temporale sono quella di Porta Pia nella primavera 2007, un palazzo vuoto di proprietà dell’INPDAP,8 e quella di tre palazzine abbandonate di proprietà del Policlinico di Roma, in cui centinaia di persone in emergenza abitativa stanno costruendo, dal basso, una soluzione al proprio disagio.

 

Il 2008 e’ l’anno del delirio securitario. Il clima di paura che si respira nelle grandi città, Milano e Roma in testa, rende l’aria pesante. Veltroni si candida alla guida del neonato PD e vengono indette nuove elezioni. Prima della chiusura anticipata della consiliatura di Veltroni, i Movimenti scendono ancora in Piazza del Campidoglio, per vigilare sulla votazione del Piano Regolatore Generale di Roma. Alla richiesta di quel presidio, composto da migliaia di persone, di lasciar entrare in Consiglio una delegazione di cittadini per assistere alla votazione degli emendamenti, la Polizia e la Politica rispondono con le cariche e la blindatura della piazza. Diversi manifestanti rimangono feriti dalle manganellate. Con il nuovo PRG, il Comune di Roma prevede di costruire nei prossimi dieci anni 70 milioni di metri cubi di cemento su un territorio di 15 mila ettari. “Per dare un’idea: 1700 nuovi palazzi di 8 piani” (Report del 4/5/08). Una nuova città più grande di Napoli costituirà la nuova cintura periferica di Roma e sarà edificata dai soliti noti: Caltagirone, Toti, Mezzaroma, Ligresti.9 La destra di Alemanno vince le elezioni a sindaco di Roma, al Governo la coalizione di centro destra di Berlusconi, Bossi e Fini guida il paese.

 

 

 

Il Movimento di lotta per la casa continua le sue battaglie per il diritto all’abitare, insieme a tutti quei Comitati e a quei cittadini che non hanno mai smesso di sognare e praticare una città diversa, una vita diversa.

 

Contro chi ha fomentato e continua a fomentare l’individualismo, l’allarme sociale, l’incertezza, il bisogno paranoico di sicurezza, contro chi sistematicamente ci ripete a ogni passo il motto del progresso: fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene.

 

 

 

Rispondiamo che il problema non è la caduta, è l’atterraggio.

 

1 Sotto la sede della Regione Lazio viene organizzata una tendopoli che dura dal mese di luglio al settembre 2003, quando viene finalmente approvata la sanatoria.

 

2 La Legge Regionale sull’autorecupero è la n° 55 del ‘98. La norma prevede il riutilizzo, dopo il cambio di destinazione d’uso, di immobili pubblici inutilizzati, in prevalenza ex-scuole, che dopo la ristrutturazione vengono trasformati in alloggi di edilizia residenziali pubblica e destinati ad inquilini con i requisiti economici previsti dall’edilizia agevolata. Secondo la legge, le parti esterne e comuni sono a carico dell’amministrazione mentre le parti interne degli appartamenti sono a carico degli inquilini stessi riuniti in cooperativa.

 

3 Dal 1979 in poi il mercato degli affitti era controllato dal dispositivo dell’Equo Canone, che livellava gli affitti su costi sostenibili ad una fascia di inquilini a reddito medio-basso. Con la nascita dei patti in deroga nel 1992, invece, si apre la strada alla contrattazione non sostanziale, dove bastava cioè che i sindacati fossero fisicamente presenti al tavolo delle trattative per garantire l’equità delle condizioni. Così, con i sindacati a fare da “garanzia”, inizia l’adeguamento progressivo del canone ai prezzi di mercato e si avvia quel processo inesorabile, aggravato dall’approvazione della Legge 431/98, che detta la nuova disciplina delle locazioni degli immobili abitativi (canone libero e canone concordato), che porta gli affitti alle stelle.

 

n°16. L’articolo è disponibile anche all’indirizzo http://www.infoxoa.org/article.php?id=1203

 

