LA POLIZIA AL POSTO DEI DIRITTI. LA REGIONE LAZIO DA CHE PARTE STA? 15/1 SCENDIAMO IN PIAZZA:

LA POLIZIA AL POSTO DEI DIRITTI. LA REGIONE LAZIO DA CHE PARTE STA? 15/1 SCENDIAMO IN PIAZZA: ROVESCIAMO IL GIUBILEO DELLA PAURA!

A dispetto dei drammatici dati pubblicati recentemente da «l’Espresso», in questa città non sembra che la questione casa abbia l’attenzione che merita. Non c’è stato un blocco degli sfratti neppure nel periodo delle feste natalizie- nonostante l’8 dicembre sia iniziato il Giubileo della cosiddetta misericordia- e sono proseguite le operazioni di polizia, le intimidazioni e le minacce nei confronti di occupa stabili per necessità. Nei tavoli di confronto con la prefettura, la regione e il comune si è registrato un vero e proprio dietrofront rispetto alle aperture manifestate nel mese di settembre: dalla graduale soluzione per i nuclei familiari in emergenza attraverso il piano straordinario regionale, si è tornati all’idea di trattare come problemi di ordine pubblico le emergenze sociali, con sgomberi e nuove tensioni che si profilano all’orizzonte. Per questo Mercoledì 5 Gennaio, come Movimenti per il Diritto all’Abitare di Roma abbiamo deciso di dare una scossa alla situazione, alzando in faccia alla prefettura la protesta.

 

Prendendo l’iniziativa proprio davanti a Palazzo Valentini, abbiamo voluto richiamare l’attenzione sul problema quotidiano ed esplosivo della casa. Abbiamo voluto guardare negli occhi l’uomo forte del governo nella gestione della capitale, il prefetto Gabrielli, per comprendere le ragioni del suo repentino e radicale dietrofront rispetto agli impegni presi solo poche settimane fa. Del resto il tema della casa e dell’emergenza abitativa non può essere certamente affrontato con l’affannata e opaca gestione dell’emergenza come si è fatto negli ultimi anni con le declinazioni rischiose mostrateci dall’inchiesta “mafia capitale”. Oggi è necessaria una discontinuità reale, non fittizia come ci appare in questo momento, con un percorso serio e strutturale. Proprio il percorso a cui si richiamava lo stesso Prefetto, con parole che oggi sembrano svanite nel nulla.

 

La risposta che i movimenti hanno ricevuto è quella che si ripete da parecchio tempo e a darla ha provveduto la questura con fermi e cariche di polizia. Quindi la casa è una questione di ordine pubblico? Gli attivisti e le attiviste, gli abitanti delle occupazioni, chi resiste agli sfratti, agli sgomberi e ai pignoramenti sono i nemici di questa città? L’illegalità che va debellata? Sono i poveri il problema di Roma? C’è una distanza insopportabile tra le parole spese per celebrare il Giubileo e la vita di quotidiana nella capitale, fra queste e i comportamenti effettivi delle istituzioni.

 

È chiaro, le responsabilità non sono solo della Prefettura, del commissario Tronca o del sub commissario all’emergenza abitativa Vaccaro, o dei dipartimenti comunali alle politiche abitative. La Regione Lazio continua a trascurare la questione casa, tiene colpevolmente chiusa nel cassetto da oltre due anni una delibera che potrebbe segnare una forte discontinuità con il passato. Ci sono soldi e un impianto che affronta la situazione senza nascondersi la realtà rappresentata dalle occupazioni, dai residence e da una graduatoria che di nuovo conta decine di migliaia di famiglie richiedenti un alloggio popolare e in vana attesa.

 

Si continua a proporre bonus per affitti che creeranno nuove morosità e a programmare la vendita del patrimonio alloggiativo pubblico, anche con il coinvolgimento della Invimit Sgr, pensando quindi a una cancellazione definitiva della casa popolare come strumento di welfare. Anche i provvedimenti del governo procedono verso la casa di proprietà come orizzonte generale e aggrediscono coloro che per necessità occupano o resistono agli sfratti, agli sgomberi e ai pignoramenti, negando residenze, acqua e luce.

Il termine casa non è una parola, ma è un’emozione. Fornisce riparo. Si rivela essere una delle necessità di base importanti. Ci si sente molto contento, sicuro e felice nella loro vita. Se una casa così piena di sentimenti è disturbata da qualcuno, sarà un grande dolore per la persona in particolare. La mentalità di una tale persona è fortemente influenzata e questo è spiegato nel link del sito web.Si guarda quindi a chi può e si abbandona chi non ce la fa.

I movimenti per il diritto all’abitare intendono portare sul tavolo del governatore Zingaretti queste questioni. Una manifestazione raggiungerà la sede della giunta regionale venerdì 15 gennaio per sostenere la necessità di risposte sollecite, con l’immediata attuazione del Piano Straordinario per l’Emergenza Abitativa.

L’occasione è preziosa per chiamare in piazza tutta la città, aggregando le energie di chi intende opporsi alla pericolosa svolta repressiva imboccata dal governo Renzi e per manifestare con decisione la propria avversità a un sistema fondato sulla miseria e sulla precarietà economica ed esistenziale: SCENDIAMO TUTT* IN PIAZZA!

 

VENERDì 15 GENNAIO ORE 15

 

METRO B GARBATELLA

 

CORTEO FINO ALLA REGIONE LAZIO

LIBERTÀ DI MOVIMENTO PER LA PIAZZA METICCIA #18D MOVIMENTI A PIAZZALE ESQUILINO

LIBERTÀ DI MOVIMENTO PER LA PIAZZA METICCIA #18D MOVIMENTI A PIAZZALE ESQUILINO

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Dettagli

Creato Martedì, 17 Dicembre 2013 18:43

Mercoledì 18 dicembre i movimenti sociali romani si muoveranno in corteo da piazzale Esquilino alle ore 16.30 per raggiungere l’occupazione dei richiedenti asilo di piazza Indipendenza, spazio liberato il 12 ottobre, una settimana prima della sollevazione del #19O. Il tentativo di relegare la mobilitazione ad una condizione statica e blindata è stato respinto.

