RIGENERAZIONE CONTRO RENDITA

RIGENERAZIONE CONTRO RENDITA

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L’esperienza di PORTO FLUVIALE nasce il 2 Giugno del 2003, quando centinaia di famiglie in situazione di emergenza abitativa occupano gli ex magazzini dell’areonautica militare da tempo abbandonati al degrado.

 

Da allora ad oggi un fiume di vita ha attraversato ed animato questo spazio con decine di bambini nati e cresciuti nell’intreccio di culture diverse, in uno spirito di condivisione. Molte cose sono anche cambiate: oltre 70 alloggi sono stati autonomamente autorecuperati, grazie all’impegno degli occupanti lo stabile di porto fluviale è stato trasferito come bene dallo stato al Comune di Roma, ma soprattutto è divenuto un presidio di aggregazione socialità e cultura prezioso e conosciuto nella città e nel mondo, non solo per la meravigliosa opera di street art di BLU, ma anche per le tantissime attività e reti presenti: dalla Circofficina, alla ciclofficina, al laboratorio di arte orafa, alla sartoria autogestita, alla sala da the, ai corsi di lingue. In un quartiere trasformato dalla speculazione in un “non luogo” del divertimento di mercato, Porto Fluviale è divenuto un prezioso luogo di incontro e di condivisione per gli abitanti del quartiere, si è affermato come esempio di rigenerazione dal basso in una città sempre più affamata di diritti come di relazioni sociali. Ma se questo è chiaro a tutt@ gli abitanti della città, non è chiaro al sindaco Raggi, che ignora l’esperienza di Porto Fluviale e con cecità porta avanti la “linea della legalità” , quella a senso unico contro i poveri e la città di sotto e mentre paventa altri sgomberi dopo i disastri di Cinecittà e Piazza Indipendenza, spalanca la porta agli speculatori con la colata di cemento ed il regalo di piazza dei Navigatori. E’ ora di dire basta e di determinare un percorso che porti al recupero ed alla valorizzazione dell’esperienza di Porto Fluviale, come di tutte le esperienze di rigenerazione dal basso cresciute, come fiori nel deserto all’ombra del ”eterno” cemento di questa città.

Se si affrontano le questioni di diritto all’alloggio, è necessario unire le mani con gli altri che affrontano i problemi simili. Inoltre, è necessario partecipare a eventi che supportano questo diritto di guadagnare il più possibile informazioni. Scopri di più qui per quanto riguarda la lotta per i tuoi diritti.

Per queste ragioni invitiamo tutti e tutte il 6 aprile a ragionare in una assemblea pubblica di come praticare insieme il diritto all’abitare e il diritto alla città.

Con noi per l’occasione:

– Giorgio de Finis, antropologo e curatore del MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia

– Roberto De Angelis, antropologo e docente di Sociologia Urbana presso l’Università La Sapienza

 

 

LETTERA DALLE FAMIGLIE DI SANTI APOSTOLI DOPO SETTE MESI DI VITA SOTTO IL PORTICATO DI UNA CHIESA

LETTERA DALLE FAMIGLIE DI SANTI APOSTOLI DOPO SETTE MESI DI VITA SOTTO IL PORTICATO DI UNA CHIESA

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Eccoci qua,

siamo i “Santi Apostoli”, circa trenta famiglie vittime di una situazione politica che ci ha portato a vivere per sette mesi sotto il porticato di una casa: i “migranti”, così ci hanno chiamato. Cosa che non abbiamo mai capito perché nessuno di noi è mai uscito dal pianeta Terra!

Prima di raccontarvi la nostra esperienza, pensiamo sia giusto aprirvi gli occhi su ciò che sta realmente accadendo nel nostro paese, l’Italia. E sì, diciamo “nostro” perché anche se veniamo respinti e denigrati ogni giorno dallo stato italiano, qui mangiamo e qui dormiamo, qui abbiamo concepito, cresciuto e istruito i nostri figli, qui lavoriamo, qui spendiamo e qui soffriamo.

Il diritto all’alloggio afferma che un alloggio adeguato è autorizzato da tutti, indipendentemente dalla loro nazione di origine, età, stato, ecc.  Luogo di soggiorno sicuro per una persona da qualsiasi luogo è il loro diritto.  Si dovrebbe lottare per il loro diritto finché non viene servito.  Impara a lottare per i tuoi diritti leggendo attraverso le storie di altre persone che affrontano come questo tipo di problema.

In Italia la popolazione è arrivata al punto di non potersi permettere di pagare un affitto, e non parliamo di singole persone ma di interi nuclei famigliari, sfrattati per i mancati pagamenti.

Gli affitti sono troppo alti, combaciano ormai con i nostri stipendi. Un nucleo composto da madre, padre e figlio (uno!) è costretto a dover fare più di un lavoro a testa solo per mantenere le spese affittuarie, luce, acqua, gas, oltre alle spese alimentari e quelle necessarie ai bisogni primari.

I lavori non sono più sicuri. Un anno lavori, l’anno dopo ti ritrovi a riconsegnare curriculum o a fare chiamate, neanche fossi appena uscito da scuola!

Alcuni rimangono vittime di questo sistema di schiavitù, altri decidono di opporsi e di lottare, portati all’estremo dopo aver perso ripetutamente il lavoro e visto il proprio compagno o la propria compagna ammazzarsi solo per le spese affittuarie.

Abbiamo deciso, quindi, di occupare cinque anni fa, di passare nell’“illegalità” perché in questo paese l’emergenza abitativa non esiste, non viene gestita, non viene considerata. E se vivi un disagio economico o abitativo è colpa tua, lì rimani e lì rimarrai.

Se vivi un disagio economico o abitativo, ti ribelli ed esteriormente non sei “italiano” vieni emarginato, denigrato, utilizzato  per alimentare odio tra poveri, descritto a chi vive il tuo stesso disagio come un occupante illegale, ladro, disonesto, anche se combatti per i diritti di tutti e a che a tutti vengono negati.

Nessuno racconta mai chi siamo realmente e quale disagio globale rappresentiamo. Forse se fossimo stati tutti “italiani” ci avreste visto in modo diverso, magari ci avreste appoggiati. Invece, giudicati solo in base all’estetica, per voi e i numerosi giornalisti che venivano a vederci a Santissimi Apostoli eravamo solo “migranti”. Poi mi chiedo che migrante sei quando sei nato qui o cammini sul suolo italiano da più di trent’anni!

Una volta sgomberati da palazzo di Cinecittà che avevamo occupato, ovviamente per i “migranti” non c’era alcuna soluzione alternativa (per chi occupa, quindi per chi prova a gestirsi e ad aiutarsi da solo non c’è alcuna soluzione, non va data alcuna soluzione, soprattutto abitativa), non ci rimaneva altro che farci sentire. Abbiamo presidiato quindi il portico di una chiesa, la chiesa dei Santissimi Apostoli.

Tanti sono stati i giornalisti venuti a intervistare questi “migranti”, nessuna risposta è però arrivata dalle istituzioni o dallo Stato.

Era il 10 agosto 2017 la prima notte che abbiamo dormito lì, sopra pezzi di cartone. Anziani, donne, bambini, adolescenti… tutti.

Passa il primo mese… 10 settembre 2017: arrivano coperte, materassi, tende. È pieno di giornalisti ma non c’è alcuna considerazione da parte delle istituzioni.

10 ottobre 2017, terzo mese.

Ormai viviamo lì, usiamo il bagno della chiesa (hanno solo acqua fredda) in base ai loro orari. Ogni mattina i nostri compagni, sempre presenti, ci portano the caldo e caffè, pranzo e cena dalle altre occupazioni. Alcuni volontari, incuriositi, ci portano giochi per i bambini, quaderni e penne (è già cominciata la scuola per i nostri figli), vestiti, coperte, ecc.

10 novembre 2017.

Sono passati quattro mesi. Abbiamo ottenuto un tavolo con l’assessora Baldassarre, che non viene minimamente toccata dall’argomento e che propone solo alle famiglie di dividersi per qualche periodo spostandosi in qualche casa-famiglia, senza alcuna garanzia o eventuale soluzione al termine di questo periodo ma separando comunque i nuclei famigliari.

Che fare con gli anziani o i single?

Chissenefrega!

Intanto comincia a fare freddo. Lavatrici sotto i portici delle chiese non si trovano e lavarsi i vestiti ogni giorno con l’acqua fredda sta diventando pesante (come dicevamo prima usavamo il bagno della chiesa in base ai loro orari). Durante la notte diventa scomodo uscire dalla chiesa per andare a fare i propri bisogni tra le macchine… e non sempre ti dice bene!

Cominci a metterti le bottiglie d’acqua vuote da parte o una bacinella (accanto a una boccetta d’alcool per neutralizzare gli odori), qualcuno usa il vasino dei propri bambini.

Già, i bambini.

Nessuno ha pensato ai figli dei “migranti” nati in Italia.

Nonostante la situazione portavamo ogni giorno i nostri figli a scuola. I più grandi, quelli intorno ai 12/13 anni, cresciuti tutti insieme come fratelli, andavano a scuola insieme e tornavano verso le 14e45 per mangiare il pranzo che gli avevamo lasciato, ormai freddo (perché sotto i portici non si trovano le lavatrici ma neppure le cucine!), giocavano un po’ sul marciapiede e poi si mettevano a fare i compiti, finché c’era luce.