5 Inquietante esempio di finanza creativa, la cartolarizzazione è un procedimento finanziario attraverso il quale lo Stato sta svendendo tutto il patrimonio immobiliare residenziale (e commerciale) di proprietà degli Enti Previdenziali, ENPALS, INAIL, INPDAI, INPDAP, INPS, IPOST, IPSEMA. La vendita del pacchetto edilizio di proprietà degli Enti Previdenziali pubblici era già stata decisa e sperimentata dal Governo D’Alema che, con la Circolare Salvi del 1999, cominciò a mettere in vendita il 25 % degli immobili degli Enti, ma è nell’autunno 2001 con il decreto-legge Tremonti (DL 351/01), poi convertito in legge il 25 settembre (Legge 401/01), che questo procedimento diventa operativo con la messa in vendita di circa 80.000 unità immobiliari (27.251 con la SCIP 1 e 53.241 con SCIP 2, la SCIP 3 riguarda invece le caserme). Il grosso del patrimonio in cartolarizzazione è concentrato a Roma e Milano. La vendita ai privati di questo enorme patrimonio edilizio pubblico sta, quindi, riconfigurando in maniera sostanziale il panorama della proprietà statale in un settore, come quello dell’abitare, già completamente devastato, durante gli anni ’90, dallo strapotere del libero mercato degli affitti e dal taglio definitivo dei fondi GESCAL per la costruzione di case popolari. Soffermandosi sulle banche coinvolte nel consorzio SCIP e nella gestione di questa colossale svendita del patrimonio pubblico ai privati il panorama è abbastanza inquietante: nella SCIP 1 erano coinvolte Banca IMI, Caboto-IntesaBCI, Deutsche Bank e Lehman Brothers International; nella SCIP 2 i Lead Manager dell’operazione sono stati: ABN AMRO, BNL, JP Morgan, Schroder Salomon Smith Barney (membro della Citygroup). L’operazione è quindi una colossale opera di finanziamento di alcuni di quei gruppi economici (soprattutto statunitensi) da tempo impegnati nell’assalto alla finanza europea e globale.

 

6 Nome con cui è salita alla ribalta la signora Anna Iannuzzi che per anni su questi palazzi ha ricevuto migliaia di euro dalla Regione per servizi che non sono mai stati erogati alla cittadinanza.

 

7 Nell’occasione, un presidio della comunità bengalese, dei Movimenti di lotta per la casa e della cittadinanza è stato violentemente sgomberato dalla Polizia in tenuta antisommossa. Diverse persone rimasero ferite anche in modo grave dopo le cariche. Eppure ad essere denunciati ancora una volta sono stati i cittadini, più di 30 persone, italiani e migranti, rischiano una condanna in tribunale. Solo per aver voluto portare un fiore di solidarietà a Mary e Hasib.

 

8 Sul sito dell’INPDAP leggiamo che circa il 70% del patrimonio immobiliare ad uso abitativo dell’ente è stato venduto, mentre quello ad uso non abitativo è stato venduto per il 20%. Si prevede la conclusione dell’intero processo di cartolarizzazione entro il 30 giugno 2008!

 

9 Il vecchio PRG non prevedeva tutte queste nuove costruzioni, ma con la formula dell’ Accordo di Programma, tutto è diventato possibile. Per variare il PRG infatti non basta una delibera del Comune e quindi nascono gli Accordi di programma: il Comune può trattare col privato e decidere a cosa cambiare destinazione, cosa conservare, variare, aumentare delle previsioni del vecchio piano e del nuovo piano. In parole povere tutte le regole saltano.

Venerdi 25 ore 13 ATAC NON TI PAGO!

Venerdi 25 ore 13 ATAC NON TI PAGO!

PostDateIconMartedì 22 Maggio 2012 09:59

ATAC NON TI PAGO

Leggi tutto…

 

 

Manifestazione sotto la BCC Banca di Credito Cooperativo

PostDateIconGiovedì 17 Maggio 2012 14:58

Alle banche il Campidoglio non basta più.

 

I  senza casa pagano la crisi. Questa mattina 200 soci della cooperativa Inventare l’abitare hanno manifestato, con un blocco stradale, sotto la sede della Banca di Credito Cooperativo in Via dell’Oceano Indiano 13 a Roma per denunciare la mancata erogazione dei mutui promessi dall’istituto di credito per

l’autorecupero di otto  immobili di proprieta’ del comune in cui oltre un centinaio di famiglie dovranno trovare alloggio.

 

In questo momento di crisi la banca chiede ai soci, precari, disoccupati, cassintegrati ulteriori garanzie economiche individuali inaccettabili,  non fidandosi di quelle, gia previste dalla legge,  fornite dal comune di Roma.

 

La cosa e’ ancor più paradossale dopo lo scandalo dei punti verde qualita in cui il comune con una semplice telefonata ha sbloccato l’erogazioni di mutui per diversi milioni di euro.

 

La cooperativa inventare l’abitare chiede lo sblocco immediato dei mutui e proseguira’ la mobilitazione.