 

La determinazione a voler manifestare in questa importante giornata globale di lotta per i diritti dei migranti e dei rifugiati ha portato ad un doppio risultato. Il primo riguarda l’agibilità dei manifestanti dentro un corteo inizialmente vietato, e la seconda l’incontro che il prefetto Pecoraro ha fissato per giovedì 19 in mattinata con i movimenti.

Il problema persiste ancora che ai migranti non viene dato abbastanza riconoscimento e ancora trattati come estranei in questo paese. Il problema ha raggiunto un livello che è tutto di persone che cercano di sfruttare al meglio la data opportunità, ma ad ogni passo sono di fronte a blocchi e non sono dati i diritti rilevanti che hanno bisogno di sopravvivere in questo paese.

La cosa più meravigliosa che possiamo testimoniare è che le persone di questo proprio paese hanno unito le mani con loro per aiutarli a riconquistare i loro diritti e quindi a garantire che possano vivere la loro vita al massimo per ottenere un sostentamento migliore e metterli a disposizione per un migliore opporto Unità.

Ci sono casi in cui la persona dovrebbe comprendere le difficoltà che devono affrontare e anche i casi di abuso sono venuti avanti che sono stati tutti il contenuto delle loro richieste. Ci sono regole per aiutarli e le persone chiedono solo una situazione migliore per godere dei loro diritti.

 

Le realtà che stanno promuovendo la manifestazione del 18 dicembre hanno deciso così di mantenere inalterato il luogo dell’appuntamento, piazzale Esquilino e di attraversare successivamente le zone di piazza Vittorio, San Lorenzo, la città universitaria, per concludere il corteo in piazza Indipendenza con un’assemblea che prepari l’incontro del giorno successivo con la prefettura.

 

Data la concomitanza con le iniziative promosse dai cosiddetti “forconi” con la presenza della destra neofascista all’interno, il corteo sarà auto tutelato da un servizio d’ordine che garantirà i manifestanti da qualunque provocazione xenofoba e razzista. La città meticcia che riempirà le strade romane di migliaia di uomini e donne prosegue il cammino iniziato con le imponenti mobilitazioni di ottobre, in direzione opposta e contraria ad un modello di sviluppo caratterizzato da esclusione e controllo sociale.

 

Le lotte contro austerity e precarietà non hanno frontiere!

 

Movimenti per l’abitare e reti antirazziste

VERSO LA SOLLEVAZIONE, TANTE NUOVE OCCUPAZIONI A ROMA

VERSO LA SOLLEVAZIONE, TANTE NUOVE OCCUPAZIONI A ROMA

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Verso l’assedio e la sollevazione generale del #19ottobre #19O questa mattina a Roma i movimenti per il diritto all’abitare e,insieme al Coordinamento, anche la comunità dei rifugiati e delle rifugiate eritrei hanno realizzato molteplici occupazioni di palazzi abbandonati in varie zone della città.

 

Una delle principali in Piazza Indipendenza (zona Stazione Termini) è stata realizzata dalla comunità dei rifugiati/e dall’Eritrea, in una zona dove questa comunità è stata sempre presente a Roma.

La comunità dei rifugiati in tutto il mondo fa fatica a costruire una nuova vita ovunque si trovino per garantire migliori condizioni di vita alle prossime generazioni. Questo è stato il gruppo più esteso di persone che hanno assicurato che fanno tutto il possibile per il paese in cui sono migrati. La maggior parte di queste persone sono grati per l’opportunità offerta e fare un sostentamento assicurando che un modo o l’altro la loro vita è in buona forma.

Ci sono due modi principali in cui la situazione potrebbe pan out. O le persone che sono venuti da altri luoghi si adattano al nuovo stile di vita e stabilirsi qui. In genere porta a coinvolgere se stessi nella situazione data in tutti gli aspetti e trovare il lavoro che ottengono e iniziare a fare qualcosa dalla loro vita.

Un altro punto di vista è che alcuni altri potrebbero sentire che la situazione è molto diversa dove si sentono ancora come estranei e vogliono tornare appena possibile. Queste persone cercano di sporgerci e non si comportano molto con gli altri e addirittura portano i loro figli in modo tradizionale vietando qualsiasi tipo di interazione esterna.

Tutte queste condizioni di cui stiamo discutendo è possibile solo quando accogliamo i rifugiati prima mano aiutandoli a fare case e non trattarli come estranei. Come e quando una tale situazione entra in esistenza il popolo si attacerà trovando che le condizioni più recenti sono buone e possono fare fino a migliori condizioni di vita. Un particolare sito Web ha spiegato su questo argomento e come i rifugiati stanno aiutando a costruire qualcosa di buono per tutti.

Altre occupazioni sono state realizzate per il momento (altre se ne potrebbero aggiungere…) ci sono state cariche della Polizia all’occupazione degli ex uffici Inpdap di Via S. Croce in Gerusalemme che sono però ancora occupati.

 

Un parziale elenco delle occupazioni di questa mattina:

 

 

 

Via Curtatone, 3 (Piazza Indipendenza)

 

Via Quintavalle (Cinecittà 2)

 

Via Santa Croce in Gerusalemme, 59

 

Via Tiburtina, 1099

 

Via Tiburtina, 1226

 

Via Tiburtina, 1250

 

ecc. IN PROGRESS

 

 

 

 

 

Occupazione piazza Indipendenza

 

 

 

piazza indipendenza cinecitta via quintavalle

RIGENERAZIONE CONTRO RENDITA

RIGENERAZIONE CONTRO RENDITA

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L’esperienza di PORTO FLUVIALE nasce il 2 Giugno del 2003, quando centinaia di famiglie in situazione di emergenza abitativa occupano gli ex magazzini dell’areonautica militare da tempo abbandonati al degrado.

 

Da allora ad oggi un fiume di vita ha attraversato ed animato questo spazio con decine di bambini nati e cresciuti nell’intreccio di culture diverse, in uno spirito di condivisione. Molte cose sono anche cambiate: oltre 70 alloggi sono stati autonomamente autorecuperati, grazie all’impegno degli occupanti lo stabile di porto fluviale è stato trasferito come bene dallo stato al Comune di Roma, ma soprattutto è divenuto un presidio di aggregazione socialità e cultura prezioso e conosciuto nella città e nel mondo, non solo per la meravigliosa opera di street art di BLU, ma anche per le tantissime attività e reti presenti: dalla Circofficina, alla ciclofficina, al laboratorio di arte orafa, alla sartoria autogestita, alla sala da the, ai corsi di lingue. In un quartiere trasformato dalla speculazione in un “non luogo” del divertimento di mercato, Porto Fluviale è divenuto un prezioso luogo di incontro e di condivisione per gli abitanti del quartiere, si è affermato come esempio di rigenerazione dal basso in una città sempre più affamata di diritti come di relazioni sociali. Ma se questo è chiaro a tutt@ gli abitanti della città, non è chiaro al sindaco Raggi, che ignora l’esperienza di Porto Fluviale e con cecità porta avanti la “linea della legalità” , quella a senso unico contro i poveri e la città di sotto e mentre paventa altri sgomberi dopo i disastri di Cinecittà e Piazza Indipendenza, spalanca la porta agli speculatori con la colata di cemento ed il regalo di piazza dei Navigatori. E’ ora di dire basta e di determinare un percorso che porti al recupero ed alla valorizzazione dell’esperienza di Porto Fluviale, come di tutte le esperienze di rigenerazione dal basso cresciute, come fiori nel deserto all’ombra del ”eterno” cemento di questa città.

Se si affrontano le questioni di diritto all’alloggio, è necessario unire le mani con gli altri che affrontano i problemi simili. Inoltre, è necessario partecipare a eventi che supportano questo diritto di guadagnare il più possibile informazioni. Scopri di più qui per quanto riguarda la lotta per i tuoi diritti.

Per queste ragioni invitiamo tutti e tutte il 6 aprile a ragionare in una assemblea pubblica di come praticare insieme il diritto all’abitare e il diritto alla città.

Con noi per l’occasione:

– Giorgio de Finis, antropologo e curatore del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia

– Roberto De Angelis, antropologo e docente di Sociologia Urbana presso l’Università La Sapienza

 

 

LETTERA DALLE FAMIGLIE DI SANTI APOSTOLI DOPO SETTE MESI DI VITA SOTTO IL PORTICATO DI UNA CHIESA

LETTERA DALLE FAMIGLIE DI SANTI APOSTOLI DOPO SETTE MESI DI VITA SOTTO IL PORTICATO DI UNA CHIESA

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Eccoci qua,

siamo i “Santi Apostoli”, circa trenta famiglie vittime di una situazione politica che ci ha portato a vivere per sette mesi sotto il porticato di una casa: i “migranti”, così ci hanno chiamato. Cosa che non abbiamo mai capito perché nessuno di noi è mai uscito dal pianeta Terra!

Prima di raccontarvi la nostra esperienza, pensiamo sia giusto aprirvi gli occhi su ciò che sta realmente accadendo nel nostro paese, l’Italia. E sì, diciamo “nostro” perché anche se veniamo respinti e denigrati ogni giorno dallo stato italiano, qui mangiamo e qui dormiamo, qui abbiamo concepito, cresciuto e istruito i nostri figli, qui lavoriamo, qui spendiamo e qui soffriamo.

Il diritto all’alloggio afferma che un alloggio adeguato è autorizzato da tutti, indipendentemente dalla loro nazione di origine, età, stato, ecc.  Luogo di soggiorno sicuro per una persona da qualsiasi luogo è il loro diritto.  Si dovrebbe lottare per il loro diritto finché non viene servito.  Impara a lottare per i tuoi diritti leggendo attraverso le storie di altre persone che affrontano come questo tipo di problema.

In Italia la popolazione è arrivata al punto di non potersi permettere di pagare un affitto, e non parliamo di singole persone ma di interi nuclei famigliari, sfrattati per i mancati pagamenti.

Gli affitti sono troppo alti, combaciano ormai con i nostri stipendi. Un nucleo composto da madre, padre e figlio (uno!) è costretto a dover fare più di un lavoro a testa solo per mantenere le spese affittuarie, luce, acqua, gas, oltre alle spese alimentari e quelle necessarie ai bisogni primari.

I lavori non sono più sicuri. Un anno lavori, l’anno dopo ti ritrovi a riconsegnare curriculum o a fare chiamate, neanche fossi appena uscito da scuola!

Alcuni rimangono vittime di questo sistema di schiavitù, altri decidono di opporsi e di lottare, portati all’estremo dopo aver perso ripetutamente il lavoro e visto il proprio compagno o la propria compagna ammazzarsi solo per le spese affittuarie.

Abbiamo deciso, quindi, di occupare cinque anni fa, di passare nell’“illegalità” perché in questo paese l’emergenza abitativa non esiste, non viene gestita, non viene considerata. E se vivi un disagio economico o abitativo è colpa tua, lì rimani e lì rimarrai.

Se vivi un disagio economico o abitativo, ti ribelli ed esteriormente non sei “italiano” vieni emarginato, denigrato, utilizzato  per alimentare odio tra poveri, descritto a chi vive il tuo stesso disagio come un occupante illegale, ladro, disonesto, anche se combatti per i diritti di tutti e a che a tutti vengono negati.

Nessuno racconta mai chi siamo realmente e quale disagio globale rappresentiamo. Forse se fossimo stati tutti “italiani” ci avreste visto in modo diverso, magari ci avreste appoggiati. Invece, giudicati solo in base all’estetica, per voi e i numerosi giornalisti che venivano a vederci a Santissimi Apostoli eravamo solo “migranti”. Poi mi chiedo che migrante sei quando sei nato qui o cammini sul suolo italiano da più di trent’anni!

Una volta sgomberati da palazzo di Cinecittà che avevamo occupato, ovviamente per i “migranti” non c’era alcuna soluzione alternativa (per chi occupa, quindi per chi prova a gestirsi e ad aiutarsi da solo non c’è alcuna soluzione, non va data alcuna soluzione, soprattutto abitativa), non ci rimaneva altro che farci sentire. Abbiamo presidiato quindi il portico di una chiesa, la chiesa dei Santissimi Apostoli.

Tanti sono stati i giornalisti venuti a intervistare questi “migranti”, nessuna risposta è però arrivata dalle istituzioni o dallo Stato.

Era il 10 agosto 2017 la prima notte che abbiamo dormito lì, sopra pezzi di cartone. Anziani, donne, bambini, adolescenti… tutti.

Passa il primo mese… 10 settembre 2017: arrivano coperte, materassi, tende. È pieno di giornalisti ma non c’è alcuna considerazione da parte delle istituzioni.

10 ottobre 2017, terzo mese.

Ormai viviamo lì, usiamo il bagno della chiesa (hanno solo acqua fredda) in base ai loro orari. Ogni mattina i nostri compagni, sempre presenti, ci portano the caldo e caffè, pranzo e cena dalle altre occupazioni. Alcuni volontari, incuriositi, ci portano giochi per i bambini, quaderni e penne (è già cominciata la scuola per i nostri figli), vestiti, coperte, ecc.

10 novembre 2017.

Sono passati quattro mesi. Abbiamo ottenuto un tavolo con l’assessora Baldassarre, che non viene minimamente toccata dall’argomento e che propone solo alle famiglie di dividersi per qualche periodo spostandosi in qualche casa-famiglia, senza alcuna garanzia o eventuale soluzione al termine di questo periodo ma separando comunque i nuclei famigliari.

Che fare con gli anziani o i single?

Chissenefrega!

Intanto comincia a fare freddo. Lavatrici sotto i portici delle chiese non si trovano e lavarsi i vestiti ogni giorno con l’acqua fredda sta diventando pesante (come dicevamo prima usavamo il bagno della chiesa in base ai loro orari). Durante la notte diventa scomodo uscire dalla chiesa per andare a fare i propri bisogni tra le macchine… e non sempre ti dice bene!

Cominci a metterti le bottiglie d’acqua vuote da parte o una bacinella (accanto a una boccetta d’alcool per neutralizzare gli odori), qualcuno usa il vasino dei propri bambini.

Già, i bambini.

Nessuno ha pensato ai figli dei “migranti” nati in Italia.

Nonostante la situazione portavamo ogni giorno i nostri figli a scuola. I più grandi, quelli intorno ai 12/13 anni, cresciuti tutti insieme come fratelli, andavano a scuola insieme e tornavano verso le 14e45 per mangiare il pranzo che gli avevamo lasciato, ormai freddo (perché sotto i portici non si trovano le lavatrici ma neppure le cucine!), giocavano un po’ sul marciapiede e poi si mettevano a fare i compiti, finché c’era luce.

Ogni giorno ci svegliavamo tutti alle 6, 6e30, l’ora in cui ci portavano te, latte e caffè caldo. Poi tutti a fare la fila per il bagno della chiesa e a prepararci per un’altra giornata sotto il porticato.

10 dicembre 2017, quinto mese.

Inutile dire che ormai siamo diventati l’“attrazione” del posto, non in modo positivo ovviamente.

A parte i volontari, sempre disponibili a portarci coperte, vestiti, giocattoli e qualche pasto caldo, non eravamo ben visti dai fedeli che entravano a visitare la Basilica e venivamo guardati con aria schifata, con disapprovazione e paura. Già, paura. Che paura la povertà, che paura la realtà!

Ci additavano come “la rovina dell’Italia” e non come i “rovinati dall’Italia”… perché, come dicevamo prima, se sei vittima di un disagio sociale è solo colpa tua.

Intanto si fa avanti la Regione Lazio. Sembra interessata al nostro caso, al “caso dei migranti”.

Fissiamo un tavolo, poi rimandato alla fine del dicembre 2017.

Tramite la Regione, veniamo a conoscenza di un palazzo che potrebbe ospitare Santi Apostoli, il famoso palazzo di via Ventura, in zona Pineta Sacchetti: un palazzo della Regione in uso, però, al Comune.

Vi ricordiamo che il Comune non ha alcuna intenzione di trattare con gli occupanti, per loro chi occupa per via di un disagio sociale, economico, non ha diritto ad alcuna abitazione né soluzione, temporanea o meno che sia.

La notizia però incuriosisce, teniamo una conferenza stampa a piazza Venezia, sotto Spelacchio, che per il momento sembra il solo e vero problema della città di Roma.

Fissiamo un altro tavolo con la Regione Lazio per il mese di gennaio e Santi Apostoli passa anche il Natale sotto il porticato.

Inutile ricordare il freddo, i bisogni nei nostri bagni improvvisati e i nostri figli, ancora lì.

10 gennaio 2018. È arrivato l’anno nuovo ed è arrivato il sesto mese.

Sei mesi, sei lunghissimi mesi, sei mesi sotto gli occhi indignati della gente che ci fissava, sei mesi a pieno contatto con i piccioni, di giorno, e i topi attratti dal cibo, di notte. Sei mesi fotografati dai turisti e dai giornalisti in cerca di notizie.

Per le istituzioni, però, il pensiero non è mai cambiato.

La Regione comincia a darci delle date di scadenza che riguardano il palazzo destinato a noi. Ci dicono che si tratta di “emergenza freddo” ma che ci importa, viviamo per strada: “emergenza freddo” o “temporanea” urge che qualcuno si renda conto di questa situazione!

È assurdo che degli esseri umani (basta con la storia dei “migranti”) vengano abbandonati coscientemente sotto il porticato di una chiesa. Lasciati lì a marcire perché considerati inferiori dalla mentalità di questo paese e “illegali” per essersi ribellati e essersi aiutati da soli. Illegale, invece, non era il descriversi al popolo come invasori e considerarci criminali, pur sapendo che questo problema – la casa – riguarda migliaia di italiani, a cui comunque non viene data alcuna soluzione, esattamente come a noi.

Dalla Regione, comunque, ci comunicano che al palazzo occorrono alcune modifiche ma che l’ultima parola sarà il Comune ad averla e il comune detta le sue condizioni: parla di “fragilità”… peccato non si rendano conto che ad essere fragili siano i loro cervelli.

10 febbraio 2018, settimo mese.

La tiritera tra la Regione e il Comune va avanti ormai da troppo tempo.

La Regione sembra appoggiarci ma se il Comune non glielo consente possiamo anche morire sotto quel porticato.

Nel corso di un ultimo tavolo ci chiedono altri venti giorni di tempo e di aspettare dopo le elezioni… sarebbe compromettente per loro “aiutare” dei “migranti”.

Chissà come sarebbe andata se ci avessero visti come persone o se fossimo stati tutti “esteticamente” italiani.

A nessuno è interessato delle nostre vite, della salute dei nostri anziani e dei nostri figli.

Per la Regione è stata più importante la scadenza elettorale.

Per il Comune non siamo degni di essere considerati.

Per la Raggi non esistiamo neanche.

BENE ..MA NON ANCORA BENISSIMO: ORA NON BISOGNA MOLLARE!

BENE ..MA NON ANCORA BENISSIMO: ORA NON BISOGNA MOLLARE!

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Evitando la narrazione della riuscita manifestazione di sabato 16 dicembre, vogliamo entrare subito nel merito ed esprimere tutta la nostra fermezza nel proseguire un percorso che ci può portare lontano. Non sarà un ragionamento di “bandiera” quello che vogliamo fare, bensì comprendere fino in fondo le opportunità che ci offre il processo che ha innescato la mobilitazione meticcia dello scorso fine settimana. Intanto una questione davanti alle altre, il protagonismo delle lotte e di una composizione sociale dove i migranti sono in prima fila è stato il valore indiscutibile che si è immediatamente posto in evidenza. La volontà di stare insieme fuori e oltre le dinamiche di appartenenza si è vista ancora in forma latente, ma si è vista. E questo è un indizio sul quale avviare subito una riflessione seria. Capire quindi se si prosegue in questa direzione o si produce una conta che punta a riportare il fiume, che non è ancora in piena, dentro alvei più rassicuranti.

 

Noi siamo per l’esondazione ed è per questo che non intendiamo mollare. La guerra ai poveri azionata dal ministro Minniti va fermata, ribaltata e sconfitta. Temiamo che ancora una volta, di fronte ad una pur timida insorgenza sociale sia la scure aggressiva l’unica risposta della controparte, come accadde con l’infame articolo 5 del ministro Lupi, una vera e propria dichiarazione di guerra ai movimenti per il diritto all’abitare in concerto con le misure giudiziarie contro l’attivismo sociale messe in campo da diverse procure. Anche questa volta misureremo il governo e ci dovremo fare i conti.

 

Proseguire senza la consapevolezza di un percorso complesso davanti a noi sarebbe la cosa più sciocca che possiamo fare. Pensare che il debole vento favorevole azionato con il corteo di sabato 16 dicembre da solo sia in grado di gonfiare le vele, sarebbe altrettanto suicida. Ritenere però che la forza sta nei differenti volti delle lotte non è sbagliato. Ma non può essere agito solo sul piano della declamazione di maniera, di un immaginario affascinante ma non concretamente praticabile. Deve essere modello instancabile del lavoro nei territori e “unire le lotte” deve trasformarsi da slogan consunto e maltrattato, in azione sociale politicamente  meticcia.

 

Non crediamo utile la concorrenza come stimolo tra diversi, pensiamo invece necessario un confronto dentro le pratiche e l’agire sociale quotidiano, così da sviluppare energia in una quantità necessaria per innescare processi a catena di deflagrazione sociale contro la cancellazione dei diritti e l’innalzamento di barriere, confini, zone rosse. Senza perdere la capacità vertenziale di ogni singola lotta e la materialità dei risultati che vanno raggiunti.

 

Dobbiamo capire inoltre come i “diritti senza confini” si conquistano sulla spinta di un movimento che passo dopo passo comprende la sua forza e la muove verso un orizzonte che passi dalla resistenza all’offensiva. Questo vale per le lotte dell’abitare, dove la riappropriazione come pratica sta subendo una legislazione autoritaria funzionale ad una gestione duramente intelligente degli sgomberi e delle nuove occupazioni, come vale per il comparto della logistica, per i braccianti, per chi vive negli Sprar o nei Cas, per chi lavora in nero e cammina in clandestinità, per chi subisce il ricatto del lavoro precario e della disoccupazione. Questi mondi sono talmente connessi che un semplice corto circuito tra loro può innescare un movimento tellurico notevole, e questo può avvenire sia in termini positivi che negativi. Perché la guerra tra poveri è lì che agita i propri artigli velenosi. Gli ultimi contro i penultimi, gli italiani contro i migranti, i giovani contro gli anziani, gli uomini contro le donne.

 

Questo enorme disagio sociale in qualche modo sabato si è visto. La piccolissima punta di iceberg che non può sovvertire la realtà e nessun apprendista stregone può accreditarsi come guida di questo popolo, ma che ha dentro di se il portato di una mina vagante, più o meno organizzata, che si sta cominciando a muovere, anche in forma disordinata come è avvenuto durante il corteo, ma con la determinazione di chi con dignità da vendere ha alzato la testa e sta guardando negli occhi i propri schiavisti.

Il diritto fondamentale deve essere combattuto con la massima determinazione e fiducia. Non dovresti mai fare un passo indietro o sentirti debole.  Sempre più persone si uniranno insieme una volta che il movimento viene ascoltato da milioni.  Trova questo tipo di informazioni qui per capire di più sulla lotta per il diritto da parte di persone intorno a te.

Allora se davvero pensiamo “a ognuno il suo” questo è il momento di fare la differenza. Sabato non ci siamo sommati ma ci siamo mischiati, vogliamo continuare a farlo per marciare decisi e con una testa meticcia verso la rottura dei confini nazionali, dei recinti etnici e della schiavitù del lavoro.

CASO PER CASO, CASA PER CASA: 1 DICEMBRE PRESIDIO IN VIA RAMAZZINI

CASO PER CASO, CASA PER CASA: 1 DICEMBRE PRESIDIO IN VIA RAMAZZINI

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Lo scorso martedì, come donne occupanti delle case siamo ritornate al Dipartimento delle politiche sociali del Comune di Roma per parlare con l’assessora Baldassarre ed esprimere il nostro assoluto dissenso verso le scelte dell’amministrazione comunale in materia di politiche abitative.

Ognuno ha il diritto di esigere il diritto di alloggio. Il luogo di soggiorno dovrebbe essere sicuro, pulito e vivibile. La casa dovrebbe essere in grado di offrire una condizione di vita confortevole.  Utile fonte di informazioni potrebbe essere ottenuta leggendo vari articoli sul diritto di alloggio.  Amplia le tue conoscenze per lottare per la giustizia.

Eravamo in tante anche questa volta, insieme nonostante le differenze di condizioni di vita, di origine sociale e culturale, di aspirazioni e tutte poco disposte a considerarci fragili e illegali.

Abbiamo contestato l’approccio per niente discontinuo che questa amministrazione sta mettendo in campo, tutto finalizzato al mantenimento del meccanismo dell’emergenza con grave sperpero di risorse pubbliche, e rappresentato con forza il nostro rifiuto di un’assistenza che infantilizza le donne chiedendo che si mettano in atto politiche abitative strutturali in grado di dare la casa popolare a tutte le aventi diritto.

Abbiamo rappresentato la necessità di un blocco degli sgomberi e degli sfratti e chiesto la cancellazione immediata della determinazione dirigenziale del 23 ottobre che indice una procedura negoziata per il reperimento di strutture di accoglienza temporanea, come le baracche Ikea della Croce Rossa già disponibili in via Ramazzini.

Abbiamo chiesto all’assessora di assumersi le proprie responsabilità e di smettere di spostare l’attenzione dalle questioni concrete, come sta accadendo in questi giorni con la campagna strumentale sugli “scrocconi”: una minoranza esigua all’interno del panorama delle occupazioni abitative Ater. Abbiamo chiesto di smettere di fomentare la guerra tra poveri attraverso gli sgomberi coatti delle case dell’Ater, considerando che spesso coloro che occupano sono in lista e aspettano lo scorrimento delle graduatorie. Abbiamo denunciato la violenza istituzionale sulle donne, rappresentata al tavolo di confronto da due giovani mamme sgomberate da via Quintavalle che vivono da mesi a Santi Apostoli e che lottano per un alloggio dignitoso rifiutando le (non)soluzioni temporanee.

Nonostante il tono colloquiale e disposto all’ascolto di situazioni e istanze che le istituzioni ignorano, rimaniamo basite di fronte al livello poco politico del confronto, tutto schiacciato sui problemi burocratici, le procedure e le regole da rispettare. Ci è stato risposto che bisogna valutare caso per caso per poter dare delle soluzioni ai singoli e alle famiglie e che l’amministrazione sta lavorando su tre livelli: l’accoglienza (con la determinazione dirigenziale), l’assistenza alloggiativa (Sassat) e le politiche abitative, con la mappatura del patrimonio pubblico e dei beni confiscati alle mafie. Ma alla domanda su cosa farà l’amministrazione per dare casa agli sgomberati di Cinecittà e su come si comporterà di fronte a eventuali altri sgomberi la risposta rimane la stessa: in sintesi, nulla se non la presa in carico individuale da parte dei servizi sociali.

Pensiamo che caso per caso, casa per casa andremo a prenderci ciò che ci spetta agli sportelli municipali, all’assessorato, agli uffici territoriali di competenza finchè non sarà comprensibile a questa giunta che per superare la logica dell’emergenza è necessario prevedere le case per tutte e tutti coloro che ne hanno diritto. Caso per caso e casa per casa intaseremo gli uffici con quelle che loro definiscono “fragilità”, rifiutando di essere colpevolizzate perché senza casa, senza reddito, senza possibilità di usufruire di servizi adeguati e gratuiti per i nostri figli. Caso per caso e casa per casa vogliamo reddito e welfare perché non vogliamo più lavorare gratuitamente per questo paese, per compensare a quei servizi di cura e assistenza che lo stato non vuole elargire. Reddito e welfare che ci spetta perché attraverso il nostro lavoro riproduttivo gratuito teniamo in piedi la struttura economica e sociale di questo paese. Quello stesso lavoro non pagato attraverso il quale è possibile sostenere il regime del lavoro gratuito diffuso, quello dei nostri figli nelle scuole, imposto dall’alternanza scuola- lavoro, nelle università fatto di stage e tirocini, quello dei nostri compagni e amici precario e non tutelato, quello di noi stesse sottopagato e sottoposto al disciplinamento tramite molestie.

Ridurre la complessità delle donne che combattono contro la violenza istituzionale e di genere a procedure, regole e tempi burocratici non ci può bastare. La strada è lunga e cammineremo insieme.

Intanto, mentre ieri mattina è stata inviata un’istanza di autotutela alla sindaca Virginia Raggi e alla direttrice del dipartimento politiche sociali Michela Micheli contro la determinazione dirigenziale sui moduli prefabbricati, rilanciamo il presidio del 1 dicembre in via Ramazzini dove il Movimento per il diritto all’abitare si mobiliterà a partire dalle ore 12.

Nelle baracche andateci voi!

LA GIUNTA RAGGI È SORDA E IRRESPONSABILE: 23 OTTOBRE CONFERENZA STAMPA DAVANTI ALL’OCCUPAZIONE DI VIALE DEL POLICLINICO

LA GIUNTA RAGGI È SORDA E IRRESPONSABILE: 23 OTTOBRE CONFERENZA STAMPA DAVANTI ALL’OCCUPAZIONE DI VIALE DEL POLICLINICO

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Le immagini e le parole che abbiamo visto e ascoltato dentro l’aula consiliare del Palazzo Senatorio hanno chiarito in maniera inequivocabile il disprezzo e la distanza tra chi governa la città e chi vive un’emergenza abitativa senza soluzioni.

 

L’arroganza e la violenza con cui i consiglieri pentastellati si sono scagliati contro la delegazione dei movimenti per l’abitare presenti in aula, dopo aver rifiutato la richiesta d’incontro con i capigruppo e la possibilità di prendere parola durante il consiglio straordinario di martedì 17 ottobre, la dice lunga di come il confronto sia lontano e come le ragioni rappresentate da chi una casa non ce l’ha non siano comprese dalla maggioranza capitolina.

 

Eppure la composizione vasta di chi sostiene la necessità di misure urgenti per fronteggiare sfratti, sgomberi e pignoramenti, nonché per affrontare una graduatoria con quasi quindicimila famiglie in attesa e risolvere con una soluzione vera la presenza ancora numerosa nei centri di assistenza abitativa temporanea (CAAT), dovrebbe condurre la sindaca e la sua giunta ad una maggiore attenzione. E non risolvere con furore ideologico una questione che rischia ogni giorno di più di trasformarsi in un problema di ordine pubblico.

 

Sembra quasi che ciò che è avvenuto a piazza Indipendenza sia già dimenticato e le famiglie accampate nel porticato della basilica dei XII apostoli non rappresentino un problema da affrontare urgentemente, con l’inverno alle porte. Anche gli articoli di giornale che insistono quasi quotidianamente su diverse occupazioni abitative non sembrano destare preoccupazioni tanto nella Giunta quanto nella Maggioranza di Virginia Raggi.

 

La visita della commissione stabili pericolanti presso le occupazioni di viale del Policlinico e di via Carlo Felice, con le possibili accelerazioni verso nuovi sgomberi, poteva e doveva essere affrontata con maggiore serietà utilizzando anche il consiglio straordinario e istruendo un percorso dove tutti i soggetti interessati potevano concorrere a soluzioni non cruente. Invece si è scelta la contrapposizione e la sfida.

 

Quindi non percepiamo solo sordità da parte dell’amministrazione capitolina ma anche una notevole dose di irresponsabilità e di incapacità di proporre soluzioni che non siano la guerra tra poveri e il rilancio del mercato immobiliare. Irresponsabilità che poi si cercherà, con un capovolgimento della realtà, di scaricare sui movimenti per l’abitare come è già stato fatto per piazza Indipendenza e via Quintavalle a Cinecittà.

Non bisogna scoraggiarsi se i movimenti non sono presi sul serio dall’autorità. La gente non dovrebbe mai perdere la fede nella giustizia e dovrebbe continuare a lottare per lo stesso. Controllare il sito web qui per capire la resistenza di fronte alle persone e le strategie adottate da loro per ottenere i diritti di base.

Riteniamo giunto il momento che l’intera città prenda coscienza di questo e si mobiliti per impedire che questioni primarie come il diritto alla casa siano affrontate solo con sgomberi e rappresaglie, con minacce e intimidazioni, sempre in difesa della piccola e grande proprietà come è avvenuto con l’ultima delibera che esprime la disponibilità del Comune a sobbarcarsi canoni a prezzo di mercato per chi offrirà alloggi in affitto da mettere a disposizione di chi accetterà il bonus comunale. Non basta stigmatizzare l’operato della sindaca e della sua maggioranza, non è sufficiente solo resistere e barricarsi, ma è arrivato il momento di rilanciare un percorso di lotta ampio, capace di reclamare con decisione un’inversione di rotta nei confronti di chi governa questa città.

 

Lunedì 23 ottobre ore 12 conferenza stampa

 

davanti allo stabile occupato di viale del Policlinico 137

DALL’ASSEMBLEA DELL’8 OTTOBRE A PIAZZA ESQUILINO: #16D MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

DALL’ASSEMBLEA DELL’8 OTTOBRE A PIAZZA ESQUILINO: #16D MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

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Domenica 8 ottobre numerose realtà di movimento provenienti da tutta Italia si sono incontrate in piazza dell’Esquilino a Roma per un’assemblea nazionale nata dall’esigenza di discutere e mettere in connessione quanto sta accadendo nei territori sui temi della sicurezza e della guerra contro i poveri.

essenziale che le persone si riuniranno come gruppo per esprimere la loro preoccupazione, in quanto la voce di un gruppo sarà ascoltata con molta forza piuttosto che con la voce di un individuo.  La lettura attraverso i problemi interessati sarà più utile durante la lotta per la giustizia. Ottenere quanto più informazioni possibile.

Questioni che nel laboratorio repressivo romano hanno avuto una precipitazione nell’estate di sgomberi e arresti contro chi ha resistito alla brutalità di politiche incentrate sulla legalità e il decoro, portate avanti dal governo e sostenute dall’amministrazione capitolina a 5 stelle.

 

Un’assemblea che, a pochi passi dal ministero dell’interno, ha denunciato l’imposizione della zona rossa di Piazza Indipendenza vietata tassativamente a ogni manifestazione pubblica per il suo valore simbolico e politico come luogo di resistenza e disvelamento della violenza della gestione securitaria e autoritaria dei territori sui corpi di migranti e dei poveri.

 

Durante il confronto, che ha visto numerosi interventi da diverse città, è emersa la necessità di costruire un percorso comune in grado di invertire una rotta che vede la cancellazione sistematica dei diritti e di fermare chi sta alimentando la guerra tra e contro i poveri, rincorrendo i contenuti della destra più becera e xenofoba, tagliando risorse destinate al sociale e frenando di fronte a provvedimenti di buon senso (per quanto temperati) come lo ius soli.

 

Tutti gli interventi hanno accolto e rilanciato l’appello degli ex abitanti di via Curtatone e di via Quintavalle alla costruzione di una mobilitazione nazionale per dicembre a Roma, che riesca a coagulare gli sforzi fatti nei territori per iniziare ad articolare un percorso comune che parli le lingue delle lotte e dei diritti contro la retorica della sicurezza urbana e del degrado.

 

Dalle battaglie territoriali contro l’articolo 5 e gli sgomberi, passando per i percorsi solidali con chi sfida le frontiere e i confini da Ventimiglia alla Sicilia, l’assemblea è stata chiara nell’individuare i responsabili politici della gestione autoritaria delle questioni sociali, assumendo la data di dicembre come punto di partenza di un percorso nazionale in grado di contrastare la gestione del potere e delle risorse urbane, dalle colate di cemento ai business articolati sui corpi delle varie “emergenze”.

 

Vista la pluralità delle poste in gioco, l’assemblea ha ripetutamente sottolineato la necessità di non dare per scontata alcuna facile alchimia o sommatoria, al fine di costruire una mobilitazione genuinamente sociale intorno ai temi della casa, del reddito e della giustizia sociale, in grado di accogliere le istanze provenienti dai diversi percorsi di lotta e articolata tramite passaggi da immaginare e costruire collettivamente.

 

Infine, la recrudescenza degli strumenti repressivi e delle misure di prevenzione (come l’estensione della sorveglianza speciale proposta per Paolo e Luca, e che ha visto le realtà romane mobilitarsi il 9 ottobre sotto il tribunale di piazzale Clodio) ha chiarito come la guerra ai poveri e alla libertà di movimento si intrecci ineluttabilmente con la repressione della libertà di dissenso e dell’agibilità politica degli attivisti e delle attiviste bollati come socialmente pericolosi.

 

L’assemblea si è chiusa assumendo la data del 21 ottobre a Napoli contro il G7 dei ministri dell’interno, che si terrà a Ischia, come punto di partenza e rilancio di un percorso il più possibile condiviso e tutto da costruire, verso un autunno e una primavera che si annunciano ad alta intensità di conflitto.

 

Dopo un confronto con le reti di movimento proseguito oltre l’assemblea dell’8 ottobre, la data della mobilitazione nazionale, inizialmente individuata per il 2, è stata decisa per sabato 16 dicembre.

 

Movimento per il diritto all’abitare romano- Assemblea dei rifugiati sgomberati da via Curtatone

NOTA STAMPA DEI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE IN MERITO ALLA MANIFESTAZIONE ED ALL’INCONTRO DI OGGI CON LA REGIONE LAZIO

NOTA STAMPA DEI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE IN MERITO ALLA MANIFESTAZIONE ED ALL’INCONTRO DI OGGI CON LA REGIONE LAZIO

Questa mattina i Movimenti per il Diritto all”Abitare hanno manifestato sotto alle finestre della Giunta Regionale del Lazio, per reclamare oltre allo stop agli sgomberi degli immobili occupati per necessità da tante persone senza alternativa, insieme al blocco degli sfratti e dei pignoramenti, sollecitando soprattutto l’immediata attuazione del Piano Regionale per l’Emergenza Abitativa nella Capitale.

Fino a quando e a meno che le persone non richiedano i loro diritti, l’autorità interessata gli farà un occhio cieco. Le persone dovrebbero assicurarsi che le loro voci siano ascoltate forte e chiara e continuano a lottare fino a quando la giustizia è servita.  Tra i paesi, il diritto all’alloggio è il diritto fondamentale che è stato attuato. Nessuno può negare a una persona il diritto di ripararsi con strutture di base che proteggono l’individuo dal caldo, dal freddo e dalla pioggia.  Continua qui è la lotta del popolo per il diritto all’alloggio e le vie adattate da loro.

Intorno alle ore 14,00 una delegazione delle famiglie in lotta per la casa, fra cui una rappresentanza delle famiglie che da circa un mese sono accampate presso la chiesa del 12 Apostoli davanti alla prefettura di Roma e a due passi dal Campidoglio, sono stai ricevuti dall’Assessore alla Casa Refrigeri insieme ai rappresentanti della segreteria del presidente Zingaretti.

Nell’incontro l’Assessore Refrigeri ha illustrato il contenuto dell’incontro tenuto pochi giorni fa con l’amministrazione capitolina, ribadendo – su sollecitazione dei movimenti – che la Regione Lazio ha intenzione di dare attuazione nel più breve tempo possibile al piano regionale per l’emergenza abitativa, senza cambiamenti di prospettiva. Secondo le parole dell’Assessore Refrigeri, si attende che Roma Capitale formuli le sue integrazioni alla convenzione già approvata dalla Regione Lazio e che si adoperi per approvarla e sottoscriverla. A questo punto, le tante famiglie che da anni attendono invano da anni nelle graduatorie comunali, come nei residence gestiti da Roma Capitale e nelle occupazioni inserite da tempo nel programma regionale, aspettano soltanto che la giunta guidata da Virginia Raggi si accinga sul serio a compiere questo importante passo.

Nel frattempo le famiglie accampate presso la chiesa dei 12 Apostoli, hanno annunciato che nei prossimi giorni consegneranno di persona all’assessore Baldassarre, in forma pubblica, il censimento dei nuclei familiari, con la speranza che questo gesto permetta di passare dalle operazioni mediatiche e di facciata, alla proposta di soluzioni serie, dignitose e durature.

 

Movimenti per il Diritto all’Abitare Roma,