Ogni giorno ci svegliavamo tutti alle 6, 6e30, l’ora in cui ci portavano te, latte e caffè caldo. Poi tutti a fare la fila per il bagno della chiesa e a prepararci per un’altra giornata sotto il porticato.

10 dicembre 2017, quinto mese.

Inutile dire che ormai siamo diventati l’“attrazione” del posto, non in modo positivo ovviamente.

A parte i volontari, sempre disponibili a portarci coperte, vestiti, giocattoli e qualche pasto caldo, non eravamo ben visti dai fedeli che entravano a visitare la Basilica e venivamo guardati con aria schifata, con disapprovazione e paura. Già, paura. Che paura la povertà, che paura la realtà!

Ci additavano come “la rovina dell’Italia” e non come i “rovinati dall’Italia”… perché, come dicevamo prima, se sei vittima di un disagio sociale è solo colpa tua.

Intanto si fa avanti la Regione Lazio. Sembra interessata al nostro caso, al “caso dei migranti”.

Fissiamo un tavolo, poi rimandato alla fine del dicembre 2017.

Tramite la Regione, veniamo a conoscenza di un palazzo che potrebbe ospitare Santi Apostoli, il famoso palazzo di via Ventura, in zona Pineta Sacchetti: un palazzo della Regione in uso, però, al Comune.

Vi ricordiamo che il Comune non ha alcuna intenzione di trattare con gli occupanti, per loro chi occupa per via di un disagio sociale, economico, non ha diritto ad alcuna abitazione né soluzione, temporanea o meno che sia.

La notizia però incuriosisce, teniamo una conferenza stampa a piazza Venezia, sotto Spelacchio, che per il momento sembra il solo e vero problema della città di Roma.

Fissiamo un altro tavolo con la Regione Lazio per il mese di gennaio e Santi Apostoli passa anche il Natale sotto il porticato.

Inutile ricordare il freddo, i bisogni nei nostri bagni improvvisati e i nostri figli, ancora lì.

10 gennaio 2018. È arrivato l’anno nuovo ed è arrivato il sesto mese.

Sei mesi, sei lunghissimi mesi, sei mesi sotto gli occhi indignati della gente che ci fissava, sei mesi a pieno contatto con i piccioni, di giorno, e i topi attratti dal cibo, di notte. Sei mesi fotografati dai turisti e dai giornalisti in cerca di notizie.

Per le istituzioni, però, il pensiero non è mai cambiato.

La Regione comincia a darci delle date di scadenza che riguardano il palazzo destinato a noi. Ci dicono che si tratta di “emergenza freddo” ma che ci importa, viviamo per strada: “emergenza freddo” o “temporanea” urge che qualcuno si renda conto di questa situazione!

È assurdo che degli esseri umani (basta con la storia dei “migranti”) vengano abbandonati coscientemente sotto il porticato di una chiesa. Lasciati lì a marcire perché considerati inferiori dalla mentalità di questo paese e “illegali” per essersi ribellati e essersi aiutati da soli. Illegale, invece, non era il descriversi al popolo come invasori e considerarci criminali, pur sapendo che questo problema – la casa – riguarda migliaia di italiani, a cui comunque non viene data alcuna soluzione, esattamente come a noi.

Dalla Regione, comunque, ci comunicano che al palazzo occorrono alcune modifiche ma che l’ultima parola sarà il Comune ad averla e il comune detta le sue condizioni: parla di “fragilità”… peccato non si rendano conto che ad essere fragili siano i loro cervelli.

10 febbraio 2018, settimo mese.

La tiritera tra la Regione e il Comune va avanti ormai da troppo tempo.

La Regione sembra appoggiarci ma se il Comune non glielo consente possiamo anche morire sotto quel porticato.

Nel corso di un ultimo tavolo ci chiedono altri venti giorni di tempo e di aspettare dopo le elezioni… sarebbe compromettente per loro “aiutare” dei “migranti”.

Chissà come sarebbe andata se ci avessero visti come persone o se fossimo stati tutti “esteticamente” italiani.

A nessuno è interessato delle nostre vite, della salute dei nostri anziani e dei nostri figli.

Per la Regione è stata più importante la scadenza elettorale.

Per il Comune non siamo degni di essere considerati.

Per la Raggi non esistiamo neanche.

BENE ..MA NON ANCORA BENISSIMO: ORA NON BISOGNA MOLLARE!

BENE ..MA NON ANCORA BENISSIMO: ORA NON BISOGNA MOLLARE!

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Evitando la narrazione della riuscita manifestazione di sabato 16 dicembre, vogliamo entrare subito nel merito ed esprimere tutta la nostra fermezza nel proseguire un percorso che ci può portare lontano. Non sarà un ragionamento di “bandiera” quello che vogliamo fare, bensì comprendere fino in fondo le opportunità che ci offre il processo che ha innescato la mobilitazione meticcia dello scorso fine settimana. Intanto una questione davanti alle altre, il protagonismo delle lotte e di una composizione sociale dove i migranti sono in prima fila è stato il valore indiscutibile che si è immediatamente posto in evidenza. La volontà di stare insieme fuori e oltre le dinamiche di appartenenza si è vista ancora in forma latente, ma si è vista. E questo è un indizio sul quale avviare subito una riflessione seria. Capire quindi se si prosegue in questa direzione o si produce una conta che punta a riportare il fiume, che non è ancora in piena, dentro alvei più rassicuranti.

 

Noi siamo per l’esondazione ed è per questo che non intendiamo mollare. La guerra ai poveri azionata dal ministro Minniti va fermata, ribaltata e sconfitta. Temiamo che ancora una volta, di fronte ad una pur timida insorgenza sociale sia la scure aggressiva l’unica risposta della controparte, come accadde con l’infame articolo 5 del ministro Lupi, una vera e propria dichiarazione di guerra ai movimenti per il diritto all’abitare in concerto con le misure giudiziarie contro l’attivismo sociale messe in campo da diverse procure. Anche questa volta misureremo il governo e ci dovremo fare i conti.

 

Proseguire senza la consapevolezza di un percorso complesso davanti a noi sarebbe la cosa più sciocca che possiamo fare. Pensare che il debole vento favorevole azionato con il corteo di sabato 16 dicembre da solo sia in grado di gonfiare le vele, sarebbe altrettanto suicida. Ritenere però che la forza sta nei differenti volti delle lotte non è sbagliato. Ma non può essere agito solo sul piano della declamazione di maniera, di un immaginario affascinante ma non concretamente praticabile. Deve essere modello instancabile del lavoro nei territori e “unire le lotte” deve trasformarsi da slogan consunto e maltrattato, in azione sociale politicamente  meticcia.

 

Non crediamo utile la concorrenza come stimolo tra diversi, pensiamo invece necessario un confronto dentro le pratiche e l’agire sociale quotidiano, così da sviluppare energia in una quantità necessaria per innescare processi a catena di deflagrazione sociale contro la cancellazione dei diritti e l’innalzamento di barriere, confini, zone rosse. Senza perdere la capacità vertenziale di ogni singola lotta e la materialità dei risultati che vanno raggiunti.

 

Dobbiamo capire inoltre come i “diritti senza confini” si conquistano sulla spinta di un movimento che passo dopo passo comprende la sua forza e la muove verso un orizzonte che passi dalla resistenza all’offensiva. Questo vale per le lotte dell’abitare, dove la riappropriazione come pratica sta subendo una legislazione autoritaria funzionale ad una gestione duramente intelligente degli sgomberi e delle nuove occupazioni, come vale per il comparto della logistica, per i braccianti, per chi vive negli Sprar o nei Cas, per chi lavora in nero e cammina in clandestinità, per chi subisce il ricatto del lavoro precario e della disoccupazione. Questi mondi sono talmente connessi che un semplice corto circuito tra loro può innescare un movimento tellurico notevole, e questo può avvenire sia in termini positivi che negativi. Perché la guerra tra poveri è lì che agita i propri artigli velenosi. Gli ultimi contro i penultimi, gli italiani contro i migranti, i giovani contro gli anziani, gli uomini contro le donne.

 

Questo enorme disagio sociale in qualche modo sabato si è visto. La piccolissima punta di iceberg che non può sovvertire la realtà e nessun apprendista stregone può accreditarsi come guida di questo popolo, ma che ha dentro di se il portato di una mina vagante, più o meno organizzata, che si sta cominciando a muovere, anche in forma disordinata come è avvenuto durante il corteo, ma con la determinazione di chi con dignità da vendere ha alzato la testa e sta guardando negli occhi i propri schiavisti.

Il diritto fondamentale deve essere combattuto con la massima determinazione e fiducia. Non dovresti mai fare un passo indietro o sentirti debole.  Sempre più persone si uniranno insieme una volta che il movimento viene ascoltato da milioni.  Trova questo tipo di informazioni qui per capire di più sulla lotta per il diritto da parte di persone intorno a te.

Allora se davvero pensiamo “a ognuno il suo” questo è il momento di fare la differenza. Sabato non ci siamo sommati ma ci siamo mischiati, vogliamo continuare a farlo per marciare decisi e con una testa meticcia verso la rottura dei confini nazionali, dei recinti etnici e della schiavitù del lavoro.

CASO PER CASO, CASA PER CASA: 1 DICEMBRE PRESIDIO IN VIA RAMAZZINI

CASO PER CASO, CASA PER CASA: 1 DICEMBRE PRESIDIO IN VIA RAMAZZINI

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Lo scorso martedì, come donne occupanti delle case siamo ritornate al Dipartimento delle politiche sociali del Comune di Roma per parlare con l’assessora Baldassarre ed esprimere il nostro assoluto dissenso verso le scelte dell’amministrazione comunale in materia di politiche abitative.

Ognuno ha il diritto di esigere il diritto di alloggio. Il luogo di soggiorno dovrebbe essere sicuro, pulito e vivibile. La casa dovrebbe essere in grado di offrire una condizione di vita confortevole.  Utile fonte di informazioni potrebbe essere ottenuta leggendo vari articoli sul diritto di alloggio.  Amplia le tue conoscenze per lottare per la giustizia.

Eravamo in tante anche questa volta, insieme nonostante le differenze di condizioni di vita, di origine sociale e culturale, di aspirazioni e tutte poco disposte a considerarci fragili e illegali.

Abbiamo contestato l’approccio per niente discontinuo che questa amministrazione sta mettendo in campo, tutto finalizzato al mantenimento del meccanismo dell’emergenza con grave sperpero di risorse pubbliche, e rappresentato con forza il nostro rifiuto di un’assistenza che infantilizza le donne chiedendo che si mettano in atto politiche abitative strutturali in grado di dare la casa popolare a tutte le aventi diritto.

Abbiamo rappresentato la necessità di un blocco degli sgomberi e degli sfratti e chiesto la cancellazione immediata della determinazione dirigenziale del 23 ottobre che indice una procedura negoziata per il reperimento di strutture di accoglienza temporanea, come le baracche Ikea della Croce Rossa già disponibili in via Ramazzini.

Abbiamo chiesto all’assessora di assumersi le proprie responsabilità e di smettere di spostare l’attenzione dalle questioni concrete, come sta accadendo in questi giorni con la campagna strumentale sugli “scrocconi”: una minoranza esigua all’interno del panorama delle occupazioni abitative Ater. Abbiamo chiesto di smettere di fomentare la guerra tra poveri attraverso gli sgomberi coatti delle case dell’Ater, considerando che spesso coloro che occupano sono in lista e aspettano lo scorrimento delle graduatorie. Abbiamo denunciato la violenza istituzionale sulle donne, rappresentata al tavolo di confronto da due giovani mamme sgomberate da via Quintavalle che vivono da mesi a Santi Apostoli e che lottano per un alloggio dignitoso rifiutando le (non)soluzioni temporanee.

Nonostante il tono colloquiale e disposto all’ascolto di situazioni e istanze che le istituzioni ignorano, rimaniamo basite di fronte al livello poco politico del confronto, tutto schiacciato sui problemi burocratici, le procedure e le regole da rispettare. Ci è stato risposto che bisogna valutare caso per caso per poter dare delle soluzioni ai singoli e alle famiglie e che l’amministrazione sta lavorando su tre livelli: l’accoglienza (con la determinazione dirigenziale), l’assistenza alloggiativa (Sassat) e le politiche abitative, con la mappatura del patrimonio pubblico e dei beni confiscati alle mafie. Ma alla domanda su cosa farà l’amministrazione per dare casa agli sgomberati di Cinecittà e su come si comporterà di fronte a eventuali altri sgomberi la risposta rimane la stessa: in sintesi, nulla se non la presa in carico individuale da parte dei servizi sociali.

Pensiamo che caso per caso, casa per casa andremo a prenderci ciò che ci spetta agli sportelli municipali, all’assessorato, agli uffici territoriali di competenza finchè non sarà comprensibile a questa giunta che per superare la logica dell’emergenza è necessario prevedere le case per tutte e tutti coloro che ne hanno diritto. Caso per caso e casa per casa intaseremo gli uffici con quelle che loro definiscono “fragilità”, rifiutando di essere colpevolizzate perché senza casa, senza reddito, senza possibilità di usufruire di servizi adeguati e gratuiti per i nostri figli. Caso per caso e casa per casa vogliamo reddito e welfare perché non vogliamo più lavorare gratuitamente per questo paese, per compensare a quei servizi di cura e assistenza che lo stato non vuole elargire. Reddito e welfare che ci spetta perché attraverso il nostro lavoro riproduttivo gratuito teniamo in piedi la struttura economica e sociale di questo paese. Quello stesso lavoro non pagato attraverso il quale è possibile sostenere il regime del lavoro gratuito diffuso, quello dei nostri figli nelle scuole, imposto dall’alternanza scuola- lavoro, nelle università fatto di stage e tirocini, quello dei nostri compagni e amici precario e non tutelato, quello di noi stesse sottopagato e sottoposto al disciplinamento tramite molestie.

Ridurre la complessità delle donne che combattono contro la violenza istituzionale e di genere a procedure, regole e tempi burocratici non ci può bastare. La strada è lunga e cammineremo insieme.

Intanto, mentre ieri mattina è stata inviata un’istanza di autotutela alla sindaca Virginia Raggi e alla direttrice del dipartimento politiche sociali Michela Micheli contro la determinazione dirigenziale sui moduli prefabbricati, rilanciamo il presidio del 1 dicembre in via Ramazzini dove il Movimento per il diritto all’abitare si mobiliterà a partire dalle ore 12.

Nelle baracche andateci voi!

LA GIUNTA RAGGI È SORDA E IRRESPONSABILE: 23 OTTOBRE CONFERENZA STAMPA DAVANTI ALL’OCCUPAZIONE DI VIALE DEL POLICLINICO

LA GIUNTA RAGGI È SORDA E IRRESPONSABILE: 23 OTTOBRE CONFERENZA STAMPA DAVANTI ALL’OCCUPAZIONE DI VIALE DEL POLICLINICO

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Le immagini e le parole che abbiamo visto e ascoltato dentro l’aula consiliare del Palazzo Senatorio hanno chiarito in maniera inequivocabile il disprezzo e la distanza tra chi governa la città e chi vive un’emergenza abitativa senza soluzioni.

 

L’arroganza e la violenza con cui i consiglieri pentastellati si sono scagliati contro la delegazione dei movimenti per l’abitare presenti in aula, dopo aver rifiutato la richiesta d’incontro con i capigruppo e la possibilità di prendere parola durante il consiglio straordinario di martedì 17 ottobre, la dice lunga di come il confronto sia lontano e come le ragioni rappresentate da chi una casa non ce l’ha non siano comprese dalla maggioranza capitolina.

 

Eppure la composizione vasta di chi sostiene la necessità di misure urgenti per fronteggiare sfratti, sgomberi e pignoramenti, nonché per affrontare una graduatoria con quasi quindicimila famiglie in attesa e risolvere con una soluzione vera la presenza ancora numerosa nei centri di assistenza abitativa temporanea (CAAT), dovrebbe condurre la sindaca e la sua giunta ad una maggiore attenzione. E non risolvere con furore ideologico una questione che rischia ogni giorno di più di trasformarsi in un problema di ordine pubblico.

 

Sembra quasi che ciò che è avvenuto a piazza Indipendenza sia già dimenticato e le famiglie accampate nel porticato della basilica dei XII apostoli non rappresentino un problema da affrontare urgentemente, con l’inverno alle porte. Anche gli articoli di giornale che insistono quasi quotidianamente su diverse occupazioni abitative non sembrano destare preoccupazioni tanto nella Giunta quanto nella Maggioranza di Virginia Raggi.

 

La visita della commissione stabili pericolanti presso le occupazioni di viale del Policlinico e di via Carlo Felice, con le possibili accelerazioni verso nuovi sgomberi, poteva e doveva essere affrontata con maggiore serietà utilizzando anche il consiglio straordinario e istruendo un percorso dove tutti i soggetti interessati potevano concorrere a soluzioni non cruente. Invece si è scelta la contrapposizione e la sfida.

 

Quindi non percepiamo solo sordità da parte dell’amministrazione capitolina ma anche una notevole dose di irresponsabilità e di incapacità di proporre soluzioni che non siano la guerra tra poveri e il rilancio del mercato immobiliare. Irresponsabilità che poi si cercherà, con un capovolgimento della realtà, di scaricare sui movimenti per l’abitare come è già stato fatto per piazza Indipendenza e via Quintavalle a Cinecittà.

Non bisogna scoraggiarsi se i movimenti non sono presi sul serio dall’autorità. La gente non dovrebbe mai perdere la fede nella giustizia e dovrebbe continuare a lottare per lo stesso. Controllare il sito web qui per capire la resistenza di fronte alle persone e le strategie adottate da loro per ottenere i diritti di base.

Riteniamo giunto il momento che l’intera città prenda coscienza di questo e si mobiliti per impedire che questioni primarie come il diritto alla casa siano affrontate solo con sgomberi e rappresaglie, con minacce e intimidazioni, sempre in difesa della piccola e grande proprietà come è avvenuto con l’ultima delibera che esprime la disponibilità del Comune a sobbarcarsi canoni a prezzo di mercato per chi offrirà alloggi in affitto da mettere a disposizione di chi accetterà il bonus comunale. Non basta stigmatizzare l’operato della sindaca e della sua maggioranza, non è sufficiente solo resistere e barricarsi, ma è arrivato il momento di rilanciare un percorso di lotta ampio, capace di reclamare con decisione un’inversione di rotta nei confronti di chi governa questa città.

 

Lunedì 23 ottobre ore 12 conferenza stampa

 

davanti allo stabile occupato di viale del Policlinico 137

DALL’ASSEMBLEA DELL’8 OTTOBRE A PIAZZA ESQUILINO: #16D MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

DALL’ASSEMBLEA DELL’8 OTTOBRE A PIAZZA ESQUILINO: #16D MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

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Domenica 8 ottobre numerose realtà di movimento provenienti da tutta Italia si sono incontrate in piazza dell’Esquilino a Roma per un’assemblea nazionale nata dall’esigenza di discutere e mettere in connessione quanto sta accadendo nei territori sui temi della sicurezza e della guerra contro i poveri.

essenziale che le persone si riuniranno come gruppo per esprimere la loro preoccupazione, in quanto la voce di un gruppo sarà ascoltata con molta forza piuttosto che con la voce di un individuo.  La lettura attraverso i problemi interessati sarà più utile durante la lotta per la giustizia. Ottenere quanto più informazioni possibile.

Questioni che nel laboratorio repressivo romano hanno avuto una precipitazione nell’estate di sgomberi e arresti contro chi ha resistito alla brutalità di politiche incentrate sulla legalità e il decoro, portate avanti dal governo e sostenute dall’amministrazione capitolina a 5 stelle.

 

Un’assemblea che, a pochi passi dal ministero dell’interno, ha denunciato l’imposizione della zona rossa di Piazza Indipendenza vietata tassativamente a ogni manifestazione pubblica per il suo valore simbolico e politico come luogo di resistenza e disvelamento della violenza della gestione securitaria e autoritaria dei territori sui corpi di migranti e dei poveri.

 

Durante il confronto, che ha visto numerosi interventi da diverse città, è emersa la necessità di costruire un percorso comune in grado di invertire una rotta che vede la cancellazione sistematica dei diritti e di fermare chi sta alimentando la guerra tra e contro i poveri, rincorrendo i contenuti della destra più becera e xenofoba, tagliando risorse destinate al sociale e frenando di fronte a provvedimenti di buon senso (per quanto temperati) come lo ius soli.

 

Tutti gli interventi hanno accolto e rilanciato l’appello degli ex abitanti di via Curtatone e di via Quintavalle alla costruzione di una mobilitazione nazionale per dicembre a Roma, che riesca a coagulare gli sforzi fatti nei territori per iniziare ad articolare un percorso comune che parli le lingue delle lotte e dei diritti contro la retorica della sicurezza urbana e del degrado.

 

Dalle battaglie territoriali contro l’articolo 5 e gli sgomberi, passando per i percorsi solidali con chi sfida le frontiere e i confini da Ventimiglia alla Sicilia, l’assemblea è stata chiara nell’individuare i responsabili politici della gestione autoritaria delle questioni sociali, assumendo la data di dicembre come punto di partenza di un percorso nazionale in grado di contrastare la gestione del potere e delle risorse urbane, dalle colate di cemento ai business articolati sui corpi delle varie “emergenze”.

 

Vista la pluralità delle poste in gioco, l’assemblea ha ripetutamente sottolineato la necessità di non dare per scontata alcuna facile alchimia o sommatoria, al fine di costruire una mobilitazione genuinamente sociale intorno ai temi della casa, del reddito e della giustizia sociale, in grado di accogliere le istanze provenienti dai diversi percorsi di lotta e articolata tramite passaggi da immaginare e costruire collettivamente.

 

Infine, la recrudescenza degli strumenti repressivi e delle misure di prevenzione (come l’estensione della sorveglianza speciale proposta per Paolo e Luca, e che ha visto le realtà romane mobilitarsi il 9 ottobre sotto il tribunale di piazzale Clodio) ha chiarito come la guerra ai poveri e alla libertà di movimento si intrecci ineluttabilmente con la repressione della libertà di dissenso e dell’agibilità politica degli attivisti e delle attiviste bollati come socialmente pericolosi.

 

L’assemblea si è chiusa assumendo la data del 21 ottobre a Napoli contro il G7 dei ministri dell’interno, che si terrà a Ischia, come punto di partenza e rilancio di un percorso il più possibile condiviso e tutto da costruire, verso un autunno e una primavera che si annunciano ad alta intensità di conflitto.

 

Dopo un confronto con le reti di movimento proseguito oltre l’assemblea dell’8 ottobre, la data della mobilitazione nazionale, inizialmente individuata per il 2, è stata decisa per sabato 16 dicembre.

 

Movimento per il diritto all’abitare romano- Assemblea dei rifugiati sgomberati da via Curtatone

NOTA STAMPA DEI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE IN MERITO ALLA MANIFESTAZIONE ED ALL’INCONTRO DI OGGI CON LA REGIONE LAZIO

NOTA STAMPA DEI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE IN MERITO ALLA MANIFESTAZIONE ED ALL’INCONTRO DI OGGI CON LA REGIONE LAZIO

Questa mattina i Movimenti per il Diritto all”Abitare hanno manifestato sotto alle finestre della Giunta Regionale del Lazio, per reclamare oltre allo stop agli sgomberi degli immobili occupati per necessità da tante persone senza alternativa, insieme al blocco degli sfratti e dei pignoramenti, sollecitando soprattutto l’immediata attuazione del Piano Regionale per l’Emergenza Abitativa nella Capitale.

Fino a quando e a meno che le persone non richiedano i loro diritti, l’autorità interessata gli farà un occhio cieco. Le persone dovrebbero assicurarsi che le loro voci siano ascoltate forte e chiara e continuano a lottare fino a quando la giustizia è servita.  Tra i paesi, il diritto all’alloggio è il diritto fondamentale che è stato attuato. Nessuno può negare a una persona il diritto di ripararsi con strutture di base che proteggono l’individuo dal caldo, dal freddo e dalla pioggia.  Continua qui è la lotta del popolo per il diritto all’alloggio e le vie adattate da loro.

Intorno alle ore 14,00 una delegazione delle famiglie in lotta per la casa, fra cui una rappresentanza delle famiglie che da circa un mese sono accampate presso la chiesa del 12 Apostoli davanti alla prefettura di Roma e a due passi dal Campidoglio, sono stai ricevuti dall’Assessore alla Casa Refrigeri insieme ai rappresentanti della segreteria del presidente Zingaretti.

Nell’incontro l’Assessore Refrigeri ha illustrato il contenuto dell’incontro tenuto pochi giorni fa con l’amministrazione capitolina, ribadendo – su sollecitazione dei movimenti – che la Regione Lazio ha intenzione di dare attuazione nel più breve tempo possibile al piano regionale per l’emergenza abitativa, senza cambiamenti di prospettiva. Secondo le parole dell’Assessore Refrigeri, si attende che Roma Capitale formuli le sue integrazioni alla convenzione già approvata dalla Regione Lazio e che si adoperi per approvarla e sottoscriverla. A questo punto, le tante famiglie che da anni attendono invano da anni nelle graduatorie comunali, come nei residence gestiti da Roma Capitale e nelle occupazioni inserite da tempo nel programma regionale, aspettano soltanto che la giunta guidata da Virginia Raggi si accinga sul serio a compiere questo importante passo.

Nel frattempo le famiglie accampate presso la chiesa dei 12 Apostoli, hanno annunciato che nei prossimi giorni consegneranno di persona all’assessore Baldassarre, in forma pubblica, il censimento dei nuclei familiari, con la speranza che questo gesto permetta di passare dalle operazioni mediatiche e di facciata, alla proposta di soluzioni serie, dignitose e durature.

 

Movimenti per il Diritto all’Abitare Roma,

 

CONTINUA LA PERSECUZIONE AI DANNI DI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE

CONTINUA LA PERSECUZIONE AI DANNI DI MOVIMENTI PER IL DIRITTO ALL’ABITARE


Continua la persecuzione ai danni di movimenti per il diritto all’abitare: DIGOS e magistratura cercano in tutti i modi di portare in carcere Paolo e Luca.
Dopo gli arresti di febbraio, insieme ad altri 15 compagni, dopo i mesi di obbligo quotidiano di firma, dopo il plateale arresto di Paolo durante una conferenza stampa a Montecitorio ed il ritorno di Luca e Paolo ai domiciliari, DIGOS e magistrati non ne hanno ancora abbastanza.
Quest’oggi hanno prelevato i due compagni dalle loro case per portarli a via Genova, per comunicargli che le loro case (occupate) non erano idonee alla loro permanenza agli arresti domiciliari, minacciando pertanto di trasferirli in carcere.
Le motivazioni, ovviamente, erano del tutto pretestuose. Tanto più che, nel caso di Luca, la casa era la stessa giudicata idonea solo pochi mesi fa, dagli stessi magistrati. Alla fine i due sono stati scortati presso le abitazioni di alcuni compagni che si sono resi disponibili ad ospitarli.

Il comportamento delle forze della repressione, completamente al di fuori di qualunque consuetudine procedurale, rende manifesto l’intento persecutorio contro i movimenti per il diritto all’abitare, che evidentemente devono aver creato più di qualche grattacapo ai piani alti del nostro paese.
Esso si affianca, in un attacco a tutto campo, agli sgomberi, alle manganellate, alle leggi “ad hoc” (articolo 5 del decreto Lupi), alle campagne diffamatorie sulla stampa, ormai unanime nel criminalizzare un movimento vivace e conflittuale così come nel cantare le lodi del trionfante Renzi.
E se, in altre epoche storiche, al bastone della repressione si accompagnava la carota di qualche misura palliativa volta a smorzare le contraddizioni sociali, oggi il governo punta a soffocare brutalmente il conflitto, mentre tira dritto sulla strada del “rubare ai poveri per dare ai ricchi”.
Proprio per questo gli arresti e le persecuzioni ai danni di compagni e compagne non sortiranno gli effetti desiderati da chi li mette in atto: è impossibile reprimere con questi mezzi i movimenti sociali che, come i movimenti di lotta per la casa, rappresentano la risposta collettiva ai bisogni negati e l’unica speranza possibile per settori sociali sempre più numerosi di un miglioramento delle proprie condizioni di vita.

I movimenti sociali avviati dal popolo saranno sicuramente di fronte all’oppressione dell’autorità interessata. Altri suggerimenti sono riportati qui come le persone combattono per la giustizia.

LUCA E PAOLO LIBERI

Movimenti per il diritto all’abitare

CHI SIAMO

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Il Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa è il primo movimento autorganizzato sul diritto alla casa che nasce a Roma.

 

SAN BASILIO

san basilio lotta per la casaÈ il 1988, e in centinaia occupano le case di San Basilio, quartiere estremamente degradato alla periferia nord est della capitale: 350 alloggi di edilizia residenziale pubblica, già terminati senza che vi sia alcuna graduatoria di assegnazione. Alla lista di lotta si uniscono centinaia di senza casa e, accanto a settori operai e marginali della periferia, si ritrovano anche le nuove generazioni del quartiere, in cui è ancora viva la memoria delle lotte degli anni ’70.

 

Alla fine degli anni ’80 ricominciare le battaglie sui diritti negati rappresenta un’enorme scommessa per la città, ma la lotta per il diritto alla casa è ormai nel DNA di Roma e questo consente al movimento, nel suo complesso, di allargare la lotta in tutto il territorio.

Ogni individuo ha il diritto di alloggio e ha il diritto di lottare per esso. È una triste situazione per vedere le persone senza un adeguato riparo e lottando per vivere la loro vita quotidiana. Dai un’occhiata a questo per capire che le persone combattono per il diritto all’alloggio e le sfide che affrontano.

Alla fine del 1988 sono più di 2.000 gli alloggi occupati, non solo in città ma anche nella provincia, da Ciampino a Marino. Inizia in questo modo la battaglia per la sanatoria che vede le due realtà esistenti allora, il Coordinamento e il Comitato per la casa, trovare un’unità di intenti che li porterà a vincere una dura lotta che si caratterizza per le frequenti occupazioni sia del Comune di Roma, sia della Regione Lazio.1 Nel frattempo, il movimento cerca nuove strade per aumentare la quota di patrimonio pubblico.

 

VIGNE NUOVE E I RESIDENCE

Nel 1989, con il tre volte Ministro della Repubblica Franco Carraro, del Partito Socialista Italiano, eletto sindaco di Roma, vengono occupati, a Vigne Nuove, oltre 110 alloggi destinati alle forze dell’ordine.

 

L’occupazione, pur in mancanza di acqua ed energia elettrica che viene prodotta tramite un generatore, resiste per oltre un anno, fino all’intervento massiccio dei futuri assegnatari che circondano, blindano ed isolano l’intera zona. Barricati sui terrazzi dei palazzi in centinaia, si contratta con il Comune di Roma che, alla fine, accetta di dare a tutti gli occupanti almeno l’assistenza alloggiativa.

striscione vigne nuove non si arrende

 

Sempre nel 1989 si consolidano le lotte che coinvolgono il Coordinamento e i Residence comunali, dove sono alloggiati oltre 2.000 nuclei in condizioni inumane e inaccettabili.

 

Comincia la lotta per il diritto alla casa, attraverso la rivendicazione di nuove acquisizioni di alloggi per tutti gli aventi diritto.

 

L’amministrazione comunale capisce di non potersi sottrarre al confronto quando, nella stessa mattinata, il blocco, per ore, di cinque arterie principali della città, provoca la paralisi totale della mobilità.

 

Nonostante le cariche della Polizia al blocco sull’autostrada Roma-Fiumicino, si apre finalmente un confronto serio che porterà, ovviamente non subito, a prevedere il diritto alla casa popolare anche per coloro che vivono già in assistenza alloggiativa.

 

 

MONDIALI DI CALCIO E TENDOPOLI

Nel 1990 il Movimento lancia la campagna contro i Mondiali di calcio, bloccando vari cantieri sino ad arrivare all’Olimpico. Lo scopo di questa campagna è di coagulare tutti i settori sociali intorno al Movimento, per consentire alla Roma città dei diritti negati, di esprimersi contro le speculazioni legate ai grandi cantieri. Sempre nel 1990, le realtà di lotta per la casa cominciano le occupazioni di interi blocchi delle case degli Enti. Avvengono sgomberi a ripetizione, a volte anche violenti, e comincia la stagione delle tendopoli che durano mesi e mesi, mentre contemporaneamente si lancia la proposta dell’autorecupero degli stabili comunali abbandonati, come una delle possibili soluzioni alla mancanza endemica di alloggi a canone popolare.2

 

L’AUTORECUPERO E LE DELIBERE SULL’EMERGENZA ABITATIVA

Dal 1990 al 1996 si occupano nella città decine e decine di strutture abbandonate, si richiedono fondi per nuovi acquisti e si porta avanti la battaglia sull’autorecupero.

Nel 1996 viene finalmente ratificata la Delibera che sblocca le politiche dell’abitare a Roma e che assegna, sui piani di zona e sui nuovi acquisti, il 66% degli alloggi all’emergenza abitativa e all’assistenza alloggiativa.

 

Nel frattempo nascono i primi due progetti di autorecupero, via Isidoro del Lungo e Via Rigola. Ma questi provvedimenti, unici sul territorio nazionale, già non bastano più nel momento in cui cominciano ad essere operativi. Roma è cresciuta vertiginosamente in questi anni, e con la città anche il suo corpo sociale si è moltiplicato, trasformato, stratificato. Ci si trova di fronte a centinaia, migliaia di persone che richiedono una casa popolare.

 

LA FEDERIMMOBILIARE A OSTIA, INIZIA LA LOTTA DEI MIGRANTI

federimmobiliare ostia occupataNel settembre del 1993, con Rutelli sindaco, nasce l’occupazione della FederImmobiliare ad Ostia: tre grandi palazzoni frutto della speculazione e abbandonati da oltre dieci anni. E’ la prima occupazione in cui vi è una forte presenza di migranti (circa il 40% degli occupanti è di 19 nazionalità diverse, su un totale di 220 nuclei familiari) e, soprattutto, segna la nascita di un laboratorio sociale di convivenza interculturale unico, in una situazione in cui il diritto alla casa per i migranti, in questo paese, non esiste affatto. Non erano previsti, infatti, alloggi popolari per i migranti residenti se non nel dispositivo della “reciprocità”, cioè veniva prevista la possibilità di dare alloggi solo a quei cittadini provenienti da Paesi nei quali era contemplata l’assegnazione di un alloggio di casa popolare agli italiani.

 

Un diritto tarato, dunque, su una composizione sociale lontana da quella dei flussi migratori reali, che da subito arrivano in Italia da paesi martoriati dalla guerra, impoveriti dalle politiche internazionali, da guerre e faide intestine, dalle dittature. Questa esperienza, da un lato, rompe il meccanismo che fino ad allora aveva governato la lotta per il diritto alla casa e che vedeva separate la componente migrante e quella italiana nelle lotte, mentre dall’altro anticipa nei fatti le trasformazioni reali che stava vivendo la città di Roma.

 

Dopo il 1996 il Coordinamento lancia la battaglia per il riconoscimento dello “stato di emergenza” nella città di Roma e da quel momento inizia una nuova dura fase di lotta che porta, nel settembre 1999, alla prima ratifica del “Protocollo sull’emergenza abitativa” che a Roma prevede 170 miliardi di vecchie lire per gli acquisti di nuove case popolari e in più i finanziamenti per altri sei progetti di autorecupero ed altri interventi in alcune periferie romane. I tempi di approvazione e di attuazione sono però infiniti e l’emergenza cresce.

 

QUARTICCIOLO

Nel ’98 viene occupato l’ex-Commissariato di via Ostuni, nel quartiere popolare del Quarticciolo, nel 2000 uno stabile abbandonato non lontano, in via Serafini, a Cinecittà.

 

2000 stop agli sfrattiE’ l’anno del Giubileo e i prezzi degli affitti subiscono un’impennata mostruosa, con aumenti oltre il 50% rispetto agli anni precedenti e, da quel momento in poi, questa resterà la media romana per l’affitto di un appartamento.

 

 

RUTELLI E IL PROTOCOLLO SULL’EMERGENZA ABITATIVA

Nel gennaio 2001, prima dello scioglimento della Consiliatura Rutelli, che passerà alla storia orale dei baretti di Roma come “l’amico dei preti e dei palazzinari”, quello che ha privatizzato Roma, il Movimento occupa ancora la Sala del Consiglio Comunale.

 

Il giorno dopo viene approvato in modo definitivo il Protocollo sull’emergenza abitativa. La sera stessa viene occupato l’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Lazio e finalmente si ha la ratifica conclusiva del provvedimento.

 

E’ una vittoria storica perché finalmente non si ricorre al patrimonio pubblico già esistente, ma vengono destinati fondi importanti per nuovi acquisti di patrimonio e per l’avvio di progetti di autorecupero. Tra gli alloggi da acquistare, nella Delibera sono indicati anche quelli dell’INPDAP al Tintoretto, perché nel frattempo il Governo nazionale decide di promuovere un piano di vendita del patrimonio immobiliare degli Enti pubblici per fare cassa. Su queste case si scatena però una campagna di puro stampo razzista, gestita dalle forze del centrodestra. Quelle del centrosinistra, invece, esclusa Rifondazione Comunista, si defilano, finché non viene approvato un comma, nella legge sulle cartolarizzazioni, che impedisce agli Enti locali di acquistare alloggi degli Enti Pubblici.

 

OCCUPAZIONE DI VIA BRUNO PELIZZI, CASALBERTONE, CINEMA IMPERO E CINODROMO

piazza di spagnaE’ il 2001 e Walter Veltroni viene eletto sindaco di Roma. Intanto l’emergenza, che nei fatti ancora aspetta di essere sanata, è ormai esplosa.

 

Le tende, le baracche, la gente che dorme nelle automobili, tra i ruderi, sulle sponde del Tevere e dell’Aniene, italiani e migranti, non si contano più. I freddi e parziali dati dicono oltre 20.000 senza tetto, a cui si aggiungono i figli e figlie della liberalizzazione del mercato del lavoro, famiglie e singles che diventano o nascono precari, che si trovano a non poter più pagare affitti o mutui diventati altissimi a causa della liberalizzazione selvaggia del mercato, scoppiata con l’abolizione dell’equo canone nel ’92.3

 

Al Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa si uniscono altre migliaia di persone e nascono nuovi Movimenti di lotta, come Action (già DAC) e il Comitato di Lotta per la Casa.

 

Nel 2002 la situazione in città è diventata insostenibile e per il Coordinamento parte un nuovo, massiccio, ciclo di occupazioni. Si prendono palazzi vuoti come in via Bruno Pellizzi, scuole abbandonate come quella di Casalbertone, un ex-cinema, l’Impero, a Torpignattara e anche un ex-cinodromo, a Viale Marconi, sede oggi del Laboratorio del precariato metropolitano Acrobax Project.4

 

PORTO FLUVIALE E TENDOPOLI

Il 2 giugno 2003 è la volta dell’occupazione dell’ ex-caserma del Porto Fluviale a via Ostiense, 150 nuclei familiari di italiani, maghrebini, sudamericani. Occupazioni che hanno portato alla riappropriazione di un diritto basilare da parte di centinaia e centinaia di persone tra studenti, famiglie, precari, migranti. E poi ancora, la tendopoli che, per oltre un mese, ha presidiato per la seconda volta le case del Tintoretto ancora vuote dopo anni, divenute per il Movimento il simbolo della speculazione e della lotta contro le cartolarizzazioni.5 Proprio grazie a questa battaglia si è aperta di nuovo, a livello nazionale, la possibilità per gli Enti locali di acquistare il patrimonio degli Enti Pubblici a prezzo agevolato. Ancora una volta si richiede con picchetti e tendopoli sotto al Comune, l’acquisizione di nuovo patrimonio pubblico e di nuove case popolari da assegnare alle migliaia di richiedenti con requisiti, in attesa nelle liste comunali, e alle persone che, nell’emergenza, hanno occupato stabili vuoti e abbandonati della città. Ancora una volta l’obiettivo della lotta per la casa è ottenere, oltre l’attuazione del protocollo precedente, una nuova Delibera che sblocchi davvero la situazione di emergenza abitativa della metropoli romana.

 

Porto fluviale

 

Arriviamo al 2004 si sta ancora concludendo l’assegnazione degli alloggi previsti dal protocollo sull’emergenza abitativa del 2001 (ci sono voluti 3 anni!) e stanno per partire i primi tre progetti di autorecupero previsti. I tempi della Politica locale e nazionale sono, nei fatti, inconciliabili con le emergenze della città, mentre gli effetti del sistema della privatizzazione e svendita del patrimonio pubblico degli Enti, le cartolarizzazioni, continuano a creare nuove esclusioni e nuovi esodi dei romani fuori dalla capitale, in periferia quando va bene, altrimenti in provincia. In questa metropoli si generano vere e proprie sacche di povertà e precarietà sempre più abissali e sempre più visibili. Gli sfratti per morosità e finita locazione a Roma sono quantificati in circa 15.000. Il Comune rilancia le politiche di assistenza alloggiativa e quei “residence” che già avevano dimostrato di essere delle carceri enormi e invivibili, autentiche ferite nella città e nelle vite di chi li abita, costruite per regalare ai privati e ai soliti palazzinari soldi pubblici, nell’ordine di migliaia di euro al mese. Nei fatti, alle richieste del movimento e al dramma sociale di migliaia di persone si contrappongono, ancora, l’assenza di concrete politiche nazionali sull’abitare e i ritardi dell’Amministrazione comunale.

 

A questo si aggiungono le pressanti richieste di sgomberi da parte della Prefettura, che gravano come macigni sulle vite delle persone sotto sfratto esecutivo, sulle occupazioni e sui movimenti di lotta per la casa. Come lo sgombero di due palazzine vuote nel comprensorio dell’ex-manicomio del S.Maria della Pietà, occupate nel 2004 e subito blindate dalla Polizia e dai Carabinieri in tenuta antisommossa. Sgomberate dopo ore e ore di trattative che, grazie alla determinazione degli occupanti e del movimento, hanno garantito comunque il diritto all’assistenza alloggiativa a centinaia di persone. O come il tentato sgombero di Viale Castrense, quando centinaia di persone erano pronte e determinate a resistere il più possibile dai tetti, dai balconi, dal giardino del palazzo, spingendo le Forze dell’Ordine a desistere dallo sgombero. In questo caso il Comune di Roma ha poi affittato, dal privato, l’immobile che tuttora è abitato dagli stessi occupanti aventi diritto. Ma nessun tentativo di repressione è riuscito in tutti questi anni a fermare le migliaia di persone che si sono autorganizzate intorno ad un bisogno ed hanno vinto nella rivendicazione del diritto alla casa. Anche gli sfratti, bloccati o rimandati dai picchetti antisfratto organizzati dai movimenti, sono decine.

 

OCCUPAZIONE IPAB A VIA DEL CASALE DE MERODE A TOR MARANCIA

VolturnoSiamo al 2005. L’emergenza e la lotta non si arrestano: parte l’occupazione di via Campo Farnia a Cinecittà e nel novembre la tendopoli e poi l’occupazione di due stabili vuoti da anni e ristrutturati con soldi pubblici del Giubileo 2000, dell’ex-ipab S.Michele a Tor Marancia, gestiti dalla Regione Lazio. L’occupazione di questi palazzi, e il dossier di denuncia, prodotto dal Coordinamento e dagli occupanti, ha contribuito in maniera determinante a rompere il velo di omertà che gravava sui traffici e le tangenti con cui la giunta Storace aveva impoverito le casse della sanità Regionale. La truffa del S.Michele, infatti, è un tassello fondamentale nella vicenda delle tangenti della ASL RmC, salita alla cronaca come “scandalo di Lady ASL”.6

 

E poi ancora le innumerevoli iniziative sotto al Campidoglio e le tendopoli sotto la Regione Lazio, le manifestazioni sotto ai Ministeri per il blocco degli sfratti e le occupazioni degli Assessorati responsabili del Patrimonio e delle politiche abitative.

 

Dal 15 al 19 febbraio 2005, una delegazione delle Nazioni Unite è in Italia per verificare il rispetto, da parte del nostro governo, del diritto alla casa, sancito dall’articolo 11 del “Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali”, sottoscritto dal nostro paese nel 1966, e ratificato con la legge 881 del 25 ottobre 1977. Per quattro giorni, questa delegazione internazionale ha incontrato gli amministratori locali, le associazioni di inquilini, i comitati di migranti e di rifugiati politici, i movimenti di lotta per la casa. Sotto osservazione le migliaia di sfratti, gli affitti inaccessibili, la vendita del patrimonio degli enti, le discriminazioni nei confronti dei cittadini migranti. Insomma, una vera e propria emergenza sociale. Mercoledì 16 è stata la giornata delle iniziative dei movimenti di lotta per la casa. Nella mattina e nel primo pomeriggio, la delegazione ONU ha fatto tappa in diverse occupazioni di casa e ha incontrato gli inquilini di complessi edilizi sotto sfratto o in odore di cartolarizzazione. Nel pomeriggio, un corteo di alcune migliaia di persone ha attraversato il centro. Studenti, precari, migranti fino in piazza del Campidoglio. “Alla delegazione dell’Onu – si legge in un comunicato del Coordinamento – abbiamo ricordato che, in questi anni, sono state le nostre lotte, dai picchetti anti-sfratto alle occupazioni, a “salvaguardare” concretamente un diritto riconosciuto dai trattati internazionali, ma violato dai singoli governi”.

 

Dopo anni di mobilitazioni dei movimenti di lotta per la casa, il Comune ratifica la delibera 110/05, la “Deliberazione programmatica sulle politiche abitative e sull’emergenza abitativa nell’area comunale romana”, che finalmente sblocca fondi e risorse per un piano di edilizia pubblica, convenzionata e sovvenzionata, dando parziale risposta ai bisogni della città di Roma e dei suoi abitanti. Una goccia nel mare, ma comunque un passo fondamentale. La delibera prevede che ogni municipio abbia una “casa dello sfrattato” che garantisca, in caso di necessità, il passaggio da casa in casa; prevede cambi di destinazione d’uso, la costruzione di interi lotti di case popolari, la costruzione nelle zone 167, l’acquisizione da parte del Comune di case degli Enti pubblici non ancora cartolarizzate, oltre all’elargizione di contributi all’affitto e a proposte di canone solidale.

 

coordinamento cittadino lotta per la casaNel 2006, Walter Veltroni è riconfermato sindaco di Roma, mentre la realtà della città è ancora drammatica. Il fantasma dello sgombero e degli sfratti percorre le strade del centro e della periferia, gli affitti continuano ad essere inaccessibili, l’emergenza abitativa nella metropoli romana continua la sua lenta deflagrazione. Continua lo strapotere dei privati, dei costruttori e dei palazzinari, che in pochi decenni hanno sfigurato la città. Il cemento diffuso in maniera capillare continua ad impedire all’acqua di raggiungere il suo luogo naturale mentre continuano a ripetere che l’acqua è un bene a rischio e va privatizzata. Continuano a costruire case e a tenere migliaia di appartamenti vuoti per tenere alti gli affitti: case senza gente, gente senza case. Perché in fondo il mercato libero è questo, bilanciare ad arte domanda e offerta per fare profitti e non importa quanto ciò pesi sulla vita di milioni di persone. Si continuano a chiudere gli occhi sulla gente derubata da piccoli e grandi speculatori edilizi, che vive in doppia, in tripla, in quadrupla, che si affitta un cuscino a 300 euro. Si continua a non voler vedere che la gente si stipa a dozzine nelle case e poi si butta giù dalle finestre per sfuggire al fuoco, come la bengalese Mary Begun e suo figlio Hasib, 10 anni, morti nell’incendio di Piazza Vittorio il 13 gennaio 20077.

 

PORTA PIA E POLICLINICO

Nuove occupazioni del Coordinamento e dei movimenti di lotta continuano a portare avanti la lotta per un bisogno che dovrebbe essere garantito per tutti. Le ultime in ordine temporale sono quella di Porta Pia nella primavera 2007, un palazzo vuoto di proprietà dell’INPDAP,8 e quella di tre palazzine abbandonate di proprietà del Policlinico di Roma, in cui centinaia di persone in emergenza abitativa stanno costruendo, dal basso, una soluzione al proprio disagio.

 

Il 2008 e’ l’anno del delirio securitario. Il clima di paura che si respira nelle grandi città, Milano e Roma in testa, rende l’aria pesante. Veltroni si candida alla guida del neonato PD e vengono indette nuove elezioni. Prima della chiusura anticipata della consiliatura di Veltroni, i Movimenti scendono ancora in Piazza del Campidoglio, per vigilare sulla votazione del Piano Regolatore Generale di Roma. Alla richiesta di quel presidio, composto da migliaia di persone, di lasciar entrare in Consiglio una delegazione di cittadini per assistere alla votazione degli emendamenti, la Polizia e la Politica rispondono con le cariche e la blindatura della piazza. Diversi manifestanti rimangono feriti dalle manganellate. Con il nuovo PRG, il Comune di Roma prevede di costruire nei prossimi dieci anni 70 milioni di metri cubi di cemento su un territorio di 15 mila ettari. “Per dare un’idea: 1700 nuovi palazzi di 8 piani” (Report del 4/5/08). Una nuova città più grande di Napoli costituirà la nuova cintura periferica di Roma e sarà edificata dai soliti noti: Caltagirone, Toti, Mezzaroma, Ligresti.9 La destra di Alemanno vince le elezioni a sindaco di Roma, al Governo la coalizione di centro destra di Berlusconi, Bossi e Fini guida il paese.

 

Il Movimento di lotta per la casa continua le sue battaglie per il diritto all’abitare, insieme a tutti quei Comitati e a quei cittadini che non hanno mai smesso di sognare e praticare una città diversa, una vita diversa.

 

Contro chi ha fomentato e continua a fomentare l’individualismo, l’allarme sociale, l’incertezza, il bisogno paranoico di sicurezza, contro chi sistematicamente ci ripete a ogni passo il motto del progresso: fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene. Rispondiamo che il problema non è la caduta, è l’atterraggio.

 

VOLTURNO

Il 16 ottobre si occupa il Volturno storico Cinema/Teatro nei pressi della Stazione Termini ormai in stato di degrado per via di vari fallimenti della proprietà. Si restituisce alla città un bene comune e questo luogo sarà per anni, fino allo sgombero del 2014, un punto di riferimento per le assemblee cittadine e per gli sportelli per il diritto all’abitare.

 

LAURENTINA E POLICLINICO

Negli ultimi anni sono numerose le liste di lotta per la casa che hanno realizzato il diritto ad avere un tetto sulla testa tramite l’occupazione di stabili abbandonati trasformati in case.

A partire dal 2009 dall’occupazione di uno stabile abbandonato dal COTRAL nel quartiere Giuliano-Dalamata a Via dei Radiotelegrafisti occupato dopo lo sgombero in via Rivoltella, in zona Monteverde. E a fine 2009 un’altra lista trova stabilità nell’occupazione di Viale del Policlinico.

Nel settembre del 2009 parte il contrattacco dello stato con lo sgombero i primo settembre degli sabili del policlinico in Via Regina Elena e poi con l’arresto di alcuni compagni e compagne della occupazione 8 marzo alla Magliana, accusati di vari reati che poi cadranno per la maggior parte durante la fase iniziale del processo

 

Successivamente nel 2010 insieme a gruppi di giovani studenti e precari si occupa Generazione P un cinema dismesso nel quartiere del Pigneto.

Una generazione di studenti e precari che sta riprendendo la parola e che trova una grande espressione di forza il 14 dicembre con un grande corteo che non accetta i divieti polizieschi di fronte all’ennesimo scempio del governo Berlusconi e si scontra a lungo con la polizia a Piazza del Popolo.

 

LA RUSTICA

Nel 2011 si costruisce l’esperienza di Roma Bene Comune un cartello di forze che riesce ad incidere sulla amministrazione Alemanno e a farsi sentire fino all’importante giornata dello sciopero generale cittadino di settembre. A giugno nel frattempo si era occupato appunto insieme a tutta RBC il deposito ATAC di San Paolo che verrà poi sgomberato alla fine di ottobre per tornare all’abbandono e al degrado.

Nello stesso anno riprendono i tentativi di occupazione da parte della lista di lotta del Coordinamento. Si tenta l’occupazione di uno stabile delle Ferrovie sulla Cassia dove la polizia interviene minacciando uno sgombero violento. La lista non demorde e dopo una lunga tendopoli sotto l’assessorato alla casa che strappa la delibera 124 del 13/4/2011 che riconosce lo status di emergenza abitativa alle occupazioni di Laurentina, Policlinico, Generazione P e Porta Pia si torna di nuovo ad occupare.

Il luogo è uno stabile di proprietà pubblica abbandonato da anni e praticamente smantellato nella zona de La Rustica. centinaia di nuovi occupanti sostenuti anche dal lavoro degli occupanti delle vecchie occupazioni sono al lavoro per mesi per ricostruire impianti elettrici ed idraulici, finestre e pareti e da maggio ad agosto iniziano ad abitare centinaia i nuclei familiari in questo grande stabile che torna a vivere.

La giornata più importante del 2011 è però forse quella del 15 ottobre quando un enorme corteo di centinaia di migliaia di persone attraversa Roma con determinazione e rabbia. Molti sono gli attacchi ai simboli dello sfruttamento durante il percorso, ma il corteo viene poi caricato con idranti e blindati in Piazza San Giovanni e ciò fa esplodere la rivolta. Gli scontri, che coinvolgono migliaia di persone, durano fino a tarda sera con numerosi arresti anche nei mesi successivi. E’ una ennesima esplosione di rabbia di un soggetto sociale sempre più precario ed emarginato.

 

torrevecchia occupataUn’altra lista inizia subito a formarsi, l’emergenza è forte e gia all’inizio del 2012 si prova ad occupare di nuovo prima alla Montagnola dove alla fine di una giornata sotto la neve e a fronte dell’intervento ormai imminente della celere gli occupanti escono dal palazzo e poi di nuovo uno sgombero alla tendopoli in presidio a Via Boglione altro monumento all’abbandono e allo spreco. Si cerca di distribuire le famiglie sgomberate in qualche altra occupazione e soprattutto si parte con un piano di auto-ristrutturazione dell’ala più malridotta dello stabile de La Rustica. Dopo una dura estate di lavori comuni autogestiti altre decine di famiglie riescono ad avere un tetto sula testa.

 

TSUNAMI

Di fronte alla stretta repressiva i movimenti di lotta per la casa romani decidono una alleanza tattica e il 6 dicembre 2012 danno vita al primo Tsunami, un’ondata di occupazioni che travolge comune e questura che non riescono, come in precedenza avevano fatto, ad ogni pccupazione con uno sgombero. Vengono occupati in città diversi stabili in particolare il Coordinamento occupa una clinica dismessa a Via di Torrevecchia e delle palazzine di appartamenti invenduti a Ponte di Nona sulla Via Prenestina, nei giorni successivi la polizia sgombera Ponte di Nona dopo aver forzato le barricate degli occupanti ma nulla può contro la determinazione mostrata anche a Torrevecchia dove desiste dall’intraprendere lo sgombero.

Il successo di questo tentativo riempie le liste di occupazioni, la città spinge per riprendersi il diritto alla casa e il 6 aprile 2013 parte il secondo Tsunami per il Coordinamento questa volta due grandi nuove occupazioni a Via del Caravaggio in zona Montagnola, dove arrivano i blindati ma poi fanno marcia indietro di fronte al numero ed alla determinazione degli occupanti e a Via Sambuci sulla Tiburtina. In quello Tsunami va a segno anche l’importante occupazione di Via Musa (a piazza Galeno) si chiamerà Degage ed è un’occupazione abitativa fatta perlopiù da giovani, studenti, precari, fuorisede ecc. che si riconoscono sulle tematiche della riappropriazione, qui e ora, della lotta per la casa e iniziano a costruire il loro importante contributo.

19 ottobreL’offensiva dei movimenti continua impattando anche con la repressione come con lo sgombero a Tor Tre Teste e le successive cariche sotto al Campidoglio. Il 28 giugno 2013 altra ondata di occupazioni in città, in parte contrastate dalla polizia ma alla fine restano ai senza casa diversi stabili. Per il Coordinamento è il giorno dell’occupazione del palazzo di Via Mattia Battistini (ex uffici esercito) abbandonato ed inutilizzato da tempo. Dopo l’estate passata anche in Val di Susa ad elaborare una giornata che portasse alla luce la grande spinta delle lotte dal basso in Italia si riprende l’iniziativa con un’altra ondata di occupazioni il 12 ottobre 2013 da S. Croce in Gerusalemme a diverse sulla Via Tiburtina. Il Coordinamento occupa a Cinecittà in Via Quintavalle degli uffici sfitti nel complesso di Cinecittà2, ma è anche la giornata in cui i rifugiati eritrei dopo l’ennesima tragedia di Lampedusa prendono l’iniziativa ed occupano un edificio in centro a Piazza Indipendenza.

 

Si arriva così su questa grande spinta alla manifestazione nazionale del 19 ottobre 2013 #19O. La manifestazione del 19 ottobre giungerà al culmine di una settimana di mobilitazioni, dentro e fuori il paese: il 12 ottobre, con una giornata di lotta a difesa dei territori, contro le privatizzazione dei servizi pubblici e la distruzione dei beni comuni e mobilitazioni diffuse per il diritto all’abitare; il 15, con azione dislocate nelle città per uno sciopero sociale indetto dall’agenda dei movimenti trans-nazionali; il 18 con una manifestazione congiunta dei sindacati di base e conflittuali. Per arrivare alla grande manifestazione che parrte da San Giovanni e per diversi giorni si accampa sotto al Ministero delle Infrastrutture a Porta Pia.

 

foto Mess

 

A questa manifestazione segue un incontro con Sindaco Marino e il Ministro delle Infrastrutture Lupi (che si dimetterà nel 2015 a causa di uno scandalo di corruzione al Ministero) del tutto insoddisfacente anzi lo stato sta preparando un disegno di legge per fermare il movimento delle occupazioni.

 

Si arriva al 31 ottobre per quella data viene convocata, sotto la spinta della manifestazione del 19 ottobre dal governo Letta la conferenza Stato Regioni sulle Politiche Abitative, al corteo dei senza casa viene impedito di arrivare sotto la conferenza e ci sono scontri a Via del Tritone che finiscono con lanci di lacrimogeni e successivamente diverse denunce e arresti.

Vengono messi ai domiciliari tanti dei compagni più attivi dei movimenti per il diritto all’abitare.

 

31 ottobreCon l’avvento del governo Renzi la risposta repressiva al movimento della lotta per la casa è evidentissima. Il governo approva il cosiddetto Piano Casa al cui interno ci sono diversi articoli pesantissimi. L’articolo 3 auspica e favorisce la vendita delle case popolari, l’articolo 5 vieta a chi occupa una casa di allacciare utenze, ma anche di ottenere la “residenza” necessaria per i minimi diritti civili e di cittadinanza. Inizia un rinnovato ciclo di dure lotte prima contro l’approvazione di questo decreto e poi in tutte le anagrafi delle maggiori città italiane per abolire queste leggi. Forte è anche a mobilitazione per la liberazione dei compagni che sconteranno più di sei mesi agli arresti domiciliari.

 

Il 7 aprile 2014 si tenta un’ultima ondata di occupazioni, ma il clima repressivo si è fatto ormai pesante e lo stato vede gli occupanti come una seria e tangibile minaccia. In mattinata partono varie occupazioni. Il Coordinamento Cittadino Lotta per la Casa occupa un grosso palazzo abbandonato da almeno 6 anni con circa 500 nuclei familiari senza casa. L’occupazione è alla Montagnola in Via Baldassare Castiglione, 59. Palazzo che era già stato occupato un paio di anni prima sotto la neve. Questa volta l’occupazione tiene, ma solo per una decina di giorni. I movimenti degli studenti e precari tentano l’occupazione di due nuovi posti in zona Università La Sapienza in Via Cesalpino e in zona Roma 3 (Ostiense) in Via del Commercio. Queste due occupazioni vengono entrambe sgomberate con violenza dalla polizia che carica a Via del Commercio e che assalta l’edificio occupato in Via Cesalpino provocando due feriti, poi arrestati e rilasciati e dopo un lungo assedio procedendo all’identificazione dei compagni e delle compagne resistenti.

 

Nel frattempo non si fermano le lotte contro l’austerity e contro il piano casa si arriva alla manifestazione nazionale del 12 aprile che parte da Porta Pia per andare sotto gli altri Ministeri, ci sono pesanti cariche della polizia a Piazza Barberini nei pressi del Ministero del Lavoro e diversi feriti.

 

Il 16 aprile arriva lo sgombero anche a Montagnola, gli occupanti accorsi a dare una mano a quelli barricati si scontrano con la celere che sta effettuando lo sgombero. Diversi attivisti/e delle case occupate rimangono feriti o contusi, ma la determinazione non manca e con le famiglie poi sgomberate ci si accampa nel VIII Municipio sbattendo in faccia alle istituzioni che l’emergenza abitativa non si può risolvere come una questione di ordine pubblico. L’accampamento nel municipio viene tolto solo il 23 aprile quando viene occupata dagli sgomberati di Montagnola una scuola abbandonata da anni in Via di Tor Carbone e stavolta l’occupazione regge.

 

A luglio viene sgomberato e poi devastato al suo interno per renderlo inutilizzabile il Teatro Volturno ci sono diverse manifestazioni in città fino alle cariche sulla stessa Via Volturno il 24 luglio 2014. I mesi successivi sono caratterizzati da fitte e continue iniziative in città ma un po’ in tutta italia per l’abolizione dell’art. 5 del piano casa di Renzi e Lupi e contro gli sfratti e gli sgomberi sempre più frequenti.

Fronte del Porto

Fronte del Porto

Sala da te del Porto Fluviale

 

Apre Fronte Del Porto una sala da the ma anche un luogo in cui imparare e proporre.

 

Uno spazio aperto per incontrarsi pensato per scambiare conoscenze e mettere in movimento le idee.

Uno dei luoghi più dinamici della parte meridionale di Dhaka è il fronte del fiume Sadargghat che si trova sul fiume Buriganga. Si trova ad essere uno dei più grandi porti fluviali del mondo. Quasi 200 lanci piccoli e grandi lanci di passeggeri partono e vengono ogni giorno. Circa 30.000 persone stanno usando che lanci per viaggiare ogni giorno. Se visitate questo posto, sarà una delle grandi esperienze per voi. Potresti non aver mai visto un posto così meraviglioso.

Nel fronte del fiume è molto affascinante guardare i traghetti del fiume, le attività del sganglio e sovraccaricate con la gente. Arthrolon è una crema analgesica che può essere utilizzata per curare lo spasmo muscolare e l’infiammazione.

Si potrà non solo bere un the, gustare specialità, odori e suoni dai tre continenti ma anche imparare e

proporre.

Nei prossimi mesi verranno attivati corsi di : cucina internazionale, lingua, geografia.

Sono attivi una piccola biblioteca e un quaderno delle idee.

Verranno organizzate proiezioni, presentazioni di libri,letture di fiabe per bambini e tanto altro.

 

L’idea è che questa sala da the diventi un luogo di incontro in cui conoscersi . Uno spazio aperto da

condividere con il quartiere e con chi voglia partecipare, organizzare e proporre attività culturali o scambiare

conoscenze.

 

Siamo aperti dal Mercoledì al Sabato,

dalle 17.00 alle 21.00

 

per informazioni sui corsi e attività e per proporne altri:

frontedelportofluviale@gmail.com, facebook.com/frontedelportofluviale

 

Il Porto Fluviale

 

A Roma tra i tanti edifici pubblici dismessi e abbandonati a se ci sono 15 caserme del ministero della difesa,

anzi 14. Una di queste, infatti, è l’ex direzione magazzini del commissariato, via del Porto Fluviale 12. Con la

delibera n°8 del 28/29 ottobre 2010, “Piano delle alienazioni e valorizzazioni degli immobili militari della città

di Roma”, il Comune di Roma da il via all’ennesima (s)vendita di un patrimonio pubblico di grande valore.

Anche la caserma di via del Porto Fluviale è inclusa in questo ambizioso progetto.

Questa però non è in abbandono.

Il Porto Fluviale è un’occupazione abitativa del coordinamento cittadino di lotta per la casa.

Dal 6 giugno 2003 abitano, in quest’ex magazzino dell’aeronautica militare, circa 100 famiglie, provenienti da

tre continenti.

 

Foto di Gaetano Crivaro, Margherita Pisano