 

Cooperativa Inventare l’abitare

 

 

 

autorecuperanti in lotta

 

 

 

 

 

Altre Foto dell’Agenzia Eidon Press http://www.eidonpress.com/shoot/show/id/40434

 

 

Share/Save/Bookmark

 

LE LOTTE PER I DIRITTI NON SI POSSONO FERMARE

PostDateIconSabato 21 Aprile 2012 12:47

Comunicato stampa, Roma 21 aprile 2012

 

Ieri mattina all’alba un ingente spiegamento di Polizia e Carabinieri (Digos e Ros), ha fatto irruzione nell’occupazione abitativa di via del Casale De Merode a Tormarancia, nell’ambito di un’operazione su scala nazionale relativa agli avvenimenti di piazza del 15 Ottobre scorso.

 

Ne è seguita la notifica di due ordinanze di misure cautelari, nello specifico obblighi di firma, e perquisizioni in altrettanti alloggi all’interno dell’occupazione che hanno portato, come unico risultato, al sequestro di uno zainetto da bambino.

 

Leggi tutto…

 

 

IL RACKET DELLE OCCUPAZIONI? ERA UNA BUFALA…

PostDateIconLunedì 26 Marzo 2012 16:49

occupazione 8 marzo Tutti ricorderanno gli spettacolari arresti avvenuti nel quartiere della Magliana il 14 settembre del 2009, quando centinaia di carabinieri guidati dal generale Tomasone in persona fecero irruzione nella ex scuola “8 marzo”, portando via alcuni occupanti ed attivisti.

 

Le accuse erano pesantissime: associazione per delinquere, estorsione, possesso di armi da guerra, furto, lesioni e così via.

Quegli arresti, avvenuti nel pieno di una campagna stampa che vedeva su alcune testate titoli cubitali circa il “Racket delle occupazioni” sono costati agli/alle arrestati/e mesi di detenzione e in alcuni casi la perdita del posto di lavoro.

Esponenti politici del calibro di Fabrizio Santori, Sveva Belviso e lo stesso sindaco Alemanno si sono scomodati per rilasciare infuocate dichiarazioni contro i pericolosi criminali che trovavano rifugio all’interno delle numerose occupazioni abitative della nostra città.

 

Questa mattina il GUP Balestrieri si è espresso per il non luogo a procedere in merito ai reati di associazione per delinquere, estorsione, possesso di armi da guerra, furto, perché i fatti contestati non sussistono.

 

Si afferma finalmente, anche in sede giudiziaria, quello che abbiamo sempre gridato nelle piazze ed affermato in ogni luogo ed occasione: i movimenti per il diritto all’abitare sono movimenti di persone che decidono di sottrarre le proprie vite alla speculazione che determina affitti e mutui sempre più folli ed irraggiungibili; che si autorganizzano per rivendicare risposte concrete per l’emergenza abitativa e il diritto ad una abitazione dignitosa per tutti e tutte.

I criminali vanno cercati altrove.

 

Sappiamo che nessuno ci chiederà scusa per il fango che è stato gettato su tutti e tutte noi, ma almeno auspichiamo che le forze dell’ordine, insieme a certi giornalisti ed esponenti politici sempre pronti a criminalizzare chi lotta per i propri diritti, in futuro, impieghino meglio il loro tempo.

 

Movimenti per il Diritto all’Abitare

Share/Save/Bookmark

 

SIAMO TUTTI NO TAV – SIAMO TUTTI SENZA CASA

PostDateIconDomenica 11 Marzo 2012 23:12

 

Venerdì 9 Marzo circa 200 precari dei movimenti per il diritto all’abitare hanno messo in atto una protesta pacifica occupando l’androne ed il tratto di strada antistante il CIPE (comitato interministeriale per la programmazione economica), che proprio quel giorno approvava ulteriori finanziamenti a compensazione per la TAV.

 

1 km di TAV = 1000 case popolari questo era lo slogan della manifestazione con la quale si voleva affermare non solo il principio della solidarietà con i valsusini, ma che la lotta NO TAV, per quello che rappresenta è anche la lotta per i nostri  bi–sogni e per i nostri diritti.

 

 

Leggi tutto…

 

 

Altri articoli…

Conferenza stampa davanti al CIPE

Comunicato del Movimento NO TAV sui gravi fatti di Roma

Processo agli arrestati e presidio a Piazzale Clodio

QUANDO LE LOTTE SI UNISCONO FANNO PAURA

<< Inizio < Prec. 1 2 Succ. > Fine >>

 

Pagina 1 di 2

 

feed-image

Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa